Disbiosi intestinale: parliamone!

Disbiosi intestinale e microbiota

La disbiosi intestinale non è una patologia, ma è uno stato fisio-patologico che predispone, secondo numerosi studi, a un gran numero di patologie.

Consiste in una alterazione degli enzimi e della flora batterica che vive all’interno dell’intestino, chiamata anche microbiota intestinale, che causa una serie di sintomi a carattere non solo intestinale ma anche extraintestinale. Tra questi, spiccano per frequenza gonfiore, stitichezza, diarrea, riduzione della forza, malessere generale, cambiamenti dell’umore, disturbi del sonno, fino ad arrivare nelle donne a cistiti frequenti e candida vaginale.

Viviamo purtroppo in una società in cui le patologie degenerative, in primis quelle cardiache, metaboliche e neoplastiche costituiscono la prima causa di morbilità e mortalità.

L’incidenza crescente di sindrome metabolica è stata posta in relazione con un eccesso di nutrienti, conseguenza di un aumentato consumo di cibo e un ridotto fabbisogno, associato a ridotti livelli di attività fisica.

Gli studi scientifici più recenti e accreditati focalizzano però la loro attenzione anche su quella che viene considerata oggi la principale causa di numerose malattie, ovvero l’alterazione del microbiota intestinale, aprendo alla possibilità di curarle in futuro con un suo trapianto.

Si tratta di circa 2000 specie di batteri, tra cui Firmicules e Bacteroides, che hanno un metabolismo molto attivo in quanto degradano polisaccaridi come la cellulosa e producono acidi grassi e oligosaccaridi, vitamine, idrogeno, metano e prodotti solforati, oltre a intervenire nelle regolazioni a livello della barriera mucosa.

Hanno un peso totale di circa 1,5 kg, colonizzano l’intestino umano e si integrano perfettamente con esso in quantità di circa 9×1013 microrganismi, arrivando a costituire un vero e proprio organo in grado di influenzare lo stato di salute o di malattia di ogni individuo.

L’intestino costituisce infatti un ambiente idoneo per la loro crescita in quanto la lentezza del transito e l’abbondanza di residui alimentari agevolano la loro proliferazione. La loro presenza è fondamentale per numerose funzioni definite fin dalla nascita e condizionate non solo dal tipo di allattamento che riceve il bambino ma anche dallo stile di vita, tra cui spicca l’alimentazione. Agiscono, infatti, come barriera contro i patogeni, regolano l’assorbimento dei nutrienti, la produzione dell’energia e lo sviluppo del sistema immunitario.

Ogni cambiamento (detto disbiosi) dell’equilibrio della popolazione batterica intestinale (definito eubiosi) influisce negativamente sull’insorgenza e sull’andamento di molte malattie, tra cui obesità, allergie e intolleranze alimentari, patologie infiammatorie, cardiovascolari e metaboliche. Pertanto, l’analisi del microbiota intestinale può essere considerata come un nuovo e olistico target per il trattamento nutrizionale e non farmacologico di una serie di condizioni patologiche, anche attraverso l’integrazione con probiotici e prebiotici.

Le cause della disbiosi intestinale

benessere_intestinaleLe cause della disbiosi intestinale vanno ricercate soprattutto nello stile di vita, tra cui ricordiamo una alimentazione non equilibrata e ricca di prodotti industriali, oppure una cattiva masticazione conseguente alla voracità.

Per questo uno dei principali rimedi a questa alterazione è correggere il proprio stile alimentare, non attraverso una dieta bensì attraverso un vero e proprio cambio di abitudini alimentari.

Gli specialisti di NatrixLab, attraverso la piattaforma Telenutrizione infatti, permettono di modificare la propria alimentazione e riportare alla normalità la capacità funzionale dell’intestino.

Oltre alla cattiva alimentazione, contribuiscono a questo stato patologico anche ritmi di vita e di lavoro stressanti, abitudine al fumo, alcool e altri vizi, sedentarietà e uso ed abuso di farmaci, tra cui ricordiamo soprattutto i lassativi, abitualmente utilizzati per la stipsi, oppure le terapie antibiotiche.

Una cattiva gestione del sonno e un alterato ritmo sonno-veglia comportano una riduzione dei batteri buoni presenti all’interno del nostro intestino e uno squilibrio a favore dei batteri patogeni. L’aumento del cortisolo infatti, conseguente a un sonno poco riposante e allo stress, comporta questa condizione patologica anche nelle forme non lievi. Per questo sarebbe utile indagare il livello del proprio stress con appositi test diagnostici.

disbiosi_intestinale_testPerfino i metalli pesanti (alluminio, mercurio, cadmio), che possono arrivare nell’intestino attraverso la catena alimentare o attraverso la respirazione di aria inquinata, possono danneggiare la flora batterica.

Attualmente le ricerche scientifiche si stanno orientando sempre più sugli studi di epigenetica, che hanno da tempo dimostrato uno stretto legame tra la flora batterica intestinale e l’allattamento al seno.

Tutto inizia dalla nascita, infatti quando un bambino nasce con parto naturale, nel passaggio dal canale vaginale si nutre ed assimila con la sua bocca e la sua pelle i batteri vaginali (e fecali) che sua madre gli regala producendogli le basi batteriche immunitarie per eccellenza.

I bambini che nascono con parto cesareo invece non vanno incontro a questa importante situazione, riducendo la possibilità da parte di numerosi batteri di colonizzare l’apparato digerente e la pelle del neonato.

Gli studi hanno dimostrato che questo comporta una riduzione delle difese immunitarie e una maggiore possibilità di sviluppare in futuro infezioni e disbiosi.

