La differenza fra intolleranze alimentari e allergie spiegata in un video

Molto spesso le intolleranze alimentari e le allergie vengono confuse, nonostante siano disturbi molto diversi fra loro.
In questo video spieghiamo le differenze, anche mediante il confronto fra i sintomi delle une e quelli delle altre, che per certi aspetti si sovrappongono, mentre per altri sono invece del tutto differenti.
Spieghiamo anche in cosa consiste il Food Intolerance Test, che va a individuare verso quali alimenti il nostro organismo ha reazioni avverse, con un approfondimento sull’interpretazione del referto che viene consegnato a chi esegue il test.

Intolleranza alimentare e disbiosi intestinale

L’eziologia complessa dell’intolleranza alimentare

Molti di noi hanno sentito parlare più volte di intolleranza alimentare, nonostante non ne se abbia ancora perfetta conoscenza. Si tratta di una vera e propria tossicità legata al cibo, in cui assume grande importanza il modo e la frequenza di consumo, scatenata dal contatto tra gli alimenti e la mucosa intestinale, coinvolgendo una risposta immunitaria in genere ritardata.

I sintomi legati a tali fenomeni possono essere sia intestinali sia extraintestinali, come diarrea, nausea, gonfiore addominale, stanchezza, cefalea e difficoltà di concentrazione.

Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”. Infatti uno stile di vita errato, con una alimentazione disordinata e ripetitiva, sedentarietà, vizi come fumo e alcool e soprattutto una bassa qualità del sonno possono comportare diverse alterazioni, soprattutto a livello intestinale, aumentando la difficoltà a digerire il cibo e favorendo l’insorgenza di intolleranze alimentari.

Questo significa ridurre la qualità della vita e aumentare il malessere. In genere l’abitudine di molte persone è quello di intervenire attraverso l’imposizione di una dieta, quasi mai personalizzata. Ma la prassi più corretta per risolvere in maniera definitiva la problematica e i sintomi è invece fare una corretta diagnosi, attraverso una anamnesi e dei test diagnostici che abbiano validità scientifica.

Oggi sono infatti molte le patologie legate a possibili alterazioni delle IgG, conseguenza dell’insorgenza di intolleranze alimentari. Tra queste ricordiamo le patologie infiammatorie croniche intestinali come la Sindrome del Colon Irritabile e il Morbo di Crohn.

Gli alimenti che possono scatenare l’insorgenza di una intolleranza alimentare sono di diversa tipologia. Tra i più frequenti ricordiamo latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.

Naturalmente la suscettibilità individuale e la terapia sono molto variabili, a seconda di numerosi fattori, ma occorre sottolineare come la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti tipici del bacino e della dieta mediterranea, nei confronti dei quali vi è un’assunzione quotidiana.

Cibi (raffinati) e apparato gastrointestinale

paneL’apparato gastrointestinale è quello maggiormente compromesso da queste alterazioni.

I sintomi che possono essere maggiormente riferiti sono infatti diarrea, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastroesofageo ed eruttazioni.

Anche la cute però può presentare alterazioni, come psoriasi, prurito, orticaria o acne. Infatti essa è direttamente correlata alla funzionalità intestinale, quasi fosse uno specchio di quella che è la nostra situazione interna.

Anche l’apparato genito-urinario con infiammazioni, cistiti e vaginiti ricorrenti potrebbe essere l’anticamera di problematiche a livello addominale, che andrebbero puntualmente indagate.

Oggi si parla sempre più spesso di disbiosi e microbiota intestinale. Si tratta di alterazioni che non sono legate solamente al cibo, ma a tutte quelle situazioni che comportano l’insorgenza di stress e una bassa qualità dello stile di vita.

Stiamo infatti pagando l’aumento del benessere e le patologie ad esso correlate. Negli ultimi 50 anni l’aumento del processo di industrializzazione e la diffusione del cibo di massa, la raffinazione dei cibi e la manipolazione alimentare hanno comportato un aumento di patologie che precedentemente non erano conosciute.

latteQuesto avviene per molti cibi, ma soprattutto per cereali, latte e carne che in passato non subivano molti trattamenti, né necessitavano di avere una grossa produzione.

Basti pensare al latte, che viene pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo.

Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.

Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.

Grano e il glutine sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito, anche come addensante. Per non parlare di additivi, conservanti e coloranti. O i dolcificanti.

Tutto questo comporta una alterazione della normale integrità della barriera intestinale, favorita anche dalla cattiva masticazione, con un aumento della permeabilità dell’intestino.

Tale situazione porta i macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, a passare all’interno della mucosa intestinale, con danni dell’intero sistema, poiché il GALT (il sistema immunitario intestinale) non riconosce tali sostanze come utili, ma le recepisce come aggressive, e di conseguenza le combatte.

Ristabilire la normale funzionalità dell’intestino e combattere l’insorgenza delle intolleranze alimentari attraverso un programma individuale specifico è l’unica arma di prevenzione nei confronti di una cattiva qualità della vita.

L’educazione come prevenzione dell’intolleranza alimentare

Le cause dell’intolleranza alimentare

In questi anni si parla molto della intolleranza alimentare, definita spesso a ragione la causa di numerosi disturbi intestinali o extra intestinali, ma senza sapere davvero di cosa si tratti.

Tali disturbi sono legati ad alterazioni transitorie e reversibili, scatenate da reazioni immunitarie che coinvolgono le immunoglobuline di tipo G (al contrario delle allergie, che coinvolgono le IgE).

