Celiachia: cos’è e come si effettua la diagnosi

Cos’è la Celiachia

La Celiachia, o malattia celiaca, è una patologia multifattoriale cronica, di tipo autoimmune, che provoca una reazione immunitaria dell’organismo causata dall’assunzione di glutine.

Si tratta di un’enteropatia infiammatoria permanente che provoca il danneggiamento della mucosa intestinale fino all’atrofia dei villi, con conseguente malassorbimento dei nutrienti. Il danno intestinale può causare perdita di peso, gonfiore e talvolta diarrea. Il malassorbimento in particolare di vitamine e oligoelementi può causare danni a diversi organi tra cui sistema nervoso, sistema scheletrico, apparato riproduttivo, sistema sanguigno.

Esistono diversi tipi di malattia celiaca:

  1. Forma tipica o classica: esordisce nei primi 6-24 mesi dalla nascita, poco dopo l’inizio dello svezzamento. Essa è caratterizzata da diarrea, dolori addominali, meteorismo, inappetenza e vomito.
  2. Forma atipica: esordisce in fase tardiva, ma anche in età adulta ed è caratterizzata da forti dolori addominali, associati a sintomi extra-intestinali quali anemia, che comporta stanchezza cronica e spossatezza, osteopenia, dermatite erpetiforme, anoressia, comparsa recidiva di afte, alterazioni dello smalto dentale, stipsi, alopecia, carenza di oligoelementi e altri nutrienti. Nei bambini questi sintomi da malassorbimento possono portare a rachitismo, bassa statura e ritardo nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari durante la pubertà.
  3. Forma silente: non sussistono sintomi particolari, e viene riscontrata nei gruppi a rischio per familiarità, oppure in individui affetti da altre patologie autoimmuni.
  4. Forma latente: nessun sintomo percepito e nessun danno alla barriera intestinale rilevato, ma i risultati sierologici sono positivi. Questa forma si può presentare ed evolvere in celiachia conclamata a distanza di tempo ed è quindi consigliabile effettuare monitoraggi e controlli periodici in questi soggetti a rischio.

L’incidenza della Celiachia in Italia è stimata in 1 soggetto su 100.

Glutine: cos’è e dove si trova

Il glutine è un complesso proteico costituito da due classi di proteine: glutenine e prolamine. Tale complesso di proteine è contenuto in alcuni cereali quali: frumento, farro, orzo, segale, monococco, Kamut (grano khorasan) spelta, triticale, avena in chicchi. Ad oggi, l’avena risulta ancora annoverata tra gli allergeni contenenti glutine, questo perché può essere contaminata, anche se si ritiene che naturalmente non ne contenga. La condizione necessaria per essere consumata e impiegata come ingrediente nei prodotti senza glutine è quella di avere un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm.
alimenti senza glutine celiachia

Altre problematiche legate all’assunzione di glutine: la Sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity) e l’allergia al grano

Oltre alla Celiachia esistono altre due condizioni verso gli alimenti contenenti glutine:

  • L’allergia al grano: è una reazione allergica IgE mediata alle proteine di alcuni componenti del grano (non solo il glutine). Ogni volta che il soggetto assume il grano, il sistema immunitario entra in azione, riconoscendo e attaccando le proteine in questione e attivando così la liberazione di una serie di sostanze tra cui in particolare l’istamina) responsabili dei sintomi allergici.
  • La Sensibilità al Glutine (Gluten sensitivity): definita anche sensibilità al glutine non celiaca, è una condizione che si stima interessi dal 6 all’8% della popolazione, e riguarda soggetti che soffrono di disturbi legati all’assunzione di glutine, ma non sono né celiaci né allergici al frumento. Spesso viene riscontrata in chi soffre di colon irritabile e infiammazioni intestinali, poiché più facilmente il cibo non completamente digerito entra in contatto con l’immunità e scatena una risposta infiammatoria. A differenza della celiachia, nella sensibilità al glutine la sintomatologia è più riconducibile a quella data dalle reazioni avverse agli alimenti IgG mediate, le cosiddette ‘allergie ritardate’, o più conosciute ma impropriamente definite ‘intolleranze alimentari’.

Come si effettua la diagnosi di Celiachia e valutazione della predisposizione genetica

Gli esami a disposizione del Medico per porre diagnosi di Celiachia comprendono: esami sierologici di primo livello, e in caso di risultati positivi, gastroscopia con biopsia a livello del duodeno.

A tal proposito Il Gluten Sensitivity & Celiac Test è uno screening sierologico che permette di valutare un fondato sospetto di celiachia attraverso l’analisi di marcatori altamente sensibili e specifici come le IgA totali, IgA o IgG Anti-Transglutaminasi, inoltre permette di valutare eventuali sospetti di sensibilità al glutine non celiaca attraverso la valutazione di due marcatori che ad oggi sono considerati i più sensibili per valutare questa condizione, come le IgA e IgG Anti-Gliadina.

Ricordiamo anche che Il glutine non va mai escluso totalmente dalla dieta senza aver prima effettuato gli accertamenti previsti per la Celiachia.

Esiste anche una predisposizione genetica alla patologia, dovuta ad un particolare assetto di HLA: HLA DQ2 e HLA-DQ8. È possibile valutare questi poliformismi attraverso un test genetico che viene eseguito tramite con una metodica real time PCR, tramite un prelievo di tampone buccale.

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Consigli di trattamento

Non esiste una cura per la Celiachia, ma seguire una scrupolosa alimentazione senza glutine è l’unica indicazione per gestire i sintomi e promuovere la guarigione intestinale. Oltre all’eliminazione degli alimenti che contengono glutine dalla dieta, è molto importante adottare rigidi comportamenti per ridurre al minimo il rischio di contaminazione di posate, stoviglie e degli alimenti stessi.

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) realizza e mantiene aggiornata, con l’aiuto di esperti del settore, una “classificazione” delle tipologie di alimenti in riferimento al rischio di contenere glutine.

