SIBO: SINTOMI, DIAGNOSI E CURE

Che cos’è la SIBO?

La SIBO (acronimo di small intestinal bacterial overgrowth o sovracrescita batterica intestinale dell’intestino tenue) è una condizione clinica caratterizzata da una sindrome di malassorbimento determinata da un aumento di concentrazione di microorganismi nell’intestino tenue.

Sintomatologia

I sintomi associati alla SIBO includono forme lievi come un’alternanza tra stipsi e diarrea e quelle più gravi caratterizzate da malassorbimento intestinale, carenze vitaminiche (come vitamina D e B12), anemia e denutrizione. Le variazioni di sintomatologia sono dovute a diversi fattori tra cui: l’entità della contaminazione (carica batterica), l’estensione del tratto intestinale interessato, le specie batteriche implicate e le condizioni di base responsabili. I sintomi più frequenti sono:

  • diarrea
  • flatulenza
  • gonfiore addominale
  • dolore addominale cronico

Quali sono le possibili cause di SIBO?

Tale situazione clinica può avere cause multifattoriali come alterazioni dell’anatomia intestinale, della motilità gastrointestinale o mancanza della secrezione acida gastrica. Ma, ad oggi, la causa più frequente appare quella associata alla terapia a lungo termine con inibitori della pompa protonica (PPI). Le alterazioni anatomiche dello stomaco e/o dell’intestino tenue promuovono la stasi del contenuto intestinale, con conseguente proliferazione batterica. Le condizioni che causano o richiedono alterazioni anatomiche comprendono la diverticolosi del piccolo intestino, le anse cieche chirurgiche, gli stati postgastrectomia (soprattutto nell’ansa afferente di una Billroth II), le stenosi o l’ostruzione parziale. La clearance batterica può essere compromessa anche dai disturbi della motilità intestinale associati a neuropatia diabetica, sclerosi sistemica, amiloidosi, ipotiroidismo e pseudo-ostruzioni intestinali idiopatiche. L’anacloridria e le modificazioni idiopatiche della motilità intestinale possono causare sovracrescita batterica nei soggetti anziani. Le specie più frequenti nella SIBO comprendono gli streptococchi, Bacteroides, Escherichia, Lactobacillus, Klebsiella e Aeromonas. I batteri in eccesso consumano i nutrienti, compresi i carboidrati e la vitamina B12, causando una deprivazione calorica e un deficit di vitamina B12. Tuttavia, siccome i batteri producono folati, tale deficit è raro. I batteri deconiugano i sali biliari, impedendo la formazione delle micelle con conseguente malassorbimento dei grassi. Una grave sovracrescita batterica danneggia anche la mucosa intestinale. Il malassorbimento dei grassi e il danno alla mucosa possono causare diarrea. La SIBO, inoltre, si trova frequentemente associata a condizioni patologiche intestinali quali la celiachia e l’intolleranza al lattosio.
lente su intestino per sibo

Come si effettua la diagnosi di SIBO?

I test diagnostici per la diagnosi di SIBO sono:

  • Breath Test (test del respiro)
  • Coltura quantitativa del succo intestinale
  • Diagnostica per immagini

Nel caso del Breath test, è possibile eseguire due tipologie di esame a seconda del caso:

  • il Breath test al Glucosio che analizza l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata prima e dopo avere assunto una soluzione contenente glucosio.
  • Il Breath test al Lattulosio che analizza sempre l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata ma prima e dopo avere assunto una soluzione contenente lattulosio.

Prima di eseguire il test del respiro, si raccomanda ai pazienti di evitare l’uso di antibiotici, lassativi e fermenti lattici per almeno 10 giorni. Inoltre bisogna rispettare una dieta specifica il giorno precedente e presentarsi a digiuno il giorno dell’esame.

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L’esame colturale quantitativo dell’aspirato delle secrezioni intestinali invece, da esito positivo quando si misura una conta batterica > 103/mL. Questa metodica, comunque, richiede un esame endoscopico invasivo. Se le alterazioni anatomiche non sono dovute a un precedente intervento chirurgico, bisogna eseguire uno studio radiologico contrastografico del tratto gastrointestinale superiore con tenue seriato per identificare le lesioni anatomiche predisponenti.

In alternativa, si può eseguire l’enterografia TC o l’enterografia a RM. L’esame colturale quantitativo risulta di difficile applicabilità a causa di diversi limiti: presenta una scarsa sensibilità diagnostica scarsa a causa dell’impossibilità a raggiungere i tratti digiuno-ileali distali, è invasiva e scarsamente riproducibile, è soggetta a contaminazione da parte di batteri del cavo orofaringeo ed è penalizzata dalla possibilità di colonizzazione da parte di batteri non coltivabili.

Il breath test quindi, pur essendo un test diagnostico “indiretto”, ha il grande vantaggio di non essere invasivo, di essere riproducibile, poco costoso e di possedere sensibilità e specificità ottime ai fini clinici.

Come trattare questa problematica?

