ASSE INTESTINO CERVELLO: IL SUO RUOLO NELLA SALUTE

Cosa si intende per “asse intestino cervello”?

Con il termine asse intestino cervello si intende la delicata comunicazione bidirezionale costante tra il tratto gastrointestinale e il cervello, i quali sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Non a caso infatti nel linguaggio di tutti  i giorni si parla di farfalle nello stomaco, sensazione di pancia, parlare di pancia. Nonostante questo, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a studiare a fondo i meccanismi che legano questi due distretti apparentemente lontani. La comunicazione tra intestino e cervello è il fulcro di un’area di ricerca che nell’ultimo trentennio sta prendendo piede, la gastroenterologia, la quale affronta i problemi gastrointestinali anche dal punto di vista dell’interazione tra apparato digerente e sistema nervoso e che sta portando a nuovi sviluppi e nuove opzioni terapeutiche.

Sono sempre più numerose le evidenze scientifiche che sottolineano la stretta correlazione tra microbiota e cervello. Ma facciamo un passo indietro.

Il microbiota intestinale e il suo ruolo nella nostra salute

Nel nostro organismo vivono numerosissime colonie di organismi, come batteri, virus e funghi, che vanno a costituire il microbiota umano (spesso confuso erroneamente con il termine microbioma, il quale, quest’ultimo, sta ad indicare l’insieme del materiale genetico dei microrganismi). La maggior parte di questi organismi risiede nel nostro intestino, sulla pelle, nel cavo orale; ma in realtà ogni distretto del nostro corpo possiede un proprio pool di microrganismi caratteristico. Giusto per dare un’idea: se pesassimo tutti i microrganismi che abitano il nostro corpo arriveremo a circa 1,5-2kg, di cui circa la metà compone il nostro microbiota!

Batteri comunicato nell'asse intestino cervello

Per numerosità di microrganismi e impatto sulle funzioni del nostro corpo, il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale per la nostra salute, partecipa ad una serie di funzioni importantissime per il nostro organismo. Oggi sappiamo che il microbiota è un super organismo, un super organo che vive in simbiosi con noi nel nostro apparato digerente, dalla bocca all’ano, che ci permette di mantenerci in salute in cambio di ospitalità che noi gli offriamo. Per numerosità di microrganismi e impatto sulle funzioni del nostro corpo, il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale per la nostra salute. Il microbiota si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita, e inizia a colonizzare il neonato fin da subito ma in modo differente in base alla modalità del parto: se avviene per via vaginale, i primi batteri con cui il neonato verrà a contatto saranno quelli vaginali e poi cutanei; con il taglio cesareo, i primi batteri che lo colonizzeranno saranno quelli cutanei della zona periareolare durante l’allattamento.

Come precedentemente descritto, il microbiota intestinale contiene circa 1kg di batteri, poco meno del peso del nostro cervello. Ma quello che è realmente importante per la nostra salute è il numero e il tipo di batteri di cui è costituito. Ci sono infatti batteri che possiamo definire ‘’nostri alleati’’ perché promuovono la risposta immunitaria, sono in grado di ridurre l’infiammazione, prevengono od ostacolano l’insorgenza di molte patologie; altri invece svolgono un ruolo opposto. Inoltre, si parla di intestino eubiotico, in generale di eubiosi, quando tutte le specie batteriche che lo popolano sono in equilibrio tra loro: in questo caso il nostro intestino è in salute, la biodiversità è elevata e dunque è maggiore l’effetto protettivo sul nostro organismo. In caso contrario si parla di disbiosi e l’effetto protettivo che gioca un intestino sano non viene più esplicato, ma, al contrario, può favorire l’insorgenza di alcune patologie non solo intestinali, ma anche immunologiche, metaboliche, oncologiche e neuropsichiatriche.

Come funziona l’ asse intestino cervello?

Gli studi scientifici si sono spinti oltre, andando a svelare i meccanismi che stanno alla base della profonda connessione dell’ asse intestino cervello. Ebbene, questi hanno dimostrato come il nostro microbiota sia in grado di modulare la risposta allo stress, lo stato infiammatorio del nostro organismo, il tono dell’umore, l’ansia, l’appetito ed alcune funzioni cognitive. Infatti il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio acidi grassi a catena corta, citochine e neurotrasmettitori, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.

Non si può non citare il ruolo importantissimo che gioca il nervo vago in questa interconnessione dell’ asse intestino cervello. Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico e via di comunicazione fondamentale tra cervello e intestino, che partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali che avvengono tra i due (perturbazioni del vago possono comportare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative oppure alcune patologie gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile).

Come valutare l’equilibrio del proprio intestino?

Per valutare la salute intestinale è fondamentale eseguire un semplice test delle feci e delle urine che permette di valutare la presenza di disbiosi, infiammazione, permeabilità intestinale, composizione del microbiota, presenza parassiti ed efficacia digestiva. Oltre a questo in aggiunta è possibile anche valutare l’intolleranza o l’allergia a qualche alimento (o composti alimentari). Questo perché, se si è intolleranti a un alimento o se quest’ultimo è elaborato o addizionato di sostanze chimiche nocive, o se è un alimento che infiamma, il GALT (il sistema immunitario associato all’intestino) reagisce contrastando l’entrata in circolo e verrà attivata una risposta di tipo infiammatorio e immunologica.

