ALLERGIE AUTUNNALI: COME RICONOSCERLE E VALUTARLE

Come riconoscere le allergie autunnali

Il periodo di maggior incidenza delle allergie inalanti è sicuramente la primavera, che coincide con la più alta concentrazione di rilascio di pollini da parte di alcune piante. Esistono però altri periodi dove possiamo avvertire questi sintomi senza capirne la causa. Il periodo autunnale è sicuramente uno di questi. Si parla sempre poco infatti di allergie autunnali ma anche in questi mesi possono insorgere fenomeni allergici problematici. I sintomi più comunemente associati alle allergie autunnali comprendono: ostruzione nasale, starnuti, rinorrea, tosse, prurito, bruciore o pizzicore alla gola e respirazione difficoltosa.

La reazione allergica viene scatenata da un primo contatto fra allergene e sistema immunitario che determina la produzione di IgE (immunoglobuline ovvero anticorpi sintetizzati dai linfociti) dirette contro l’antigene (la sostanza riconosciuta dal sistema immunitario come nociva). In seguito, il secondo contatto innesca una serie di meccanismi che comportano lo sviluppo di fenomeni infiammatori nei tessuti coinvolti e la comparsa dei sintomi.

Quali sono i principali allergeni in questo periodo?

Nel periodo autunnale abbiamo sia allergeni esterni legati alla pollinazione di alcune graminacee, della parietaria e di piante tipicamente autunnali, sia allergie associate agli ambienti interni. Questi ultimi, rispetto al periodo estivo, sono meno arieggiati e di conseguenza aumenta l’umidità e con essa la concentrazione degli acari della polvere e delle muffe.

Le reazioni allergiche più comuni in autunno sono quindi quelle scatenate da muffe ambientali, dagli acari della polvere che, proprio in autunno hanno il loro picco di crescita, e dai pollini. Nel caso di muffe e acari, in questo periodo la proliferazione è incentivata dalle prime piogge e dall’accensione dei termosifoni.

Negli spazi chiusi diventano quindi prioritari l’igiene, la pulizia degli ambienti e altre procedure di prevenzione ambientale, soprattutto nelle fasi di allergia più acuta, per eliminare ogni traccia di acari.

Le muffe come per esempio l’Alternaria, l’Aspergillus o il Cladosporium, sono le principali responsabili di scatenamento delle allergie, e nelle persone predisposte, possono portare anche a violenti crisi asmatiche.

Gli acari invece sono piccolissimi animali, della famiglia dei ragni, che sono visibili ad occhio nudo. Si riproducono nella polvere ed è comune trovarli per esempio nelle camere da letto tra i cuscini o il materasso, oppure nei tappetti o scaffali.

Il periodo autunnale potrebbe rivelarsi altrettanto fastidioso anche per le allergie ai pollini. I mesi di ottobre e novembre, infatti, hanno un clima che favorisce la diffusione dei pollini di alcune piante. Le fioriture variano in base alle regioni; nelle regioni calde del Centro-Sud è la parietaria a scatenare le allergie autunnali, liberando pollini da marzo all’autunno. A Nord, invece, sono l’Ambrosia e le graminacee. Ma, a causa dell’aumento delle temperature, determinato dai cambiamenti climatici degli ultimi anni, alcune piante estive continuano a produrre polline anche in autunno, prolungando di fatto il tempo di esposizione agli allergeni.

Durante la stagione autunnale possono insorgere anche alcune allergie alimentari. Esistono, infatti, frutti e cibi tipici di stagione che possono causare intolleranza e reazioni allergiche. Tra questi, la frutta secca, come nocciole, mandorle, noci, arachidi, che possono facilmente scatenare allergie, e alcuni frutti freschi che maturano in questo periodo: kiwi, castagne, fichi, uva e cachi.

Come si effettua una diagnosi di allergie autunnali?

Per diagnosticare un’allergia si può ricorrere ai prick test o agli esami del sangue. I prick test sono dei test cutanei che prevedono l’applicazione di estratti delle diverse fonti allergeniche sulla cute del paziente per poi essere punte leggermente con una lancetta monouso. Tramite l’osservazione della reazione della pelle, lo specialista determinerà a quali di questi allergeni l’individuo è più sensibile.

Gli esami del sangue, invece, si focalizzano sulla ricerca delle immunoglobuline IgE. In particolare si esegue un test chiamato RAST TEST acronimo di RadioAllergoSorbent test. Con questo esame è possibile rilevare nel sangue la presenza di anticorpi di classe IgE specifici per ogni singolo allergene. Clicca qui per approfondimenti sul test.

Gli esami del sangue sono meno invasivi e permettono di testare un numero di allergeni più ampio nello stesso momento. Inoltre vengono sempre effettuati al posto dei test cutanei quando:

  • vi è la presenza di alterazioni della pelle
  • Sono stati assunti farmaci antistaminici

Nel caso poi si riscontri un esito positivo del test, è consigliato rivolgersi al proprio medico curante.

 

Bibliografia

Berger M, Bastl M, Bouchal J, Dirr L, Berger U. The influence of air pollution on pollen allergy sufferers. Allergol Select. 2021 Dec 1;5:345-348.

Health Survey. Lam HCY, Jarvis D; ECRHS I Investigators. Seasonal variation in total and pollen-specific immunoglobulin E levels in the European Community Respiratory. Clin Exp Allergy. 2021 Aug;51(8):1085-1088.

Skoner DP. Allergic rhinitis: definition, epidemiology, pathophysiology, detection, and diagnosis. J Allergy Clin Immunol. 2001 Jul;108(1Suppl):S2-8.

Intolleranza all’Istamina: Diagnosi e Rimedi

Cos’è l’istamina?