Il trattamento della SIBO deve essere eseguito sotto controllo medico, generalmente può prevedere:

  • Antibiotici somministrati per via orale
  • Modificazione della dieta

Il trattamento con antibiotici può essere ciclico, se i sintomi tendono a ripresentarsi, e può essere modificato in base alla coltura e alla sensibilità. Tuttavia, cambiare il trattamento antibiotico può essere difficile a causa della coesistenza di diversi ceppi batterici. Poiché i batteri metabolizzano soprattutto i carboidrati nel lume intestinale anziché i grassi, una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati e fibre può essere d’aiuto. Le condizioni sottostanti e i deficit nutrizionali (p. es., vitamina B12) devono essere corretti. Un approccio terapeutico complementare utile è un trattamento con probiotici di 2-3 settimane successivo al trattamento con antibiotico.

 

Bibliografia

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Helicobacter Pylori: il batterio “nemico” dello stomaco

Cos’è l’Helicobacter Pylori e cenni storici

Helicobacter pylori è un batterio gram negativo, spiraliforme, isolato dagli scienziati Marshall e Warren.

Per tutto il secolo scorso si è ritenuto che l’ulcera fosse provocata prevalentemente dall’assunzione di cibi acidi o dallo stress.

Soltanto all’inizio degli anni Ottanta prende forma una nuova teoria, secondo cui l’origine dell’ulcera sarebbe prevalentemente infettiva. Nel 1982, i due medici australiani Robin Warren e Barry Marshall isolano per la prima volta un batterio, Helicobacter pylori, che sembra essere il miglior candidato per spiegare lo sviluppo dell’ulcera gastrica e duodenale. Soltanto nel 1994 il National Institute of Health (Nih) americano dichiara l’esistenza di una stretta associazione tra l’ulcera gastroduodenale e l’infezione da Helicobacter. Nel 1996 la Food and Drug Administration (Fda) approva negli Stati Uniti il primo trattamento antibiotico specifico.

Helicobacter pylori, una volta raggiunto lo stomaco, difficilmente viene raggiunto e attaccato dalle cellule del sistema immunitario, riuscendo così a colonizzare la mucosa gastrica nonostante il pH molto acido dello stomaco crei un ambiente generalmente ostile per la crescita batterica.

Il nostro stomaco, infatti, attraverso la produzione di acido cloridrico da parte di alcune cellule appositamente deputate, le cellule ossintiche (o parietali), ha proprio il compito di rendere il cibo più sicuro, eliminando l’eventuale presenza di batteri patogeni che potremmo introdurre con l’alimentazione. Il batterio Helicobacter pylori, invece, non solo riesce a sopravvivere alle condizioni estreme di acidità gastrica, ma grazie ad alcuni meccanismi propri, riesce a creare attorno a sé un microambiente alcalino che lo protegge e gli permette di colonizzare e proliferare in corrispondenza della mucosa gastrica.

Riesce a sopravvivere nell’ambiente gastrico grazie all’ureasi, un enzima che fa aumentare il pH circostante e riesce a penetrare lo strato mucoso più esterno e ad ancorarsi a quello che ricopre la parete interna dello stomaco, dove l’acidità è inferiore, grazie alla sua con conformazione ad elica, da cui prende il nome.

Dati dell’Istituto superiore di sanità stimano che Helicobacter pylori sia presente nello stomaco di circa 25 milioni di italiani, ma la presenza di H. Pylori nel tratto gastrico non è sempre legata a conseguenze dal punto di vista clinico. L’infezione, infatti, è spesso asintomatica, ma talvolta può provocare gastrite e ulcere a livello dello stomaco o del duodeno, il primo tratto dell’intestino. L’ulcera è un’irritazione o un vero e proprio foro che si forma nella mucosa, che produce un dolore intenso, soprattutto a stomaco vuoto. Inoltre, a lungo termine l’infezione può favorire lo sviluppo di un tumore dello stomaco, aumentandone di 2-6 volte il rischio, o viceversa può proteggere contro questo tipo di cancro.

Infatti, numerosi studi sull’andamento del numero di casi di tumore allo stomaco nel mondo confermerebbero il duplice e opposto ruolo del batterio. L’infezione cronica con Helicobacter pylori è un fattore di rischio per il tumore dello stomaco. Studi recenti hanno dimostrato che il batterio sembra favorire i tumori che si formano vicino al cardias, l’orifizio attraverso il quale l’esofago sbocca e s’immette nello stomaco, aumentandone di circa sei volte il rischio. Per contro, diversi studi suggeriscono che la presenza del batterio, proprio a livello del cardias, riduca il rischio che si formi un tumore in questa sede, invece che aumentarlo. L’effetto protettivo deriverebbe dalla capacità di Helicobacter di ridurre l’acidità dei succhi gastrici, cioè delle secrezioni prodotte dallo stomaco. In tal modo queste diventerebbero meno irritanti per le pareti, riducendo gli stimoli nocivi ripetuti che scatenano lo sviluppo di un tumore.

Lo stesso fenomeno provocherebbe una riduzione del rischio di adenocarcinoma dell’esofago nelle persone cronicamente infette.

Quali sono i sintomi più comuni dell’infezione da Helicobacter Pylori?