A tutto questo si aggiunge l’importante contributo dell’allattamento al seno. Infatti il colostro (che si ha alla prima poppata) ed il latte materno vanno ad accrescere questo importante ed unico patrimonio di batteri intestinali.

Per questo oggi l’allattamento al seno è consigliato anche molto tempo dopo l’inizio dello svezzamento, fino ai 2 anni di vita del bambino.

Quando si verifica una alterazione della flora batterica intestinale, l’intestino viene a perdere il ruolo di barriera protettiva dell’organismo, facilitando l’ingresso di batteri patogeni e sviluppando diversi sintomi. Anche per questo, negli anni, si è sviluppata la possibilità di migliorare la pulizia dell’intestino e dei batteri patogeni attraverso il trattamento con idrocolonterapia.

Anche i fermenti lattici sono utili per la sua regolazione. Naturalmente è bene sapere che questi integratori non hanno nulla a che fare con il latte, la cui ingestione in pazienti con disbiosi intestinale potrebbe provocare non pochi sintomi. Vengono chiamati infatti fermenti lattici, perché il prodotto di degradazione principale è l’acido lattico.

La telemedicina di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Il Gluten Free Expo 2014

La presenza di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini ha offerto l’opportunità non solo di diffondere informazioni sul Gluten Sensitivity Test, ultimo nato nella già vasta gamma di servizi diagnostici, ma anche di mettere in luce l’impegno dell’azienda dal punto di vista della terapia, con particolare attenzione alla telemedicina.

Per coloro i quali non fossero riusciti a incontrare il personale Natrix alla manifestazione dal 14 al 17 novembre, abbiamo raccolto in questa intervista alcune informazioni su Telenutrizione, la piattaforma telematica che permette un contatto costante e diretto fra medico e paziente nella gestione di un protocollo alimentare.

Telenutrizione: il servizio di telemedicina di Natrix

Bene, ho eseguito il Gluten Sensitivity Test e il risultato è positivo: ora che faccio?
Domanda ricorrente questa, da parte di chi, avendo riscontrato una sintomatologia riconducibile alle cosiddette “intolleranze alimentari”, ha effettuato il test ed è risultato intollerante a qualche alimento.

E per quanto riguarda la sensibilità al glutine, domanda anche risolutiva: se è vero, infatti, che ad oggi l’unico modo per far regredire la sintomatologia è eliminare il glutine dalla dieta, è altrettanto vero che il progressivo attenuarsi e lo scomparire dei sintomi avviene in tempi rapidi.

A questo proposito, Natrix ha investito molto nell’ambito delle ricerche sulla telemedicina, mettendo a punto Telenutrizione, una piattaforma online che aiuta il paziente a gestire il protocollo alimentare che gli è stato prescritto in diretto contatto con il nutrizionista.

Per capire meglio come funziona, abbiamo fatto qualche domanda a Serena Ravasini e Ivan Cuomo, biologi nutrizionisti presso Natrix, che seguono i pazienti mediante Telenutrizione.

Dott.ssa Ravasini, che differenza c’è fra Telenutrizione e le cosiddette ‘diete online’?
Mi sembra importante sottolineare come Telenutrizione non sia solamente una dieta online.
È più che altro un presidio che permette, mediante la connessione internet, al paziente di ricevere e di gestire più facilmente la propria dieta, e al medico di seguirlo passo passo grazie al contatto diretto.

Come funziona Telenutrizione nell’ambito specifico delle diete per il recupero della tolleranza?
Natrix, in anni di ricerca e attività nell’ambito diagnostico, ha elaborato protocolli specifici per il recupero della tolleranza, che in sintesi si basano dapprima sull’eliminazione dell’alimento o degli alimenti per un periodo più o meno lungo di tempo, prestando particolare attenzione a mantenere la dieta varia e bilanciata e tenendo conto delle specifiche esigenze di ciascuno, per andare poi a reintrodurre gradualmente i cibi nell’alimentazione del paziente.

In questo percorso, è quindi fondamentale garantire l’apporto corretto di nutrienti pur nella necessità di eliminare alcuni alimenti dalla dieta, e Telenutrizione da un lato permette al paziente di avere il quadro completo delle alternative alimentari disponibili e dei loro corretti abbinamenti, dall’altro mette in grado il medico di intervenire tempestivamente nel dare suggerimenti e avanzare proposte.

Dott. Cuomo, avere a disposizione una piattaforma telematica non rischia di spersonalizzare il rapporto fra medico e paziente?
No anzi, è l’esatto contrario. In genere, quando il nutrizionista prescrive un protocollo alimentare, gli spazi di confronto con il paziente sono principalmente individuati nei consulti periodici: ma quanti possono essere i dubbi o le incertezze che fra un consulto e l’altro non rientrano nel confronto fra il medico e il paziente?

Telenutrizione risolve questo problema nella misura in cui dà la possibilità al paziente di rivolgersi allo specialista in qualsiasi momento: è un potenziamento dell’operato del nutrizionista, non una sua sostituzione, e permette un confronto continuo con le esigenze personali dell’assistito.

È innegabile però che, almeno come impatto iniziale, una piattaforma telematica induca qualche resistenza nel paziente. Come pensate di affrontare questo aspetto?
Ci stiamo muovendo essenzialmente su due fronti.
In primo luogo, Telenutrizione raccoglie tutti i dati sulle abitudini alimentari e sui sintomi ad esse associati, e li rende non solo disponibili al paziente, ma anche fruibili nel contesto del proprio percorso terapeutico, spiegandone le correlazioni: da questo punto di vista, la piattaforma assume anche un’importante valenza di educazione alimentare, ed è perfettamente in linea con uno dei valori fondamentali di Natrix, ovvero mettere in grado il paziente di essere responsabile in prima persona del proprio stato di salute.