L’istamina è un composto azotato facente parte delle ammine biogene ed è un neuromediatore implicato nei fenomeni infiammatori e allergici. L’istamina è sintetizzata a ­partire dall’aminoacido Istidina, grazie ­all’enzima istidina decarbossilasi, essa viene stoccata principalmente nelle cellule immunitarie, i mastociti, che la libererano in caso di stimolazione da parte di molecole estranee, come gli allergeni. La troviamo inoltre a livello di basofili, piastrine, neuroni istaminergici e cellule enterocromaffini.

Oltre che ad essere naturalmente prodotta dal nostro organismo, l’istamina viene anche assunta attraverso l’alimentazione.

Cos’è l’intolleranza all’istamina?

Normalmente, in un organismo sano, l’istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue, al fine di evitarne l’assorbimento, poiché l’istamina presente nel corpo e quella derivante dagli alimenti agiscono nello stesso modo.

Quando però l’enzima DAO non è presente in quantità sufficiente per degradare l’istamina derivante dagli alimenti, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue provocando la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche. Questa problematica viene definita con il nome di Intolleranza all’Istamina e interessa circa l’1% della popolazione.

I sintomi campaiono nell’immediato dopo aver assunto alimenti ricchi di istamina (circa dopo 1 o 2 ore) e possono essere di diversa natura:

  • Prurito, arrossamento, orticaria.
  • Dolori addominali, aumento della secrezione acida gastrica, edema, flatulenza, diarrea, infiammazione.
  • Mal di testa, vertigini, nausea, vomito, alterazione dei ritmi circadiani, della temperatura corporea e della memoria.
  • Vasodilatazione, tachicardia, aritmia, ipertensione o ipotensione.
  • Broncocostrizione, ­produzione di muco, congestione nasale, starnuti.

È importante non confondere l’intolleranza all’istamina con l’intossicazione alimentare da sgombroide che, pur essendo istamino-mediata, non è legata ad una suscettibilità individuale, e quindi, secondo la classificazione proposta, andrebbe inclusa tra le intossicazioni alimentari.
donna mal di testa da istamina

Istamina: Intolleranza o allergia?

Anche se come detto in precedenza la sintomatologia è molto simile alle reazioni allergiche, le reazioni scatenate dall’eccesso di istamina non prevedono il coinvolgimento del sistema immunitario per cui si preferisce definirle reazioni o sindromi pseudoallergiche.

Cause della ridotta attività dell’enzima DAO

Come abbiamo visto sopra l’intolleranza ­all’istamina deriva da un disequilibrio tra l’istamina accumulata e la capacità di degradazione della stessa da parte dell’enzima DAO, ma quali sono le ragioni per le quali alcuni individui presentano un’alterata funzionalità dell’enzima? Di seguito vengono riportate le più comuni:

  • Una predisposizione genetica. Le ­mutazioni che coinvolgono i geni responsabili della ­produzione di DAO (AOC1 sul cromosoma 7) possono aumentare la suscettibilità allo ­sviluppo di intolleranza all’istamina;
  • Problematiche intestinali come la Leaky gut Syndrome (Sindrome da alterata ­permeabilità intestinale). L’aumentata permeabilità ­intestinale crea aumento ­dell’infiammazione a ­livello intestinale che può contribuire a una riduzione della funzione enzimatica della DAO;
  • Deficit di rame, vitamina C e vitamina B6. Il rame e la vitamina C sono componenti ­essenziali della DAO e la B6 è un cofattore nel processo di degradazione dell’istamina;
  • Alcuni farmaci tra cui NSAIDs (farmaci ­antinfiammatori non steroidei), ­antidepressivi, immunomodulatori, antiaritmici e altre ­sostanze (es. acetylcisteina, acid ­clavulanico, metoclopramide, verapamil) possono ­diminuire la soglia di tolleranza all’istamina.
  • Il consumo di alcune sostanze come l’alcol e in particolare il vino rosso, è un potente ­inibitore della DAO in quanto contiene, oltre ad elevate quantità di istamina, anche altre classi di amine biogene, come le tiramine e i solfiti, che competono con l’istamina per il ­legame con il sito attivo dell’enzima.

Come si esegue la diagnosi?

Se si riscontra la sintomatologia vista in precedenza, è possibile tramite un prelievo di sangue, andare ad eseguire un esame (DAO TEST + Dosaggio Istamina) che va a dosare sia la quantità di enzima Diaminossidasi (DAO), sia la quantità di istamina. Questi due indicatori possono indurre alla diagnosi di intolleranza all’istamina.

[button color="blue" size="small" link="https://natrixlab.webscriptum.org/dove-fare-i-test-natrixlab/" target="_blank" ]Scopri dove fare il DAO Test + Dosaggio Istamina vicino a casa tua[/button]

 

Precauzioni in caso di intolleranza all’istamina

In generale va prestata attenzione da una ­parte all’accumulo di istamina, dosando bene i cibi che contengono elevati livelli di ­sostanza (tenendo conto che non viene ­distrutta ­dalla cottura) e quelli che ne favoriscono la ­liberazione (istamino-liberatori) e dall’altra parte favorirne il metabolismo evitando i cibi e le sostanze che inibiscono gli enzimi che ­degradano l’istamina. Per aiutarsi può essere utile consultare la lista SIGHI (Swiss interest Group Histamine Intolerance), che presenta l’elenco di tutti gli alimenti “compatibili” o no con l’intolleranza all’istamina. È possibile scaricarla in lingua inglese sul sito www.histaminintoleranz.ch
pomodori simbolo istamina

Alimenti ricchi di istamina

  • tutte le fonti proteiche che contengono molta istidina, precursore dell’istamina (es. sgombro, tonno, sardine, acciughe);
  • pesce stantio (non immediatamente eviscerato e congelato);
  • cibi fermentati (es. kombucha, crauti, salsa di soia, ­aceto)
  • formaggi stagionati, yogurt, burro, kefir;
  • molluschi;
  • carni processate (es. salsicce, salami, wurstel);
  • frutti rossi che utilizzano l’istamina per maturare (peperoni, pomodori, ciliegie, fagioli rossi);
  • noci, anacardi, arachidi;
  • agrumi e ananas;
  • frutta essiccata (albicocche, datteri, fichi, uvetta);
  • vino (in particolare rosso e champagne), aceto, birra e salse;
  • avocado, spinaci, melanzane, pomodori.