  • Bruciore di stomaco
  • Dolore addominale
  • Reflusso gastroesofageo
  • Nausea
  • Perdita di appetito
  • Gonfiore
  • Vomito

 Quali sono le cause dell’infezione da Helicobacter Pylori

Ad oggi, le modalità di trasmissione sono ancora poco chiare e l’uomo è l’unico serbatoio noto di questo batterio. La modalità di trasmissione più probabile è quella orale, o oro-fecale. Altre possibili vie di contagio sono il contatto con acque, alimenti e bevande o con strumenti endoscopici contaminati, ma non esistono ancora dati definitivi al riguardo.

Come effettuare la diagnosi?

Per diagnosticare l’infezione esistono diversi metodi:

  • Test su campione fecale: con un esame diagnostico è possibile andare a ricercare gli anticorpi anti-helicobacter pylori in un campione di feci
  • Test sierologici: consistono nella ricerca nel sangue di anticorpi IgG specificamente diretti contro H. pylori
  • Test del respiro, o breath test: dopo aver somministrato al paziente dell’urea marcata radioattivamente, si misura la quantità di anidride carbonica emessa con l’espirazione; questo gas costituisce infatti il prodotto metabolico del batterio in presenza di urea
  • Endoscopia: durante l’esame vengono prelevati campioni (biopsie) della mucosa dello stomaco e del duodeno, analizzati poi al microscopio alla ricerca del batterio. Questo esame è considerato lo standard ottimale per la diagnosi dell’ulcera ma è un esame invasivo.

Trattamento e prevenzione

Una volta accertata l’origine infettiva dell’ulcera, il trattamento consiste in una terapia a base di uno o due antibiotici. Per alleviare i sintomi, inoltre, vengono solitamente associati farmaci antiacidi, come gli inibitori di pompa. Se viene condotta in modo regolare, la terapia risulta risolutiva nel 90% dei casi.

Poiché si sa ancora poco sulle modalità di trasmissione di Helicobacter pylori, anche le misure preventive disponibili sono scarse. In generale, si raccomanda comunque di lavarsi bene le mani, mangiare cibo adeguatamente cucinato e bere acqua sicura.
nutrizionista da percorso contro helicobacter pylori

Quale può essere la terapia nutrizionale?

La terapia nutrizionale deve comprendere l’eliminazione o la limitazione degli alimenti che vanno ad aumentare la secrezione di succhi gastrici e che esercitano una pressione sullo stomaco favorendo il reflusso gastrico.

Cibi da evitare o da ridurne al minino la frequenza di consumo:

  • Vino e superalcolici
  • Caffè e bevande/alimenti contenenti caffeina o teina (tè, coca cola, cacao, cioccolato, bevande energizzanti)
  • Bevande gassate, liquidi caldi o troppo caldi
  • Spezie piccanti (peperoncino, pepe ecc.)
  • Alimenti di origine animale troppo ricchi in grassi: burro, strutto, margarina, panna, salse (maionese, ecc.), formaggi (spalmabili, fermentati, piccanti, molto staagionati), insaccati (mortadella, salame, salsiccia, pancetta, coppa, ciccioli, cotechino e zampone), brodi ed estratti di carne, minestre, sughi e cibi pronti
  • Pesce conservato in scatola, in salamoia o affumicato
  • Agrumi e succo d’agrumi, pomodoro (soprattutto crudo), cipolla, peperoni, aglio, menta
  • Zucchero, dolci, panna e creme, caramelle, cioccolatini, gomme da masticare

Cibi da consumare con moderazione:

  • Latte, yogurt e ricotta interi
  • Frutta secca

Cibi da preferire:

  • Preparazioni piatti semplici
  • Olio EVO a crudo come condimento
  • Frutta di stagione matura, preferibilmente frutti di bosco
  • Verdura di stagione, preferibilmente cavolo, cavolfiore, broccoli
  • Pasta, riso, avena e altri cereali preferibilmente integrali, patate
  • Pane ben cotto, crackers, wasa e fette biscottate
  • Carni bianche private del grasso, pesce azzurro di piccola taglia, formaggi magri (primosale, ricotta, fiocchi di latte, mozzarella)
  • Acqua in piccole quantità da distribuire durante e tra i pasti (almeno 1.5 l al giorno)
  • Miele
  • Tisane e infusi non zuccherati a base di finocchio, camomilla, malva e liquirizia

Altri consigli comportamentali:

  • Consumare i pasti in tranquillità, in orari regolari ed evitare di saltarli
  • Preferire piccoli pasti durante la giornata (almeno 5)
  • Masticare lentamente ogni boccone
  • Non andare a dormire o sdraiarsi subito dopo i pasti, piuttosto bere una tisana tiepida senza zucchero e fare una passeggiata per favorire la digestione

Bibliografia

  • The Helicobacter Foundation. https://helico.com
  • Epicentro-Istituto Superiore di Sanità
  • https://wwwnc.cdc.gov/travel/yellowbook/2020/travel-related-infectious-diseases/helicobacter-pylori
  • Salman G, Vo K. Family History of Gastric Cancer and Helicobacter pylori Treatment. N Engl J Med. 2020;382(22):2170.
  • Suzuki H, Iwasaki E, Hibi T. Helicobacter pylori and gastric cancer. Gastric Cancer. 2009;12(2):79-87.
  • Marshall B. Helicobacter pylori. Digestion. 2008;78(1):1-2.
  • Marshall BJ. Treatment strategies for Helicobacter pylori infection. Gastroenterol Clin North Am. 1993;22(1):183-98.