  • ALIMENTI PERMESSI: alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o appartenenti a categorie alimentari non a rischio per i celiaci, poiché nel corso del loro processo produttivo non sussiste rischio di contaminazione.
  • ALIMENTI A RISCHIO: alimenti che potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 ppm o a rischio di contaminazione e per i quali è necessario conoscere e controllare gli ingredienti ed i processi di lavorazione. I prodotti di queste categorie che vengono valutati come idonei dall’AIC vengono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.
  • ALIMENTI VIETATI perché contengono glutine

Questa classificazione viene chiamata “ABC della dieta dei celiaci” ed ha l’obiettivo di semplificare l’accesso sicuro ai prodotti. Viene utilizzata sia dalle famiglie dei pazienti celiaci, sia dai ristoratori che offrono pasti senza glutine, sia dai professionisti della salute, ed è basata sull’analisi dei processi produttivi da parte di tecnici esperti. Il mercato alimentare è in costante evoluzione, da un lato per seguire le esigenze dei consumatori, dall’altro perché i processi produttivi si evolvono e migliorano, ed è possibile che nel tempo l’ABC subisca modifiche.

Quando introdurre il glutine durante l’alimentazione complementare (svezzamento)

Il glutine può essere introdotto fin dall’inizio dello svezzamento. Le linee guida sull’inizio dell’alimentazione complementare consigliano l’introduzione di alimenti contenenti glutine fin dalle prime fasi dello svezzamento, già a partire dai 4 mesi e non oltre i 12 mesi di vita. La Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica afferma che l’introduzione del glutine in questa fascia d’età, non aumenta il rischio di celiachia negli anni successivi. Al momento dello svezzamento potremmo non sapere se nostro figlio ha la predisposizione genetica allo sviluppo di celiachia, per cui è bene fare maggiore attenzione in presenza di un parente di primo grado celiaco, ma anche in questo caso è consigliato non superare i 12 mesi d’età per la sua introduzione nella dieta dei bambini.

Bibliografia

  • European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition https://www.espghan.org
  • Associazione Italiana Celiachia (AIC) https://www.celiachia.it
  • Caio G, Volta U, Tovoli F, De Giorgio R. Effect of gluten free diet on immune response to gliadin in patients with non-celiac gluten sensitivity.BMC Gastroenterol. 2014 Feb 13;14:26.
  • Catassi C, Bai JC, Bonaz B, Bouma G, Calabrò A, Carroccio A, Castillejo G, Ciacci C, Cristofori F, Dolinsek J, Francavilla R, Elli L, Green P, Holtmeier W, Koehler P, Koletzko S, Meinhold C, Sanders D, Schumann M, Schuppan D, Ullrich R, Vécsei A, Volta U, Zevallos V, Sapone A, Fasano A. Non-Celiac Gluten sensitivity: the new frontier of gluten related disorders. Nutrients. 2013 Sep 26;5(10):3839-53. Review.
  • Volta U, Bardella MT, Calabrò A, Troncone R, Corazza GR; Study Group for Non-Celiac Gluten Sensitivity. An Italian prospective multicenter survey on patients suspected of having non-celiac gluten sensitivity.BMC Med. 2014 May 23;12:85.
  • Sapone A, Bai JC, Ciacci C, Dolinsek J, Green PH, Hadjivassiliou M, Kaukinen K, Rostami K, Sanders DS, Schumann M, Ullrich R, Villalta D, Volta U, Catassi C, Fasano A. Spectrum of gluten-related disorders: consensus on new nomenclature and classification. BMC Med. 2012 Feb 7;10:13.
  • Sapone A, Lammers KM, Casolaro V, Cammarota M, Giuliano MT, De Rosa M, Stefanile R, Mazzarella G, Tolone C, Russo MI, Esposito P, Ferraraccio F, Cartenì M, Riegler G, de Magistris L, Fasano A. Divergence of gut permeability and mucosal immune gene expression in two gluten-associated conditions: celiac disease and gluten sensitivity. BMC Med. 2011 Mar 9;9:23.
  • Giacomo Caio, Umberto Volta, Francesco Tovoli, Roberto De Giorgio. Effect of gluten free diet on immune response to gliadin in patients with non-celiac gluten sensitivity. BMC Gastroenterol. 2014; 14: 26. Published online 2014 February 13.

Regala salute: una nuova idea di dono, con il 20% di sconto a Natale!

NatrixLab ti offre la possibilità di prenderti cura dei tuoi cari mediante un gesto di affetto all’insegna del benessere e della prevenzione: abbiamo voluto chiamarlo Regala Salute.
Grazie a questa iniziativa potrai andare presso il centro Natrix più vicino a casa tua e regalare a chi vuoi uno dei test NatrixLab oppure una consulenza nutrizionale.

Come funziona Regala Salute?

Il funzionamento di Regala Salute è molto semplice, eccolo spiegato in pochi punti:

  1. Vai presso il centro Natrix più vicino a te
  2. Indica quale test o quale protocollo nutrizionale desideri regalare
  3. Lascia i tuoi dati e corrispondi l’importo del servizio
  4. Ti verrà consegnata una confezione con all’interno il voucher che consegnerai alla persona alla quale intendi fare il regalo
  5. Per usufruire del regalo è necessario andare presso lo stesso centro convenzionato e consegnare il voucher entro quattro mesi dalla data di emissione.

Dove acquistarlo?

Per usufruire di Regala Salute clicca sul bottone qui sotto: verrai indirizzato a un modulo di richiesta informazioni nel quale dovrai inserire i tuoi dati e indicare il servizio, ti indicheremo il Centro NatrixLab più vicino!

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Intolleranza al glutine non celiaca: cos’è?