Alimenti istamino-liberatori

  • germe di grano;
  • additivi: coloranti, conservanti a base di benzoati, ­solfiti (es. cibi in lattina);
  • fragole, lamponi, mirtilli rossi, funghi;
  • banane, papaya, ananas, kiwi;
  • spezie (cannella, chiodi di garofano, anice, noce moscata, timo);
  • lectine (contenute per es. in legumi, cereali in chicchi, semi, noci, ­patate) queste vengono disattivate dalla cottura o dall’ammollo prolungato e germogliazione;
  • cacao e albume d’uovo (soprattutto crudo).

Sostanze che bloccano gli enzimi che degradano l’istamina (DAO)

  • alcol;
  • tè verde, tè mate, tè nero;
  • bevande energetiche;
  • alcuni farmaci.

 

Bibliografia
  1. Bruijnzeel-Koomen C, Ortolani C, Aas K. et al. Adverse reaction to food (position paper of European Academy of Allergology and Clinical Immunologyz). Allergy 1995: 50, 623
  2. Linee guida Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) – Centro di ricerca Alimenti e nutrizione
  3. https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_127_allegato.pdf
  4. http://www.ausl.vda.it/elementi/www2016/pubblicazioni/igiene-produzione-origine-animale/istamina-pandolfellidefinitivo-05-11-20.pdf
  5. Host A,Koletzko, Dreborg S et al. Dietary products used in infants for treatment and prevention of food allergy: Joint statement of the European Society for Pediatric Allergology and Clinical Immunology (ESPACI) Committee on Hypoallergenic
  6. Formulas and the European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) Committee on Nutrition. Arch Dis Child.1999:81-80
  7. Fuglsang G, Madsen G, Saval P, et al. Prevalenge of intollerance to food additives among Danish school children. Pediatr Allergy Immunol. 1993:4,123
  8. Ortolani C, Bruijnzeel-Komer C, Bengstsson U. et al. Controversia aspects of adverse reactions to food (position paper of European Academy of Allergology and Clinical Immunology). Allergy. 1999:54,27.

“Intolleranze alimentari”? Tutta colpa della permeabilità intestinale

Le reazioni avverse agli alimenti

Per spiegare cosa sono le reazioni IgG mediate, comunemente dette “Intolleranze alimentari“, dobbiamo partire spiegando che cosa sono le reazioni avverse al cibo. Con questo termine si intendono tutte quell’insieme di sintomatologie che subentrano dopo l’ingestione di un cibo. Questo è un termine estremamente generico in quanto sotto questa dicitura vengono racchiuse diversi tipi di reazioni che differiscono tra loro per il loro meccanismo d’azione. Per provare a fare un pò di chiarezza ripercorreremo lo schema proposto da (Boyce et al,2010) che partendo dal vertice divide le reazioni avverse al cibo in due sottoclassi, vale a dire le reazioni tossiche e non tossiche.

Le reazioni tossiche sono tutte quelle reazioni indotte dall’assunzione di un alimento eventualmente contaminato da batteri o dalle sue tossine, vale a dire le classiche Tossinfezioni alimentari.

Per quanto riguarda le reazioni non tossiche invece dobbiamo dividerle in altre due sottoclassi vale a dire quelle Immunomediate e quelle non Immunomediate.

Le reazioni non immunomediate sono tutte quelle reazioni nelle quali il meccanismo d’azione non prevede un coinvolgimento del sistema immunitario bensì dei meccanismi diversi come potrebbe essere il deficit di produzione di particolari enzimi in grado di digerire a livello intestinale la sostanza incriminata, un esempio è rappresentato dalla classica intolleranza al lattosio.

All’interno delle reazioni immunomediate invece è doveroso fare l’ultima distinzione in quanto in questa macro classe le reazioni possono essere ulteriormente divise in reazioni IgE mediate e reazioni non IgE mediate.

Le reazioni IgE mediate come abbiamo visto anche nell’articolo precedente, sono delle reazioni di ipersensibilità di tipo 1, che coinvolgono una particolare classe di anticorpi vale a dire le Immunoglobuline E, e sono le classiche allergie.

grafico classificazione intolleranze alimentari

Nella categoria delle reazioni non IgE mediate invece rientrano tutte quelle reazioni che implicano il coinvolgimento del sistema immunitario ma che sono mediate dall’azione di altre immunoglobuline come le IgA, IgG ecc. Tra queste troviamo le reazioni IgG mediate o comunemente dette intolleranze alimentari.

Il ruolo delle IgG specifiche nei confronti degli antigeni alimentari

Le IgG sono il principale tipo di anticorpi presenti nel sangue e nel fluido extracellulare, il ruolo principale di questa classe di anticorpi è quella di permettere mediante il legame con molti tipi di agenti patogeni quali virus, batteri e funghi, di proteggere il corpo dalle infezioni. Oltre a questa funzione, nello studio di Cai et all [1] è stato dimostrato che negli adulti, gli anticorpi IgG sierici, esprimono, un possibile contatto immunologico precedente con il cibo. Secondo Ligaarden [2] il valore totale delle IgG verso specifici cibi indica un loro eccessivo consumo.

