Overtraining: la relazione con il Cortisolo

Il Cortisolo

Il cortisolo, come abbiamo già descritto in un precedente articolo, è un ormone steroideo appartenente alla classe dei glucorticoidi e prodotto dalle ghiandole surrenali.

La sua produzione aumenta per rispondere efficacemente a situazioni traumatiche, di pericolo o di sforzo, per questo il cortisolo è conosciuto anche come ormone dello stress. Tale risposta comprende una reazione, una resistenza e un adattamento proprio a condizioni di stress. Questo meccanismo è del tutto normale e positivo quando prevede un rapido ritorno alla normalità. Una prolungata resistenza, quindi livelli di cortisolo elevati per un periodo protratto nel tempo, invece, può causare un indebolimento psicofisico.

Livelli ottimali di cortisolo sono necessari per mantenere il benessere dell’organismo. Il cortisolo in condizioni normali è coinvolto in diversi meccanismi come l’aumento della gittata cardiaca, della glicemia e della pressione sanguigna, la regolazione del metabolismo di lipidi, proteine e glucosio e del bilancio idrico ed elettrolitico e il controllo della risposta infiammatoria e immunitaria.

Quale relazione c’è tra cortisolo e stile di vita?

Molti sono i fattori che possono influenzare i livelli di cortisolo nel sangue. Come abbiamo già detto in un precedente articolo, l’alimentazione gioca un ruolo centrale, infatti, una dieta varia ed equilibrata è necessaria per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue, le giuste concentrazioni ormonali, tra cui quelle del cortisolo, e la regolare alternanza tra senso di fame e sazietà.

Ma non solo!

Anche l’attività fisica contribuisce al mantenimento dei normali livelli di ormoni nel sangue. Se praticato a livelli adeguati e personalizzati, l’esercizio fisico aiuta a mantenere un corpo sano, inducendo processi metabolici utili all’aumento della massa muscolare, all’adattamento neuromuscolare e al benessere psicofisico. Al contrario, se l’allenamento avviene in situazioni di squilibrio, cioè se troppo intenso o non adeguatamente supportato da alimentazione e tempi di recupero, possono insorgere alcune problematiche dovute principalmente all’instaurarsi di uno stato infiammatorio cronico. Si parla di:

  • Overreaching funzionale (in cui gli atleti vengono messi in modo controllato sotto stress per ottenere un miglioramento delle loro performance sportive)
  • Overreaching non funzionale (con tempi molto lunghi per avere un recupero completo)
  • Overtraining o sovrallenamento

Overtraining e cortisolo

La condizione di Overtraining è caratterizzata da parametri ormonali, fisiologici e psicologici alterati, tra cui proprio livelli aumentati di cortisolo, con necessità di completo riposo e non solo un periodo di “scarico”.

Il cortisolo è funzionale per l’allenamento, favorisce la produzione di glucosio utile come fonte energetica immediata durante l’attività sportiva o nei momenti di stress, a partire dalle proteine prelevate dai muscoli. Inoltre, aiuta a trattenere quei liquidi che servono a proteggere le articolazioni.

Quando la produzione di cortisolo è troppo elevata o non è supportata da un’alimentazione e un tempo di recupero adeguati, gli esiti della preparazione atletica possono essere compromessi o semplicemente gli equilibri psico-fisici possono essere turbati, con il rischio di entrare appunto in una condizione di Overtraining.

Per questo è di fondamentale importanza controllare che i livelli di cortisolo siano sempre ottimali per modulare l’esercizio fisico e mantenere un ottimale stato di salute.

Come valutare i livelli di cortisolo

Per valutare i livelli di questo ormone è necessario effettuare un Test Diagnostico, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri. È importante valutare il cortisolo in diversi momenti rispetto all’allenamento, così da averne un quadro completo della curva.

Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare diversi campionamenti nell’arco dell’allenamento. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

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Bibliografia

  • Anderson T et al. Cortisol and testosterone dynamics following exhaustive endurance exercise. Eur J Appl Physiol. 2016 Aug;116(8):1503-9
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  • Halson SL, Jeukendrup AE. Does overtraining exist? An analysis of overreaching and overtraining research. Sports Med 2004;34(14):967-81.
  • Gottschall JS et al. Exercise Time and Intensity: How Much Is Too Much? Int J Sports Physiol Perform. 2020 Feb 28;15(6):808-815.