Alimenti Sani per il Benessere del Tuo Microbiota

Prima di vedere quali sono gli Alimenti Sani per il Benessere del tuo Microbiota, facciamo un breve riepilogo sulla definizione di microbiota intestinale:

L’insieme della popolazione di microrganismi, soprattutto batteri, che colonizza il nostro apparato digerente costituisce la cosiddetta flora batterica intestinale, oggi chiamata anche microbiota intestinale.

Tra l’insieme di tali microrganismi e l’ospite si crea un rapporto di simbiosi a partire dalla nascita (abbiamo descritto nel dettaglio questo passaggio in un precendente articolo, clicca qui per approfondire).

Fattori di squilibrio del Microbiota

Nel corso della vita, numerosi sono i fattori che possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale. Tra questi, alimentazione e stile di vita rappresentano i principali attori che entrano in gioco e su cui noi possiamo agire, migliorandoli, in caso di alterazioni a livello intestinale.

Quando si presenta uno squilibrio quali/quantitativo della composizione della comunità batterica intestinale si parla di Disbiosi, condizione che può determinare la compromissione o un’alterazione della funzionalità a livello gastrointestinale ma anche a livello di altri organi e apparati distanti dall’intestino.

La disbiosi intestinale, può essere determinata da diversi fattori, come ad esempio terapie antibiotiche, dieta, danni meccanici a livello della mucosa, agenti patogeni, fattori genetici.

Un’alimentazione a base di alimenti sani ed equilibrati sta al principio del mantenimento di un ottimo stato di salute di tutto l’organismo, compreso l’apparato digerente.

Prebiotici e Probiotici

La scelta degli alimenti che consumiamo quotidianamente gioca quindi un ruolo fondamentale nella prevenzione di alterazioni nel nostro microbiota.

Ci sono alcuni alimenti che risultano protettivi nei confronti del nostro tratto gastrointestinale e sulla base dei nutrienti o microrganismi possiamo distinguerli in prebiotici e probiotici:

Tra i prebiotici compaiono nutrienti di varia natura che hanno la capacità di stimolare selettivamente la crescita o l’attività dei microrganismi che svolgono diversi ruoli protettivi per l’organismo ospitante.

I probiotici sono invece microrganismi che modificano la flora microbica intestinale a svantaggio dei patogeni intestinali e producono vantaggi locali o sistemici per l’organismo ospite.

Tali effetti agiscono attraverso la modulazione del microbiota, l’attività degli enzimi intestinali e lo stimolo di una risposta immunitaria appropriata, esercitando così effetti benefici sulla salute.
batteri microbiota alimenti sani

Lista degli Alimenti Sani per il Benessere del Tuo Microbiota

  • Alimenti fermentati come yogurt, kefir, latti fermenati, tempeh ecc. Grazie al loro processo di lavorazione, forniscono fermenti lattici con azione probiotica e acidi grassi a corta catena in grado di mantenere l’integrità della barriera intestinale e modulare la neuroinfiammazione. Gli alimenti fermentati migliorano la biodiversità del microbiota intestinale, riducono l’infiammazione e modulano la risposta immunitaria.
  • Fibre solubili, contenute principalmente in frutta e verdura ma anche in semi oleosi (es. semi di lino) e cereali (es. avena), sono utili per la protezione della mucosa intestinale. Inoltre, creando un vero e proprio strato gelatinoso, presentano un effetto benefico in caso di stipsi, facilitando il corretto transito intestinale.
  • Cereali integrali e legumi: ricchi di fibre insolubili, il principale nutrimento dei batteri che risiedono nell’intestino, rafforzano così il microbiota e la funzioni di difesa intestinali.
  • Olio extravergine di oliva: lubrifica le feci semplificando l’evacuazione grazie al suo contenuto di acido oleico. Inoltre, è ricco di antiossidanti come il tocoferolo, l’idrossi- tirosolo e l’oleuropeina con azione protettiva nei confronti dei tessuti dell’intestino.
  • Acqua: non è un alimento ma ricopre un ruolo di fondamentale importanza per il mantenimento di un ottimo stato di salute dell’intestino e, in generale, di tutto l’organismo.  L’acqua è implicata sia nella mediazione degli scambi nutritivi sia nel facilitare gli atti evacuatori, permettendo di eliminare le tossine ei residui rimasti all’interno del colon.

Come valutare l’equilibrio del Microbiota Intestinale?

Attraverso l’analisi del Microbiota Intestinale è possibile andare a valutare la composizione della comunità batterica residente nell’intestino, andando ad individuare attraverso il corretto o scorretto bilanciamento delle specie batteriche prese in esame.

In caso di eventuali alterazioni riscontrate, è possibile consigliare un trattamento dietetico specifico e, contemporaneamente, un trattamento con integratori alimentari a base di prebiotici e/o probiotici a base di ceppi batterici selezionati, per ristabilire la normale funzionalità intestinale.