Inoltre dagli studi di Finkelman[3][4], emerge che le IgG sono coinvolte anche nella regolazione delle reazioni allergiche, in quanto è stato osservato che ci sono due vie che portano alla reazione anafilattica: nella prima gli antigeni possono causare anafilassi sistemica attraverso la via classica col legame alle IgE legate al recettore FcεRI delle mastcellule, che stimolano il rilascio di Istamina e mediatori infiammatori. Nella via alternativa invece, gli antigeni formano complessi con le IgG e il recettore Fc γ RIII dei macrofagi, stimolando solo il rilascio di mediatori infiammatori.

Pertanto gli anticorpi IgG prevengono la reazione anafilattica IgE mediata, in quanto bloccano l’anafilassi sistemica indotta da piccole quantità di antigene, ma possono mediare l’anafilassi sistemica dovuta a grandi quantità di antigeni [4]. In quest’ottica valutare mediante un test quali proteine alimentari stanno generando un processo flogistico è di notevole importanza, per programmare una strategia nutrizionale volta alla riduzione di quei segnali di flogosi cronica che portano a tutta una serie di micro disturbi dei quali non si riesce a risalire alla causa.

Meccanismo di scatenamento delle reazioni non IgE mediate e sue evidenze in particolari condizioni morbose

Quello che ad oggi è considerato il meccanismo più accreditato per l’insorgenza di reazioni di ipersensibilità IgG mediate [5], è strettamente collegato con la riduzione dell’efficienza di una delle funzioni svolte dall’intestino, vale a dire l’effetto barriera.

Per comprendere meglio il meccanismo vediamo come avviene a livello intestinale il processo di digestione e assorbimento delle proteine alimentari.

In condizioni normali a livello del lume intestinale arrivano frammenti proteici, gia precedentemente predigeriti dallo stomaco, sotto forma di polipeptidi, vale a dire catene di aminoacidi in numero superiore a tre, che in questa forma non possono essere ancora assorbite, per cui intervengono le proteasi intestinali, vale a dire enzimi digestivi in grado di tagliare i polipeptidi in:

  • aminoacidi singoli;
  • dipeptidi;
  • tripeptidi;

Gli aminoacidi singoli, così formati sono in grado di attraversare completamente l’enterocita e quindi essere immessi in circolo nel torrente ematico.

I dipeptidi e i tripeptidi invece possono in questa forma attraversare solo il versante luminare degli enterociti, ma una voltà all’interno, per poter essere immessi nel torrente ematico necessitano di altri enzimi in grado di scompattarli in singoli aminoacidi e solo allora possono essere immessi in circolo.

Ma cosa succede quando si ha una riduzione della funzionalità della barriera intestinale?

In una condizione di permeabilità intestinale, tutto quello che abbiamo visto prima continua a funzionare, ma può capitare che un polipeptide non ancora processato dagli enzimi intestinali passi attraverso le giunzioni serrate e arrivi in circolo.

Una volta in circolo viene riconosciuto come anomalo dal sistema immunitario che rilascia anticorpi specifici (IgG specifiche) che legano l’antigene formando un immunocomplesso e quindi dando il via alla risposta immunitaria

Una piccola quantità di complessi immuni si forma in continuazione e il sistema immunitario è in grado di gestirli senza generare nessun problema, ma Quando si sviluppa una vigorosa risposta anticorpale verso un antigene, dovuta ad esempio ad un continuo passaggio di polipeptidi di una stessa sostanza nel circolo ematico, gli Immuno-complessi circolanti possono aumentare in maniera drammatica, determinando un superamento della soglia di tolleranza, portando così a reazioni infiammatorie croniche  che danneggiano i tessuti circostanti generando la relativa sintomatologia.

La metodica ELISA per la determinazione dei livelli sierici di IgG

Il termine Elisa è l’acronimo inglese di enzyme-linked immunosorbent assay (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima). Si tratta di un versatile metodo d’analisi immunologica usato in biochimica per rilevare la presenza di una sostanza usando uno o più anticorpi, ed è la metodica più accreditata e validata per il dosaggio delle IgG sieriche, ovvero per l’analisi delle cosiddette “Intolleranze alimentari“.

[button color=”blue” size=”small” link=”http://www.natrixlab.it/fai-nostri-test/” target=”_blank” ]Scopri dove fare il test vicino a casa tua[/button]

La metodica si avvale di uno specifico supporto denominato piastra sulla cui superfice vi sono 92 contenitori chiamati pozzetti. Sul fondo e sulle pareti di ogni singolo pozzetto, in fase di produzione della piastra, vengono legate le proteine estratte da un dato alimento definite antigeni, ogni pozzetto quindi conterrà una antigene diverso. L’analisi vera e propria può essere schematizzata in 4 fasi:

Nella prima fase l’operatore carica all’interno dei pozzetti il campione di sangue prelevato dal paziente, all’interno del quale sono presenti numerosi anticorpi. Se tra questi ce ne sono alcuni specifici per l’antigene legato al pozzetto, si andranno a legare a loro volta in maniera stabile a quest’ultimi. La restante parte di anticorpi non specifici viene allontanata con una soluzione di lavaggio.

A questo punto si passa alla seconda fase dove viene caricata all’interno del pozzetto una soluzione contenente anticorpi secondari specifici per le IgG umane, ai quali è legato un enzima. Una volta all’interno del pozzetto si andranno a legare agli anticorpi del paziente che a loro volta sono legati agli antigeni presenti sulla superfice del pozzetto. Anche in questo caso gli anticorpi secondari in eccesso che non si sono legati, vengono allontanati con una soluzione baffer.