Melatonina, sonno e alimentazione

Nell’articolo precedente vi abbiamo parlato del cortisolo, “l’ormone dello stress” e delle sue funzioni principali all’interno dell’organismo umano. Esiste un “antagonista” del cortisolo? Sì, la melatonina, chiamata anche “ormone del relax”.

La melatonina è una molecola sintetizzata e secreta dall’epifisi, la ghiandola pineale collocata nella parte posteriore del cervello, nelle ore serali, in condizioni normali di luce/buio.

Il normale ciclo luce/buio è correlato a livelli ottimali di melatonina. Il ritmo endogeno di secrezione di melatonina viene generato dal nucleo soprachiasmatico, un nucleo dell’ipotalamo, formato da gruppi di neuroni, che contribuisce alla regolazione dei ritmi circadiani endogeni, mantenendo invariati processi fisiologici ripetitivi come i cicli della fame e del sonno.

La principale funzione della melatonina, la cui produzione si adatta alla durata della notte, è quella di trasmettere alle strutture corporee informazioni riguardanti il ​​ritmo giornaliero di luce e buio. Queste informazioni vengono utilizzate per l’organizzazione di alcune funzioni importanti come la regolazione della temperatura interna e dei ritmi sonno-veglia.

Inoltre, molte altre funzioni fisiologiche dipendono da questa organizzazione circadiana come, ad esempio, la regolazione del sistema immunitario e della glicemia.

A differenza del cortisolo, che viene secreto per sostenere il nostro organismo nell’affrontare situazioni di pressione o di pericolo imminente, la melatonina, quando in circolo, infonde la tipica sensazione di sonnolenza che anticipa e favorisce il sonno.

Una vita frenetica, un eccesso di stress e abitudini alimentari scorrette possono incidere sullo stato psicofisico dell’individuo, peggiorando la qualità del sonno e modificando, di conseguenza, i livelli di melatonina secreta.
immagine donna sonno melatonina

Come valutare i livelli di melatonina

Per valutare uno squilibrio di questo ormone è importante effettuare un Test Diagnostico che vada a valutare i livelli di melatonina, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri di questo ormone. Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare 1 campionamento la sera tra le 20 e le 22. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

Melatonina e dieta

Ciò che mangiamo può influire non solo sulla qualità ma anche sulla quantità del sonno. Infatti, chi soffre di insonnia, chi si addormenta con difficoltà oppure chi non riesce a mantenere costante il proprio sonno e tende a svegliarsi più volte nel corso della notte, potrebbe risolvere il proprio problema prestando attenzione a cosa mangia, soprattutto prima di andare a dormire.

Ci sono cibi che favoriscono proprio la produzione della melatonina, mantenendo il corretto equilibrio tra sonno e veglia.

Quali cibi possono aiutarci a conciliare il sonno?

Ad esempio, gli alimenti ricchi di triptofano, l’aminoacido precursore della melatonina.

La melatonina, come abbiamo detto, viene prodotta dal nostro corpo, il triptofano invece va assunto attraverso l’alimentazione.

Il triptofano è presente nel latte e nei formaggi, in alcuni pesci come l’orata, nel succo di arancia, nei funghi, nella pappa reale, in alcune verdure come bietole, spinaci, zucchine e fagiolini, nella frutta secca, nelle uova e nelle farine integrali e in alcuni legumi.

Per quanto riguarda gli alimenti origine vegetale che contengono melatonina, ne sono ricchi la frutta secca e i semi oleosi, i cereali, i legumi e alcuni tipi di funghi. Mentre gli alimenti di origine animale maggiormente ricchi di melatonina sono i pesci e le uova.

Ci sono, inoltre, altre sostanze che favoriscono il buon riposo, la vitamina B6, infatti, è indispensabile per la sintesi della melatonina, anche calcio, magnesio e potassio, sali minerali importantissimi, sono necessari per favorire la produzione di melatonina e indispensabili per ridurre la tensione nervosa e muscolare.

Troviamo la vitamina B6 nella frutta secca, nell’aglio, in alcuni cereali e nelle farine integrali, in diversi ortaggi come il radicchio e i pomodori.

Il calcio, potassio e magnesio sono contenuti in alimenti come i formaggi, il latte, lo yogurt, le verdure a foglia verde, i lattarini, basilico, salvia e rosmarino, i cereali integrali, la crusca di frumento, la frutta secca e la frutta disidratata, i legumi, i germogli di soia, i fagiolini e le zucchine.