Sono state ipotizzate diverse cause alla base dell’eziologia dell’intolleranza alimentare, sebbene un ruolo preponderante è dato, come in molte patologie dallo stile di vita, dalla epigenetica e dall’ambiente.

Infatti i fattori esogeni a cui oggi molti di noi sono sottoposti nella quotidianità sembrano essere determinanti nello sviluppo di tali fenomeni.

Tra questi ricordiamo sicuramente l’inquinamento, la vita frenetica, la cattiva respirazione, la bassa ossigenazione, le difficoltà respiratorie (legate ad ansia, stress, depressione e alterazioni che coinvolgono la respirazione diaframmatica), la sedentarietà, la bassa qualità del sonno e non ultima la cattiva alimentazione.

In realtà parlare di buona o cattiva alimentazione è molto difficile, soprattutto in tempi nei quali comunicare la scienza e i risultati degli studi scientifici sembra essere davvero una impresa ardua.

Questo perché ci troviamo in una società nella quale esiste una babele di informazioni, spesso pilotate da frange pseudoscientifiche che alimentano la disinformazione e il terrorismo alimentare.

Sicuramente avere una alimentazione monotona e ripetitiva aiuta a sviluppare intolleranze alimentari dovute all’accumulo di sostante verso cui l’organismo crea reazioni infiammatorie.

Come anche mangiare cibo di bassa qualità, senza conoscerne la provenienza, il modo in cui sono state prodotte determinate derrate alimentari e mangiando senza criterio, ad esempio con una corretta masticazione.

Come ben sappiamo infatti, la digestione inizia dalla bocca, grazie alla presenza di enzimi capaci di digerire il cibo che mangiamo ogni giorno. Oppure grazie ad essa è possibile spezzare le fibre contenute nelle verdure, nella frutta e nei cereali, permettendo di digerirli senza problemi e senza creare una aumentata permeabilità intestinale.

L’educazione e la prevenzione dell’intolleranza alimentare

educazione_alimentareUno degli obiettivi principali dell’educazione alimentare sarebbe far comprendere bene la differenza tra mangiare e nutrirsi.

Oggi non abbiamo bisogno di mangiare molti cibi, ma dobbiamo orientarci soprattutto verso una alimentazione cellulare, capace di fornirci i nutrienti necessari, come la scienza ha ormai chiaramente dimostrato.

In un mondo che vive di ricchezza e malattie legate alla iperalimentazione è paradossale che ci sia ancora chi dice di mangiare un po’ di tutto.

Perché la scienza ha dimostrato che è possibile seguire anche delle alimentazioni privative o restrittive quando seguite dagli esperti, come avviene per motivi etici o religiosi, ma ha dimostrato anche che vi sono alimenti utili e altri dannosi (contenenti all’interno antinutrienti e sostanze tossiche per l’uomo).

Del resto siamo in continua evoluzione. E la tanto decantata dieta mediterranea non è mai esistita come entità unica. Soprattutto perché in quel tempo le persone erano denutrite e avevano una aspettativa di vita bassa.

Oggi l’aspettativa di vita è molto elevata, grazie al miglioramento delle tecnologie, alla scoperta di strumenti quali il frigorifero e il congelatore, al miglioramento della sicurezza alimentare, ma si sta riducendo la qualità della vita e l’aspettativa di vita in salute, a causa di numerosi nostri comportamenti, compresa una cattiva alimentazione.

educazione_alimentare_02E teniamo presente che un corretto comportamento alimentare inizia fin da una buona spesa. Se abbiamo dentro casa cibo scadente, mangeremo quello.

Sta a noi scegliere: curarci con i farmaci o fare prevenzione con cibo e stile di vita. Naturalmente da soli è molto difficili saper fare queste scelte.

Per questo è importante rivolgersi agli esperti che possano guidarci nella quotidianità, insegnandoci cosa è davvero una corretta alimentazione.

Saper ruotare gli alimenti, fare i giusti abbinamenti, saper gestire le porzioni è fondamentale per ottenere lo stato di salute.

A questo è poi importante aggiungere piccole regole di vita, come la riduzione della sedentarietà, il prendersi il proprio tempo e soprattutto cercare di ridurre il proprio stress.

Solo così sarà possibile riuscire ad allontanare le problematiche che attanagliano la nostra società.

Avere delle intolleranze alimentari, senza saperle diagnosticare con certezza e senza saperle davvero curare con una alimentazione mirata, significa cronicizzare i sintomi. A volte ci abituiamo ad avere tali reazioni, abbassando notevolmente la qualità della vita.

Sensibilità al glutine: che c’è di nuovo?

Sensibilità al glutine vs celiachia

Ormai da qualche anno sia nella letteratura scientifica sia in ambito gastroenterologico e nutrizionale, si parla di una nuova patologia, che prende il nome di sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity).

Si tratta di una nuova entità clinica, simile alla malattia celiaca (per reazione al glutine e sintomatologia), ma che colpisce persone sane con mucose intestinali del tutto normali, che non mostrano i danni tipici intestinali e sistemici della celiachia.

Si tratta di una patologia difficile da inquadrare e riconoscere con assoluta certezza, in quanto i soggetti colpiti non risultano essere né allergici al grano né celiaci.

Nonostante ciò, l’ingestione di cibi contenenti anche poche quantità di glutine scatenano sintomi che possono avere carattere sia intestinale che extraintestinale, tra cui stanchezze, perdita di forza, difficoltà di concentrazione oppure cefalea, nausea e gonfiore addominale.