In secondo luogo, il reparto Ricerca e Sviluppo di Natrix si sta muovendo in accordo con l’attuale tendenza della tecnologia, con importanti risultati in termini di semplificazione nell’utilizzo della piattaforma.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix al Gluten Free Expo

Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Fra pochi giorni, per la precisione dal 14 al 17 novembre, aprirà i cancelli la terza edizione di Gluten Free Expo, Salone internazionale dedicato ai prodotti e all’alimentazione senza glutine, quest’anno non più a Brescia ma nel quartiere fieristico RiminiFiera.

In un contesto che si rivolge a tutti gli attori di questa intolleranza alimentare, dai celiaci alle aziende agli addetti alla ristorazione, non poteva mancare Natrix, che presso il Padiglione D7, Stand X19, presenterà il nuovo Gluten Sensitivity Test, fra i primi presidi diagnostici in Italia in grado di rilevare la sensibilità al glutine non celiaca.

Attiva da più di un decennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, Natrix non solo ha reso disponibile il test per diagnosticare la sensibilità al glutine, ma propone protocolli alimentari specifici per il recupero della tolleranza, che possono essere somministrati al paziente mediante Telenutrizione, una piattaforma online di telemedicina che permette al paziente di gestire il proprio percorso in diretto contatto con il medico nutrizionista.

Una volta individuata questa patologia infatti, una specifica dieta per il recupero della tolleranza è in grado di far regredire i sintomi in tempi rapidi (già nel primo mese si assiste a una sensibile regressione della sintomatologia), oltre a prevenire lo sviluppo di altre allergie o sensibilità e soprattutto il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.

Sensibilità al glutine e Gluten Sensitivity Test.

La sensibilità al glutine, che abbiamo già approfondito in questo articolo, non è celiachia né allergia al grano, sebbene i sintomi si manifestino dopo l’assunzione di glutine e vadano in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

In base ai recenti studi del Prof. Alessio Fasano, coordinatore del gruppo di ricerca sulla celiachia dell’Università del Maryland, la Gluten Sensitivity interesserebbe il 6% della popolazione (laddove la celiachia si stima interessi un individuo su 100), è dose dipendente, e dal punto di vista della sintomatologia può essere ricondotta alle cosiddette ‘intolleranze alimentari’.

Spesso la sensibilità al glutine si verifica nei soggetti che soffrono di colon irritabile e di infiammazioni intestinali, poiché più facilmente il cibo non completamente digerito entra in contatto con l’immunità e scatena una risposta infiammatoria.

I sintomi intestinali più diffusi sono:

  • stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza;
  • difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali;
  • iperacidità gastrica, gastrite;
  • diarrea, stitichezza, irregolarità intestinale;
  • flatulenza, aerofagia.

I sintomi extraintestinali più diffusi sono:

  • orticaria, acne, dermatite;
  • cefalea, emicrania;
  • asma, tosse, raucedine, eccesso di muco;
  • alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni;
  • disturbi della libido, infiammazioni uro-genitali;
  • crampi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix utilizza la metodica standardizzata ELISA, e valuta la presenza di anticorpi:

  • IgA totali
  • IgA o IgG Anti-Transglutamminasi per escludere la possibile diagnosi di celiachia
  • IgA e IgG Anti-Gliadina per confermare la possibile sensibilità al glutine.

Il personale Natrix sarà a disposizione presso il Padiglione D7, Stand X19 per fornire tutti i dettagli su questa patologia di recente individuazione, sui propri test, e infine sui protocolli alimentari per il recupero della tolleranza, che in questo caso non significa solo accrescere la propria qualità di vita, ma prevenire l’instaurarsi di altre patologie.

I test sulle intolleranze alimentari di NatrixLab

NatrixLab al Nutrisan di Bolzano

NatrixLab, che da più di un decennio opera nel settore della diagnostica sulle intolleranze alimentari, parteciperà con un proprio stand al Nutrisan, la manifestazione su intolleranza alimentare e corretta alimentazione in programma a Bolzano dal 7 al 9 novembre 2014.

L’approccio di Nutrisan al concetto di ‘salute’ non è esclusivamente terapeutico, ma riguarda gli aspetti della prevenzione e del comportamento consapevole, allo scopo di diffondere la cultura di una corretta alimentazione e incrementare la qualità di vita per persone con intolleranze alimentari.

I settori dell’esposizione sono sei:

  1. Alimenti per intolleranti e allergici;
  2. Alimenti per particolari fasi della vita;
  3. Alimenti speciali per problemi di salute legati all’alimentazione;
  4. Functional/fortified food;
  5. Integratori naturali, tisane, erbe e fitoterapia;
  6. Attrezzi terapeutici.

In tale contesto, pensato sia per medici e farmacisti sia per persone con intolleranze alimentari o allergie, NatrixLab sarà a disposizione allo Stand A04/13 per informazioni sui propri test diagnostici.