Successivamente si passa alla terza fase, nella quale si aggiunge al pozzetto una soluzione contenente un substrato utilizzabile dall’enzima legato all’anticorpo secondario, il quale andando a consumare il substrato porterà ad una riduzione del Ph della soluzione che cambierà colore diventando gialla. L’intensità di colore quindi è direttamente proporzionale al numero di anticorpi secondari e quindi è misura diretta degli anticorpi specifici presenti nel campione del paziente.

illustrazione piastra elisa per test intolleranze alimentari

A questo punto si è ottenuto un‘intensità luminosa che deve essere convertita in un valore numerico, per farlo passiamo alla 4 e ultima fase nella quale mediante l’utilizzo di uno spettofotometro, che legge alla lunghezza d’onda di 450 nm ( nanometri), possiamo ottenere la concentrazione delle IgG all’interno di ogni singolo pozzetto, che viene espressa, dopo normalizzazione, in valore percentuale.

Trattamento “intolleranze alimentari”: perché eliminare?

protocollo recupero intolleranze alimentari

L’unico trattamento che permette di migliorare e risolvere la situazione prevede una corretta strategia nutrizionale e fitoterapica volta, in una prima fase, a desensibilizzare l’organismo dalla sostanze incriminate e successivamente ripristinare la corretta tolleranza. Un corretto iter terapeutico potrebbe essere quindi suddiviso in 4 fasi, dove le prime due prevedono l’eliminazione degli alimenti incriminati, mentre le altre due ne prevedono la reintroduzione.

Nelle prime due fasi, che possiamo definire di remissione e di adattamento, l’eliminazione delle sostanze incriminate [5] porta da subito ad una riduzione dei sintomi e del titolo anticorpale.

Molto probabilmente la riduzione della sintomatologia in queste fasi è indotta dall’attenuazione dello stimolo infiammatorio.

In queste fasi, parallelamente all’eliminazione dalla dieta delle sostanze incriminate, è buona norma andare ad agire anche a livello intestinale migliorando l’equilibrio della flora batterica e l’eventuale permeabilità intestinale.

Pertanto può essere d’aiuto l’utilizzo di:

  • Probiotici o prebiotici (6) per migliorare l’equilibrio della flora batterica,
  • Prodotti a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e il ricambio cellulare,
  • Vitamine e  minerali  come  zinco,  iodio,  selenio, vitamine  del  gruppo  B  e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane;

La seconda parte del trattamento, che prevede le fasi di svezzamento e mantenimento, è molto delicata in quanto andremo a reintrodurre secondo uno schema ben precisi gli alimenti incriminati.

La reintroduzione dovrà avvenire in maniera estremamente graduale, per intenderci mimeremo quelle che sono le tecniche di svezzamento che si attuano in età pediatrica, e quindi partiremo da dosi e frequenze settimanali molto basse e di settimana in settimana aumenteremo prima la dose e successivamente la frequenza.

 Una volta individuate le cause, dalle “intolleranze alimentari” si può guarire!

Bibliografia:

  1. Cai C, Shen J, Zhao D, et al., Sierological investigation of food specific immunoglobulin G antibodies in patients with infiammatory bowel disease., in Plos ONE, 2014.
  2. Ligaarden Sc, Lydersen S, Farup PG, IgG and IgG4 antibodies in subjects whith irritable bowel syndrome: a case control study in the general population, in BMC Gastroenterol, vol. 12, 2012, DOI:10.1186/1471-230X-12-166.
  3. Finkelman FD, Anaphylaxis :lessons from mouse models, in J Allergy Clin Immunol, vol. 120, 2007, pp. 506-15-qiz ;516-7.
  4. Khondoun MV, Strait R, Armstrong L, Yanase N, Finkelman FD, Identification of markers that distinguish IgE-from IgG mediated anaphylaxis, in Proc Natl Acad Sci, vol. 108, 2011, pp. 12413-12418.
  5. L. Zuo,Y.Q.Li,W.J.Li,Y.T.Guo,X.F.Lu,J.M.Li and P. V. Desmondw: Alterations of food antigen-specific serum immunoglobulinsG and E antibodies in patients with irritable bowel syndromeand functional dyspepsia Department of Gastroenterology, Qilu Hospital, Shandong University, Jinan, China andwDepartment of Gastroenterology, St Vincent’s Hospital, Fitzroy Vic.
  6. Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
  7. RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047

I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Le Allergie Respiratorie Stagionali: ogni anno ritornano

Cosa sono le allergie respiratorie stagionali e con quale meccanismo d’azione si instaurano