Bibliografia

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  • Cipolla-Neto J, Amaral FGD. Melatonin as a Hormone: New Physiological and Clinical Insights. Endocr Rev. 2018 Dec 1;39(6):990-1028.
  • Meng X, Li Y, Li S, Zhou Y, Gan RY, Xu DP, Li HB. Dietary Sources and Bioactivities of Melatonin. Nutrients. 2017 Apr 7;9(4):367.
  • Kennaway DJ. Melatonin rich foods in our diet: food for thought or wishful thinking? Food Funct. 2020 Nov 18;11(11):9359-9369.
  • Banca Dati Crea – Centro Alimenti e Nutrizione. Tabelle di composizione degli alimenti, Aggiornamento 2019

Stress, Cortisolo e Dieta

Il cortisolo, conosciuto anche come ormone dello stress, è un ormone steroideo appartenente alla classe dei glucorticoidi e prodotto dalle ghiandole surrenali. Il suo picco di sintesi si osserva al mattino per poi scendere durante la giornata e toccare il livello più basso verso mezzanotte.

Livelli ottimali di cortisolo sono necessari per mantenere il benessere dell’organismo. Il cortisolo in condizioni normali è infatti coinvolto in diversi meccanismi come l’aumento della gittata cardiaca, della glicemia e della pressione sanguigna, la regolazione del metabolismo di lipidi, proteine e glucosio e del bilancio idrico ed elettrolitico e il controllo della risposta infiammatoria ed immunitaria.

La produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali aumenta per rispondere efficacemente a situazioni traumatiche, di pericolo o di sforzo, inibendo le funzioni secondarie per la sopravvivenza. Tale risposta, definita sindrome di adattamento generale, prevede una reazione, una resistenza e un adattamento a condizioni di stress. Questo meccanismo è del tutto normale e positivo quando prevede un rapido ritorno alla normalità. Una prolungata resistenza, quindi livelli di cortisolo elevati per un periodo protratto nel tempo, invece, può causare un indebolimento psicofisico.

Bassi livelli di zuccheri nel sangue oppure situazioni di stress positivo, come la reazione al pericolo o l’attività fisica sono le condizioni tipiche che determinano l’aumento dei livelli di cortisolo.

Ipercortisolemia

L’ipercortisolemia comporta una modifica del metabolismo, aumentando la glicemia e il deposito di lipidi nel tessuto adiposo. I livelli di cortisolo sono correlati sia a quelli di insulina (dopo un pasto ricco di carboidrati, infatti, il pancreas secerne l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue, questa azione genera un calo glicemico e l’immediata sintesi del cortisolo per normalizzare la glicemia), sia a quelli di colesterolo cattivo con un maggior rischio aterosclerotico conseguente. L’aumento della pressione sanguigna indotto dal cortisolo e l’aumento del colesterolo, anch’esso associato a ipercortisolemia, sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per il diabete.

Inoltre, con livelli alti di cortisolo, aumentano anche l’assorbimento e la ritenzione di sodio e di acqua, mentre diminuisce la sintesi del collagene. Ne consegue non solo la sensazione di gonfiore, ma la difficoltà di espulsione delle tossine e di mineralizzazione delle ossa. Ecco perché livelli troppo elevati di cortisolo possono aumentare l’invecchiamento cellulare causato dai radicali liberi e agire in modo negativo sulla densità ossea.

L’ipercortisolemia inibisce, inoltre, il sistema immunitario, rendendo l’organismo maggiormente vulnerabile, aumentandone la predisposizione ad ammalarsi.

I primi sintomi dell’aumento del cortisolo possono essere poco evidenti e riconducibili ad altre condizioni: aumentano disturbi a livello del tratto gastrointestinale come gastrite o reflusso, peggiorano qualità del sonno, forza vitale e iniziano a manifestarsi ipertensione e iperglicemia. È perciò fondamentale agire prima che i sintomi diventino gravi e che lo stress porti a un inaspettato aumento di peso o a disturbi come depressione e osteoporosi.
immagine donna stressata cortisolo elevato

Come valutare i livelli di cortisolo

Prima di tutto è importante effettuare un Test Diagnostico che vada a valutare i livelli di cortisolo, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri di questo ormone. È importante valutarne la curva in 4 momenti della giornata per vedere quando si riscontra lo squilibrio nell’arco delle 24 ore. Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare 4 campionamenti nell’arco di una giornata. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

Cortisolo e dieta

Una volta eseguito l’esame e riscontrato uno squilibrio, per riequilibrarne i valori è necessario innanzitutto adottare un corretto stile di vita e sane abitudini alimentari.

