Invecchiamento precoce della pelle: che c’entrano gli acidi grassi?

Lo stato di salute della pelle rispecchia quello del nostro organismo, e mai come in questo caso, un modo di dire comunemente diffuso ha un fondo di verità.
Per contrastare l’invecchiamento precoce della pelle è essenziale, oltre che astenersi da fattori di rischio come l’eccessiva esposizione ai raggi UV o come il fumo di sigaretta, individuare una corretta alimentazione, soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio degli acidi grassi delle membrane cellulari.

Infatti, così come le proteine sono i mattoni che compongono i muscoli, gli acidi grassi sono i mattoni che compongono la membrana cellulare, e il loro giusto equilibrio è fondamentale per il corretto funzionamento delle nostre cellule, incluse quelle della pelle: basti pensare che in certi casi gli acidi grassi vanno a costituire sino il 70% delle membrane cellulari.

Avere sempre la pelle secca, ad esempio, potrebbe derivare da una carenza di acidi grassi essenziali, carenza che potrebbe vanificare gli effetti dell’utilizzo di creme idratanti, e la stessa cosa vale per la pelle opaca o che inizia a mostrare le prime rughe: soprattutto in periodi come questo, nel quale, insieme alla prima abbronzatura, ci si espone al rischio di invecchiamento precoce della pelle.

Il Cell Skin Profile, oltre ad analizzare i radicali liberi e il potere antiossidante dell’organismo, va ad indagare la composizione della membrana dei globuli rossi per stabilire se quantità e qualità degli acidi grassi sono in equilibrio, e di conseguenza la nostra pelle gode di buona salute: in questo video spieghiamo come funziona e perché sarebbe opportuno eseguirlo.

Il sole: amico o nemico?

I benefici e i rischi dell’esposizione al sole

Ormai è noto a molti quanto i raggi solari siano benefici. Non solo per l’umore, visto che sono una sorta di antidepressivi naturali, ma anche per la prevenzione dell’osteoporosi, la cura delle patologie reumatiche o il miglioramento di malattie cutanee come la psoriasi e l’acne.

Sappiamo infatti che l’esposizione al sole stimola la sintesi della vitamina D, indispensabile non solo negli anziani o nella menopausa per migliorare il trofismo osseo, ma anche per i bambini in fase di crescita.

Dobbiamo però stare molto attenti a non abusare dell’esposizione al sole o peggio fare senza protezione solare, come capita sempre più spesso agli amanti della tintarella, che durante l’anno aggiungono anche gli effetti negativi delle lampade solari, per seguire le mode.

Ricordiamoci infatti che gli effetti diretti e immediati di un’eccessiva esposizione solare possono provocare diversi problemi cutanei, come eritema, orticaria o scottature (che però predispongono allo sviluppo del melanoma.), che sebbene reversibili possono favorire l’invecchiamento della pelle e aumentare il divario tra l’invecchiamento biologico e anagrafico, portando le persone a mostrare una età maggiore di quella reale.

Il vero problema dell’esposizione al sole riguarda però gli effetti indiretti, la cui comparsa è in genere tardiva e per questo trascurata o presa “sotto gamba”.

Si tratta infatti di patologie che a volte possono rivelarsi molto gravi, e vanno dalle macchie cutanee (oggi rimovibili grazie alla medicina estetica con laser e peeling) fino a alle cheratosi (ispessimenti della cute) e alle alterazioni della struttura del DNA (maggiore in caso di esposizioni prolungate e in assenza di protezione solare) che possono degenerare in forme maligne.

I raggi solari e la loro composizione

esposizione_al_sole_01I raggi del sole che colpiscono il nostro corpo sono formati sia da radiazioni visibili (che hanno una lunghezza d’onda tale da permetterci di vedere e illuminare la Terra) sia da radiazioni infrarosse, che sono quelle che generano calore e il piacere di esporci al sole (ma col tempo possono comportare disidratazione a causa della forte evaporazione, impedendo al corpo di avere la normale capacità di termoregolarsi, come avviene in caso di colpo di calore), sia da raggi ultravioletti, detti UVA e UVB. In realtà esistono anche gli UVC, che però grazie allo strato di ozono che protegge la terra non arrivano a colpirci.