Bibliografia

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Microbiota Intestinale e Obesità: Ruolo della dieta Mediterranea

Il Microbiota Intestinale è la comunità microbica che popola il tratto digerente di ogni individuo. Appena dopo la nascita, si instaura un rapporto simbiotico tra tali microrganismi e l’ospite.

Nel corso della vita, numerosi fattori di natura “ambientale” possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale.

Dieta e stile di vita rappresentano i principali attori che condizionano tale composizione e su cui è possibile agire, essendo modificabili.

Studi recenti rivelano una connessione tra dieta e microbiota intestinale nello sviluppo delle più importanti patologie cronico degenerative.

Infatti diete squilibrate e poco salutari, favoriscono alterazioni nella funzione e nella composizione della comunità microbica e, attraverso meccanismi complessi, determinano un aumentato rischio dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, come l’obesità.

La Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità dal 2010, è il profilo alimentare maggiormente associato a un ridotto rischio di insorgenza di patologie ed a un ottimale stato di salute nella popolazione generale.

I dati sono sempre più concordi nell’ipotizzare un ruolo preponderante delle abitudini alimentari di provenienza Mediterranea nel cambiamento in senso favorevole delle specie batteriche presenti nel nostro intestino, che riflette e spiega, almeno in parte, l’effetto protettivo della dieta nei confronti dell’aspettativa di vita e dell’insorgenza di numerose patologie, tra cui l’obesità.

Quando è presente una modifica quali/quantitativa degli equilibri della composizione della flora batterica intestinale possiamo parlare di Disbiosi Intestinale.

L’alterazione della comunità batterica si ha quando batteri salutari diminuiscono e quelli nocivi aumentano, tale condizione può compromettere la buona funzionalità intestinale con successiva alterazione della produzione di enzimi digestivi e delle normali condizioni biochimiche, relative a pH e vitamine.

Tutto ciò può determinare una risposta infiammatoria aumentata. I villi intestinali non riescono più a garantire il corretto assorbimento dei nutrienti a digestione avvenuta. Alcune macromolecole riescono a oltrepassare la barriera intestinale e, identificate come non self, possono scatenare una risposta immunologica determinando l’aumentata Permeabilità Intestinale.

L’alterazione della capacità di barriera viene denominata sindrome dell’intestino permeabile o “leaky gut” (SAPI o LGS), è a tutti gli effetti un indebolimento delle giunzioni tra le varie cellule della barriera intestinale, e si accompagna ad uno stato infiammatorio cronico.

Infiammazione e permeabilità intestinale sono, quindi direttamente correlate, una causa e conseguenza dell’altra.

Obesità e prevenzione

Numerose patologie, tra cui l’obesità, sono caratterizzate da una risposta infiammatoria cronica, associata a stili alimentari scorretti, disbiosi intestinale e alterazioni nella funzionalità del tratto digerente.

Ad oggi, la Dieta Mediterranea, basata sul consumo frequente di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, semi, frutta a guscio e olio di oliva, rappresenta il miglior metodo di prevenzione nei confronti di malattie cronico degenerative correlate a obesità.

Per questo, dovrebbe essere sempre promossa rispetto ad altri modelli alimentari squilibrati come alcune diete “occidentali” che hanno preso campo a causa della globalizzazione.

Permeabilità intestinale? Chiariamoci le idee

La barriera intestinale

rappresentazione permeabilità intestinale

L’intestino rappresenta l’ultima porzione del nostro apparato digerente e viene definito anche secondo cervello, grazie alla presenza di un vero e proprio sistema nervoso presente nello spessore della sua parete. E’ l’area più estesa dell’organismo (lungo circa 7 metri), ed è sede della più importante stazione immunitaria del corpo, in quanto rappresenta la principale interfaccia di passaggio dall’ambiente esterno a quello interno dell’organismo. La parete del lume intestinale è organizzata come un sistema a più strati, che ha il compito di prevenire l’adesione batterica, regolare la diffusione para cellulare verso i tessuti dell’ospite sottostanti, e di discriminare tra i microorganismi commensali e quelli patogeni, organizzando la tolleranza immunologica verso i commensali e la risposta immune verso i patogeni. La barriera superficiale inizia dal microbiota residente che compete con i patogeni per guadagnarsi spazio e risorse energetiche, elaborare le molecole necessarie all’integrità mucosale e modulare il comportamento immunologico della barriera profonda. Il livello successivo è rappresentato dallo strato di muco, che separa il contenuto endoluminale dagli strati più interni e contiene prodotti antimicrobici e IgA secretorie. Al di sotto del muco, è presente un monostrato di cellule epiteliali gli Enterociti, unite strettamente tra loro da giunzioni serrate (in inglese tight junction), e che gli permettono di costituire una barriera fisica efficace nell’assorbire i nutrienti, ma altrettanto efficace nell’ impedire alla maggior parte delle molecole e dei germi più grandi di passare dall’interno dell’intestino nel flusso sanguigno e potenzialmente causare così diverse problematiche.