La rinocongiuntivite allergica e l’asma bronchiale allergica sono malattie immunologicamente mediate del tratto respiratorio. A seconda dell’allergene, si possono verificare stagionalmente o possono essere perenni. In queste condizioni gli allergeni possono causare una specifica reazione del sistema immunitario, che è mediata da una particolare classe di anticorpi vale a dire le Immunoglobuline E (IgE). Nello specifico, come per il polmone nell’asma allergica, anche la risposta allergica nelle prime vie respiratorie può essere suddivisa in fasi iniziali e tardive. Nella fase precoce dopo che si è verificata la sensibilizzazione a un determinato allergene, e in seguito a una nuova esposizione allo stesso, il legame tra l’allergene e le IgE specifiche presenti sulle superfici dei mastociti nella mucosa nasale, ne provoca la degranulazione, con conseguente rilascio dei mediatori pro infiammatori (tra questi troviamo anche l’istamina) che vanno ad agire sulle cellule dell’epitelio nasale, sulle terminazioni nervose e sulla vascolarizzazione del naso (Bousquet et al, 1996). In questo processo, l’istamina svolge il ruolo più importante, agendo sulle terminazioni nervose, per produrre i sintomi di prurito e starnuto, sulle piccole vene e capillari, causando permeabilità vascolare, che porta al blocco nasale, che è uno dei sintomi principali della rinite allergica. Nella fase tardiva, le cellule infiammatorie continuano a essere reclutate e quindi vanno ulteriormente a sensibilizzare l’area. Questa iper-reattività nasale fa sì che le cellule dell’epitelio nasale siano estremamente pronte a rispondere agli stimoli, quindi è necessaria una quantità minore di allergene per provocare i sintomi. In questa fase i pazienti sono talmente sensibilizzati che si possono verificare sintomi anche in funzione di stimoli non specifici come odori forti di candeggina, lacca per capelli e fumo di tabacco. Le sostanze che più frequentemente sono correlate con le allergie respiratorie possono essere divise in due categorie, vale a dire in allergeni interni ed esterni. Tra gli allergeni interni (quelli presenti nelle nostre case) quelli maggiormente incriminati sono acari e peli di animali, invece i pollini di betulla, ontano, nocciola, varie erbe e l’artemisia sono i più frequenti allergeni esterni.

Incidenza della patologia nella popolazione italiana, e Sintomi associati alla condizione

In termini di effetti sulla popolazione, le allergie respiratorie si posizionano ai primi posti come malattie croniche. In Europa, diverse società scientifiche e associazioni dei malati stimano una prevalenza delle riniti allergiche, nel loro complesso, del 10-20%, a seconda delle zone e delle stagioni, con un trend che sembra essere in crescita negli ultimi anni. In Italia, secondo quanto contenuto nel progetto Aria, un’iniziativa voluta dall’Oms per diffondere nelle farmacie e tra il pubblico generale informazioni sulle rinocongiuntiviti allergiche e sull’asma, si stima che il 25% della popolazione compresa tra i 18 ed 44 anni soffre di rinite allergica e il 5% soffre di asma. I sintomi interessano principalmente le membrane di rivestimento del naso, inducendo rinite allergica, o le membrane di rivestimento delle palpebre e del bianco degli occhi (congiuntiva), provocando congiuntivite allergica.

Tra i principali sintomi troviamo:

  • Prurito al naso, al palato, al retro faringe e agli occhi;
  • Il gocciolamento nasale, caratterizzato da una secrezione acquosa di colore chiaro e a volte ostruzione nasale;
  • Ostruzione dei seni paranasali, che causano cefalea e occasionalmente infezioni sinusali (sinusite);
  • Starnuti frequenti;
  • Lacrimazione oculare, arrossamento del bianco degli occhi e gonfiore delle palpebre;
  • Altri sintomi includono tosse, respiro sibilante e talvolta irritabilità e disturbi del sonno.

La gravità dei sintomi varia in base alla stagione, inoltre molti soggetti con rinite allergica sono anche affetti da asma (che induce sibili respiratori), causato dagli stessi allergeni che contribuiscono alla rinite allergica e alla congiuntivite.

Reazioni crociate tra allergeni e alimenti “Una somiglianza irritante”

tabella reazioni crociate rispetto alle allergie respiratorie

Gli individui positivi per l’allergia IgE-mediata ai pollini possono andare in contro a fenomeni così detti di “reazione allergica crociata”, un fenomeno nel quale il sistema immunitario non riconosce la differenza tra le proteine del polline e quelle dell’alimento. Questo fenomeno si manifesta perché in molti alimenti (vedi tabella sottostante) sono presenti molecole proteiche simili a quelle che si trovano nei pollini o negli acari della polvere. Queste molecole vengono riconosciute dal sistema immunitario anche dopo ingestione dell’alimento, scatenando così la reazione alimentare crociata.

Quando si verifica una reazione allergica crociata, l’assunzione di alcuni alimenti, soprattutto durante il periodo di fioritura, può accentuare i sintomi indotti dalla sostanza inalante. Non tutte le persone allergiche ai pollini hanno necessariamente un’allergia crociata agli alimenti e non tutti gli alimenti elencati nella tabella danno allergie nella singola persona. Per questi motivi è importante che sia solo lo specialista a indigare caso per caso se/e quale dieta seguire, anche allo scopo di limitare il rischio di squilibri nutrizionali.

Il miglior trattamento per le allergie respiratorie è la prevenzione

Quando si soffre di allergie respiratorie come quelle stagionali, ridurre al minimo i fattori di rischio è importante. Per ridurre quanto più possibile l’esposizione alle sostanze incriminate è sufficiente seguire i seguenti consigli:

  • Tenere finestre e porte chiuse a casa e in macchina durante la stagione delle allergie;
  • Fare una doccia, lavare i capelli e cambiare i vestiti dopo aver lavorato o giocato all’aperto.
  • Indossare una maschera con filtro NIOSH 95 quando si falcia il prato o si svolgono altre faccende all’aperto
  • tenere sotto controllo il “calendario pollinico” che indica quali e quanti pollini circolano nell’aria in ogni periodo, e evitare di uscire nelle ore di maggior concentrazione.
rappresentazione calendario pollinico per le allergie respiratorie

Quando si parla di allergie, il motto “prevenire è meglio che curare” è doppiamente valido.