Può capitare di avvertire disturbi in seguito all’ingestione di glutine, pur non essendo affetti da celiachia: l’intolleranza al glutine non celiaca si chiama ‘sensibilità al glutine‘ o ‘gluten sensitivity’, una condizione clinica emersa di recente, che ancora necessita di studi approfonditi.
Ad oggi c’è ancora molto lavoro da fare per una definizione corretta di tutti i parametri clinici, ma stando ai primi dati, il fenomeno sembra interessare all’incirca il 6-8% della popolazione, con una sintomatologia dose dipendente, ovvero di intensità direttamente proporzionale alla quantità di glutine ingerita, e riconducibile a quella data dalle reazioni avverse agli alimenti, le cosiddette ‘intolleranze alimentari’.
Nel video viene spiegato in cosa consiste il glutine, e quali sono le fonti – alcune insospettabili – che conducono di norma a un’alimentazione troppo ricca di glutine.
Si presenta inoltre il Gluten Sensitivity Test, uno dei primi disponibili in Italia per diagnosticare l’intolleranza al glutine non celiaca.

Si scrive nutrizione, si legge prevenzione: Natrix a Spazio Nutrizione 2016

La nutrizione come via maestra per la salute e il benessere collettivo

Il concetto che “prevenire è meglio che curare” sta caratterizzando l’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone, che attribuiscono sempre maggiore importanza alla prevenzione e al ‘mantenimento del benessere’.

Al centro di questo nuovo approccio c’è la nutrizione, perché è sempre più evidente al pubblico il ruolo chiave delle scelte alimentari per la salute e il benessere della persona e per la sostenibilità dell’attuale modello di società.

Natrix parteciperà a Spazio Nutrizione 2016, in programma a Milano dal 5 al 7 maggio 2016, presso lo stand B30, con proposte dedicate ai professionisti della nutrizione all’insegna della qualità e dell’innovazione, nell’ambito della diagnostica, del software, delle macchine medicali e dei servizi di comunicazione per la salute.

Diagnostica, nutrizione e analisi lipidomica

Natrix, che ha da sempre avuto un’attenzione particolare alla corretta alimentazione come strategia efficace e naturale per prevenire le patologie più diffuse, e collabora in tal senso con molti professionisti della nutrizione nella fase diagnostica, presenterà a Spazio Nutrizione 2016:

  • Gluten Sensitivity Test: determina la presenza di marcatori di sensibilità al glutine non celiaca;
  • Benessere Intestinale: l’In Flora Scan è un test completo per la valutazione del microbiota, dello stato infiammatorio dell’intestino, delle capacità digestive e della permeabilità In particolare il Dysbio Check valuta il tipo di disbiosi intestinale rilevando la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano, denominati Indicano e Scatolo;
  • sindrome_metabolicaNuovi test diagnostici con analisi lipidomica: sono ben quattro i test diagnostici basati sulla valutazione qualitativa e quantitativa degli acidi grassi della membrana eritrocitaria:
    1. Lipidomic Profile: valuta l’assetto lipidico delle membrane e permette di capire lo stato di salute generale dell’organismo.
    2. Cardio Omega Test: mediante l’analisi qualitativa e quantitativa degli acidi grassi di membrana, valuta i marcatori molecolari correlati all’insorgenza delle patologie del sistema cardiocircolatorio, per una tempestiva ed efficace azione di prevenzione.
    3. Metabolic Profile Basic: valuta il dosaggio di ormoni strettamente correlati al tessuto adiposo viscerale per rilevare la presenza di eventuali danni indotti da alterazioni al metabolismo.
    4. Cell Skin Profile: mediante l’analisi degli acidi grassi di membrana, insieme a valori espressi dai marker correlati allo stress ossidativo, restituisce un quadro completo della salute del derma, al fine di intraprendere un adeguato protocollo nutrizionale e nutraceutico da associare a un trattamento dermocosmetico.

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Nutrizione e mobile health: la piattaforma di telemedicina Telenutrizione Cloud

tncloudGrazie all’integrazione fra conoscenze mediche e competenze informatiche, Natrix ha sviluppato Telenutrizione, una piattaforma di telemedicina per fornire servizi nutrizionali, a disposizione dei professionisti della nutrizione che intendono seguire i propri pazienti in modo efficiente e mirato.

Grazie a Telenutrizione, il professionista della nutrizione potrà incrementare l’efficienza e la qualità delle proprie prestazioni, offrendo un servizio innovativo ai pazienti.

In particolare, Telenutrizione offre:

  • Un filo diretto con lo specialista, col quale interagire mediante televisita, chat, email.
  • movita_nwslUna cartella clinica elettronica, sulla quale riportare dati anagrafici, clinici, antropometrici.
  • Una dieta attiva, mediante la quale il sistema proporrà al paziente le alternative possibili ad ogni pasto in base al protocollo alimentare elaborato dallo specialista.
  • Il calcolo automatico del saldo calorico giornaliero, mediante il quale tenere sotto controllo le calorie ingerite anche a seconda dell’attività svolta.
  • Una reportistica sull’andamento del percorso, per valutare i progressi e i risultati ottenuti.
  • Il rilevamento automatico dei parametri vitali del paziente grazie ai dispositivi Movita, specificamente progettati per l’utilizzo con la piattaforma.

La piattaforma è personalizzabile a seconda delle specifiche esigenze dello specialista della nutrizione.

Newcolon, la macchina per idrocolonterapia

newcolonNatrix propone agli specialisti della nutrizione Newcolon, la macchina per idrocolonterapia progettata con particolare attenzione alla praticità d’uso, sia per quanto riguarda la trasportabilità sia per quanto riguarda il pannello di controllo.

Newcolon è composta infatti di due sezioni separabili tra loro (la parte superiore è il dispositivo vero e proprio, quella inferiore è il carrello di supporto), è di dimensioni compatte, facilmente trasportabile, e non avendo batterie interne di alcun tipo, viene alimentata a bassa tensione, con riduzione al minimo dei rischi per paziente e operatore, da un piccolo alimentatore esterno AC/DC medical grade a doppio isolamento.

Display grafico con touch screen, microprocessore interno che elabora i dati dei trattamenti, telecomando per il controllo dell’irrigazione e dello scarico del paziente, filtro acqua antibatterico monouso sono alcune delle prerogative della macchina.