Una dieta varia ed equilibrata, che comprenda una buona idratazione e il giusto apporto di macro e micronutrienti, è necessaria per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue, le giuste concentrazioni ormonali, tra cui quelle del cortisolo, e la regolare alternanza tra senso di fame e sazietà.

Tra gli alimenti che possiamo scegliere, il pesce rappresenta un rimedio naturale contro gli effetti dello stress, grazie agli acidi grassi omega-3 e omega-6 e ai sali minerali come potassio e fosforo che contiene al suo interno. Queste sostanze proteggono il sistema nervoso e cardiovascolare, svolgendo un’azione antinfiammatoria. Altre sostanze che contrastano gli effetti dell’ormone dello stress e l’azione dei radicali liberi sono gli antiossidanti, cioè minerali e vitamine presenti soprattutto nella frutta e nella verdura di stagione. Una dieta antistress dovrà perciò comprendere ortaggi, frutta fresca e secca e pesce grasso come sgombro, alici, sardine e salmone. Insieme a questi cibi salutari, è poi consigliabile integrare l’alimentazione con prodotti prebiotici e probiotici. Tra i prebiotici come la fibra solubile, hanno la capacità di stimolare selettivamente la crescita o l’attività dei microrganismi che svolgono diversi ruoli protettivi per l’organismo ospitante. I probiotici sono invece microrganismi che modificano la flora microbica intestinale a svantaggio dei patogeni intestinali e producono vantaggi locali o sistemici per l’organismo ospite. Probiotici e prebiotici sono contenuti in cibi come yogurt, kefir e alimenti di origine vegetale, oppure è possibile assumerli attraverso integratori disponibili in commercio.

È importante, inoltre, allontanare situazioni caratterizzate da stress prolungato, regolarizzare il sonno, mantenendo così constante il ciclo sonno-veglia. Infine, è raccomandato praticare un esercizio fisico non eccessivo e costante: l’allenamento diminuisce il cortisolo, mentre lo sforzo lo aumenta. Le buone abitudini comprendono anche i momenti di relax e divertimento e svago.

Bibliografia

  • Lauren Thau, Jayashree Gandhi and Sandeep Sharma. Physiology, Cortisol. StatPearls 2021.
  • Adam EK, Quinn ME, Tavernier R, McQuillan MT, Dahlke KA, Gilbert KE. Diurnal cortisol slopes and mental and physical health outcomes: A systematic review and meta-analysis. Review Psychoneuroendocrinology. 2017 Sep;83:25-41.
  • Iob E and Steptoe A. Cardiovascular Disease and Hair Cortisol: a Novel Biomarker of Chronic Stress. Review Curr Cardiol Rep. 2019 Aug 30;21(10):116.
  • Fernández-Real JM, Casamitjana R and Ricart W. Morning cortisol levels and glucose effectiveness. Metabolism. 2000 Mar;49(3):305-7.
  • Jahangard L, Hedayati M, Abbasalipourkabir R, Haghighi M, Ahmadpanah M, Faryadras M, Mikoteit T, Bahmani DS and Brand S. Omega-3-polyunsatured fatty acids (O3PUFAs), compared to placebo, reduced symptoms of occupational burnout and lowered morning cortisol secretion. Psychoneuroendocrinology. 2019 Nov;109:104384.

Fai fatica a dimagrire? Hai mai pensato a una questione ormonale?

Il concetto di ‘dieta’ è più vasto rispetto a quello comunemente diffuso, che gli attribuisce il significato di ‘regime alimentare’. ‘Dieta’ significa, nell’accezione originaria, ‘modo di vivere’, e comprende non solo il regime alimentare ma anche lo stile di vita.

Da questo punto di vista, il processo di dimagrimento non è solo il risultato di una diminuzione delle calorie assunte mediante l’alimentazione, ma della risposta globale dell’organismo agli stimoli, e in questo gli ormoni giocano un ruolo chiave.