Quando questo accade, e si verifica la concomitante insorgenza dei sintomi in presenza del glutine, è importante innanzitutto escludere la celiachia, che è la più conosciuta tra le malattie glutine correlate, è una patologia a carattere autoimmune (e con una importante componente genetica), che si sviluppa nei confronti del glutine.

È infatti caratterizzata da una infiammazione cronica dell’intestino tenue in seguito alla reazione immunitaria a livello della mucosa intestinale che genera gravi danni, quali l’atrofia dei villi intestinali, e provoca un alterato assorbimento che porta a carenza alimentare.

Può comparire sia nell’infanzia sia nell’età senile, per cui si distinguono una forma classica e una tardiva, ma soprattutto ci possono essere delle forme quasi asintomatiche, se non fosse per l’insorgenza di sintomi quali osteoporosi o anemia da carenza di ferro, che sono una conseguenza delle alterazioni dell’assorbimento della mucosa intestinale.

Nonostante la percezione della popolazione, la sua incidenza non è aumentata nel corso degli anni. Infatti, l’aumento delle persone colpite è legato da una parte ad un maggiore numero di diagnosi e alla possibilità di avere una diagnosi precoce, dall’altra ad un aumento della popolazione.

Attualmente colpisce circa l’1% della popolazione italiana e nell’ultimo anno, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute i nuovi casi ufficialmente diagnosticati sono stati poco più di 200 mila.

La sensibilità al glutine questa sconosciuta

pasta_celiachiaRicerche recenti si stanno invece concentrando su soggetti sospetti di sensibilità al glutine non celiaca o gluten sensitivity, termine che fino a poco tempo fa era addirittura confuso con il termine di celiachia e portava a confondere anche molti medici, i quali in caso di diagnosi negativa per la celiachia, consigliavano al paziente di continuare a seguire una dieta contenente glutine.

Un’interpretazione certa e acclarata dei meccanismi alla base del problema non c’è, ma esiste senza dubbio la necessità di fare una diagnosi certa, finora difficile in assenza di strumenti in grado per esempio di distinguere l’ipersensibilità dal colon irritabile, un disturbo diffuso che spesso si presenta con sintomi simili e sovrapponibili.

Di certo sappiamo che viene coinvolta quasi esclusivamente l’immunità innata (si ha una positività solo agli anticorpi IgA/IgG AntiGliadina e gli altri marker sono negativi) come avviene nei confronti di virus e batteri o veleni, mentre l’immunità adattativa, che viene coinvolta in presenza di celiachia, nel caso della sensibilità al glutine non viene attivata, con sintomi di minore intensità: nella gluten sensitivity ad esempio non si verifica l’atrofia dei villi intestinali.

A questa difficoltà diagnostica contribuisce infatti soprattutto una sintomatologia spesso aspecifica, legata alla tossicità della gliadina.

Naturalmente, come hanno ipotizzato alcuni medici ricercatori, questo complesso proteico non è tossico per tutti, ma la maggior parte delle persone sviluppa un meccanismo di protezione che mette al riparo i villi intestinali dalla sua azione.

Ad oggi c’è ancora molto lavoro da fare per una definizione corretta di tutti i parametri clinici, immunologici e genetici della sensibilità al glutine, ma il forte aumento di soggetti predisposti a questa patologia, necessita di provvedimenti.

La terapia, dopo una diagnosi e un inquadramento clinico dei sintomi, che escluda la celiachia, viene fatta attraverso l’alimentazione, che sarà simile a quella di un soggetto non celiaco, attraverso una attenzione alla tipologia di cereali utilizzati.

Attraverso Telenutrizione, sarà possibile iniziare un percorso di corretta alimentazione e di recupero della tolleranza, che avrà una durata di almeno 6-8 mesi, attraverso l’eliminazione di cereali contenenti glutine: frumento, orzo, segale, avena, farro, kamut, spelta, triticale e derivati, che verranno sostituiti con cereali o pseudocereali quali riso, mais, manioca, miglio, lupino, grano saraceno, amaranto, quinoa, teff, sorgo.

Grande importanza stanno assumendo in tal senso i grani antichi, il cui glutine ha delle caratteristiche completamente differenti da quelli più recenti, e che risultano tollerati anche in presenta di tali alterazioni non celiache.

Bisogna poi prestare molta attenzione agli alimenti confezionati, non solo perché potrebbero contenere glutine, specie se si tratta di sughi o salse, ma per via del gran numero di conservanti, additivi, grassi, coloranti e dolcificanti, che poco si sposano con una sana alimentazione.

Sicuramente in futuro grazie alla ricerca avremo nuove risposte e continue conferme alle attuali conoscenze, ma nel frattempo, in presenza di tali sintomi è bene effettuare dei test diagnostici che ci escludano delle condizioni cliniche debilitanti per una vita serena.

 

Intolleranze alimentari e allergie: trova le differenze!

Intolleranze alimentari e allergie

Attualmente viviamo in un mondo in cui la maggior parte delle persone, nonostante i numerosi e crescenti canali di comunicazione, è sempre più confusa e disinformata.

Questo perché da un lato c’è troppa disinvoltura nella divulgazione di argomenti spesso ostici e specialistici, e dall’altro eccessiva leggerezza nell’attribuire autorevolezza, complice anche la facile reperibilità, a informazioni che spesso non provengono da fonti accreditate né sono frutto di studi scientifici, ma scaturiscono da un approccio dogmatico che porta a schierarsi da una parte o dall’altra anziché informare.