Comunicare la salute e la nutrizione

L’ambito della nutrizione richiede un’attività formativa e informativa dedicata e professionale: da un lato le informazioni presenti in rete e sui social network sono molte, variegate e talvolta contraddittorie; dall’altro l’interesse del pubblico è molto elevato, e fonti privilegiate di informazione sono i blog a tema e soprattutto i social network.

Per lo specialista della nutrizione diventa quindi molto importante essere nei luoghi virtuali in cui le persone cercano informazioni e contenuti di valore, privilegiando il pubblico nelle vicinanze dello studio medico.

Natrix propone ai professionisti della nutrizione due servizi dedicati:

Siti internet: il servizio Ready Website

webIl Ready Website è pensato per i professionisti che intendono dotarsi rapidamente e con poco dispendio di risorse di un sito internet mediante il quale presentare i propri servizi, senza rinunciare a tutte le prerogative necessarie per avere oggi una buona visibilità in rete.

In particolare, il servizio Ready Website:

  • Permette di essere online in poco tempo
  • È comprensivo di linee guida per la realizzazione del materiale e di un supporto tecnico
  • Permette di inserire nuovi contenuti in autonomia, specie per attività di blogging
  • Non richiede alcun investimento iniziale

Social media marketing

facebook

Una fanpage Facebook professionale, con un palinsesto di contenuti in grado di coinvolgere il maggior numero di persone, è uno strumento dal quale far nascere numerose opportunità, in quanto:

  • I social network permettono di comunicare con il singolo individuo, in modo bidirezionale
  • Grazie ai social network è possibile raggiungere anche un pubblico tradizionalmente difficile da coinvolgere
  • Facebook in particolare permette di profilare in modo molto preciso il target delle comunicazioni in base ad area geografica, età, sesso e preferenze.

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Sensibilità al glutine: che c’è di nuovo?

Sensibilità al glutine vs celiachia

Ormai da qualche anno sia nella letteratura scientifica sia in ambito gastroenterologico e nutrizionale, si parla di una nuova patologia, che prende il nome di sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity).

Si tratta di una nuova entità clinica, simile alla malattia celiaca (per reazione al glutine e sintomatologia), ma che colpisce persone sane con mucose intestinali del tutto normali, che non mostrano i danni tipici intestinali e sistemici della celiachia.

Si tratta di una patologia difficile da inquadrare e riconoscere con assoluta certezza, in quanto i soggetti colpiti non risultano essere né allergici al grano né celiaci.

Nonostante ciò, l’ingestione di cibi contenenti anche poche quantità di glutine scatenano sintomi che possono avere carattere sia intestinale che extraintestinale, tra cui stanchezze, perdita di forza, difficoltà di concentrazione oppure cefalea, nausea e gonfiore addominale.

Quando questo accade, e si verifica la concomitante insorgenza dei sintomi in presenza del glutine, è importante innanzitutto escludere la celiachia, che è la più conosciuta tra le malattie glutine correlate, è una patologia a carattere autoimmune (e con una importante componente genetica), che si sviluppa nei confronti del glutine.

È infatti caratterizzata da una infiammazione cronica dell’intestino tenue in seguito alla reazione immunitaria a livello della mucosa intestinale che genera gravi danni, quali l’atrofia dei villi intestinali, e provoca un alterato assorbimento che porta a carenza alimentare.

Può comparire sia nell’infanzia sia nell’età senile, per cui si distinguono una forma classica e una tardiva, ma soprattutto ci possono essere delle forme quasi asintomatiche, se non fosse per l’insorgenza di sintomi quali osteoporosi o anemia da carenza di ferro, che sono una conseguenza delle alterazioni dell’assorbimento della mucosa intestinale.

Nonostante la percezione della popolazione, la sua incidenza non è aumentata nel corso degli anni. Infatti, l’aumento delle persone colpite è legato da una parte ad un maggiore numero di diagnosi e alla possibilità di avere una diagnosi precoce, dall’altra ad un aumento della popolazione.

Attualmente colpisce circa l’1% della popolazione italiana e nell’ultimo anno, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute i nuovi casi ufficialmente diagnosticati sono stati poco più di 200 mila.

La sensibilità al glutine questa sconosciuta

pasta_celiachiaRicerche recenti si stanno invece concentrando su soggetti sospetti di sensibilità al glutine non celiaca o gluten sensitivity, termine che fino a poco tempo fa era addirittura confuso con il termine di celiachia e portava a confondere anche molti medici, i quali in caso di diagnosi negativa per la celiachia, consigliavano al paziente di continuare a seguire una dieta contenente glutine.

Un’interpretazione certa e acclarata dei meccanismi alla base del problema non c’è, ma esiste senza dubbio la necessità di fare una diagnosi certa, finora difficile in assenza di strumenti in grado per esempio di distinguere l’ipersensibilità dal colon irritabile, un disturbo diffuso che spesso si presenta con sintomi simili e sovrapponibili.

Di certo sappiamo che viene coinvolta quasi esclusivamente l’immunità innata (si ha una positività solo agli anticorpi IgA/IgG AntiGliadina e gli altri marker sono negativi) come avviene nei confronti di virus e batteri o veleni, mentre l’immunità adattativa, che viene coinvolta in presenza di celiachia, nel caso della sensibilità al glutine non viene attivata, con sintomi di minore intensità: nella gluten sensitivity ad esempio non si verifica l’atrofia dei villi intestinali.

A questa difficoltà diagnostica contribuisce infatti soprattutto una sintomatologia spesso aspecifica, legata alla tossicità della gliadina.

Naturalmente, come hanno ipotizzato alcuni medici ricercatori, questo complesso proteico non è tossico per tutti, ma la maggior parte delle persone sviluppa un meccanismo di protezione che mette al riparo i villi intestinali dalla sua azione.

Ad oggi c’è ancora molto lavoro da fare per una definizione corretta di tutti i parametri clinici, immunologici e genetici della sensibilità al glutine, ma il forte aumento di soggetti predisposti a questa patologia, necessita di provvedimenti.