Trattamenti farmacologici

La corrispondenza tra farmaco e sintomo è cruciale nella gestione della rinite allergica, per cui nella fase iniziale della risposta allergica, che è in gran parte dovuta all’istamina, potrebbe essere vantaggioso l’utilizzo di un antistaminico a lunga durata d’azione, mentre per i sintomi successivi, più cronici, sarebbe preferibile trattarli con un corticosteroide nasale topico. Questa combinazione è il trattamento di prima linea per la rinite allergica (Bousquet et al, 2001). In alternativa l’immunoterapia specifica può essere d’aiuto in alcuni casi quali:

  • In presenza di sintomi gravi
  • Se non è possibile evitare il contatto con l’allergene
  • Quando i farmaci abitualmente usati per trattare la rinite o la congiuntivite allergica non riescono a controllare i sintomi

L’immunoterapia deve essere iniziata dopo la stagione dei pollini, per prepararsi alla stagione successiva. Questa terapia presenta più effetti collaterali se iniziata durante la stagione dei pollini, perché gli allergeni hanno già stimolato il sistema immunitario, e offre il massimo dell’efficacia se continuata per tutto l’anno.

Come diagnosticare le allergie respiratorie?

La diagnosi di allergie respiratorie stagionali viene effettuata dall’allergologo sulla base dei sintomi e delle circostanze in cui si manifestano. A sostegno della diagnosi clinica vengono utilizzati diversi tipi di test come il RAST Test (test in vitro), in alternativa il prick test (test in vivo). Per eseguire il prick test, si pone una minima quantità di allergene sulla cute lievemente scarificata del soggetto in esame (grazie all’impiego di lancette “calibrate” con una punta molto piccola). Se nel sangue del soggetto allergico sono presenti anticorpi IgE attivi contro un determinato allergene si osserverà una reazione di edema localizzato con prurito (pomfo) in corrispondenza della piccola area cutanea dove è stata posta la sostanza alla quale è allergico (o si suppone sia allergico) il paziente. il RAST (Radio Allergo Sorbent Test) consente, mediante un prelievo di sangue, di identificare e quantificare  le IgE “specifiche” verso un determinato allergene.

Bibliografia

  • British Society of Allergy and Clinical Immunology (BSACI) annual meeting: 10-12 July, Nottingham. Details: 020 7404 0278 or www.bsaci.org.
  • PROGETTO MONDIALE ARIA.AGGIORNAMENTO ITALIA Linee-Guida Italiane Firenze, 28 Febr 2019
  • Akeda K, Hamelmann E,  Joetham A, et al. Development of eosinophilic airway inflammation and airway hyperresponsiveness in mast cell-deficient mice, J Exp Med, 1997, vol. 186 (pg. 449-454)
  • Corry DB, Grunig G,  Hadeiba H, et al. Requirements for allergen-induced airway hyperreactivity in T and B cell-deficient mice, Mol Med, 1998, vol. 4 (pg. 344-355)
  • Bousquet J1, Van Cauwenberge P, Khaltaev N; Aria Workshop Group; World Health Organization. Allergic rhinitis and its impact on asthma. J Allergy Clin Immunol. 2001 Nov;108(5 Suppl):S147-334.
  • Bousquet MD,Richard Lockey MD, Hans-Jorgen-Malling MD, the WHO panel members.Allergen immunotherapy: Therapeutic vaccines for allergic diseases A WHO position paper. Journal of Allergy and Clinical Immunology Volume 102, Issue 4, October 1998, Pages 558-562

I consigli alimentari e terapeutici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Allergie e intolleranze alimentari: è tempo di fare chiarezza!

Cosa sono le allergie e intolleranze alimentari? C’è differenza? Come riconoscere i sintomi? Quali sono i test da fare per capire se si è allergici o intolleranti a uno specifico alimento? In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza. In un mondo popolato da opinionisti di ogni cosa, è importante risolvere i sempre più frequenti dubbi che regnano in campo alimentare attorno ai concetti di allergie e intolleranze alimentari.

Differenza fra allergie e intolleranze alimentari: Scopriamo le differenze!

Nonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta confusione fra il concetto di ‘allergia’ e quello di ‘intolleranza alimentare’: in realtà si tratta di due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia, sia per quanto riguarda il meccanismo d’azione e la relativa diagnostica; vediamole nel dettaglio.

Allergie e intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi definiti come ‘reazioni avverse al cibo’, i cui sintomi sono scatenati dall’ingestione di uno o più alimenti.

È possibile distinguere tra due tipi di reazioni avverse al cibo: tossiche o non tossiche. Mentre le prime sono legate soprattutto a intossicazioni alimentari o alla presenza di microorganismi patogeni che si sviluppano a seguito di una errata produzione o conservazione, le ultime dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si dividono in reazioni immunomediate e reazioni non immunomediate.

Tra le reazioni non immunomediate troviamo le intolleranze enzimatiche, conseguenza di difetti congeniti che impediscono di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo, come avviene ad esempio per la lattasi nell’intolleranza al lattosio (diagnosticabile con il Breath test), o per le reazioni legate alla celiachia (intolleranza permanente al glutine), la cui diagnosi viene effettuata in maniera predittiva con la ricerca nel sangue di anticorpi anti gliadina, anti endomisio e anti transglutaminasi, ma la cui diagnosi definitiva deve necessariamente avvenire attraverso una biopsia intestinale, che permette di valutare le tipiche alterazioni della malattia a livello della membrana intestinale.

Nelle reazioni invece immunomediate è doveroso effettuare un’ultima distinzione che consiste nelle reazioni IgE mediate (allergie) e quelle non IgE mediate (erroneamente dette ‘intolleranze alimentari’) in cui il carattere diagnostico distintivo è rappresentato dalla ricerca di reazioni immunomediate, cioè modulate dal nostro sistema immunitario.

La principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel fatto che nelle prime si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE, mentre nelle seconde abbiamo un’ipersensbilità di tipo III IgG mediata.