I test sulle intolleranze alimentari di NatrixLab

Sono quattro in particolare i test di NatrixLab oggetto d’attenzione a Nutrisan, ovvero:

  1. Food Intolerance Test
    Le intolleranze alimentari (o forme allergiche ritardate) sono da associare a una vasta tipologia di sintomi che può interessare tutte le fasce d’età. Il Food Intolerance Test di NatrixLab, che si avvale della metodica ELISA, è disponibile nelle pannellature da 46, 92, 184 alimenti.Nel referto è incluso l’elenco degli alimenti, con a fianco di ciascun elemento non tollerato un istogramma che indica l’intensità della reazione nei confronti delle proteine alimentari caratteristiche di quel particolare alimento.Una volta eseguito il test, NatrixLab può anche fornire al paziente il protocollo alimentare per il recupero della tolleranza, che prevede dapprima l’eliminazione totale degli alimenti rilevati nel test, per proseguire poi con una graduale reintroduzione degli alimenti nella dieta.
  2. Celiac Test
    Il Celiac Test di NatrixLab, che si avvale della metodica ELISA ed è affidabile anche nei bambini a partire da un anno di età, permette di valutare la presenza di intolleranza permanente al glutine mediante il dosaggio degli anticorpi di classe G e A (IgG e IgA).Occorre osservare che la celiachia è una patologia sottostimata: in Italia si stima che vi siano poco più di 70.000 celiaci noti, a fronte di un numero reale valutato di circa 500.000 interessati.Eseguire il test in modo tempestivo e la conseguente adozione di un regime alimentare privo di glutine portano a un miglioramento e alla remissione totale della sintomatologia.
  3. Gluten Sensitivity Test
    I soggetti che soffrono di disturbi intestinali ed extra-intestinali correlati all’assunzione di glutine, ma che non sono né celiaci né allergici al frumento, rientrano in quella ‘zona grigia fra salute e celiachia’ oggi definita ‘sensibilità al glutine non celiaca’, di cui abbiamo diffusamente parlato in questo articolo.
    NatrixLab è fra i primi in Italia a proporre il Gluten Sensitivity Test, che sempre basandosi sulla metodica standardizzata ELISA, una volta esclusa la diagnosi di celiachia, offre un alto grado di sensibilità per i marcatori di sensibilità al glutine presi in analisi.
    Anche in questo caso, NatrixLab offre, a seguito della diagnosi di sensibilità al glutine, un collaudato protocollo di recupero tolleranza, che offre benefici in tempi rapidi (già dal primo mese si assiste alla regressione della sintomatologia) e previene il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.
  4. Dysbio Check
    Lungo il tratto digestivo staziona un’enorme quantità di batteri, a costituire un vero e proprio organo, il microbiota.Il tipo ed il numero di batteri intestinali contribuiscono a determinare lo stato di benessere o malessere dell’apparato digerente e dell’intero organismo.Con il termine Disbiosi s’intende l’alterazione della microflora, prevalentemente batterica, che alberga nell’intestino e causa sintomi estremamente variabili che rappresentano oggi un forte disagio sociale.
    Il Dysbio Check di NatrixLab è un test indiretto rileva la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano (e quindi derivati da un’incompleta digestione proteica), denominati Indicano e Scatolo, consentendo di verificare l’eventuale presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.

Infiammazione da cibo e idrocolonterapia

L’intervento di NatrixLab al congresso SICT del 25-26 ottobre

Siamo già intervenuti in tema di idrocolonterapia chiedendo qualche dettaglio al Dott. Antonio Pacella, che in questa intervista ha approfondito alcuni aspetti di una pratica medica allo stesso tempo antica e controversa, e ci ha fornito qualche anticipazione sul suo intervento dal titolo ‘Gluten sensitivity e intestino’, disponibile in versione integrale in formato PDF a questo indirizzo.

Uno degli argomenti della relazione che ha suscitato maggior interesse è l’infiammazione da cibo, affrontata in tale sede con particolare riferimento alla sensibilità al glutine.

L’infiammazione da cibo sta diventando un tema di grande attualità nel campo immunologico e diagnostico: le più recenti scoperte scientifiche hanno infatti dimostrato la presenza di una vasta gamma di alimenti in grado di provocare nell’uomo un’infiammazione cronica di bassa intensità.

Una sintomatologia costituita da una serie di fastidi, talvolta anche gravi, di natura intestinale o extra intestinale, che fino a qualche anno fa veniva comunemente ricondotta nell’ambito delle intolleranze alimentari, trova oggi una più precisa collocazione nell’infiammazione da cibo: consumare spesso gli stessi alimenti, specialmente se in grande quantità, sottopone le cellule intestinali al perpetuarsi di uno stimolo che può provocare uno stato infiammatorio.

È proprio in tale contesto che si va ad inserire la sensibilità al glutine.

Sensibilità al glutine e infiammazione da cibo.

Abbiamo già parlato di sensibilità al glutine in un articolo che ne evidenzia le differenze rispetto alla celiachia, enumera i sintomi di natura intestinale e extra intestinale, e propone il Gluten Sensitivity Test, fra i primi in Italia in grado di diagnosticare tale patologia.

Quali sono le cause che rendono la sensibilità al glutine un sorvegliato speciale nell’ambito delle infiammazioni da cibo?

Il consumo in quantità sempre maggiori di cereali raffinati, e in particolare di pane, pasta, pizza e derivati, sta portando negli ultimi anni a un incremento significativo della frequenza delle reazioni avverse al glutine, con un range sempre più ampio di manifestazioni.

In Europa il consumo medio di glutine è circa 20 grammi al giorno. Ma molte persone, per via di una alimentazione ormai quasi priva di grassi, demonizzati dalle più recenti filosofie nutrizionali esistenti, arrivano a consumarne fino a 50 ed oltre nell’intera giornata.

Tra i fattori che hanno condizionato questo incremento di intolleranza al glutine non ci sono soltanto le cattive abitudini alimentari: un ruolo di primo piano va attribuito alle esigenze della produzione industriale degli alimenti, che ha favorito la selezione di varianti di grano con maggiore contenuto di glutine per ottenere impasti più elastici, ovvero più adatti alla lavorazione meccanizzata e con tempi di lievitazione inferiori rispetto al passato.