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Come posso agire per migliorare il mio equilibrio?

mamma e figlia seguono stile di vita sano per il microbiota intestinale
Questi test diagnostici consentono di agire in modo specifico sul problema attraverso il miglioramento del corretto stile di vita (dieta corretta, attività fisica, rispetto dei ritmi circadiani) e l’assunzione eventuale di integratori così da ripristinare il corretto equilibrio. Da ricordare, infine, vi è il fatto che i fattori che determinano la composizione del nostro microbiota sono molteplici, alcuni dei quali non modificabili (età, fattori genetici, allattamento al seno, modalità di parto), ma i principali determinanti della composizione microbica intestinale vi sono la dieta e lo stile di vita. La western diet (dieta occidentale ricca di prodotti trasformati) ed uno stile di vita sedentario, sono associati allo sviluppo di obesità e patologie metaboliche, nonché a microrganismi che promuovono l’infiammazione. Una dieta che esclude tutti gli alimenti considerati ‘’junk food’’ e un consumo corretto di fibre, è, al contrario, associato ad un basso rischio di patologie metaboliche e infiammatorie. Svolgere regolarmente attività fisica e seguire i corretti ritmi circadiani (7-8 ore di sonno e cena non troppo tardi per mantenere le 12 ore di digiuno), sono anch’essi associati ad una riduzione dell’infiammazione.

 

In conclusione, gli studi fino ad oggi condotti sull’ asse intestino cervello ci hanno portato a sostenere che l’apparato digerente è ‘’un secondo cervello’’ o ‘’cervello pancia’’ per tutti i motivi sopra descritti; ecco perché, se il nostro intestino sta male, anche l’umore ne risente.

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SIBO: SINTOMI, DIAGNOSI E CURE

Che cos’è la SIBO?

La SIBO (acronimo di small intestinal bacterial overgrowth o sovracrescita batterica intestinale dell’intestino tenue) è una condizione clinica caratterizzata da una sindrome di malassorbimento determinata da un aumento di concentrazione di microorganismi nell’intestino tenue.

Sintomatologia

I sintomi associati alla SIBO includono forme lievi come un’alternanza tra stipsi e diarrea e quelle più gravi caratterizzate da malassorbimento intestinale, carenze vitaminiche (come vitamina D e B12), anemia e denutrizione. Le variazioni di sintomatologia sono dovute a diversi fattori tra cui: l’entità della contaminazione (carica batterica), l’estensione del tratto intestinale interessato, le specie batteriche implicate e le condizioni di base responsabili. I sintomi più frequenti sono:

  • diarrea
  • flatulenza
  • gonfiore addominale
  • dolore addominale cronico

Quali sono le possibili cause di SIBO?

Tale situazione clinica può avere cause multifattoriali come alterazioni dell’anatomia intestinale, della motilità gastrointestinale o mancanza della secrezione acida gastrica. Ma, ad oggi, la causa più frequente appare quella associata alla terapia a lungo termine con inibitori della pompa protonica (PPI). Le alterazioni anatomiche dello stomaco e/o dell’intestino tenue promuovono la stasi del contenuto intestinale, con conseguente proliferazione batterica. Le condizioni che causano o richiedono alterazioni anatomiche comprendono la diverticolosi del piccolo intestino, le anse cieche chirurgiche, gli stati postgastrectomia (soprattutto nell’ansa afferente di una Billroth II), le stenosi o l’ostruzione parziale. La clearance batterica può essere compromessa anche dai disturbi della motilità intestinale associati a neuropatia diabetica, sclerosi sistemica, amiloidosi, ipotiroidismo e pseudo-ostruzioni intestinali idiopatiche. L’anacloridria e le modificazioni idiopatiche della motilità intestinale possono causare sovracrescita batterica nei soggetti anziani. Le specie più frequenti nella SIBO comprendono gli streptococchi, Bacteroides, Escherichia, Lactobacillus, Klebsiella e Aeromonas. I batteri in eccesso consumano i nutrienti, compresi i carboidrati e la vitamina B12, causando una deprivazione calorica e un deficit di vitamina B12. Tuttavia, siccome i batteri producono folati, tale deficit è raro. I batteri deconiugano i sali biliari, impedendo la formazione delle micelle con conseguente malassorbimento dei grassi. Una grave sovracrescita batterica danneggia anche la mucosa intestinale. Il malassorbimento dei grassi e il danno alla mucosa possono causare diarrea. La SIBO, inoltre, si trova frequentemente associata a condizioni patologiche intestinali quali la celiachia e l’intolleranza al lattosio.
lente su intestino per sibo

Come si effettua la diagnosi di SIBO?

I test diagnostici per la diagnosi di SIBO sono:

  • Breath Test (test del respiro)
  • Coltura quantitativa del succo intestinale
  • Diagnostica per immagini

Nel caso del Breath test, è possibile eseguire due tipologie di esame a seconda del caso:

  • il Breath test al Glucosio che analizza l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata prima e dopo avere assunto una soluzione contenente glucosio.
  • Il Breath test al Lattulosio che analizza sempre l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata ma prima e dopo avere assunto una soluzione contenente lattulosio.

Prima di eseguire il test del respiro, si raccomanda ai pazienti di evitare l’uso di antibiotici, lassativi e fermenti lattici per almeno 10 giorni. Inoltre bisogna rispettare una dieta specifica il giorno precedente e presentarsi a digiuno il giorno dell’esame.

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L’esame colturale quantitativo dell’aspirato delle secrezioni intestinali invece, da esito positivo quando si misura una conta batterica > 103/mL. Questa metodica, comunque, richiede un esame endoscopico invasivo. Se le alterazioni anatomiche non sono dovute a un precedente intervento chirurgico, bisogna eseguire uno studio radiologico contrastografico del tratto gastrointestinale superiore con tenue seriato per identificare le lesioni anatomiche predisponenti.