La permeabilità intestinale

Molteplici fattori, legati per lo più allo stile di vita e all’alimentazione, sono in grado di ridurre la selettività della barriera intestinale, determinando così l’insorgenza della cosiddetta “sindrome dell’intestino gocciolante”, leaky gut syndrome (1). In questa condizione, le strette giunzioni delle cellule intestinali subiscono un’alterazione tale da consentire il passaggio di molecole non self e quindi potenzialmente pericolose, che possono causare o contribuire alla comparsa dei seguenti sintomi:

  • diarrea cronica, costipazione o gonfiore;
  • infezioni genitourinarie ricorrenti;
  • Fatica cronica;
  • problemi della pelle, come acne, eruzioni cutanee o eczema;
  • dolori articolari;
  • infiammazione diffusa;
  • Reazioni di ipersensibilità e Intolleranze.
rappresentazione stato permeabilità intestinale

Patologie associate alla sindrome dell’intestino permeabile

La letteratura scientifica ha confermato che la presenza di processi infiammatorio cronici in seguito all’aumento della permeabilità intestinale, si pone come base, in persone predisposte, per l’istaurarsi di diverse condizioni patologiche(2),(3),(4), come:

  • Morbo Celiaco
  • Diabete mellito di tipo 1
  • Asma
  • Sclerosi multipla
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Spondilite anchilosante
  • Obesità
  • Epatopatia steatosica non-alcolica (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease, NAFLD)
  • Psoriasi

Insomma si verifica un effetto domino con conseguenze a volte irrimediabili.

Fattori che portano all’instaurarsi della permeabilità intestinale

Le principali cause di un’alterazione della funzionalità della barriera intestinale sono:

  • Diete squilibrate;
  • il cambiamento nella composizione del microbiota (disbiosi);
  • l’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • i chemio e radioterapici;
  • l’alcol;
  • lo stress;
  • l’infiammazione sistemica;
  • le infezioni.

Come identificare e misurare la permeabilità intestinale?

Partendo da studi sul colera e poi, successivamente a quelli, sul morbo celiaco, il medico italiano Alessio Fasano ha scoperto l’esistenza di una proteina chiamata zonulina (5) un precursore dell’aptoglobina 2, una molecola antichissima prodotta solo dalla specie umana che innesca una  serie  di  modificazioni  che  conducono al riarrangiamento  del  citoscheletro,  con conseguente segnale di apertura delle giunzioni strette (tight junctions). Questa scoperta ci ha permesso di sviluppare un Test in grado di misurare questo metabolita nelle feci la cui concentrazione oltre i limiti è misura diretta della presenza di permeabilità intestinale.

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Cosa fare in caso di permeabilità intestinale?

L’alimentazione è la prima arma in nostro possesso per la gestione o il miglioramento della sintomatologia legata alla permeabilità intestinale.  Esistono cibi che promuovono l’infiammazione e cibi che la attenuano:  tra questi ultimi citiamo la carne magra e il pesce, le patate, il riso, la frutta e la verdura (da preferire quella ricca di fibre solubili come carote, melanzane, zucchine, mele, pere, susine e la frutta secca), cereali integrali tra cui l’avena, e tanta acqua. I cibi pro infiammatori sono invece: tutto ciò che è lievitato o fermentato, compresi gli alcolici, il caffè, il tè, i cibi grassi. Inoltre risulta opportuno monitorare le allergie alimentari e le intolleranze, inclusa la sensibilità al glutine non celiaca in modo da poter seguire la dieta più adatta alle proprie esigenze. Per chi soffre di permeabilità  intestinale  è  sempre  utile  integrare  anche  con  probiotici  o prebiotici (6) (fibre a base di Frutto-Oligo-Saccaridi e Inulina) per migliorare l’equilibrio della flora batterica. Altri integratori utili possono essere quelli a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e  il ricambio  cellulare, insieme  a  importanti  vitamine  e  minerali  come  zinco,  iodio,  selenio, vitamine  del  gruppo  B  e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane; da non dimenticare l’utilità degli antiossidanti e di antiinfiammatori naturali (Aloe, curcuma, ecc.) . E’ inoltre importante scegliere la giusta attività fisica, per migliorare il transito intestinale (camminata, yoga, pilates, shiatsu, ad esempio).

“Il primo passo per contrastare questa condizione è sapere di esserne affetto!” Rivolgiti al centro specialistico più vicino a te.