Il campo delle intolleranze alimentari e allergie probabilmente è quello che necessita di maggiore chiarezza, soprattutto alla luce della crescente incidenza delle reazioni avverse agli alimenti, che oggi colpiscono gran parte della popolazione.

Il motivo di tali reazioni avverse non è solo da individuare nel cibo e nella sua qualità, sebbene esistano oggi sul mercato alimenti con caratteristiche nutrizionali largamente inadeguate: è infatti altrettanto vero che mai come ora, grazie al miglioramento delle tecnologie produttive e di controllo, sono disponibili alimenti di qualità largamente superiore a quelli di qualunque altra epoca.

Le cause scatenanti di tali reazioni sono da ricercare anche in fattori estrinseci al cibo, come ad esempio l’aria che respiriamo, lo stress quotidiano, la cattiva masticazione, le alterazioni a carico dell’intestino e del microbiota intestinale.

Differenze fra allergie e intolleranze alimentari: diagnosi e sintomi

intolleranza_uovaNonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta confusione fra il concetto di ‘allergia’ e quello di ‘intolleranza alimentare’: in realtà si tratta di due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia sia per quanto riguarda la relativa diagnostica; vediamole nel dettaglio.

Allergie e intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi definiti come ‘reazioni avverse al cibo’, i cui sintomi sono scatenati dall’ingestione di uno o più alimenti.

È possibile distinguere tra due tipi di reazioni avverse al cibo: tossiche o non tossiche. Mentre le prime sono legate soprattutto a intossicazioni alimentari o alla presenza di microorganismi patogeni che si sviluppano a seguito di una errata produzione o conservazione, le ultime dipendono dalla suscettibilità dell’individuo, e si suddividono in allergie e intolleranze alimentari, in cui il carattere diagnostico distintivo è rappresentato dalla ricerca di reazioni immunomediate, cioè modulate dal nostro sistema immunitario, la cui funzionalità è strettamente legata alla regolarità dei batteri intestinali.

Una adeguata funzionalità della parete intestinale è fondamentale nell’assorbimento del cibo e nella regolazione del sistema immunitario, per questo una delle cause alla base delle intolleranze alimentari consiste nell’alterato assorbimento e nella sensibilizzazione al cibo.

intolleranza_latteLa principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel fatto che nelle prime si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE e da componenti cellulari primari quali mastcellule (per le quali le IgE hanno elevata affinità) o basofili in risposta a determinati allergeni.

Si tratta di reazioni immediate, sistemiche e intense, potenzialmente mortali, quando alla seconda esposizione all’allergene per cui si è sensibilizzati, si ha il legame dell’antigene con gli anticorpi IgE presenti sulle mastcellule e sui basofili sensibilizzati e si verifica la reazione, a seguito del rilascio di sostanze farmacologicamente attive e del rilascio di mediatori primari come istamina, o secondari come le prostaglandine e i mediatori dell’infiammazione.

Per questo, a seguito di una allergia, che può verificarsi anche solamente con il contatto dell’antigene verso cui si è sensibilizzati, compaiono sintomi spesso eclatanti come rossore, edema, secrezione di muco e in alcuni casi broncocostrizione e laringospasmo.

Le allergie alimentari non colpiscono una gran fetta della popolazione, e nonostante le stime siano spesso discordanti, sono altrettanto concordi sulla loro bassa incidenza; al contrario, le reazioni ‘non IgE mediate’, chiamate anche ‘intolleranze alimentari’, sono molto diffuse: sebbene oggi si stimi che gran parte delle persone che pensano di avere delle intolleranze alimentari abbiano in realtà solamente delle alterazioni intestinali quali la disbiosi intestinale (la cui diagnosi sarebbe facilmente effettuata con un test specifico), si stima che il 20% della popolazione ne sia affetta.

La difficoltà di diagnosi è legata al fatto che i sintomi possono comparire dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile, non come avviene per le allergie, in cui la reazione si verifica nel breve periodo.

Anche la sintomatologia è completamente diversa, in quanto le intolleranze alimentari possono esordire con i sintomi di colon irritabile, cefalea o emicrania, stanchezza, orticaria.

Si tratta quasi sempre di sintomi dose-dipendenti, di entità meno grave e insorgenza meno acuta rispetto alle allergie: sintomi che nel tempo compaiono ogni volta che si ingerisce l’alimento verso cui si ha reazione.

I test per le intolleranze alimentari

kit_immunologiaAttualmente sono molti i test utilizzati nella diagnosi delle intolleranze alimentari, ed è necessario distinguere queste reazioni avverse al cibo da quelle che sono le intolleranze enzimatiche, conseguenza di difetti congeniti che impediscono di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo, come avviene ad esempio per la lattasi nell’intolleranza al lattosio (diagnosticabile con il Breath test), o per le reazioni legate alla celiachia (intolleranza permanente al glutine), la cui diagnosi viene effettuata in maniera predittiva con la ricerca nel sangue di anticorpi anti gliadina, anti endomisio e anti transglutaminasi, ma la cui diagnosi definitiva deve necessariamente avvenire attraverso una biopsia intestinale, che permette di valutare le tipiche alterazioni della malattia a livello della membrana intestinale.

Quando si parla di intolleranze alimentari, oggi ci si riferisce però a quelle dette anche ‘non IgE mediate’, con molte discussioni sull’affidabilità dei test per diagnosticarle.

Ad oggi, mancano dati scientifici che validino test finora molto conosciuti quali il Cytotest o il Vegatest, il Dria o altri sistemi che commercialmente hanno spopolato nel corso di questi anni.