In alternativa, si può eseguire l’enterografia TC o l’enterografia a RM. L’esame colturale quantitativo risulta di difficile applicabilità a causa di diversi limiti: presenta una scarsa sensibilità diagnostica scarsa a causa dell’impossibilità a raggiungere i tratti digiuno-ileali distali, è invasiva e scarsamente riproducibile, è soggetta a contaminazione da parte di batteri del cavo orofaringeo ed è penalizzata dalla possibilità di colonizzazione da parte di batteri non coltivabili.

Il breath test quindi, pur essendo un test diagnostico “indiretto”, ha il grande vantaggio di non essere invasivo, di essere riproducibile, poco costoso e di possedere sensibilità e specificità ottime ai fini clinici.

Come trattare questa problematica?

Il trattamento della SIBO deve essere eseguito sotto controllo medico, generalmente può prevedere:

  • Antibiotici somministrati per via orale
  • Modificazione della dieta

Il trattamento con antibiotici può essere ciclico, se i sintomi tendono a ripresentarsi, e può essere modificato in base alla coltura e alla sensibilità. Tuttavia, cambiare il trattamento antibiotico può essere difficile a causa della coesistenza di diversi ceppi batterici. Poiché i batteri metabolizzano soprattutto i carboidrati nel lume intestinale anziché i grassi, una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati e fibre può essere d’aiuto. Le condizioni sottostanti e i deficit nutrizionali (p. es., vitamina B12) devono essere corretti. Un approccio terapeutico complementare utile è un trattamento con probiotici di 2-3 settimane successivo al trattamento con antibiotico.

 

Bibliografia

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Microbiota Intestinale e Obesità: Ruolo della dieta Mediterranea

Il Microbiota Intestinale è la comunità microbica che popola il tratto digerente di ogni individuo. Appena dopo la nascita, si instaura un rapporto simbiotico tra tali microrganismi e l’ospite.

Nel corso della vita, numerosi fattori di natura “ambientale” possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale.

Dieta e stile di vita rappresentano i principali attori che condizionano tale composizione e su cui è possibile agire, essendo modificabili.

Studi recenti rivelano una connessione tra dieta e microbiota intestinale nello sviluppo delle più importanti patologie cronico degenerative.

Infatti diete squilibrate e poco salutari, favoriscono alterazioni nella funzione e nella composizione della comunità microbica e, attraverso meccanismi complessi, determinano un aumentato rischio dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, come l’obesità.

La Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità dal 2010, è il profilo alimentare maggiormente associato a un ridotto rischio di insorgenza di patologie ed a un ottimale stato di salute nella popolazione generale.

I dati sono sempre più concordi nell’ipotizzare un ruolo preponderante delle abitudini alimentari di provenienza Mediterranea nel cambiamento in senso favorevole delle specie batteriche presenti nel nostro intestino, che riflette e spiega, almeno in parte, l’effetto protettivo della dieta nei confronti dell’aspettativa di vita e dell’insorgenza di numerose patologie, tra cui l’obesità.

Quando è presente una modifica quali/quantitativa degli equilibri della composizione della flora batterica intestinale possiamo parlare di Disbiosi Intestinale.

L’alterazione della comunità batterica si ha quando batteri salutari diminuiscono e quelli nocivi aumentano, tale condizione può compromettere la buona funzionalità intestinale con successiva alterazione della produzione di enzimi digestivi e delle normali condizioni biochimiche, relative a pH e vitamine.

Tutto ciò può determinare una risposta infiammatoria aumentata. I villi intestinali non riescono più a garantire il corretto assorbimento dei nutrienti a digestione avvenuta. Alcune macromolecole riescono a oltrepassare la barriera intestinale e, identificate come non self, possono scatenare una risposta immunologica determinando l’aumentata Permeabilità Intestinale.

L’alterazione della capacità di barriera viene denominata sindrome dell’intestino permeabile o “leaky gut” (SAPI o LGS), è a tutti gli effetti un indebolimento delle giunzioni tra le varie cellule della barriera intestinale, e si accompagna ad uno stato infiammatorio cronico.

Infiammazione e permeabilità intestinale sono, quindi direttamente correlate, una causa e conseguenza dell’altra.

Obesità e prevenzione

Numerose patologie, tra cui l’obesità, sono caratterizzate da una risposta infiammatoria cronica, associata a stili alimentari scorretti, disbiosi intestinale e alterazioni nella funzionalità del tratto digerente.

Ad oggi, la Dieta Mediterranea, basata sul consumo frequente di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, semi, frutta a guscio e olio di oliva, rappresenta il miglior metodo di prevenzione nei confronti di malattie cronico degenerative correlate a obesità.

Per questo, dovrebbe essere sempre promossa rispetto ad altri modelli alimentari squilibrati come alcune diete “occidentali” che hanno preso campo a causa della globalizzazione.

Intestino sano con l’esame del Microbiota Intestinale

Alterazione della flora batterica intestinale

Sono miliardi gli organismi che popolano il nostro intestino. Stiamo parlando di un’area che ha un’estensione di circa 300 metri quadrati e che, nel corso di una vita, viene attraversata da circa 30 tonnellate di cibo e 50 mila litri di liquidi. Numeri che danno la dimensione dell’importanza del microbiota intestinale sul nostro stato di salute.

foto microbiota intestinaleL’insieme della popolazione di microrganismi, soprattutto batteri, che colonizza il nostro apparato digerente costituisce la cosiddetta flora batterica intestinale, oggi chiamata anche microbiota intestinale. All’interno del microbiota intestinale si concentra circa il 70% del nostro sistema immunitario ed esso svolge una miriade di funzioni vitali, prima fra tutte quella appunto di agire come barriera difensiva, creando un ambiente inospitale agli agenti patogeni, modificando il pH intestinale e riducendo i substrati che favoriscono la proliferazione di questi batteri nocivi. Questi batteri, di cui si contano 500 specie differenti, si possono dividere in “buoni” (non patogeni) e nocivi (patogeni). Nell’intestino le specie buone sono prevalenti e ne assicurano l’equilibrio nonostante la presenza di quelle nocive. Questo stato di equilibrio prende il nome di eubiosi, letteralmente “benefico per l’organismo”, mentre per disbiosi si intende un’alterazione della flora batterica intestinale dovuta a un aumento indisturbato dei ceppi patogeni e a una diminuzione di quelli salutari.