BIBLIOGRAFIA

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I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Intestino sano con l’esame del Microbiota Intestinale

Alterazione della flora batterica intestinale

Sono miliardi gli organismi che popolano il nostro intestino. Stiamo parlando di un’area che ha un’estensione di circa 300 metri quadrati e che, nel corso di una vita, viene attraversata da circa 30 tonnellate di cibo e 50 mila litri di liquidi. Numeri che danno la dimensione dell’importanza del microbiota intestinale sul nostro stato di salute.

foto microbiota intestinaleL’insieme della popolazione di microrganismi, soprattutto batteri, che colonizza il nostro apparato digerente costituisce la cosiddetta flora batterica intestinale, oggi chiamata anche microbiota intestinale. All’interno del microbiota intestinale si concentra circa il 70% del nostro sistema immunitario ed esso svolge una miriade di funzioni vitali, prima fra tutte quella appunto di agire come barriera difensiva, creando un ambiente inospitale agli agenti patogeni, modificando il pH intestinale e riducendo i substrati che favoriscono la proliferazione di questi batteri nocivi. Questi batteri, di cui si contano 500 specie differenti, si possono dividere in “buoni” (non patogeni) e nocivi (patogeni). Nell’intestino le specie buone sono prevalenti e ne assicurano l’equilibrio nonostante la presenza di quelle nocive. Questo stato di equilibrio prende il nome di eubiosi, letteralmente “benefico per l’organismo”, mentre per disbiosi si intende un’alterazione della flora batterica intestinale dovuta a un aumento indisturbato dei ceppi patogeni e a una diminuzione di quelli salutari.

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale?

Ecco un breve elenco dei “campanelli d’allarme” utili a riconoscere la disbiosi intestinale:

  • Stitichezza
  • Diarrea
  • Gonfiore o dolore addominale
  • Reflusso gastroesofageo
  • Aria e ed eccessiva produzione di gas intestinali
  • Presenza di muco nelle feci
  • Infezioni genitali ricorrenti come la candidosi vaginale
  • Prurito e sfoghi della pelle come acne, psoriasi, rosacea
  • Carenze nutritive soprattutto di vitamine e minerali
  • Intolleranze alimentari
  • Aumentata suscettibilità ad infezioni e allergie
  • Malattie autoimmuni (Artrite reumatoide, Tiroidite di Hashimoto, Celiachia, Diabete tipo 1…)
  • Stress cronico
  • Scarsa concentrazione e malessere generale senza apparente motivo
  • Disturbi del sonno e cambiamenti dell’umore
  • Ridotta efficienza fisica

Nel caso si avvertano alcuni dei sintomi sopra citati è importante non trascurarli ma fare una verifica dello stato di salute del proprio benessere intestinale. Il test Inflora Scan risponde a questa esigenza.

Inflora Scan: il test del microbiota intestinale per il tuo benessere

campagna test microbiota intestinaleL’Inflora Scan consente di indagare lo stato di salute dell’intestino attraverso la valutazione di:

  • Equilibrio del microbiota intestinale attraverso l’analisi microbiologica delle feci
  • Infiammazioni intestinali: attraverso il marker della Calprotectina
  • Capacità digestiva per sapere in quale funzione del processo vi siano eventuali alterazioni e avere un’idea precisa di come intervenire in caso di disturbi digestivi.
  • Permeabilità intestinale per indagare se la parete dell’intestino ha subito danni ripetuti nel tempo che non le consentono di riuscire più né ad assorbire propriamente i nutrienti né a trattenere al suo interno le varie sostanze tossiche.
  • Presenza di parassiti per capire vi siano parassiti intestinali che impediscono il corretto assorbimento dei nutrienti e smaltimento delle tossine ed infezioni gravi che possono causare una occlusione intestinale.

L’esame del microbiota intestinale viene eseguito su campioni di feci e urine e i referti presentano, oltre ai risultati analitici, anche un’accurata e sicura interpretazione medica con i consigli alimentari e un protocollo specifico di riequilibrio della flora batterica da seguire. Vengono invece rimandate al medico curante le decisioni terapeutiche.

Fai fatica a dimagrire? Hai mai pensato a una questione ormonale?

Il concetto di ‘dieta’ è più vasto rispetto a quello comunemente diffuso, che gli attribuisce il significato di ‘regime alimentare’. ‘Dieta’ significa, nell’accezione originaria, ‘modo di vivere’, e comprende non solo il regime alimentare ma anche lo stile di vita.

Da questo punto di vista, il processo di dimagrimento non è solo il risultato di una diminuzione delle calorie assunte mediante l’alimentazione, ma della risposta globale dell’organismo agli stimoli, e in questo gli ormoni giocano un ruolo chiave.

A partire dalla leptina, che regola il senso di fame e di sazietà, per arrivare al cortisolo, l’ormone dello stress, nonché al ciclo di insulina e glucagone: un equilibrio delicato, che occorre testare prima di intraprendere un regime alimentare improntato a privazioni e rinunce.

Nel video, anche mediante la spiegazione del referto, si mostra come il Profilo Ormonale Dimagrimento di NatrixLab sia lo strumento più indicato a rilevare l’equilibrio fra gli ormoni che governano il processo di dimagrimento, al fine di prendere le decisioni conseguenti in termini di alimentazione, integrazione e stile di vita.

Non è un paese per intestini felici: diagnosticare i disturbi intestinali

I disturbi intestinali riguardano circa il 70% della popolazione, e sono un problema sociale le cui cause sono da ricercare nell’alimentazione e nello stile di vita che caratterizza la nostra società.
La sintomatologia complessa, spesso aspecifica e riguardante distretti apparentemente non correlati all’apparato gastrointestinale rende i disturbi intestinali di difficile individuazione e soluzione.
Nel video spieghiamo quali potrebbero essere le cause di tali problematiche, e quali siano le prerogative di Inflora Scan, un test completo per la valutazione del microbiota, dello stato infiammatorio dell’intestino, delle capacità digestive e della permeabilità intestinale.