La ricerca scientifica e gli studi prodotti nel campo hanno evidenziato invece una buona attendibilità per la ricerca delle immunoglobuline IgG nei confronti degli alimenti, con risultati clinicamente significativi, tenendo conto anche che le IgG hanno un’elevata emivita e rappresentano circa il 75% del pool delle immunoglobuline del siero totale.

recupero_tolleranzaIl dosaggio di questi anticorpi viene effettuato attraverso un prelievo di sangue venoso o capillare e il risultato ottenuto con la metodica standardizzata ELISA offre inoltre un alto grado di ripetibilità (> 90%), valutando fino a 184 alimenti, e permettendo di costruire una successiva prescrizione nutrizionale ad esclusione per il totale ripristino della tolleranza.

Infatti, mentre le allergie non vanno incontro ad un processo di guarigione, per le intolleranze alimentari è possibile tornare ad una remissione dei sintomi e delle alterazioni, grazie ad un percorso nutrizionale personalizzato.

Alcuni ricercatori stanno anche valutando una associazione tra i test di ricerca delle IgG con l’idrocolonterapia, che viene proposta come trattamento complementare, integrativo e naturale per sottrarre gli apteni, gli allergeni o le sostanze tossiche, responsabili del danno leucocitario, in quanto favorisce la detossinazione, insieme alla rimozione di scorie dal lume intestinale, infatti è stato dimostrato che anticorpi IgG aumentano la permeabilità della parete dell’intestino tenue e portare ad allergia alimentare.

NatrixLab a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015.

NatrixLab ha partecipato in qualità di sponsor a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015, VI edizione del forum multidisciplinare di nutrizione che si è svolta a Milano dal 25 al 27 giugno presso il Centro Congressi ‘Stella Polare’ di Rho.

La concomitanza con Expo Milano 2015, incentrata sulle questioni globali inerenti alla nutrizione, ha conferito particolare rilievo a Pianeta Nutrizione & Integrazione, che ha voluto rimarcare la correlazione tematica anche mediante la contiguità degli spazi, visto il collegamento diretto con l’area dell’Esposizione Universale.

NatrixLab ha portato il proprio contributo mediante la presentazione di due novità: la prima va ad ampliare la già vasta gamma di test diagnostici; la seconda consiste nell’applicazione della telemedicina all’ambito della nutrizione.

Food Intolerance Test: nuovo pannello Latto Ovo Vegetariano.

NatrixLab, attiva da un quindicennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, ha messo a punto una versione del già noto Food Intolerance Test specificamente dedicata a chi segue un regime alimentare vegetariano, mediante la quale è possibile testare le reazioni avverse a 92 alimenti fra cereali, verdura, frutta, legumi, semi, frutta secca, latticini, uova.

Il test è effettuato mediante la metodica ELISA, approvata dalla comunità scientifica e caratterizzata da un alto grado di ripetibilità, nonché da un’affidabilità di oltre il 90%.

Il Food Intolerance Test Latto Ovo Vegetariano (F.I.T. LOV) permette ai professionisti della salute e del benessere di offrire servizi dedicati a chi fa del vegetarismo non solo un regime alimentare ma uno stile di vita: un numero consistente di persone, se i dati riportati dall’Associazione Vegetariana Italiana parlano di circa il 10% della popolazione, facendo dell’Italia il paese più vegetariano d’Europa e il secondo al mondo dopo l’India.

Telemedicina e innovazione tecnologica al servizio della nutrizione.

movita_pianetanutrizioneNatrixLab ha da sempre individuato nella corretta alimentazione e in un corretto stile di vita la via maestra per la prevenzione dei disturbi e il mantenimento dello stato di benessere dell’individuo.

Parallelamente all’attività di diagnostica, ha quindi svolto attività di ricerca e sviluppato competenze per supportare l’attività dei professionisti che si occupano dei bisogni nutritivi ed energetici delle persone, a fronte di stati fisiologici e patologici accertati.

Integrando le conoscenze mediche alle competenze tecnologiche della società collegata NatrixICT, NatrixLab ha applicato le prerogative della telemedicina all’ambito della nutrizione, sviluppando una piattaforma ad uso interno, Telenutrizione, e rendendo disponibile tale tecnologia ai professionisti che intendono avvalersi dell’innovazione per seguire i pazienti in modo efficiente e mirato.

Completano questa soluzione i dispositivi Movita per il rilevamento dei parametri vitali dei pazienti, specificamente progettati per integrarsi con la piattaforma di telemedicina: Movita Band, un activity tracker, Movita Watch, uno smartwatch e Movita Balance, una bilancia impedenzometrica.

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Quali sono le basi della dieta mediterranea?

I macronutrienti.

Con l’articolo precedente abbiamo iniziato un ciclo di contributi sulla dieta mediterranea: siamo partiti parlando della vita di Ancel Keys, il primo a mettere in relazione la tipologia di alimentazione del sud Italia con la bassa incidenza di malattie cardiovascolari, e proseguiamo parlando dei principi di funzionamento di tale protocollo alimentare.

Innanzitutto definiamo i macronutrienti, che sono i carboidrati, le proteine e i lipidi, ovvero quei nutrienti alimentari che devono essere introdotti nell’organismo in grandi quantità.

I primi, trasformati dall’organismo in glucosio, forniscono l’energia per tutte le funzioni delle cellule e dei tessuti. Le fonti principali di carboidrati sono i cereali, i farinacei (pane, pasta), le patate e la frutta.