A partire dalla leptina, che regola il senso di fame e di sazietà, per arrivare al cortisolo, l’ormone dello stress, nonché al ciclo di insulina e glucagone: un equilibrio delicato, che occorre testare prima di intraprendere un regime alimentare improntato a privazioni e rinunce.

Nel video, anche mediante la spiegazione del referto, si mostra come il Profilo Ormonale Dimagrimento di NatrixLab sia lo strumento più indicato a rilevare l’equilibrio fra gli ormoni che governano il processo di dimagrimento, al fine di prendere le decisioni conseguenti in termini di alimentazione, integrazione e stile di vita.

Regala salute: una nuova idea di dono, con il 20% di sconto a Natale!

NatrixLab ti offre la possibilità di prenderti cura dei tuoi cari mediante un gesto di affetto all’insegna del benessere e della prevenzione: abbiamo voluto chiamarlo Regala Salute.
Grazie a questa iniziativa potrai andare presso il centro Natrix più vicino a casa tua e regalare a chi vuoi uno dei test NatrixLab oppure una consulenza nutrizionale.

Come funziona Regala Salute?

Il funzionamento di Regala Salute è molto semplice, eccolo spiegato in pochi punti:

  1. Vai presso il centro Natrix più vicino a te
  2. Indica quale test o quale protocollo nutrizionale desideri regalare
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  4. Ti verrà consegnata una confezione con all’interno il voucher che consegnerai alla persona alla quale intendi fare il regalo
  5. Per usufruire del regalo è necessario andare presso lo stesso centro convenzionato e consegnare il voucher entro quattro mesi dalla data di emissione.

Dove acquistarlo?

Per usufruire di Regala Salute clicca sul bottone qui sotto: verrai indirizzato a un modulo di richiesta informazioni nel quale dovrai inserire i tuoi dati e indicare il servizio, ti indicheremo il Centro NatrixLab più vicino!

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Natrix raccoglie le sfide del self care a Cosmofarma 2017

Il ‘super paziente’: mostro da gestire o opportunità da cogliere?

C’è una creatura teorizzata da tempo nei libri di healthcare marketing, che entra con sempre maggiore frequenza in farmacia, e che a Cosmofarma 2017 è stata oggetto di studio e analisi: il ‘super paziente’.

Tracciamone un identikit, per riconoscerlo al volo al di là del bancone: cerca in internet informazioni sulla salute, decide autonomamente il trattamento, ha una scarsa aderenza alla terapia perché si illude di essere sufficientemente informato e se la aggiusta da sé.

Dal convegno ‘Le sfide del self care: innovazione, empowerment responsabile, supporto alla sostenibilità del sistema sanitario‘, fra le altre cose è emerso che:

  • La salute è al primo posto fra i 10 argomenti più ricercati sul web, e sono 8,4 milioni gli italiani che usano le tecnologie mobile per cercare informazioni;
  • Il 69% dei pazienti decide autonomamente il proprio trattamento;
  • L’aderenza media alla terapia è del 45,8%.

In sostanza, su 10 persone che entrano in farmacia, 7 sono seguaci del ‘ghe pensi mi in fatto di salute, e data la scarsa fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale (gli italiani che si fidano del SSN sono il 17,3%), con buona probabilità abbiamo di fronte una persona che si è già fatta un’idea propria barcamenandosi fra fonti quasi mai affidabili.

Come comportarsi di fronte a persone che, sulla scorta di un complottismo diffuso, tendono a fidarsi poco di professionisti che, in ogni ramo dello scibile umano compresa la salute, potrebbero essere emissari di poteri più o meno occulti, quando non ingranaggi di macchine con l’unico scopo di lucrare sulla buona fede dei cittadini?

Hai voglia di fare la differenza? Fornisci risposte autorevoli con i test di laboratorio!

diagnostica_kitIl ciclo di acquisto di un cliente che entra in farmacia è composto da varie fasi, di cui la prima è l’ispirazione: in base alle informazioni che sono state acquisite su internet, sui mezzi di comunicazione di massa, o tramite il passaparola, si entra in farmacia con l’idea di aver bisogno una serie di rimedi per risolvere un determinato disturbo.

Il ruolo chiave del farmacista, a questo punto, è esplicare la propria competenza e professionalità nell’accompagnare il cliente lungo le fasi successive, che sono la formazione e il paragone.