Le radiazioni UVA e UVB sono le responsabili dell’abbronzatura ma, mentre la penetrazione degli UVB si ferma alla superficie dell’epidermide, gli UVA arrivano fino al derma, danneggiando collagene ed elastina e comportando l’insorgenza delle rughe: proprio per questo oggi molti cosmetici presentano al proprio interno una protezione soprattutto nei confronti degli UVA.

Sebbene tutti conoscano il sole per l’abbronzatura, l’eccessiva esposizione alle sue radiazioni rimane uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori meno aggressivi, ovvero i carcinomi baso e spinocellulari, mentre per il melanoma, più aggressivo e potenzialmente mortale, i fattori di rischio sono conosciuti solo in parte, tra cui rientra la genetica e la predisposizione al cambiamento di forma dei nei cutanei.

Il sole a volte… stressa!

invecchiamento_cutaneo_testUno dei problemi più comuni legati all’esposizione ai raggi solari rimane l’invecchiamento cutaneo precoce e lo stress ossidativo, dati da un eccesso di radicali liberi su cellule e tessuti, ovvero particelle che creano ossidazione, reagendo con l’ossigeno.

Naturalmente i radicali liberi sono aumentati da varie cause tra cui ricordiamo anche cause interne all’organismo, come lo sforzo fisico intenso e protratto, la sedentarietà e numerose malattie (tra cui obesità e diabete), oppure una cattiva alimentazione che provoca queste situazioni, come un eccesso di zuccheri.

Ricordiamoci che in condizioni di buona salute, il nostro organismo riesce a prevenire il danno da radicali liberi, ma in genere, una vita stressante, l’inquinamento, il poco movimento e una alimentazione di bassa qualità o squilibrata alterano i meccanismi di riparazione.

Tutto questo porta ad un aumentato processo di invecchiamento, che avviene attraverso 4 principali fenomeni biochimici, chiamati glicazione, ossidazione, metilazione, infiammazione.

Una buona alimentazione e una buona dose di antiossidanti è molto utile a prevenire questi danni.

Omega 3: quando, come e perché assumerli

I grassi buoni

Nella società della finta prevenzione e del ricorso ai medicamenti che possano supplire ad uno stile di vita frenetico e poco salutare, dominato dalle malattie metaboliche e dalle problematiche del finto benessere, i grassi, a lungo demonizzati dalla scienza dell’alimentazione sono tornati in voga.

Naturalmente non si tratta di lipidi in generale, ma le recenti scoperte della lipidomica e gli studi sul rischio cardiovascolare hanno permesso di individuare i cosiddetti grassi buoni e cattivi.

Tra quelli di interesse nutrizionale grande enfasi hanno avuto i grassi polinsaturi, rispettivamente chiamati acido linoleico o LA (18:2) e acido alfa-linolenico o ALA (18:3), che sono detti essenziali, poiché, considerata l’impossibilità dell’organismo di sintetizzarli, devono obbligatoriamente essere introdotti con la dieta.

Una volta assunti attraverso gli alimenti, l’acido linoleico viene convertito per via enzimatica in acidi grassi della serie Omega 6, mentre a partire dall’acido alfa-linolenico si ottengono gli analoghi della serie Omega 3, così definiti a seconda della posizione dei doppi legami rispetto alla porzione metilica del composto.

Nell’alimentazione esistono buone fonti di questi acidi grassi. Per gli Omega 6 ricordiamo soprattutto oli di semi, la frutta secca ed i legumi. Le migliori fonti alimentari di Omega 3 sono i pesci dei mari freddi, l’olio ed i semi di lino.

La capacità di sintetizzare questi acidi grassi purtroppo si riduce con l’avanzare dell’età, come avviene per molte altre funzioni dell’organismo.