La terapia, dopo una diagnosi e un inquadramento clinico dei sintomi, che escluda la celiachia, viene fatta attraverso l’alimentazione, che sarà simile a quella di un soggetto non celiaco, attraverso una attenzione alla tipologia di cereali utilizzati.

Attraverso Telenutrizione, sarà possibile iniziare un percorso di corretta alimentazione e di recupero della tolleranza, che avrà una durata di almeno 6-8 mesi, attraverso l’eliminazione di cereali contenenti glutine: frumento, orzo, segale, avena, farro, kamut, spelta, triticale e derivati, che verranno sostituiti con cereali o pseudocereali quali riso, mais, manioca, miglio, lupino, grano saraceno, amaranto, quinoa, teff, sorgo.

Grande importanza stanno assumendo in tal senso i grani antichi, il cui glutine ha delle caratteristiche completamente differenti da quelli più recenti, e che risultano tollerati anche in presenta di tali alterazioni non celiache.

Bisogna poi prestare molta attenzione agli alimenti confezionati, non solo perché potrebbero contenere glutine, specie se si tratta di sughi o salse, ma per via del gran numero di conservanti, additivi, grassi, coloranti e dolcificanti, che poco si sposano con una sana alimentazione.

Sicuramente in futuro grazie alla ricerca avremo nuove risposte e continue conferme alle attuali conoscenze, ma nel frattempo, in presenza di tali sintomi è bene effettuare dei test diagnostici che ci escludano delle condizioni cliniche debilitanti per una vita serena.

 

Cinque luoghi comuni sulla nutrizione

Il luogo comune è un’affermazione la cui attinenza al vero è fondata sulla sua diffusione, ricorrenza o familiarità: l’ovvietà dell’affermazione non deriva quindi dal vaglio di alcuna prova, anzi molto spesso non se ne ricorda la fonte, né ci si attende che venga sottoposto a critica o falsificazione.
Con questo non si intende dire che in tali affermazioni non ci sia un fondo di verità: solo occorre accertarsi che tale nucleo originario non sia stato superato dal progredire delle conoscenze, e non sia stato nascosto dalle stratificazioni successive, accumulate nel corso del tempo dall’opinione comune.
In questo articolo prendiamo in esame cinque luoghi comuni sulla nutrizione, che abbiamo notato essere particolarmente diffusi, provando a distinguere in ciascuno il vero dal falso.

  1. I grassi fanno male.
    Considerato che le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo, e considerata la stretta connessione fra tali patologie, il colesterolo e un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi, è opinione comune che i grassi siano sempre e comunque dannosi.
    In realtà i lipidi svolgono negli organismi viventi una serie di ruoli indispensabili: oltre ad essere una riserva di energia, entrano nella costituzione delle membrane biologiche, regolano gli scambi metabolici, proteggono dagli agenti esterni e svolgono una importante funzione ormonale.
    Ci sono quindi grassi buoni e grassi cattivi: quelli buoni, ovvero i mono e poli insaturi, che dovrebbero rientrare nella nostra dieta (specialmente gli omega 3 e omega 6), e quelli cattivi, ovvero i grassi saturi, trans e idrogenati, da evitare in quanto all’origine del colesterolo LDL.
  2. Il Kamut® va bene per i celiaci.
    È opinione piuttosto diffusa che il Kamut® sia un cereale senza glutine, quindi adatto a soggetti affetti da morbo celiaco o da sensibilità al glutine non celiaca.
    Non è vero. Il Kamut® appartiene alla famiglia delle graminacee, ed essendo un antenato del grano duro, contiene glutine eccome.
    Non solo: tralasciando l’ipotesi del ritrovamento in una tomba egizia nella metà del secolo scorso (da qui viene anche chiamato ‘grano del faraone’), il Kamut® è un marchio registrato di proprietà della società statunitense Kamut. In sostanza, per utilizzare il termine nel contesto della denominazione di un prodotto alimentare, si dovrebbe pagare una royalty.
  3. Lo sport fa bene.
    L’attività fisica, a ragione, è associata al prendersi cura di sé e al benessere, in quanto aiuta a tenere sotto controllo il saldo calorico e innesca processi enzimatici e ormonali che inducono allo ‘star bene’.
    Non è sempre vero: se la durata oppure la frequenza degli allenamenti è troppo elevata, si va incontro al sovrallenamento (overtraining), che proprio bene non fa.
    Durante la corsa, ad esempio, circa il 95% dell’ossigeno viene impiegato dalle cellule per produrre energia, mentre la restante parte induce la formazione di radicali liberi.
    E se l’attività fisica fa sì che il nostro organismo aumenti le capacità difensive contro l’aggressione da parte di queste molecole, instaurando una sorta di equilibrio tra la produzione di radicali e la naturale capacità dell’organismo di neutralizzarli, nell’overtraining tale equilibrio vien meno: l’aumento del consumo di ossigeno e quello dei processi infiammatori indotti dai microtraumi muscolari e articolari che si creano durante l’allenamento ingenerano una condizione di stress ossidativo.
    In conclusione possiamo dire che lo sport è come un farmaco: a basse dosi non serve a niente, a dosi eccessive è tossico, a dosi giuste fa bene.
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  4. Mangia tanta frutta.
    Come nel caso dell’attività fisica, anche mangiare frutta fa bene, perché contiene vitamine, fibre e sostanze antiossidanti.
    Attenzione a non esagerare però! La frutta, nella misura in cui contiene fruttosio, se consumata in quantità eccessive potrebbe comportare un’assunzione troppo elevata di carboidrati semplici, in grado di far aumentare i trigliceridi nel sangue.
    Gli zuccheri infatti, al contrario dei lipidi, non hanno un sistema di immagazzinamento efficace, e se presenti in eccesso vengono trasformati in trigliceridi dal fegato.
    Soprattutto in casi di carente attività fisica, ciò potrebbe comportare nel tempo l’instaurarsi di una vera e propria sindrome metabolica.
  5. Il digiuno fa dimagrire.
    Mettersi a dieta significa innanzitutto mangiare meno.
    Attenzione però: il nostro organismo, che ha traghettato sino ad oggi la specie umana attraverso millenni di carestie ed è molto più saggio di noi, al ridursi delle porzioni caloriche abbassa il metabolismo basale, adeguando così il proprio dispendio energetico alle scarse risorse disponibili.
    Inoltre, per sopperire a tale carenza, non attinge solo dalle riserve accumulate nel tessuto adiposo, ma va ad intaccare anche la massa muscolare, maggiore responsabile del consumo calorico “attivo”.
    E visto che l’organismo oltre ad essere saggio è pure previdente, non appena si torna a mangiare normalmente, il surplus energetico tende ad accumularsi sotto forma di grasso: hai visto mai che arrivi di nuovo una carestia…
    Da considerare infine che se tale comportamento alimentare è inutile quando non controproducente al fine di perdere peso, diventa anche pericoloso nella misura in cui si tende a seguire una dieta fortemente sbilanciata e povera in nutrienti essenziali, con sintomi che vanno dalla spossatezza cronica alle alterazioni dell’umore, dal calo delle difese immunitarie alla disbiosi intestinale.
    Prima di mettersi a digiuno quindi, col rischio di non perdere peso e la certezza di diventare meno sani e più infelici, consultate un professionista per avere un programma alimentare personalizzato!