Le seconde hanno una funzione plastica, in quanto vengono utilizzate per la costruzione dei tessuti e degli organi, come ad esempio i muscoli: l’assunzione di proteine è quindi fondamentale per i bambini, che devono “costruire” il proprio corpo, ma anche negli adulti per la rigenerazione dei tessuti e per il sistema immunitario e ormonale. Le fonti principali di proteine sono la carne, il pesce, il latte, le uova, i legumi.

Infine i lipidi servono da riserva di energia perché vengono utilizzati più lentamente rispetto ai carboidrati, e sono fondamentali per le membrane cellulari e la sintesi di alcuni ormoni, oltre l’assorbimento di alcune vitamine.

Una questione di qualità.

Alla base della dieta mediterranea c’è una prima indicazione quantitativa sulla distribuzione dei macronutrienti nel regime alimentare, che ripartisce le calorie giornaliere per il 55-65% da carboidrati, per il 30% dai grassi, infine per il 15% dalle proteine.

La ripartizione quantitativa comunque non basta, perché di importanza cruciale è la valutazione qualitativa dei nutrienti, che andiamo qui di seguito a spiegare.

  1. Carboidrati.
    Pane, pasta e farinacei dovrebbero essere derivati da farine integrali, che non abbiano quindi subito un processo di raffinazione.
    Per frutta e verdura, almeno cinque porzioni al giorno, è necessario scegliere sempre quella fresca di stagione, preferendo le preparazioni a crudo piuttosto che cotte in modo da evitare di perdere durante tale processo nutrienti fondamentali come vitamine, minerali e sostanze antiossidanti.
  2. Proteine.
    Sarebbero da preferire le proteine di origine vegetale, ovvero i legumi, che dovrebbero costituire l’80% delle calorie destinate a questo macronutriente, con il restante 20% da pesce o carni bianche.
  3. Grassi.
    Si tratta di una classe fondamentale di nutrienti che molto spesso a torto gode di cattiva fama nell’opinione comune: ne abbiamo parlato anche in questo articolo.
    Per quanto riguarda di grassi, la dieta mediterranea non può non basarsi sull’olio extravergine di oliva, le cui molecole di base (acidi grassi liberi) sono i principali costituenti delle membrane cellulari.
    Inoltre l’olio extravergine di oliva, proprio per la sua peculiare distribuzione in acidi grassi (povera in saturi e ricca in monoinsaturi come gli omega 9) e per la presenza di acidi grassi essenziali polinsaturi come omega 3 e omega 6 e polifenoli rappresenta, nelle giuste quantità, lo strumento terapico fondamentale per prevenire e migliorare lo stato di salute in pazienti affetti da patologie cardiovascolari e sindromi metaboliche.

È esattamente a questi principi che i nutrizionisti di NatrixLab si sono ispirati per creare protocolli nutrizionali in grado di prevenire e curare le diverse condizioni patologiche, che grazie a Telenutrizione, la piattaforma di telemedicina NatrixLab, possono gestire in contatto diretto con i loro pazienti.

La dieta mediterranea: chi l’ha inventata?

Tutti ne parlano, ma pochi la conoscono.

A seconda del periodo, o degli argomenti che maggiormente catalizzano l’attenzione generale, ci si improvvisa allenatori, economisti, criminologi, e così via.

Ben lungi dal vederci dietro la volontà di millantare competenze non del tutto consolidate, è naturale esprimere opinioni su ciò che in un dato momento riscuote interesse, e alzi la mano chi non si è mai pronunciato, ad esempio, in merito allo spread, al mercato del lavoro o alla geopolitica, pur non essendo un esperto.

Essendo la nutrizione un ambito che riguarda tutti, a prescindere da età, sesso, cultura e area di provenienza, è naturale che sin dalla notte dei tempi siano fioriti precetti e scuole di pensiero su quale sia il regime alimentare più adatto a mantenere un buono stato di salute.

In questo e nei prossimi articoli parleremo della dieta mediterranea, la più menzionata al mondo, nonché dal 16 novembre 2010 iscritta dall’UNESCO nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Lo facciamo perché a nostro avviso, come accade a quei concetti che a furia di essere nominati perdono la primigenia nitidezza e inglobano elementi spuri, il concetto di ‘dieta mediterranea’, allontanandosi progressivamente dai modelli alimentari tradizionali di Italia, Grecia, Spagna e Marocco, ha finito per designare, nell’immaginario collettivo, un regime alimentare basato soprattutto sul consumo di carboidrati raffinati come pane e pasta; cosa che, come vedremo, non è affatto vera.

In questo articolo parleremo di Ancel Keys, che per primo l’ha definita; nel prossimo ne vedremo i principi metodologici; da ultimo daremo uno sguardo ad alcuni dati sulla dieta mediterranea.

Il papà della dieta mediterranea.

ancel_keysAncel Benjamin Keys, dicevamo, nato a Colorado Springs nel 1904 e deceduto a Minneapolis nel 2004, biologo e fisiologo statunitense, studiando l’epidemiologia delle malattie cardiovascolari, giunse a formulare ipotesi sull’influenza dell’alimentazione in tali patologie, e ad individuare i benefici di un regime alimentare da lui stesso definito ‘dieta mediterranea’.

Già famoso come ideatore della ‘Razione K’, razione da combattimento individuale giornaliera introdotta negli Stati Uniti d’America nel 1942 nel corso della seconda guerra mondiale, nei primi anni ’50, a Roma per il primo ‘Convegno sull’alimentazione’, rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali nella regione Campania e nell’isola di Creta, e fu il promotore del primo studio pilota per chiarire tale mistero.