Alimentazione, integrazione e bilanciamento Omega 3 Omega 6

omega_3_capsuleÈ molto importante controllare il bilanciamento di queste sostanze attraverso l’alimentazione, infatti una squilibrata quantità di Omega 6 oppure Omega 3 può sbilanciare anche il loro rapporto. Ancora non si conosce il corretto rapporto tra i due, ma di certo, nell’alimentazione Occidentale, a causa di una ridotta assunzione di pesce azzurro, ricco di Omega 3, si ha un rapporto sbilanciato a favore di Omega 6, con conseguente carenza di Omega 3.

Nella letteratura scientifica sono molti gli studi a breve e medio termine eseguiti con questi due acidi grassi, anche se i risultati, come accade spesso sono contrastanti.

Di sicuro sappiamo che un equilibrio tra questi due acidi grassi assicura una prevenzione nei confronti delle patologie coronariche, ipertensione, diabete di tipo 2, disordini immunitari e infiammatori, dato che gli Omega 6 abbassano la colesterolemia, riducendo i livelli plasmatici di LDL e aumentando HDL, mentre gli Omega 3 abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi, interferendo con la loro incorporazione a livello epatico nelle VLDL, con il risultato di una importante azione a livello di coagulazione e prevenzione dei trombi.

Diversi studi hanno inoltre dimostrato che gli Omega 3 riducono l’arteriosclerosi e la formazione di placche di colesterolo sulle arterie e riducono l’infiammazione, spesso conseguenza di stress ossidativo che promuove invecchiamento e malattie metaboliche.

Naturalmente tutte queste scoperte non sono passate inosservate, e l’industria farmaceutica si è profusa per pubblicizzare i tanto effetti benefici di tali acidi grassi.

Per questo la moda degli Omega 3 da qualche anno impazza sul mercato, pubblicizzata da promotori dell’elisir di lunga vita, spesso senza capirne l’utilità e senza sapere che a volte possono anche far male.

A questi si aggiunge la moda dei cibi arricchiti, che si contrappone alla scarsità di nutrienti assenti nel cibo industriale di massa.

omega_3_tonnoMa a farla da padrone è senz’altro l’utilizzo degli integratori, una delle tante abitudini che molti italiani spesso si auto prescrivono e comprano per la paura di essere colpiti da possibili malattie legate al terrorismo alimentare dilagante.

Bisogna però stare attenti. Altrettanti studi portano a considerare l’olio di pesce come il falso elisir di lunga vita rispetto a quanto si riteneva finora.

È stata dimostrata una correlazione con il cancro alla prostata (Brasky, 2011), con le aritmie cardiache (Raitt, 2005), diabete mellito (Kaushik, 2009) e sono inefficaci nella prevenzione del cancro (MacLean, 2006), della mortalità totale e gli eventi cardiovascolari (Hooper, 2006).

Inoltre sembrano addirittura inefficaci nei confronti della degenerazione cerebrale e non hanno mostrato alcun beneficio aggiuntivo, sulle funzioni cognitive, rispetto ai soggetti che assumevano l’olio di oliva (Dangour, 2010).

Dobbiamo renderci conto che oggi tutto ha un costo e viene promosso dalla pubblicità e da chi produce. Chi sostiene il contrario fa solo pubblicità. Ingannevole.

Sia chiaro, non bisogna demonizzare gli Omega 3. Anzi, il consumo di pesce, ricco di questi grassi, può essere utile a prevenire le malattie cardiovascolari e questi benefici superano i rischi connessi alle problematiche affrontate in precedenza. Ma è ben diverso assumerli attraverso il cibo (che rappresenta la via preferenziale) e per via di una pillola.

Non bisogna però trascurare il fatto che l’inquinamento dei mari mette a serio rischio la salute a causa della contaminazione di mercurio e altri metalli pesanti.

Per questo la soluzione è sicuramente evitare il fai da te, rivolgendosi per una corretta alimentazione agli esperti, che possono costruire un corretto piano nutrizionale e valutare, attraverso test diagnostici specifici, la reale necessità di ricorrere a una supplementazione.