Un’ulteriore differenza consiste nel fatto che le allergie sono reazioni immediate, non dose dipendente e la sintomatologia si presenta in acuto, con dei sintomi che possono essere spesso eclatanti come rossore, edema, secrezione di muco e in alcuni casi broncocostrizione e laringospasmo.

Al contrario, le ‘intolleranze alimentari’ sono reazioni ritardate, dose dipendente e per questo i sintomi possono comparire dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile.

Anche la sintomatologia è completamente diversa in quanto ha un carattere più cronico: oltre a stanchezza cronica, sonnolenza, ritenzione idrica, aumento della sudorazione, linfoadenopatia tonsillare, obesità possono colpire differenti apparati, oltre al gastro-enterico:

  • Apparato cutaneo (orticaria, acne, eczema, dermatite)
  • Sistema nervoso (cefalea, emicrania, alterazione dell’equilibrio, ansia, depressione, irritabilità, torpore mentale, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione)
  • Apparato uro-genitale (infiammazioni uro-genitali)
  • Sistema muscolo-articolare (crampi, spasmi, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari, infiammazioni muscolo-tendinee)

I test per le allergie e intolleranze alimentari

Test intolleranze alimentari

Campagna test allergie e intolleranze alimentariMentre ad oggi, mancano dati scientifici che validino test finora molto conosciuti quali il Cytotest o il Vegatest, il Dria o altri sistemi che commercialmente hanno spopolato nel corso di questi anni, la ricerca scientifica e gli studi prodotti nel campo hanno evidenziato invece una buona attendibilità per la ricerca delle immunoglobuline IgG nei confronti degli alimenti, con risultati clinicamente significativi, tenendo conto anche che le IgG hanno un’elevata emivita e rappresentano circa il 75% del pool delle immunoglobuline del siero totale. Il dosaggio di questi anticorpi viene effettuato attraverso un prelievo di sangue venoso o capillare e il risultato ottenuto con la metodica standardizzata ELISA offre inoltre un alto grado di ripetibilità (> 90%).

A questo proposito Natrix ha ideato il “Food Intolerance Test” (test per intolleranze alimentari, abbreviato F.I.T.), che, come dicevamo prima, utilizza la metodica standardizzata ELISA, che offre un alto grado di ripetibilità, per misurare i livelli sierici di IgG specifici nei confronti delle frazioni proteiche degli alimenti, eseguibile con un prelievo di sangue venoso o capillare.

Il test può valutare fino a 184 alimenti, e permette di costruire un successivo protocollo nutrizionale per il recupero della tolleranza.

Infatti, mentre le allergie non vanno incontro ad un processo di guarigione, per le intolleranze alimentari è possibile tornare ad una remissione dei sintomi e delle alterazioni, grazie ad un percorso nutrizionale personalizzato.

Test allergie alimentari e respiratorie

Campagna test allergie e intolleranze alimentariA proposito delle allergie invece, Natrix ha ideato i Profili Aller, che sono test semi-quantitativi in vitro che permettono di rilevare nel sangue la presenza di anticorpi di ­classe IgE, specifici per ogni singolo allergene (IgE). Anche per questi test basta un semplice prelievo capillare oppure venoso.

I profili Aller si dividono in 6 pannellature a seconda degli allergeni testati:

Aller I 30 (30 allergeni inalanti), Aller A 33 (33 allergeni alimentari), Aller M.I.A. 33 (33 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A. 54 (54 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller I.A. 63 (63 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A.P. 27 (27 allergeni misti alimentari e inalanti in chiave pediatrica).

Bibliografia

  • Atkinson W, Sheldon TA, Shaart N, Whorwell PJ. Food elimination based on IgG antibodies in irritable bowel syndrome: a randomised controlled trial, Gut. 2004; 53(10): 1459-1464.
  • Ou-Yang WX, you JY, Duan BP, Chen CB. Application of food allergens specific IgG antibody detection in chronic diarrhea in children. Zhongguo Dang Dai Er Ke za Zhi. 2008; 10(1): 21-24.
  • Vance GH, Thornton CA, Bryant TN, Warner JA, Worner JO. Ovalbumin-specific IgG and subclass response through the first 5 years in relation to duration of egg sensitization and the development of asthma. Clinical experimental Allergy. 2004; 34: 1542-1549.
  • Zuo XL, Li YQ, LiWJ, Guo YT, Lu XF, Li JM, Desmond PV. Alteration of food allergen-spegific serum immunoglobulins G and E antibodies in patients with irritable bowel syndrome and functional dyspepsia. Clin. Exp. Allergy. 2007; 37(6): 823-830.
  • Wilders-Truschnig M, Mangge H, Lieners C, Gruber H, Mayer C, März W. IgG antibodies against food antigens are correlated with inflammation and intima media thickness in obese juveniles. Exp. Clin. Endocrinol. Diabetes. 2008; 116(4): 241-245.
  • .Arruda LK, Sole D, Baena-Cagnani CE, Naspitz CK. Risk factors for asthma and atopy. Curr Opin
    Allergy Clin Immunol 5 (2005) 153-159.
    2. Boullay ME, Boulet LP. The relationships between atopy, rhinitis and asthma: pathophysiological
    considerations. Curr Opin Allergy Clin Immunol 3 (2003) 51-55.
    3. Caballero T, Martin-Esteban M. Association between pollen hypersensitivity and edible vegetable
    allergy: A review. Invest Allergol Clin Immunol 8 (1998) 6-16.
    4. Eigenmann PA, Calza AM. Diagnosis of IgE-mediated food allergy among Swiss children with
    atopic dermatitis. Pediatr Allergy Immunol 11 (2000) 95-100.