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale?

Ecco un breve elenco dei “campanelli d’allarme” utili a riconoscere la disbiosi intestinale:

  • Stitichezza
  • Diarrea
  • Gonfiore o dolore addominale
  • Reflusso gastroesofageo
  • Aria e ed eccessiva produzione di gas intestinali
  • Presenza di muco nelle feci
  • Infezioni genitali ricorrenti come la candidosi vaginale
  • Prurito e sfoghi della pelle come acne, psoriasi, rosacea
  • Carenze nutritive soprattutto di vitamine e minerali
  • Intolleranze alimentari
  • Aumentata suscettibilità ad infezioni e allergie
  • Malattie autoimmuni (Artrite reumatoide, Tiroidite di Hashimoto, Celiachia, Diabete tipo 1…)
  • Stress cronico
  • Scarsa concentrazione e malessere generale senza apparente motivo
  • Disturbi del sonno e cambiamenti dell’umore
  • Ridotta efficienza fisica

Nel caso si avvertano alcuni dei sintomi sopra citati è importante non trascurarli ma fare una verifica dello stato di salute del proprio benessere intestinale. Il test Inflora Scan risponde a questa esigenza.

Inflora Scan: il test del microbiota intestinale per il tuo benessere

campagna test microbiota intestinaleL’Inflora Scan consente di indagare lo stato di salute dell’intestino attraverso la valutazione di:

  • Equilibrio del microbiota intestinale attraverso l’analisi microbiologica delle feci
  • Infiammazioni intestinali: attraverso il marker della Calprotectina
  • Capacità digestiva per sapere in quale funzione del processo vi siano eventuali alterazioni e avere un’idea precisa di come intervenire in caso di disturbi digestivi.
  • Permeabilità intestinale per indagare se la parete dell’intestino ha subito danni ripetuti nel tempo che non le consentono di riuscire più né ad assorbire propriamente i nutrienti né a trattenere al suo interno le varie sostanze tossiche.
  • Presenza di parassiti per capire vi siano parassiti intestinali che impediscono il corretto assorbimento dei nutrienti e smaltimento delle tossine ed infezioni gravi che possono causare una occlusione intestinale.

L’esame del microbiota intestinale viene eseguito su campioni di feci e urine e i referti presentano, oltre ai risultati analitici, anche un’accurata e sicura interpretazione medica con i consigli alimentari e un protocollo specifico di riequilibrio della flora batterica da seguire. Vengono invece rimandate al medico curante le decisioni terapeutiche.

Anisakis: il parassita intestinale del pesce

Parassiti intestinali: cosa sono e dove si trovano

Il parassitismo è un’interazione biologica fra due organismi di specie diverse, nella quale il parassita trae un vantaggio, in genere correlato al nutrimento e al benessere ambientale, a spese dell’ospite, creando a quest’ultimo un danno biologico.

In particolare il parassita intestinale, fra cui anche l’Anisakis, viene ospitato all’interno dell’apparato digerente, e costituisce un problema tutt’altro che marginale, dal momento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima almeno 3 miliardi di persone affette da parassiti intestinali.

Generalmente i parassiti intestinali colpiscono maggiormente i soggetti immunocompromessi e gli abitanti dei paesi in via di sviluppo a causa delle precarie condizioni igieniche; non è comunque escluso che l’ingestione di cibi contaminati, un viaggio all’estero o una particolare situazione clinica siano all’origine di una infestazione, così come, nei bambini, l’abitudine a portare le mani alla bocca anche quando non correttamente lavate.

In questo articolo parleremo dell’Anisakis, un parassita intestinale che può infestare l’organismo in seguito all’ingestione di pesce crudo contaminato, eventualità sempre meno rara, considerato anche l’incremento del consumo di pesce crudo nei paesi Occidentali dovuto alla moda della cucina giapponese.

Anisakis: cos’è, dove si trova e cosa provoca

anisakis_immagineL’Anisakis è un nematode patogeno per l’uomo: si tratta di un verme dalla forma cilindrica, di colore bianco o rosato, che ha un diametro di circa un millimetro e una lunghezza che varia da 1 a 3 centimetri.

Occorre precisare che il ciclo biologico di Anisakis avviene interamente in mare, con numerosi ospiti intermedi, mentre l’uomo costituisce un ospite occasionale.