In sintesi: il farmacista spiega al cliente l’azione del rimedio, e in base alla relazione che riesce a instaurare nel vincere la sua iniziale diffidenza e nell’ascoltarne i reali bisogni (perché siamo consapevoli della differenza fra domanda e bisogno, vero?), lo guida nella scelta del prodotto più appropriato.

È proprio in questa fase del processo che entra in scena la diagnostica: i test diagnostici di laboratorio sono lo strumento definitivo a disposizione del farmacista per acquisire autorevolezza e differenziarsi dalle altre fonti di informazione, nella misura in cui vanno a quantificare con i crismi della scientificità eventuali squilibri o carenze.

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Esempio: alla signora che chiede alimenti senza glutine perché ritiene che la facciano ingrassare e le arrechino disturbi, perché non consigliare un test per la sensibilità al glutine non celiaca, in modo da capire esattamente di quale natura sia il disturbo, quantificarlo, e individuare il corretto regime alimentare?

Altro esempio: allo sportivo che ritiene necessario assumere opercoli di Omega-3 senza sapere bene il perché, non si potrebbe consigliare un test lipidomico, che vada a misurare gli acidi grassi delle membrane cellulari allo scopo di capire di quale integratore abbia effettivamente bisogno?

Lasciamo al lettore applicare tale chiave di lettura alla numerosa casistica del proprio bagaglio di esperienza: ciò che a noi importa, qui, è sottolineare il fatto che la diagnostica apre notevoli opportunità ai professionisti della salute, ed è la chiave per valorizzare il ruolo del farmacista di fronte a una clientela diffidente e disorientata, quando non supponente.

Insomma: col ‘super paziente’, volenti o nolenti, tocca fare amicizia.

Non hai visto il nostro stand? Mettiti comodo, te lo raccontiamo.

A Cosmofarma 2017, nel proprio stand di 64 metri quadrati, Natrix ha voluto ricreare una farmacia, per mettere in scena, rappresentandolo, il ruolo della diagnostica nel lavoro quotidiano del farmacista.

Al centro il bancone; i tre lati aperti per invitare il visitatore a camminare fra scaffali dedicati alla salute della pelle, agli integratori per sportivi, ai probiotici, e così via.

Su ogni scaffale, fra scatole bianche di cartone a simboleggiare i prodotti normalmente presenti sui ripiani, i kit di prelievo Natrix correlati ai rimedi in vendita: il kit Anti Age a fianco dei prodotti dermocosmetici, quello di Biochimica Clinica a fianco dei prodotti per sportivi o per quelli inerenti alla salute cardiovascolare, quello del Benessere Intestinale in corrispondenza di integratori e probiotici, e così via.

Presenza ormai irrinunciabile in farmacia, è stato ricreato anche l’angolo per le consulenze nutrizionali, con le vetrinette con strumenti innovativi quali activity tracker, bilance impedenziometriche, smartwatch. Facendo infatti seguire al test diagnostico la consulenza nutrizionale, grazie a Natrix il farmacista può accreditarsi come soggetto titolato a prendersi cura della salute della propria clientela.

Nell’unico lato chiuso abbiamo voluto ricreare un’ideale vetrina della farmacia dei servizi: al centro un pannello retroilluminato con tutti i servizi che si potrebbero proporre in farmacia grazie alla collaborazione con Natrix, ai lati vetrine con in bella mostra il materiale di merchandising a disposizione dei nostri clienti.

In fiera abbiamo messo in scena cosa possa fare la diagnostica per la farmacia dei servizi: non hai avuto la possibilità di venirci a trovare?

Contattaci, te lo spieghiamo!

Grazie a Natrix, la farmacia si evolve a Cosmofarma 2017

Bisogni dei pazienti e punti di forza della farmacia

L’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone sta cambiando: oggi non si ricorre più alla cura (e anche alla farmacia) solo quando si manifestano i disturbi, ma ci si focalizza sulla prevenzione, affiancando al tradizionale approccio del ‘recupero della salute’ quello del ‘mantenimento del benessere’.

In questo contesto la farmacia, se da un lato deve affrontare la sfida della concorrenza con nuovi canali di vendita, dall’altro ha l’opportunità di valorizzare il proprio ruolo di primo presidio sanitario affidabile e accessibile nel soddisfare i bisogni del paziente di oggi.