Esigenze, queste, di ambito tecnologico più che nutrizionale, perché le proteine del glutine (composto non presente in natura, che si forma quando la farina, contenente gliadina e glutenina, viene impastata con acqua) sono scarsamente digerite nello stomaco umano, e spesso giungono a contatto con la parete intestinale ancora intatte o in frammenti di grosse dimensioni, in grado di scatenare reazioni avverse di vario tipo.

In particolare la gliadina, principale proteina del glutine, altera l’omeostasi intestinale causando aumento della permeabilità intestinale, riduzione delle proteine muscolari dell’intestino, apoptosi (morte cellulare): tutto ciò va a definire non una forma attenuata di celiachia, ma appunto la sensibilità al glutine, una patologia a sé stante perché diversa dal punto di vista molecolare, sebbene scatenata dalla stessa causa.

Una volta rilevata tale patologia mediante il Gluten Sensitivity Test, un ideale protocollo terapeutico potrebbe essere costituito dall’idrocolonterapia, trattamento che permette l’eliminazione di tutti i rifiuti che si sono depositati sulle pareti intestinali, e una dieta per il recupero della tolleranza, che si basa sulla necessità di cancellare la memoria immunologica del nostro organismo mediante l’eliminazione del glutine, per poi riprogrammarla mediante la sua graduale reintroduzione.

Idrocolonterapia, un congresso a Bologna il 25 e 26 ottobre 2014

Idrocolonterapia è pratica medica

L’idrocolonterapia è un metodo efficace di lavaggio dell’intestino che avviene inoculandovi delicatamente acqua dolce filtrata.

Tale metodica si basa sulla logica che, se l’intestino non funziona bene, il corpo trattiene sostanze tossiche (scarti e prodotti del metabolismo alimentare) con il rischio di un accumulo di tossine nell’organismo.

NatrixLab, i cui punti di forza sono la produzione di test specifici per la valutazione del benessere intestinale, interverrà al congresso ‘Idrocolonterapia è pratica medica’, organizzato a Bologna il 25 e 26 ottobre dalla Società Italiana di Idrocolonterapia, dove presenterà in anteprima nazionale Newcolon, la nuova apparecchiatura per l’idrocolonterapia.

Si tratta di un dispositivo progettato considerando tutti gli elementi tecnici utili all’operatore nel rispetto del massimo comfort del paziente: composto di due sezioni separabili tra loro (la parte superiore è il dispositivo vero e proprio, quella inferiore è il carrello di supporto), è di dimensioni compatte, facilmente trasportabile, e non avendo batterie interne di alcun tipo, viene alimentato a bassa tensione, con riduzione al minimo dei rischi per paziente e operatore, da un piccolo alimentatore esterno AC/DC medical grade, a doppio isolamento.

Display grafico con touch screen, microprocessore interno che elabora i dati dei trattamenti, telecomando per il controllo dell’irrigazione e dello scarico del paziente, filtro acqua (PALL mod. AQIN) monouso sono alcune delle prerogative del nuovo macchinario che verrà presentato al congresso SICT.

In tema di idrocolonterapia, abbiamo chiesto qualche informazione al Dott. Antonio Pacella, Medico Chirurgo, specialista in Scienza dell’Alimentazione, che sabato 25 ottobre interverrà con una relazione dal titolo ‘Gluten Sensitivity e intestino’.

Conversazione con il Dott. Antonio Pacella

antonio_pacellaDi recente sul nostro sito internet siamo intervenuti sulla relazione fra sistema immunitario e benessere intestinale. Come si inserisce l’idrocolonterapia in tale contesto?
L’idrocolonterapia è una pratica che risale alla notte dei tempi: basti pensare che ha origine da pratiche risalenti alla medicina egizia del XVI secolo a.C.

Occorrerà attendere il XIX secolo prima che la procedura diventi abbastanza simile a quella praticata oggi.

Se vuole qualche riferimento preciso, posso citare Hervey Kellog, noto gastroenterologo statunitense che nel 1906 pubblicò un trattato sull’idrocolonterapia, e due studiosi di igiene sempre statunitensi, James A. Wiltsie e Joseph E. G. Waddington, che ritenevano esistesse uno stretto collegamento fra cattiva salute intestinale e cattiva salute generale.

Mi pare di capire che ci stiamo riferendo a un approccio olistico al paziente: è corretto?
Sì, è corretto. A questo proposito mi piace citare il Dott. Anthony Bassler, Professore di Gastroenterologia a New York, che a conclusione dell’osservazione di oltre 5.000 casi clinici studiati per circa 25 anni, negli anni ’30 affermò la disbiosi intestinale essere il più importante fattore primario e favorente di molti disordini e malattie del corpo umano.

L’idrocolonterapia viene sempre associata a istruzioni igieniche e dietetiche che interessano tutta la sfera di vita del malato, chiamato in prima persona ad essere responsabile di uno stato di pulizia generale che deve essere mantenuto anche dopo il trattamento.

Questo è un terreno un po’ insidioso…
Sì, anche all’epoca di Kellog, ad esempio, l’American Medical Association screditò l’idrocolonterapia, e anche oggi le posizioni in ambito medico sono tutt’altro che concordi: si tratta infatti di una delle terapie che si basano sul concetto di ‘intossicazione’ del corpo, concetto molto affascinante ma ad oggi scarsamente provato.

In generale, quindi, perché si fa l’idrocolonterapia?
Ogni giorno siamo esposti a tossine indotte dall’alimentazione, dallo stress, dall’inquinamento, che si depositano nel nostro colon e possono essere la causa di numerose patologie che interessano varie regioni del nostro corpo, come le vie respiratorie, la pelle, il sistema nervoso e le vie digestive.