In particolare:

  • Nel primo stadio del proprio ciclo vitale, gli Anisakis vivono nello stomaco dei mammiferi marini, e le uova non fecondate vengono rilasciate in mare con le feci dei mammiferi stessi.
  • Le uova di Anisakis maturano nell’acqua, e il secondo stadio è caratterizzato dall’uscita delle larve dalle uova.
  • Le larve vengono ingerite da un ospite intermedio, come ad esempio i crostacei e i cefalopodi che costituiscono il Krill, e in questa fase passano al terzo stadio.
  • Dopo aver mangiato l’Anisakis, il crostaceo viene a sua volta mangiato da un secondo ospite intermedio, come un pesce o un calamaro. Quando l’ospite muore, le larve di Anisakis migrano nel fegato, nelle gonadi, nei tessuti muscolari, e passano da pesce a pesce mediante la predazione.
  • Qui c’è il punto chiave: se il pesce ospite viene mangiato da un mammifero marino, le larve al terzo stadio diventano vermi adulti e il ciclo riprende; se invece il pesce, crudo o non cotto a dovere, viene mangiato dall’uomo, il parassita giunge nell’intestino umano senza completare il proprio ciclo vitale e alla fine muore.

anisakis_acciugheUna volta ingerito pesce contaminato, dopo poche ore insorgono violenti dolori addominali, nausea e vomito, mentre nell’intestino avviene una grave reazione immunitaria granulomatosa con sintomi paragonabili a quelli del morbo di Crohn. Se l’infestazione si protrae, complicanze piuttosto rare possono essere gravi ostruzioni a livello dell’intestino tenue oppure perforazioni intestinali.

Da non sottovalutare il fatto che l’Anisakis può provocare reazioni allergiche che arrivano sino allo shock anafilattico.

Diagnosticare il parassita intestinale

kit_benessere_intestinale_02Le forme croniche di Anisakis sono diverse, e variano anche a seconda della quantità di larve ingerite; inoltre possono coinvolgere altri organi tipo fegato, milza, pancreas, vasi ematici e miocardio, con una sintomatologia di non facile individuazione perché aspecifica e sovrapponibile a quella di molte altre patologie.

L’Inflora Scan di NatrixLab è uno screening completo dello stato di salute dell’intestino: uno strumento essenziale per contribuire a individuare le cause di una serie molto complessa di sintomi come i disturbi intestinali.

Disponibile sia come profilo completo sia come analisi su parametri specifici, in particolare il Parasitology Check è una analisi microbiologica per l’identificazione delle principali specie parassitarie che si trovano nell’intestino.

In caso di sintomatologia riconducibile a disturbi intestinali e in particolare all’infestazione di parassiti, è quindi fortemente consigliato usufruire in un test diagnostico in grado di risalire alla causa di una sintomatologia aspecifica e complessa, per individuare il problema e intraprendere una terapia adeguata, che nel caso dell’Anisakis consiste nella rimozione delle larve mediante intervento chirurgico oppure nel trattamento mediante farmaci a base di albendazolo, che comunque non sempre funziona.

Prevenire il contagio da Anisakis

anisakis_sushiIn Italia, il primo caso di Anisakis è stato riscontrato a Bari nel 1996. Da allora, anche se il Giappone è comunque in testa con circa 2.000 casi l’anno, pari al 90% delle infestazioni censite, si denota un continuo incremento dei casi, soprattutto in seguito al diffondersi della moda di consumare pesce crudo anche in Occidente.

Attenzione però: sushi e sashimi non sono gli unici piatti da mettere sotto accusa, ma anche le preparazioni tipiche di casa nostra con pesce sott’olio, sott’aceto, marinato al limone o sotto sale, che a tutti gli effetti sono crude.

L’Anisakis muore o a temperature superiori ai 60°C, e quindi il pesce consumato cotto è sicuro al 100%, oppure con il congelamento prolungato, vale a dire -35°C per 15 ore, -20°C per 24 ore, -10°C per oltre sette giorni.

Dal punto di vista legislativo, una Circolare del Ministero della Sanità del 1992, ancora in vigore, obbliga chi somministra pesce crudo o in salamoia a utilizzare pesce congelato o a sottoporre a congelamento preventivo (a -20°C per almeno 24 ore) il pesce fresco da somministrare crudo, mentre nel 2004 la Comunità Europea ha esteso l’obbligo di tale pratica a tutti i prodotti ittici da consumare crudi o sottoposti a trattamenti di marinatura e salatura.

Infine, il Ministero della Salute, con Decreto del luglio 2013, ha istituito l’obbligo per le pescherie di comunicare al cliente le avvertenze per la consumazione del prodotto a crudo: deve cioè esporre un apposito cartello indicante che, in caso di consumo a crudo, marinato o non completamente cotto, il prodotto deve essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a meno 18 gradi, in congelatore domestico contrassegnato da 3 o più stelle.

Non è un paese per intestini felici: diagnosticare i disturbi intestinali

I disturbi intestinali riguardano circa il 70% della popolazione, e sono un problema sociale le cui cause sono da ricercare nell’alimentazione e nello stile di vita che caratterizza la nostra società.
La sintomatologia complessa, spesso aspecifica e riguardante distretti apparentemente non correlati all’apparato gastrointestinale rende i disturbi intestinali di difficile individuazione e soluzione.
Nel video spieghiamo quali potrebbero essere le cause di tali problematiche, e quali siano le prerogative di Inflora Scan, un test completo per la valutazione del microbiota, dello stato infiammatorio dell’intestino, delle capacità digestive e della permeabilità intestinale.

La differenza fra intolleranze alimentari e allergie spiegata in un video

Molto spesso le intolleranze alimentari e le allergie vengono confuse, nonostante siano disturbi molto diversi fra loro.
In questo video spieghiamo le differenze, anche mediante il confronto fra i sintomi delle une e quelli delle altre, che per certi aspetti si sovrappongono, mentre per altri sono invece del tutto differenti.
Spieghiamo anche in cosa consiste il Food Intolerance Test, che va a individuare verso quali alimenti il nostro organismo ha reazioni avverse, con un approfondimento sull’interpretazione del referto che viene consegnato a chi esegue il test.