Prese in esame la popolazione di Nicotera, in Calabria, e nel 1962 si trasferì a Pioppi, villaggio di pescatori del comune di Pollica, nel Cilento, dove rimase per 28 anni, e insieme ad alcuni collaboratori (Martti Karvonen, Flaminio e Alberto Fidanza, Jeremiah Stamler) studiò l’alimentazione della popolazione locale.

Dalle anamnesi che estrapolò dalle interviste dei pazienti emerse che nei paesi del sud Italia, viste le precarie condizioni economiche della popolazione, l’alimentazione era basata su cibi poveri come cereali integrali, legumi, frutta, verdura, pesce e pochissima carne.

Dopo avere studiato lo stile alimentare del ceto medio della popolazione campana e calabrese, cominciò a sottoporre i suoi pazienti negli USA allo stesso stile alimentare, riscontrando una notevole riduzione di eventi mortali per patologie cardiovascolari, ma niente di paragonabile alle percentuali nell’Italia meridionale.

Individuò l’elemento chiave nella qualità e nelle proprietà dei grassi impiegati, e in particolare nell’olio extravergine d’oliva, eleggendolo uno dei nutraceutici fondamentali per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari.

Insieme alla moglie Margaret, nel 1975 tradusse i suoi studi in forma divulgativa nel volume ‘How to eat well and stay well: the Mediterran way’ (Come mangiare bene e stare bene: lo stile mediterraneo), un libro che fece epoca e che diffuse il concetto di ‘dieta mediterranea’ in tutto il mondo.

E forse, a riprova che Ancel Keys non avesse tutti i torti, sta il fatto che morì a 100 anni compiuti!

La telemedicina di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Il Gluten Free Expo 2014

La presenza di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini ha offerto l’opportunità non solo di diffondere informazioni sul Gluten Sensitivity Test, ultimo nato nella già vasta gamma di servizi diagnostici, ma anche di mettere in luce l’impegno dell’azienda dal punto di vista della terapia, con particolare attenzione alla telemedicina.

Per coloro i quali non fossero riusciti a incontrare il personale Natrix alla manifestazione dal 14 al 17 novembre, abbiamo raccolto in questa intervista alcune informazioni su Telenutrizione, la piattaforma telematica che permette un contatto costante e diretto fra medico e paziente nella gestione di un protocollo alimentare.

Telenutrizione: il servizio di telemedicina di Natrix

Bene, ho eseguito il Gluten Sensitivity Test e il risultato è positivo: ora che faccio?
Domanda ricorrente questa, da parte di chi, avendo riscontrato una sintomatologia riconducibile alle cosiddette “intolleranze alimentari”, ha effettuato il test ed è risultato intollerante a qualche alimento.

E per quanto riguarda la sensibilità al glutine, domanda anche risolutiva: se è vero, infatti, che ad oggi l’unico modo per far regredire la sintomatologia è eliminare il glutine dalla dieta, è altrettanto vero che il progressivo attenuarsi e lo scomparire dei sintomi avviene in tempi rapidi.

A questo proposito, Natrix ha investito molto nell’ambito delle ricerche sulla telemedicina, mettendo a punto Telenutrizione, una piattaforma online che aiuta il paziente a gestire il protocollo alimentare che gli è stato prescritto in diretto contatto con il nutrizionista.

Per capire meglio come funziona, abbiamo fatto qualche domanda a Serena Ravasini e Ivan Cuomo, biologi nutrizionisti presso Natrix, che seguono i pazienti mediante Telenutrizione.

Dott.ssa Ravasini, che differenza c’è fra Telenutrizione e le cosiddette ‘diete online’?
Mi sembra importante sottolineare come Telenutrizione non sia solamente una dieta online.
È più che altro un presidio che permette, mediante la connessione internet, al paziente di ricevere e di gestire più facilmente la propria dieta, e al medico di seguirlo passo passo grazie al contatto diretto.

Come funziona Telenutrizione nell’ambito specifico delle diete per il recupero della tolleranza?
Natrix, in anni di ricerca e attività nell’ambito diagnostico, ha elaborato protocolli specifici per il recupero della tolleranza, che in sintesi si basano dapprima sull’eliminazione dell’alimento o degli alimenti per un periodo più o meno lungo di tempo, prestando particolare attenzione a mantenere la dieta varia e bilanciata e tenendo conto delle specifiche esigenze di ciascuno, per andare poi a reintrodurre gradualmente i cibi nell’alimentazione del paziente.

In questo percorso, è quindi fondamentale garantire l’apporto corretto di nutrienti pur nella necessità di eliminare alcuni alimenti dalla dieta, e Telenutrizione da un lato permette al paziente di avere il quadro completo delle alternative alimentari disponibili e dei loro corretti abbinamenti, dall’altro mette in grado il medico di intervenire tempestivamente nel dare suggerimenti e avanzare proposte.

Dott. Cuomo, avere a disposizione una piattaforma telematica non rischia di spersonalizzare il rapporto fra medico e paziente?
No anzi, è l’esatto contrario. In genere, quando il nutrizionista prescrive un protocollo alimentare, gli spazi di confronto con il paziente sono principalmente individuati nei consulti periodici: ma quanti possono essere i dubbi o le incertezze che fra un consulto e l’altro non rientrano nel confronto fra il medico e il paziente?

Telenutrizione risolve questo problema nella misura in cui dà la possibilità al paziente di rivolgersi allo specialista in qualsiasi momento: è un potenziamento dell’operato del nutrizionista, non una sua sostituzione, e permette un confronto continuo con le esigenze personali dell’assistito.