Quali sono le basi della dieta mediterranea?

I macronutrienti.

Con l’articolo precedente abbiamo iniziato un ciclo di contributi sulla dieta mediterranea: siamo partiti parlando della vita di Ancel Keys, il primo a mettere in relazione la tipologia di alimentazione del sud Italia con la bassa incidenza di malattie cardiovascolari, e proseguiamo parlando dei principi di funzionamento di tale protocollo alimentare.

Innanzitutto definiamo i macronutrienti, che sono i carboidrati, le proteine e i lipidi, ovvero quei nutrienti alimentari che devono essere introdotti nell’organismo in grandi quantità.

I primi, trasformati dall’organismo in glucosio, forniscono l’energia per tutte le funzioni delle cellule e dei tessuti. Le fonti principali di carboidrati sono i cereali, i farinacei (pane, pasta), le patate e la frutta.

Le seconde hanno una funzione plastica, in quanto vengono utilizzate per la costruzione dei tessuti e degli organi, come ad esempio i muscoli: l’assunzione di proteine è quindi fondamentale per i bambini, che devono “costruire” il proprio corpo, ma anche negli adulti per la rigenerazione dei tessuti e per il sistema immunitario e ormonale. Le fonti principali di proteine sono la carne, il pesce, il latte, le uova, i legumi.

Infine i lipidi servono da riserva di energia perché vengono utilizzati più lentamente rispetto ai carboidrati, e sono fondamentali per le membrane cellulari e la sintesi di alcuni ormoni, oltre l’assorbimento di alcune vitamine.

Una questione di qualità.

Alla base della dieta mediterranea c’è una prima indicazione quantitativa sulla distribuzione dei macronutrienti nel regime alimentare, che ripartisce le calorie giornaliere per il 55-65% da carboidrati, per il 30% dai grassi, infine per il 15% dalle proteine.

La ripartizione quantitativa comunque non basta, perché di importanza cruciale è la valutazione qualitativa dei nutrienti, che andiamo qui di seguito a spiegare.

  1. Carboidrati.
    Pane, pasta e farinacei dovrebbero essere derivati da farine integrali, che non abbiano quindi subito un processo di raffinazione.
    Per frutta e verdura, almeno cinque porzioni al giorno, è necessario scegliere sempre quella fresca di stagione, preferendo le preparazioni a crudo piuttosto che cotte in modo da evitare di perdere durante tale processo nutrienti fondamentali come vitamine, minerali e sostanze antiossidanti.
  2. Proteine.
    Sarebbero da preferire le proteine di origine vegetale, ovvero i legumi, che dovrebbero costituire l’80% delle calorie destinate a questo macronutriente, con il restante 20% da pesce o carni bianche.
  3. Grassi.
    Si tratta di una classe fondamentale di nutrienti che molto spesso a torto gode di cattiva fama nell’opinione comune: ne abbiamo parlato anche in questo articolo.
    Per quanto riguarda di grassi, la dieta mediterranea non può non basarsi sull’olio extravergine di oliva, le cui molecole di base (acidi grassi liberi) sono i principali costituenti delle membrane cellulari.
    Inoltre l’olio extravergine di oliva, proprio per la sua peculiare distribuzione in acidi grassi (povera in saturi e ricca in monoinsaturi come gli omega 9) e per la presenza di acidi grassi essenziali polinsaturi come omega 3 e omega 6 e polifenoli rappresenta, nelle giuste quantità, lo strumento terapico fondamentale per prevenire e migliorare lo stato di salute in pazienti affetti da patologie cardiovascolari e sindromi metaboliche.

È esattamente a questi principi che i nutrizionisti di NatrixLab si sono ispirati per creare protocolli nutrizionali in grado di prevenire e curare le diverse condizioni patologiche, che grazie a Telenutrizione, la piattaforma di telemedicina NatrixLab, possono gestire in contatto diretto con i loro pazienti.

La dieta mediterranea: chi l’ha inventata?

Tutti ne parlano, ma pochi la conoscono.

A seconda del periodo, o degli argomenti che maggiormente catalizzano l’attenzione generale, ci si improvvisa allenatori, economisti, criminologi, e così via.

Ben lungi dal vederci dietro la volontà di millantare competenze non del tutto consolidate, è naturale esprimere opinioni su ciò che in un dato momento riscuote interesse, e alzi la mano chi non si è mai pronunciato, ad esempio, in merito allo spread, al mercato del lavoro o alla geopolitica, pur non essendo un esperto.