Intolleranza alimentare e disbiosi intestinale

L’eziologia complessa dell’intolleranza alimentare

Molti di noi hanno sentito parlare più volte di intolleranza alimentare, nonostante non ne se abbia ancora perfetta conoscenza. Si tratta di una vera e propria tossicità legata al cibo, in cui assume grande importanza il modo e la frequenza di consumo, scatenata dal contatto tra gli alimenti e la mucosa intestinale, coinvolgendo una risposta immunitaria in genere ritardata.

I sintomi legati a tali fenomeni possono essere sia intestinali sia extraintestinali, come diarrea, nausea, gonfiore addominale, stanchezza, cefalea e difficoltà di concentrazione.

Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”. Infatti uno stile di vita errato, con una alimentazione disordinata e ripetitiva, sedentarietà, vizi come fumo e alcool e soprattutto una bassa qualità del sonno possono comportare diverse alterazioni, soprattutto a livello intestinale, aumentando la difficoltà a digerire il cibo e favorendo l’insorgenza di intolleranze alimentari.

Questo significa ridurre la qualità della vita e aumentare il malessere. In genere l’abitudine di molte persone è quello di intervenire attraverso l’imposizione di una dieta, quasi mai personalizzata. Ma la prassi più corretta per risolvere in maniera definitiva la problematica e i sintomi è invece fare una corretta diagnosi, attraverso una anamnesi e dei test diagnostici che abbiano validità scientifica.

Oggi sono infatti molte le patologie legate a possibili alterazioni delle IgG, conseguenza dell’insorgenza di intolleranze alimentari. Tra queste ricordiamo le patologie infiammatorie croniche intestinali come la Sindrome del Colon Irritabile e il Morbo di Crohn.

Gli alimenti che possono scatenare l’insorgenza di una intolleranza alimentare sono di diversa tipologia. Tra i più frequenti ricordiamo latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.

Naturalmente la suscettibilità individuale e la terapia sono molto variabili, a seconda di numerosi fattori, ma occorre sottolineare come la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti tipici del bacino e della dieta mediterranea, nei confronti dei quali vi è un’assunzione quotidiana.

Cibi (raffinati) e apparato gastrointestinale

paneL’apparato gastrointestinale è quello maggiormente compromesso da queste alterazioni.

I sintomi che possono essere maggiormente riferiti sono infatti diarrea, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastroesofageo ed eruttazioni.

Anche la cute però può presentare alterazioni, come psoriasi, prurito, orticaria o acne. Infatti essa è direttamente correlata alla funzionalità intestinale, quasi fosse uno specchio di quella che è la nostra situazione interna.

Anche l’apparato genito-urinario con infiammazioni, cistiti e vaginiti ricorrenti potrebbe essere l’anticamera di problematiche a livello addominale, che andrebbero puntualmente indagate.

Oggi si parla sempre più spesso di disbiosi e microbiota intestinale. Si tratta di alterazioni che non sono legate solamente al cibo, ma a tutte quelle situazioni che comportano l’insorgenza di stress e una bassa qualità dello stile di vita.

Stiamo infatti pagando l’aumento del benessere e le patologie ad esso correlate. Negli ultimi 50 anni l’aumento del processo di industrializzazione e la diffusione del cibo di massa, la raffinazione dei cibi e la manipolazione alimentare hanno comportato un aumento di patologie che precedentemente non erano conosciute.

latteQuesto avviene per molti cibi, ma soprattutto per cereali, latte e carne che in passato non subivano molti trattamenti, né necessitavano di avere una grossa produzione.

Basti pensare al latte, che viene pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo.

Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.

Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.

Grano e il glutine sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito, anche come addensante. Per non parlare di additivi, conservanti e coloranti. O i dolcificanti.

Tutto questo comporta una alterazione della normale integrità della barriera intestinale, favorita anche dalla cattiva masticazione, con un aumento della permeabilità dell’intestino.

Tale situazione porta i macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, a passare all’interno della mucosa intestinale, con danni dell’intero sistema, poiché il GALT (il sistema immunitario intestinale) non riconosce tali sostanze come utili, ma le recepisce come aggressive, e di conseguenza le combatte.

Ristabilire la normale funzionalità dell’intestino e combattere l’insorgenza delle intolleranze alimentari attraverso un programma individuale specifico è l’unica arma di prevenzione nei confronti di una cattiva qualità della vita.

Si scrive nutrizione, si legge prevenzione: Natrix a Spazio Nutrizione 2016

La nutrizione come via maestra per la salute e il benessere collettivo

Il concetto che “prevenire è meglio che curare” sta caratterizzando l’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone, che attribuiscono sempre maggiore importanza alla prevenzione e al ‘mantenimento del benessere’.

Al centro di questo nuovo approccio c’è la nutrizione, perché è sempre più evidente al pubblico il ruolo chiave delle scelte alimentari per la salute e il benessere della persona e per la sostenibilità dell’attuale modello di società.

Natrix parteciperà a Spazio Nutrizione 2016, in programma a Milano dal 5 al 7 maggio 2016, presso lo stand B30, con proposte dedicate ai professionisti della nutrizione all’insegna della qualità e dell’innovazione, nell’ambito della diagnostica, del software, delle macchine medicali e dei servizi di comunicazione per la salute.