La presenza di Natrix a Cosmofarma 2017 ha l’obiettivo di spiegare  come valorizzare, grazie ai servizi diagnostici, i punti di forza della farmacia, ovvero:

  • Distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale;
  • Nessuna attesa o prenotazione;
  • Professionalità e preparazione;
  • Fiducia e familiarità.

Grazie alla diagnostica Natrix, non solo farmaci ma servizi e consulenze!

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Grazie ai test diagnostici di laboratorio, il farmacista ha la possibilità di aprire un dialogo con la propria clientela e accreditarsi come consulente della salute. In particolare, un servizio diagnostico:

  • Apre il dialogo con i pazienti;
  • È propedeutico a suggerimenti e rimedi;
  • È ricorrente;
  • Innesca il passaparola;
  • È la via per capire le cause di piccoli disturbi ricorrenti;
  • Produce una forte soddisfazione e fidelizza i pazienti.

Presso lo stand Natrix, sarà possibile approfondire le sei famiglie di test diagnostici, capirne le prerogative, e scoprire come proporli in modo efficace alla clientela: è possibile prenotare un appuntamento mediante questo modulo.

 

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Perdere peso è una questione di ormoni

C’è caloria e caloria…

I numerosi riscontri scientifici attuali hanno da tempo smontato la credenza che ingrassare o perdere peso sia una questione puramente legata al concetto di calorie.

Tant’è che nella scienza dell’alimentazione, perdere peso non è più solo una questione di quantità bensì di compatibilità tra ciò che introduciamo e ciò di cui il nostro corpo e le nostre cellule hanno in realtà bisogno.

In poche parole significa che “una caloria non è sempre una caloria”.

Se infatti vediamo la composizione degli alimenti, possiamo notare che non esistono alimenti puri, cioè formati esclusivamente da grassi, carboidrati o proteine (come può avvenire ad esempio per l’olio che ha quasi il 100% di grassi e lo zucchero che ha 100% di carboidrati), ma possiedono percentuali variabili dei diversi nutrienti.

Nonostante sappiamo che i grassi hanno un potere energetico di 9 kcal per grammo mentre zuccheri e proteine 4 kcal per grammo, all’interno dell’organismo si comportano in maniera del tutto differente, ovvero 100 kcal di grasso, pur avendo lo stesso potere energetico di 100 kcal di proteine o 100 kcal di zucchero, vengono metabolizzati in maniera dissimile.

Questo significa infatti che non occorre più fare la differenza tra le calorie ingerite e quelle consumate, con la cosiddetta “bilancia energetica” che per anni ha rappresentato l’unico mezzo di esecuzione di una dieta per perdere peso, ma bisogna iniziare a parlare di nutrigenomica e di biochimica degli alimenti.

Anche perché all’interno dell’organismo, i vari cibi e i vari nutrienti vengono assorbiti in maniera differente in base non solo alla quantità di fibra presente negli alimenti, ma anche a seguito di segnali biochimici ed ormonali che vengono secreti con la masticazione e la digestione.

In poche parole questo significa che a parità di calorie, possiamo mangiare dei cibi che hanno un maggiore effetto ingrassante rispetto ad altri con potere energetico simile o identico.

Per questo è inutile avere come punto di riferimento la tabella delle calorie o il loro calcolo anche attraverso degli strumenti computerizzati che fino ad oggi ci sono serviti per capire quanto avevamo ingerito, con l’obiettivo di perdere peso.

Tutto questo è possibile solo grazie a delle risposte ormonali che sopraggiungono a seguito dell’ingestione di cibo e metabolizzazione dei nutrienti. Persino zuccheri semplici e carboidrati complessi non hanno lo stesso effetto, in quanto si ha una risposta insulinica differente (e quindi le stesse calorie danno una produzione di grasso differente).

Anche le stesse calorie consumate al mattino o alla sera non hanno lo stesso effetto sul corpo, poiché durante le 24 ore l’organismo emette picchi ormonali differenti e risponde in maniera diversa al cibo che mangiamo a seconda anche dell’ora del giorno in cui lo abbiamo consumato.

Stessa differenza quando mangiamo carboidrati, grassi e proteine.

Per questo le diete ipocaloriche hanno fallito e non porteranno mai a rimanere magri.

Dimagrimento e ormoni

telenutrizionePossiamo perdere peso in maniera transitoria e a breve termine, ma se vogliamo dimagrire e saper mantenere per sempre il nostro stato di forma, dobbiamo puntare sulla scienza e sulla secrezione ormonale, come ci insegnano gli esperti di Telenutrizione dell’equipe nutrizionale di NatrixLab.