Essendo la nutrizione un ambito che riguarda tutti, a prescindere da età, sesso, cultura e area di provenienza, è naturale che sin dalla notte dei tempi siano fioriti precetti e scuole di pensiero su quale sia il regime alimentare più adatto a mantenere un buono stato di salute.

In questo e nei prossimi articoli parleremo della dieta mediterranea, la più menzionata al mondo, nonché dal 16 novembre 2010 iscritta dall’UNESCO nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Lo facciamo perché a nostro avviso, come accade a quei concetti che a furia di essere nominati perdono la primigenia nitidezza e inglobano elementi spuri, il concetto di ‘dieta mediterranea’, allontanandosi progressivamente dai modelli alimentari tradizionali di Italia, Grecia, Spagna e Marocco, ha finito per designare, nell’immaginario collettivo, un regime alimentare basato soprattutto sul consumo di carboidrati raffinati come pane e pasta; cosa che, come vedremo, non è affatto vera.

In questo articolo parleremo di Ancel Keys, che per primo l’ha definita; nel prossimo ne vedremo i principi metodologici; da ultimo daremo uno sguardo ad alcuni dati sulla dieta mediterranea.

Il papà della dieta mediterranea.

ancel_keysAncel Benjamin Keys, dicevamo, nato a Colorado Springs nel 1904 e deceduto a Minneapolis nel 2004, biologo e fisiologo statunitense, studiando l’epidemiologia delle malattie cardiovascolari, giunse a formulare ipotesi sull’influenza dell’alimentazione in tali patologie, e ad individuare i benefici di un regime alimentare da lui stesso definito ‘dieta mediterranea’.

Già famoso come ideatore della ‘Razione K’, razione da combattimento individuale giornaliera introdotta negli Stati Uniti d’America nel 1942 nel corso della seconda guerra mondiale, nei primi anni ’50, a Roma per il primo ‘Convegno sull’alimentazione’, rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali nella regione Campania e nell’isola di Creta, e fu il promotore del primo studio pilota per chiarire tale mistero.

Prese in esame la popolazione di Nicotera, in Calabria, e nel 1962 si trasferì a Pioppi, villaggio di pescatori del comune di Pollica, nel Cilento, dove rimase per 28 anni, e insieme ad alcuni collaboratori (Martti Karvonen, Flaminio e Alberto Fidanza, Jeremiah Stamler) studiò l’alimentazione della popolazione locale.

Dalle anamnesi che estrapolò dalle interviste dei pazienti emerse che nei paesi del sud Italia, viste le precarie condizioni economiche della popolazione, l’alimentazione era basata su cibi poveri come cereali integrali, legumi, frutta, verdura, pesce e pochissima carne.

Dopo avere studiato lo stile alimentare del ceto medio della popolazione campana e calabrese, cominciò a sottoporre i suoi pazienti negli USA allo stesso stile alimentare, riscontrando una notevole riduzione di eventi mortali per patologie cardiovascolari, ma niente di paragonabile alle percentuali nell’Italia meridionale.

Individuò l’elemento chiave nella qualità e nelle proprietà dei grassi impiegati, e in particolare nell’olio extravergine d’oliva, eleggendolo uno dei nutraceutici fondamentali per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari.

Insieme alla moglie Margaret, nel 1975 tradusse i suoi studi in forma divulgativa nel volume ‘How to eat well and stay well: the Mediterran way’ (Come mangiare bene e stare bene: lo stile mediterraneo), un libro che fece epoca e che diffuse il concetto di ‘dieta mediterranea’ in tutto il mondo.

E forse, a riprova che Ancel Keys non avesse tutti i torti, sta il fatto che morì a 100 anni compiuti!

La telemedicina di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Il Gluten Free Expo 2014

La presenza di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini ha offerto l’opportunità non solo di diffondere informazioni sul Gluten Sensitivity Test, ultimo nato nella già vasta gamma di servizi diagnostici, ma anche di mettere in luce l’impegno dell’azienda dal punto di vista della terapia, con particolare attenzione alla telemedicina.

Per coloro i quali non fossero riusciti a incontrare il personale Natrix alla manifestazione dal 14 al 17 novembre, abbiamo raccolto in questa intervista alcune informazioni su Telenutrizione, la piattaforma telematica che permette un contatto costante e diretto fra medico e paziente nella gestione di un protocollo alimentare.

Telenutrizione: il servizio di telemedicina di Natrix

Bene, ho eseguito il Gluten Sensitivity Test e il risultato è positivo: ora che faccio?
Domanda ricorrente questa, da parte di chi, avendo riscontrato una sintomatologia riconducibile alle cosiddette “intolleranze alimentari”, ha effettuato il test ed è risultato intollerante a qualche alimento.

E per quanto riguarda la sensibilità al glutine, domanda anche risolutiva: se è vero, infatti, che ad oggi l’unico modo per far regredire la sintomatologia è eliminare il glutine dalla dieta, è altrettanto vero che il progressivo attenuarsi e lo scomparire dei sintomi avviene in tempi rapidi.

A questo proposito, Natrix ha investito molto nell’ambito delle ricerche sulla telemedicina, mettendo a punto Telenutrizione, una piattaforma online che aiuta il paziente a gestire il protocollo alimentare che gli è stato prescritto in diretto contatto con il nutrizionista.

Per capire meglio come funziona, abbiamo fatto qualche domanda a Serena Ravasini e Ivan Cuomo, biologi nutrizionisti presso Natrix, che seguono i pazienti mediante Telenutrizione.

Dott.ssa Ravasini, che differenza c’è fra Telenutrizione e le cosiddette ‘diete online’?
Mi sembra importante sottolineare come Telenutrizione non sia solamente una dieta online.
È più che altro un presidio che permette, mediante la connessione internet, al paziente di ricevere e di gestire più facilmente la propria dieta, e al medico di seguirlo passo passo grazie al contatto diretto.