Diagnostica, nutrizione e analisi lipidomica

Natrix, che ha da sempre avuto un’attenzione particolare alla corretta alimentazione come strategia efficace e naturale per prevenire le patologie più diffuse, e collabora in tal senso con molti professionisti della nutrizione nella fase diagnostica, presenterà a Spazio Nutrizione 2016:

  • Gluten Sensitivity Test: determina la presenza di marcatori di sensibilità al glutine non celiaca;
  • Benessere Intestinale: l’In Flora Scan è un test completo per la valutazione del microbiota, dello stato infiammatorio dell’intestino, delle capacità digestive e della permeabilità In particolare il Dysbio Check valuta il tipo di disbiosi intestinale rilevando la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano, denominati Indicano e Scatolo;
  • sindrome_metabolicaNuovi test diagnostici con analisi lipidomica: sono ben quattro i test diagnostici basati sulla valutazione qualitativa e quantitativa degli acidi grassi della membrana eritrocitaria:
    1. Lipidomic Profile: valuta l’assetto lipidico delle membrane e permette di capire lo stato di salute generale dell’organismo.
    2. Cardio Omega Test: mediante l’analisi qualitativa e quantitativa degli acidi grassi di membrana, valuta i marcatori molecolari correlati all’insorgenza delle patologie del sistema cardiocircolatorio, per una tempestiva ed efficace azione di prevenzione.
    3. Metabolic Profile Basic: valuta il dosaggio di ormoni strettamente correlati al tessuto adiposo viscerale per rilevare la presenza di eventuali danni indotti da alterazioni al metabolismo.
    4. Cell Skin Profile: mediante l’analisi degli acidi grassi di membrana, insieme a valori espressi dai marker correlati allo stress ossidativo, restituisce un quadro completo della salute del derma, al fine di intraprendere un adeguato protocollo nutrizionale e nutraceutico da associare a un trattamento dermocosmetico.

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Nutrizione e mobile health: la piattaforma di telemedicina Telenutrizione Cloud

tncloudGrazie all’integrazione fra conoscenze mediche e competenze informatiche, Natrix ha sviluppato Telenutrizione, una piattaforma di telemedicina per fornire servizi nutrizionali, a disposizione dei professionisti della nutrizione che intendono seguire i propri pazienti in modo efficiente e mirato.

Grazie a Telenutrizione, il professionista della nutrizione potrà incrementare l’efficienza e la qualità delle proprie prestazioni, offrendo un servizio innovativo ai pazienti.

In particolare, Telenutrizione offre:

  • Un filo diretto con lo specialista, col quale interagire mediante televisita, chat, email.
  • movita_nwslUna cartella clinica elettronica, sulla quale riportare dati anagrafici, clinici, antropometrici.
  • Una dieta attiva, mediante la quale il sistema proporrà al paziente le alternative possibili ad ogni pasto in base al protocollo alimentare elaborato dallo specialista.
  • Il calcolo automatico del saldo calorico giornaliero, mediante il quale tenere sotto controllo le calorie ingerite anche a seconda dell’attività svolta.
  • Una reportistica sull’andamento del percorso, per valutare i progressi e i risultati ottenuti.
  • Il rilevamento automatico dei parametri vitali del paziente grazie ai dispositivi Movita, specificamente progettati per l’utilizzo con la piattaforma.

La piattaforma è personalizzabile a seconda delle specifiche esigenze dello specialista della nutrizione.

Newcolon, la macchina per idrocolonterapia

newcolonNatrix propone agli specialisti della nutrizione Newcolon, la macchina per idrocolonterapia progettata con particolare attenzione alla praticità d’uso, sia per quanto riguarda la trasportabilità sia per quanto riguarda il pannello di controllo.

Newcolon è composta infatti di due sezioni separabili tra loro (la parte superiore è il dispositivo vero e proprio, quella inferiore è il carrello di supporto), è di dimensioni compatte, facilmente trasportabile, e non avendo batterie interne di alcun tipo, viene alimentata a bassa tensione, con riduzione al minimo dei rischi per paziente e operatore, da un piccolo alimentatore esterno AC/DC medical grade a doppio isolamento.

Display grafico con touch screen, microprocessore interno che elabora i dati dei trattamenti, telecomando per il controllo dell’irrigazione e dello scarico del paziente, filtro acqua antibatterico monouso sono alcune delle prerogative della macchina.

Comunicare la salute e la nutrizione

L’ambito della nutrizione richiede un’attività formativa e informativa dedicata e professionale: da un lato le informazioni presenti in rete e sui social network sono molte, variegate e talvolta contraddittorie; dall’altro l’interesse del pubblico è molto elevato, e fonti privilegiate di informazione sono i blog a tema e soprattutto i social network.

Per lo specialista della nutrizione diventa quindi molto importante essere nei luoghi virtuali in cui le persone cercano informazioni e contenuti di valore, privilegiando il pubblico nelle vicinanze dello studio medico.

Natrix propone ai professionisti della nutrizione due servizi dedicati:

Siti internet: il servizio Ready Website

webIl Ready Website è pensato per i professionisti che intendono dotarsi rapidamente e con poco dispendio di risorse di un sito internet mediante il quale presentare i propri servizi, senza rinunciare a tutte le prerogative necessarie per avere oggi una buona visibilità in rete.

In particolare, il servizio Ready Website:

  • Permette di essere online in poco tempo
  • È comprensivo di linee guida per la realizzazione del materiale e di un supporto tecnico
  • Permette di inserire nuovi contenuti in autonomia, specie per attività di blogging
  • Non richiede alcun investimento iniziale

Social media marketing

facebook

Una fanpage Facebook professionale, con un palinsesto di contenuti in grado di coinvolgere il maggior numero di persone, è uno strumento dal quale far nascere numerose opportunità, in quanto:

  • I social network permettono di comunicare con il singolo individuo, in modo bidirezionale
  • Grazie ai social network è possibile raggiungere anche un pubblico tradizionalmente difficile da coinvolgere
  • Facebook in particolare permette di profilare in modo molto preciso il target delle comunicazioni in base ad area geografica, età, sesso e preferenze.