È innegabile però che, almeno come impatto iniziale, una piattaforma telematica induca qualche resistenza nel paziente. Come pensate di affrontare questo aspetto?
Ci stiamo muovendo essenzialmente su due fronti.
In primo luogo, Telenutrizione raccoglie tutti i dati sulle abitudini alimentari e sui sintomi ad esse associati, e li rende non solo disponibili al paziente, ma anche fruibili nel contesto del proprio percorso terapeutico, spiegandone le correlazioni: da questo punto di vista, la piattaforma assume anche un’importante valenza di educazione alimentare, ed è perfettamente in linea con uno dei valori fondamentali di Natrix, ovvero mettere in grado il paziente di essere responsabile in prima persona del proprio stato di salute.

In secondo luogo, il reparto Ricerca e Sviluppo di Natrix si sta muovendo in accordo con l’attuale tendenza della tecnologia, con importanti risultati in termini di semplificazione nell’utilizzo della piattaforma.

I test sulle intolleranze alimentari di NatrixLab

NatrixLab al Nutrisan di Bolzano

NatrixLab, che da più di un decennio opera nel settore della diagnostica sulle intolleranze alimentari, parteciperà con un proprio stand al Nutrisan, la manifestazione su intolleranza alimentare e corretta alimentazione in programma a Bolzano dal 7 al 9 novembre 2014.

L’approccio di Nutrisan al concetto di ‘salute’ non è esclusivamente terapeutico, ma riguarda gli aspetti della prevenzione e del comportamento consapevole, allo scopo di diffondere la cultura di una corretta alimentazione e incrementare la qualità di vita per persone con intolleranze alimentari.

I settori dell’esposizione sono sei:

  1. Alimenti per intolleranti e allergici;
  2. Alimenti per particolari fasi della vita;
  3. Alimenti speciali per problemi di salute legati all’alimentazione;
  4. Functional/fortified food;
  5. Integratori naturali, tisane, erbe e fitoterapia;
  6. Attrezzi terapeutici.

In tale contesto, pensato sia per medici e farmacisti sia per persone con intolleranze alimentari o allergie, NatrixLab sarà a disposizione allo Stand A04/13 per informazioni sui propri test diagnostici.

I test sulle intolleranze alimentari di NatrixLab

Sono quattro in particolare i test di NatrixLab oggetto d’attenzione a Nutrisan, ovvero:

  1. Food Intolerance Test
    Le intolleranze alimentari (o forme allergiche ritardate) sono da associare a una vasta tipologia di sintomi che può interessare tutte le fasce d’età. Il Food Intolerance Test di NatrixLab, che si avvale della metodica ELISA, è disponibile nelle pannellature da 46, 92, 184 alimenti.Nel referto è incluso l’elenco degli alimenti, con a fianco di ciascun elemento non tollerato un istogramma che indica l’intensità della reazione nei confronti delle proteine alimentari caratteristiche di quel particolare alimento.Una volta eseguito il test, NatrixLab può anche fornire al paziente il protocollo alimentare per il recupero della tolleranza, che prevede dapprima l’eliminazione totale degli alimenti rilevati nel test, per proseguire poi con una graduale reintroduzione degli alimenti nella dieta.
  2. Celiac Test
    Il Celiac Test di NatrixLab, che si avvale della metodica ELISA ed è affidabile anche nei bambini a partire da un anno di età, permette di valutare la presenza di intolleranza permanente al glutine mediante il dosaggio degli anticorpi di classe G e A (IgG e IgA).Occorre osservare che la celiachia è una patologia sottostimata: in Italia si stima che vi siano poco più di 70.000 celiaci noti, a fronte di un numero reale valutato di circa 500.000 interessati.Eseguire il test in modo tempestivo e la conseguente adozione di un regime alimentare privo di glutine portano a un miglioramento e alla remissione totale della sintomatologia.
  3. Gluten Sensitivity Test
    I soggetti che soffrono di disturbi intestinali ed extra-intestinali correlati all’assunzione di glutine, ma che non sono né celiaci né allergici al frumento, rientrano in quella ‘zona grigia fra salute e celiachia’ oggi definita ‘sensibilità al glutine non celiaca’, di cui abbiamo diffusamente parlato in questo articolo.
    NatrixLab è fra i primi in Italia a proporre il Gluten Sensitivity Test, che sempre basandosi sulla metodica standardizzata ELISA, una volta esclusa la diagnosi di celiachia, offre un alto grado di sensibilità per i marcatori di sensibilità al glutine presi in analisi.
    Anche in questo caso, NatrixLab offre, a seguito della diagnosi di sensibilità al glutine, un collaudato protocollo di recupero tolleranza, che offre benefici in tempi rapidi (già dal primo mese si assiste alla regressione della sintomatologia) e previene il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.
  4. Dysbio Check
    Lungo il tratto digestivo staziona un’enorme quantità di batteri, a costituire un vero e proprio organo, il microbiota.Il tipo ed il numero di batteri intestinali contribuiscono a determinare lo stato di benessere o malessere dell’apparato digerente e dell’intero organismo.Con il termine Disbiosi s’intende l’alterazione della microflora, prevalentemente batterica, che alberga nell’intestino e causa sintomi estremamente variabili che rappresentano oggi un forte disagio sociale.
    Il Dysbio Check di NatrixLab è un test indiretto rileva la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano (e quindi derivati da un’incompleta digestione proteica), denominati Indicano e Scatolo, consentendo di verificare l’eventuale presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.