Come funziona Telenutrizione nell’ambito specifico delle diete per il recupero della tolleranza?
Natrix, in anni di ricerca e attività nell’ambito diagnostico, ha elaborato protocolli specifici per il recupero della tolleranza, che in sintesi si basano dapprima sull’eliminazione dell’alimento o degli alimenti per un periodo più o meno lungo di tempo, prestando particolare attenzione a mantenere la dieta varia e bilanciata e tenendo conto delle specifiche esigenze di ciascuno, per andare poi a reintrodurre gradualmente i cibi nell’alimentazione del paziente.

In questo percorso, è quindi fondamentale garantire l’apporto corretto di nutrienti pur nella necessità di eliminare alcuni alimenti dalla dieta, e Telenutrizione da un lato permette al paziente di avere il quadro completo delle alternative alimentari disponibili e dei loro corretti abbinamenti, dall’altro mette in grado il medico di intervenire tempestivamente nel dare suggerimenti e avanzare proposte.

Dott. Cuomo, avere a disposizione una piattaforma telematica non rischia di spersonalizzare il rapporto fra medico e paziente?
No anzi, è l’esatto contrario. In genere, quando il nutrizionista prescrive un protocollo alimentare, gli spazi di confronto con il paziente sono principalmente individuati nei consulti periodici: ma quanti possono essere i dubbi o le incertezze che fra un consulto e l’altro non rientrano nel confronto fra il medico e il paziente?

Telenutrizione risolve questo problema nella misura in cui dà la possibilità al paziente di rivolgersi allo specialista in qualsiasi momento: è un potenziamento dell’operato del nutrizionista, non una sua sostituzione, e permette un confronto continuo con le esigenze personali dell’assistito.

È innegabile però che, almeno come impatto iniziale, una piattaforma telematica induca qualche resistenza nel paziente. Come pensate di affrontare questo aspetto?
Ci stiamo muovendo essenzialmente su due fronti.
In primo luogo, Telenutrizione raccoglie tutti i dati sulle abitudini alimentari e sui sintomi ad esse associati, e li rende non solo disponibili al paziente, ma anche fruibili nel contesto del proprio percorso terapeutico, spiegandone le correlazioni: da questo punto di vista, la piattaforma assume anche un’importante valenza di educazione alimentare, ed è perfettamente in linea con uno dei valori fondamentali di Natrix, ovvero mettere in grado il paziente di essere responsabile in prima persona del proprio stato di salute.

In secondo luogo, il reparto Ricerca e Sviluppo di Natrix si sta muovendo in accordo con l’attuale tendenza della tecnologia, con importanti risultati in termini di semplificazione nell’utilizzo della piattaforma.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix al Gluten Free Expo

Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Fra pochi giorni, per la precisione dal 14 al 17 novembre, aprirà i cancelli la terza edizione di Gluten Free Expo, Salone internazionale dedicato ai prodotti e all’alimentazione senza glutine, quest’anno non più a Brescia ma nel quartiere fieristico RiminiFiera.

In un contesto che si rivolge a tutti gli attori di questa intolleranza alimentare, dai celiaci alle aziende agli addetti alla ristorazione, non poteva mancare Natrix, che presso il Padiglione D7, Stand X19, presenterà il nuovo Gluten Sensitivity Test, fra i primi presidi diagnostici in Italia in grado di rilevare la sensibilità al glutine non celiaca.

Attiva da più di un decennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, Natrix non solo ha reso disponibile il test per diagnosticare la sensibilità al glutine, ma propone protocolli alimentari specifici per il recupero della tolleranza, che possono essere somministrati al paziente mediante Telenutrizione, una piattaforma online di telemedicina che permette al paziente di gestire il proprio percorso in diretto contatto con il medico nutrizionista.

Una volta individuata questa patologia infatti, una specifica dieta per il recupero della tolleranza è in grado di far regredire i sintomi in tempi rapidi (già nel primo mese si assiste a una sensibile regressione della sintomatologia), oltre a prevenire lo sviluppo di altre allergie o sensibilità e soprattutto il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.

Sensibilità al glutine e Gluten Sensitivity Test.

La sensibilità al glutine, che abbiamo già approfondito in questo articolo, non è celiachia né allergia al grano, sebbene i sintomi si manifestino dopo l’assunzione di glutine e vadano in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

In base ai recenti studi del Prof. Alessio Fasano, coordinatore del gruppo di ricerca sulla celiachia dell’Università del Maryland, la Gluten Sensitivity interesserebbe il 6% della popolazione (laddove la celiachia si stima interessi un individuo su 100), è dose dipendente, e dal punto di vista della sintomatologia può essere ricondotta alle cosiddette ‘intolleranze alimentari’.

Spesso la sensibilità al glutine si verifica nei soggetti che soffrono di colon irritabile e di infiammazioni intestinali, poiché più facilmente il cibo non completamente digerito entra in contatto con l’immunità e scatena una risposta infiammatoria.

I sintomi intestinali più diffusi sono:

  • stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza;
  • difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali;
  • iperacidità gastrica, gastrite;
  • diarrea, stitichezza, irregolarità intestinale;
  • flatulenza, aerofagia.

I sintomi extraintestinali più diffusi sono:

  • orticaria, acne, dermatite;
  • cefalea, emicrania;
  • asma, tosse, raucedine, eccesso di muco;
  • alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni;
  • disturbi della libido, infiammazioni uro-genitali;
  • crampi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix utilizza la metodica standardizzata ELISA, e valuta la presenza di anticorpi:

  • IgA totali
  • IgA o IgG Anti-Transglutamminasi per escludere la possibile diagnosi di celiachia
  • IgA e IgG Anti-Gliadina per confermare la possibile sensibilità al glutine.

Il personale Natrix sarà a disposizione presso il Padiglione D7, Stand X19 per fornire tutti i dettagli su questa patologia di recente individuazione, sui propri test, e infine sui protocolli alimentari per il recupero della tolleranza, che in questo caso non significa solo accrescere la propria qualità di vita, ma prevenire l’instaurarsi di altre patologie.