L’idrocolonterapia permette l’eliminazione di tutti i rifiuti che si sono depositati sulle pareti del nostro intestino, facendo ritrovare al colon il suo ottimale funzionamento, in modo da favorire la naturale immunità e riequilibrare il processo di assimilazione ed eliminazione delle sostanze, con il conseguente miglioramento della salute globale dell’individuo.

Nel suo intervento al congresso SICT parlerà di una patologia, la sensibilità al glutine, la cui sintomatologia è assimilabile al colon irritabile. Può darci qui un’anticipazione del suo intervento?
Sì certo. Come avviene per altre condizioni di infiammazione da cibo, anche nella Gluten Sensitivity, i sintomi più comunemente riscontrati riguardano soprattutto l’intestino (permeabilità intestinale, gonfiore, diarrea, sindrome del colon irritabile, gastrite), ma anche, spesso come riflesso, il sistema respiratorio (sinusiti, bronchiti, faringiti, infezioni ripetute, asma), la pelle (eczema, orticaria dermatiti, psoriasi), il sistema nervoso (mal di testa, difficoltà di concentrazione, sindrome da stanchezza cronica, insonnia), quello genito-urinario (cistiti, vaginiti, candidosi) e quello muscolare (dolori articolari e muscolari, crampi, artrite).

È proprio la permeabilità intestinale, anche se in misura attenuata rispetto alla celiachia, a rappresentare un sintomo di grande importanza.

Infatti molti studi sulla permeabilità della barriera gastro-intestinale indicano che, in presenza di un intestino con flora batterica compromessa, viene alterata anche la produzione di enzimi digestivi, determinando la riduzione delle normali funzioni biochimiche relative a Ph, vitamine, peptidi e batteri, causando una infiammazione submucosale secondaria, tale da alterare alcuni pattern enzimatici presenti sulle membrane cellulari, in particolare sui microvilli, che in condizioni di normalità permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento dei micronutrienti, mentre in condizioni patologiche favoriscono il passaggio di macro-molecole oltre la barriera gastro-intestinale.

Quando questo avviene, tali macromolecole, possono essere identificate come NON self e scatenare risposte immunologiche.

Per migliorare questa situazione, abbiamo a disposizione diverse terapie, tra cui chiaramente l’alimentazione, l’integrazione nutrizionale e naturalmente l’idrocolonterapia.

Sistema immunitario e benessere intestinale

Cambio di stagione e sistema immunitario

Abbiamo già visto di recente, trattando dello stress ossidativo, come l’autunno metta a dura prova il nostro sistema immunitario e il nostro organismo e allo stesso tempo fornisca il corredo necessario per difenderci: da un lato il cambio di stagione, con la ripresa delle attività e l’abbassamento delle temperature, è un fattore sfavorevole; dall’altro la frutta e i prodotti di stagione, come uva, olio, vino, sono ricchi di antiossidanti che aiutano l’organismo a ritrovare il proprio equilibrio.

Rinforzare il sistema immunitario è fondamentale per difendersi dai cosiddetti ‘mali di stagione’ come le contratture muscolari o le malattie da raffreddamento, ma ciò è possibile solo a patto che il nostro organismo sia in grado da un lato di assimilare correttamente le sostanze benefiche, dall’altro di intercettare ed eventualmente distruggere gli elementi dannosi.

In questo, non avevano tutti i torti i nostri vecchi nel sostenere che un intestino in ordine aiuta a resistere alle malattie, perché l’intestino è la sede della più importante stazione immunitaria del nostro corpo.

Intestino e benessere

Il sistema immunitario, com’è noto, ha la capacità di distinguere tra le sostanze endogene o esogene che non costituiscono un pericolo e che dunque possono o devono essere preservate, e le molecole che invece si dimostrano nocive per l’organismo e che devono quindi essere eliminate.

disbiosi_intestinale_postL’intestino è l’area più estesa dell’organismo sottoposta a costante stimolo antigenico in seguito all’ingestione degli alimenti: per dare un’idea dell’importanza del benessere intestinale sul nostro stato di salute, occorre considerare che l’intestino ha un’estensione di circa 300 metri quadrati, e mediamente, nell’arco della vita di un individuo, il tubo digerente viene attraversato da circa 30 tonnellate di cibo e 50 mila litri di liquidi.

Il nostro apparato digerente, ed in modo particolare l’intestino, è colonizzato da moltissimi microrganismi che, nel loro insieme, costituiscono la flora batterica residente (biota intestinale).

La flora intestinale è costituita da un insieme di batteri i quali, convivendo in un determinato equilibrio contribuiscono allo stato di salute generale: possiamo definirlo un ecosistema costituito da diverse specie di microrganismi che comincia a svilupparsi fin dai primi giorni di vita del neonato.

La condizione di equilibrio tra le varie specie di batteri è definita eubiosi; se invece prevalgono ceppi patogeni, si dice che l’intestino è in uno stato di disbiosi.

In pratica la flora batterica benefica agisce come barriera difensiva, creando un ambiente inospitale agli agenti patogeni, modificando il pH intestinale e riducendo i substrati che favoriscono la proliferazione dei ceppi patogeni.

L’alterazione della flora batterica, ovvero la disbiosi, si ha quando i batteri pro-flora (tra cui Lactobacillus Acidophilus e Biphidus) diminuiscono e quelli nocivi aumentano. Altre volte alcuni tipi di batteri mutano divenendo a loro volta patogeni.

Questo mutamento della flora intestinale rende impossibile la completa elaborazione dei materiali fecali, si generano pertanto fermentazioni anomale e putrefazioni che, oltre a variare la temperatura intestinale, infiammano la mucosa e poi intossicano l’intestino e quindi tutto l’organismo e riducono notevolmente l’efficacia del sistema immunitario.