La differenza fra intolleranze alimentari e allergie spiegata in un video

Molto spesso le intolleranze alimentari e le allergie vengono confuse, nonostante siano disturbi molto diversi fra loro.
In questo video spieghiamo le differenze, anche mediante il confronto fra i sintomi delle une e quelli delle altre, che per certi aspetti si sovrappongono, mentre per altri sono invece del tutto differenti.
Spieghiamo anche in cosa consiste il Food Intolerance Test, che va a individuare verso quali alimenti il nostro organismo ha reazioni avverse, con un approfondimento sull’interpretazione del referto che viene consegnato a chi esegue il test.

Intolleranza alimentare e disbiosi intestinale

L’eziologia complessa dell’intolleranza alimentare

Molti di noi hanno sentito parlare più volte di intolleranza alimentare, nonostante non ne se abbia ancora perfetta conoscenza. Si tratta di una vera e propria tossicità legata al cibo, in cui assume grande importanza il modo e la frequenza di consumo, scatenata dal contatto tra gli alimenti e la mucosa intestinale, coinvolgendo una risposta immunitaria in genere ritardata.

I sintomi legati a tali fenomeni possono essere sia intestinali sia extraintestinali, come diarrea, nausea, gonfiore addominale, stanchezza, cefalea e difficoltà di concentrazione.

Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”. Infatti uno stile di vita errato, con una alimentazione disordinata e ripetitiva, sedentarietà, vizi come fumo e alcool e soprattutto una bassa qualità del sonno possono comportare diverse alterazioni, soprattutto a livello intestinale, aumentando la difficoltà a digerire il cibo e favorendo l’insorgenza di intolleranze alimentari.

Questo significa ridurre la qualità della vita e aumentare il malessere. In genere l’abitudine di molte persone è quello di intervenire attraverso l’imposizione di una dieta, quasi mai personalizzata. Ma la prassi più corretta per risolvere in maniera definitiva la problematica e i sintomi è invece fare una corretta diagnosi, attraverso una anamnesi e dei test diagnostici che abbiano validità scientifica.

Oggi sono infatti molte le patologie legate a possibili alterazioni delle IgG, conseguenza dell’insorgenza di intolleranze alimentari. Tra queste ricordiamo le patologie infiammatorie croniche intestinali come la Sindrome del Colon Irritabile e il Morbo di Crohn.

Gli alimenti che possono scatenare l’insorgenza di una intolleranza alimentare sono di diversa tipologia. Tra i più frequenti ricordiamo latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.

Naturalmente la suscettibilità individuale e la terapia sono molto variabili, a seconda di numerosi fattori, ma occorre sottolineare come la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti tipici del bacino e della dieta mediterranea, nei confronti dei quali vi è un’assunzione quotidiana.

Cibi (raffinati) e apparato gastrointestinale

paneL’apparato gastrointestinale è quello maggiormente compromesso da queste alterazioni.

I sintomi che possono essere maggiormente riferiti sono infatti diarrea, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastroesofageo ed eruttazioni.

Anche la cute però può presentare alterazioni, come psoriasi, prurito, orticaria o acne. Infatti essa è direttamente correlata alla funzionalità intestinale, quasi fosse uno specchio di quella che è la nostra situazione interna.

Anche l’apparato genito-urinario con infiammazioni, cistiti e vaginiti ricorrenti potrebbe essere l’anticamera di problematiche a livello addominale, che andrebbero puntualmente indagate.

Oggi si parla sempre più spesso di disbiosi e microbiota intestinale. Si tratta di alterazioni che non sono legate solamente al cibo, ma a tutte quelle situazioni che comportano l’insorgenza di stress e una bassa qualità dello stile di vita.

Stiamo infatti pagando l’aumento del benessere e le patologie ad esso correlate. Negli ultimi 50 anni l’aumento del processo di industrializzazione e la diffusione del cibo di massa, la raffinazione dei cibi e la manipolazione alimentare hanno comportato un aumento di patologie che precedentemente non erano conosciute.

latteQuesto avviene per molti cibi, ma soprattutto per cereali, latte e carne che in passato non subivano molti trattamenti, né necessitavano di avere una grossa produzione.

Basti pensare al latte, che viene pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo.

Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.

Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.

Grano e il glutine sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito, anche come addensante. Per non parlare di additivi, conservanti e coloranti. O i dolcificanti.

Tutto questo comporta una alterazione della normale integrità della barriera intestinale, favorita anche dalla cattiva masticazione, con un aumento della permeabilità dell’intestino.

Tale situazione porta i macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, a passare all’interno della mucosa intestinale, con danni dell’intero sistema, poiché il GALT (il sistema immunitario intestinale) non riconosce tali sostanze come utili, ma le recepisce come aggressive, e di conseguenza le combatte.

Ristabilire la normale funzionalità dell’intestino e combattere l’insorgenza delle intolleranze alimentari attraverso un programma individuale specifico è l’unica arma di prevenzione nei confronti di una cattiva qualità della vita.