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Probiotici e prebiotici: quali scegliere e quando assumerli?

Disbiosi ed eubiosi intestinale

Nella società odierna, la medicina e le neuroscienze hanno dimostrato chiaramente l’importanza dell’intestino come organo centrale nella gestione della salute e della malattie.

Già Ippocrate, 2.500 anni fa, parlava dell’intestino come “secondo cervello” oppure “cervello intestinale”.

Gli studi scientifici più accreditati hanno dimostrato come un’alterazione della flora batterica intestinale, chiamata disbiosi, dovuta ad uno squilibrio dei circa 1013 microbi, possa essere determinante nella genesi di molte patologie non solo a carattere intestinale, ma anche a livello extraintestinale, come accade ad esempio nelle malattie cardiache.

Nella cura della disbiosi intestinale e nel ripristino della normale eubiosi, negli ultimi anni si fa spesso ricorso a delle terapie “naturali”, costituite da integratori, la cui vendita e utilizzo sono stati disciplinati dal Ministero della Salute, con una recente revisione nel maggio 2013.

Si sente ormai parlare di probiotici, prebiotici e simbiotici, si fa largo uso di questi integratori, spesso senza avere una chiara idea della natura, dell’attività e dell’utilità di ciascuno di essi, sebbene l’impiego il loro impiego in Italia risalga a circa 30 anni fa.

Probiotici, prebiotici e simbiotici visti da vicino

Tutto ebbe inizio quando all’inizio dello scorso secolo il premio Nobel Metchnikoff osservò che i batteri assunti con gli alimenti sono capaci di modificare la flora batterica intestinale, sostituendo microrganismi dannosi per l’organismo con altri utili.

Fu osservato infatti che nelle feci di soggetti sani erano assenti batteri presenti in quelle di soggetti con diarrea.

I primi prodotti ad essere autorizzati erano a base di Saccaromyces cerevisiae o fermenti lattici come Streptpcoccus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus in associazione con nutrienti, per lo più vitamine del gruppo B, utili a favorire il riequilibrio della flora batterica intestinale.

Oggi si utilizzano prodotti a base di diverse specie di batteri (Lactobacillus, Bifidobacterium, Saccharomyces) e ogni specie è formata da ceppi diversi con benefici differenti. Basti pensare che nell’intestino vi sono 3-500 specie batteriche differenti.

eubioticiIl termine ‘probiotico’ deriva dal greco ‘pro-bios’, che significa ‘a favore della vita’.

Si tratta di microrganismi vivi e attivi (ad esempio batteri), capaci di esercitare un effetto positivo sull’ecosistema intestinale.

Tra questi ricordiamo l’utilizzo di Lactobacillus casei Shirota o Lactobacillus johnsonii, i quali, seppur abbiano un nome simile, hanno un meccanismo d’azione differente e un giusto dosaggio o un sovradosaggio potrebbero causare fenomeni diversi e opposti.

Quando parliamo di ‘probiotici’ infatti ci riferiamo ad alimenti o integratori che contengono in numero sufficientemente elevato microorganismi vivi ed attivi, che riequilibrano l’intestino attraverso una colonizzazione diretta.

Devono essere in grado, qualora assunti per bocca, di sopravvivere all’acidità gastrica e arrivare fino all’intestino.

Per essere efficaci, i probiotici dovrebbero essere assunti sempre e solo a stomaco vuoto, per un tempo medio di 3-4 settimane e in un quantitativo di almeno un miliardo di batteri al giorno.

È difficile assumerli con la dieta, per cui l’unica soluzione è l’integrazione in caso di necessità.

Oltre ai probiotici, abbiamo invece i ‘prebiotici’, che favoriscono la crescita di batteri “buoni”, ma sono sostanze indigeribili e non assorbibili. Essi rappresentano infatti il nutrimento dei probiotici e ne stimolano l’attività nel tratto gastro-intestinale.

aglioSecondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, si tratta di ‘sostanze di origine alimentare non digeribili che, se somministrate in quantità adeguata, portano beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale, o assunti contestualmente al prebiotico’.

Tra queste sostanze ricordiamo fibre idrosolubili, beta-glucani, fructani, oligofruttosaccaridi (o FOS), inulina, lattulosio, e molti altri che promuovono la crescita, nel colon, di una o più specie batteriche utili allo sviluppo della microflora probiotica.

Assumere prebiotici attraverso la dieta è fondamentale. Molti sono i cibi che li contegono: frumento, miele, germe di grano, aglio e cipolla, legumi.

Sono presenti anche in molti alimenti fermentati come il pane o la pizza con il lievito o pasta madre, lo yogurt (meglio quello preparato in casa con i fermenti), il kefir, i crauti, il miso, il tempeh, il kombucha, i formaggi fermentati.

Oltre a prebiotici e probiotici, vi sono i ‘simbiotici’, un mix dei primi due con una azione sinergica.

Gli studi scientifici hanno mostrato la loro capacità di migliorare i probiotici e rappresentare un substrato specifico alla flora batterica intestinale già residente.

Sono molto utili in caso di intolleranza al lattosio (dove tra l’altro i soli prebiotici spesso falliscono), e in caso di necessità di assorbimento di alcuni minerali (come il ferro), a seguito di diarrea, di assunzione di antibiotici oppure nella riduzione dell’infiammazione dell’intestino, spesso causata da una cattiva alimentazione, inquinamento, e stress.

Naturalmente, prima di scegliere da soli cosa fare, sarebbe utile rivolgersi al medico per una corretta diagnosi ed effettuare un test di valutazione del benessere intestinale.