È possibile valutare la disbiosi intestinale attraverso un semplice test sulle urine, che consente di evidenziare l’eccesso o l’assenza di metaboliti derivati dalle attività metaboliche della flora batterica intestinale.

Il test rileva la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano, denominati indicano e scatolo, consentendo di verificare l’eventuale presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.

Tornando quindi ai consigli dei nostri vecchi, valutare il benessere intestinale è effettivamente il primo passo per monitorare gli effetti della stagionalità e dello stile di vita sul nostro stato di salute generale.

Cereali, pseudocereali e glutine: facciamo un po’ di chiarezza

Si fa presto a dire ‘cereali’

Sapere se un alimento contiene glutine è di fondamentale importanza per chi soffre di celiachia o di sensibilità al glutine: ancor prima di leggere l’etichetta di ciò che compriamo, o di informarci su ciò che ci viene offerto, occorre avere alcune linee guida generali.

Prima ancora di definire da quali cereali derivi il glutine e da quali no, conviene stabilire cosa siano i cereali, perché il termine non è così chiaro come sembra: ad esempio, è di qualche mese fa la notizia di un disegno di legge nel quale, a tutela del Made in Italy, alcuni deputati avrebbero voluto limitare l’importazione di grano saraceno, evidentemente pensando si trattasse di un frumento alloctono utilizzato nella preparazione delle nostre paste alimentari a discapito della loro italianità.

La confusione nasce dal fatto che il termine ‘cereale’ è di ambito culturale e commerciale, non botanico: definisce cioè una materia prima in base alla tradizione d’uso e alla collocazione sul mercato, non in base alla distinzione fra differenti famiglie di piante erbacee.

Il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, alla voce ‘cereale’, riporta: “Appartenente a Cerere, antica Dea delle biade, la quale supponevasi avere insegnato agli uomini l’uso del frumento“.

È quindi un cereale qualsiasi pianta erbacea in grado di produrre frutti che, macinati, danno farina per pane e per altri cibi: prodotti che il culto Romano riconduceva a Cerere, dea della fertilità e dei raccolti, che aveva insegnato agli uomini la coltivazione dei campi.

Stando a questa definizione quindi, il termine ‘pseudocereale’, ormai entrato nell’uso per individuare grano saraceno, amaranto, quinoa, sarebbe improprio, perché presuppone che i “veri” cereali siano unicamente le piante appartenenti alla famiglia delle Graminacee.

schema botanico dei cereali

Cereali per alimenti con glutine

I cereali che vengono utilizzati nella preparazione di alimenti con glutine sono:

  • Frumento: le specie più importanti sono il grano tenero (Triticum vulgare), e grano duro (Triticum durum): il primo viene utilizzato per pane e prodotti da forno, il secondo per le paste alimentari.
    Da notare che il frumento è presente anche in alimenti come cuscus, semolino, cereali per colazione, prodotti precotti o surgelati con panatura, insaccati, alimenti in scatola, salse e condimenti, bevande come cioccolata, birra, gin, whiskey e vodka.
  • Kamut: è un marchio registrato della società americana Kamut International, che designa una varietà di grano duro, quindi impiegato nella preparazione di alimenti con glutine.Viene impiegato nella preparazione di cereali per la colazione, muesli, minestre, zuppe, e la farina che se ne ricava è usata nella preparazione di pane, pasta, biscotti, spuntini, focacce, crespelle.
  • Farro: varietà di grano molto popolare nell’antica Roma, con valore nutrizionale simile al grano tenero (Triticum spelta, Triticum monococco).È molto diffuso sotto forma di grani (zuppe, minestre, ecc.) oppure sotto forma di farina per la preparazione di paste, dolci, ecc.
  • Segale: è il cereale tipico dei Paesi Nord Europei, dove la farina è usata da sola o mescolata al frumento per fare il pane di segale dal caratteristico colore scuro. Contiene secalina, che al pari della gliadina concorre alla formazione del glutine.
  • Orzo: (Hordeum vulgare) è utilizzato prevalentemente come malto per la produzione della birra, del whiskey e nella panificazione; come succedaneo del caffè dopo torrefazione e per la preparazione di prodotti dietetici.
    Contiene un omologo della gliadina del grano chiamata ordeina.
  • Avena: (Avena sativa) è la specie più nota del genere Avena. Storicamente l’avena è stata sempre esclusa dall’alimentazione gluten free a causa della presenza, come proteina di riserva, dell’avenina.Ad oggi si consiglia di introdurre nella dieta, anche se in piccole dosi, solo avena di cui si conosce l’assenza di contaminazione con cereali contenenti glutine.

Cereali per alimenti senza glutine

Fra i cereali alla base di alimenti senza glutine annoveriamo:

  • Mais: (Zea mays) il mais è un cereale naturalmente privo delle proteine che formano il glutine, utilizzato nell’alimentazione come: pop corn e corn flakes, olio estratto dal germe, snack e prodotti della macinazione della cariosside. Il mais può essere utilizzato per la produzione della birra al posto dell’orzo, oppure consumato sotto forma di farina (polenta).
  • Riso: (Oryza sativa) è uno dei cereali più ricchi di amido (oltre il 75%) e poveri di proteine (6-7%).
  • Miglio: (Panicum miliaceum) largamente usato all’epoca dei Romani e oggi in disuso a favore di cereali più produttivi. Può essere presente in zuppe e minestre ai cereali.

“Pseudocereali”

Gli “pseudo cereali”, ovvero i cereali non facenti parte della famiglia delle Graminacee, sono:

  • Amaranto: (Amaranthus caudatus, Amaranthus cruentus e Amaranthus hypochondriacus) non dà origine ad alimenti con glutine, i semi possono essere presenti in zuppe e minestre a base di legumi e cereali.
  • Quinoa: (Chenopodium quinoa) non contiene glutine ed è molto ricca di proteine. I semi possono essere presenti in zuppe e minestre a base di legumi e cereali.
  • Grano saraceno: (Fagopyrum esculentum) è stato sempre collocato tra i cereali pur non appartenendo alla famiglia delle Graminacee. È una buona fonte di fibre e di minerali ed è privo di glutine, viene utilizzato nelle minestre, specialmente di verdure e, in forma di farina, per la polenta saracena, crespelle e la preparazione della pasta alimentare.

La Gluten Sensitivity: quella “zona grigia” fra salute e celiachia

Cos’è la Gluten Sensitivity (sensibilità al glutine)

Per chiarire cosa sia la Gluten Sensitivity (sensibilità al glutine) occorre prima dire cosa non è: non si tratta infatti di celiachia né di allergia al grano, sebbene i sintomi si manifestino dopo l’assunzione di glutine e vadano in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

Il Prof. Alessio Fasano, coordinatore del gruppo di ricerca sulla celiachia dell’Università del Maryland, e autore del primo studio di un certo rilievo su questo tema, la spiega così: “Provate a immaginare il rapporto con il glutine su uno spettro continuo.

Ad un’estremità dello spettro ci sono i pazienti celiaci, che non tollerano nemmeno un grammo di glutine nella dieta.
All’estremità opposta, invece, ci sono le persone fortunate che possono mangiare la pizza, la pasta e i biscotti e bere la birra senza sentirsi male.

Nel mezzo, nella zona grigia dello spettro ci sono le reazioni al glutine, come quelle di sensibilità, su cui fino ad oggi si sapeva ben poco.
Proprio in questa zona stiamo cercando le risposte relative alla diagnosi e alla cura della Gluten Sensitivity, che oggi sappiamo essere una patologia specifica”.

In base ai primi dati forniti dal Prof. Fasano, il fenomeno sembra interessare il 6% della popolazione americana, e considerate le abitudini alimentari del nostro Paese, decisamente orientate verso cibi contenenti glutine (pane, pasta, pizza), è ragionevole presumere che tale percentuale sia da ritoccare al rialzo.

Sintomatologia

A differenza della celiachia, in cui l’ingestione di glutine provoca il danneggiamento della mucosa intestinale con conseguente malassorbimento, nella Gluten Sensitivity la sintomatologia, che è dose dipendente e può essere intestinale e/o extra-intestinale, è più riconducibile a quella data dalle reazioni avverse agli alimenti, le cosiddette “allergie ritardate”, o più conosciute ma impropriamente definite “intolleranze alimentari“.

tabella sintomi gluten sensitivity

In particolare, fra i sintomi intestinali si registrano: difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali, iperacidità gastrica, gastrite, diarrea, stipsi, irregolarità intestinale, flatulenza, aerofagia.

A livello extra-intestinale invece possiamo annoverare: stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza, orticaria, acne, dermatite, cefalea, emicrania, asma, tosse, raucedine, eccesso di muco, alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni, disturbi della libido, infiammazioni uro-genitali frequenti, crampi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari.

Diagnosi di Gluten Sensitivity

copertina pieghevole test gluten sensitivityNatrixLab, sulla scorta di più di un decennio di esperienza nella diagnosi e nella ricerca delle intolleranze alimentari, ha messo a punto e reso disponibile a farmacie, laboratori di analisi, medici nutrizionisti il “Gluten Sensitivity & Celiac Test”, fra i primi sul mercato italiano.

Il Gluten Sensitivity & Celiac Test utilizza la metodica standardizzata ELISA, che offre un alto grado di sensibilità e specificità per i marcatori di sensibilità al glutine presi in analisi.

Gli esami specifici che si vanno ad effettuare sono la valutazione della presenza di anticorpi IgA totali, di anticorpi anti-transglutamminasi IgA (o IgG nel caso di scarso titolo di IgA totali) per escludere la possibile diagnosi di celiachia, e di anticorpi anti gliadina IgA e IgG per rilevare la possibile presenza di Gluten Sensitivity.

Trattamento

login telenutrizioneL’unico trattamento efficace ad oggi conosciuto per alleviare o migliorare i sintomi di questa sensibilità consiste nel seguire un protocollo dietetico che induce remissione della sensibilità al glutine.

Un’alimentazione corretta, oltre a far regredire i sintomi in tempi rapidi (già nel primo mese si assiste alla regressione della sintomatologia), previene lo sviluppo di altre allergie o sensibilità e soprattutto il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.

NatrixLab, che insieme alla diagnostica ha individuato percorsi per il recupero delle tolleranze alimentari, ha messo a punto protocolli ormai ampiamente collaudati, che si basano sulla necessità di cancellare la memoria immunologica del nostro organismo e riprogrammarla.

A beneficio di farmacie, laboratori di analisi, nutrizionisti, NatrixLab mette a disposizione Telenutrizione®: una piattaforma telematica da offrire ai pazienti per seguire, in contatto diretto con una equipe medica, specifici protocolli alimentari, fra i quali la dieta per il recupero della tolleranza al glutine.

Grazie a Telenutrizione® sono sufficienti un PC e una connessione internet per essere accompagnati passo passo attraverso il percorso, con la possibilità di compilare il proprio diario alimentare, evitare errori e tenere sotto controllo l’andamento della terapia, ricorrendo, ove necessario, al consulto diretto col medico.

Informazioni e approfondimenti

Per avere informazioni sul Gluten Sensitivity & Celiac Test, contatta NatrixLab all’indirizzo email info@natrixlab.it, oppure chiama lo 0522 514537.