Oltre al ruolo fondamentale dell’insulina, che è il più conosciuto degli ormoni “ingrassanti”, in quanto viene secreto in risposta ad un pasto ricco di zuccheri e in caso di alterazione può comportare anche patologie come obesità e diabete, grande importanza oggi viene attribuita alla leptina, prodotta dalle cellule adipose in risposta al pasto e alla quantità di cibo ingerito, emanando segnali al cervello sulla disponibilità o meno di cibo.

Maggiore è la quantità di leptina, maggiore è la possibilità del corpo di aumentare il metabolismo e “bruciare” quello che mangiamo. Quindi è un ormone che ha la possibilità di rallentare o accelerare il metabolismo.

Altri ormoni importanti che partecipano all’ingrassamento o al dimagrimento sono poi la ghrelina, direttamente correlata all’attività della leptina e la adiponectina.

La ghrelina, (definito anche “ormone della fame”) è prodotta principalmente dallo stomaco.

Essa agisce sui centri del piacere del cervello, spingendoci a mangiare di più e a ottenere un piacere maggiore – oppure ci spinge a mangiare i “comfort food” in assenza di emozioni positive.

L’adiponectina è secreta dalle cellule adipose (come la leptina) e svolge effetto lipolitico e di consumo dei grassi di deposito.

cibo_qualitaLa sua secrezione avviene quando la quantità di grasso presente negli adipociti incomincia a scendere. Questo naturalmente si traduce in un ulteriore consumo di grassi, che in sostanza stimola l’ulteriore secrezione di se stessa, azionando un’accelerazione del dimagrimento.

Non vanno poi dimenticati gli importanti contributi di organi centrali nella regolazione del metabolismo come la tiroide e ancor più l’ipofisi, che secerne il GH, ovvero l’ormone della crescita, che interagisce sul rapporto massa muscolare e massa grassa, stimolando l’utilizzazione dei grassi e l’aumento della massa muscolare.

Per questo, per dimagrire servono alcune semplici regole, che riassumiamo in breve:

  • Scegliere una giusta QUALITA’ di cibi che sappiano inviare una corretta stimolazione al nostro organismo.
  • Fare una “colazione da re, pranzo da ricco e cena da povero”.
  • Distanziare i pasti fra loro di circa 3 ore.
  • Ridurre il carico glicemico dei cibi assunti, mantenendo un adeguato livello di zuccheri nel sangue (attraverso gli spuntini) per evitare di inviare segnali al nostro organismo di digiuno e carestia, che possono portare ad un processo chiamato gluconeogenesi e alla degradazione del muscolo.
  • Inserire le proteine ad ogni pasto.
  • Fare un adeguato esercizio fisico giornaliero moderato, soprattutto all’aperto.
  • Ridurre lo stress che aumenta ormoni quali il cortisolo e l’insulina.
  • Mangiare lentamente e masticare bene, sia per la digestione che per presevare l’integrità del microbiota intestinale.

La cellulite: cos’è, cosa non è, e come prevenirla

Cellulite e adiposità: trova le differenze

La cellulite è una patologia con una patogenesi ancora non del tutto chiara tipicamente femminile, il cui nome scientifico è “panniculopatia edemato-fibrosclerotica”.

Il problema, infatti, coinvolge il pannicolo adiposo, dove si sviluppa un ristagno di liquido provocando dei fenomeni che alla lunga portano all’indurimento del derma.

È fondamentale non confonderla con l’adiposità e quindi con il grasso; quando infatti si effettua una diagnosi, è fondamentale distinguere tra cellulite e adiposità localizzata.

L’adiposità localizzata non è altro che un aumento in numero e in volume degli adipociti, ovvero le cellule adipose localizzate nello strato più profondo della pelle, l’ipoderma. Tale aumento è dovuto nella maggior parte dei casi a eccessi alimentari, in quanto l’energia in eccesso viene utilizzata dall’organismo come riserva, e accumulata sotto forma di tessuto grasso.

Nella sua cura di solito bastano una giusta alimentazione e un aumento dell’attività fisica per rendere negativa la bilancia energetica e di conseguenza normalizzare lo spessore dell’adipe.

È comunque importante sapere che il grasso non ha solo una funzione di riserva energetica, ma è indispensabile come fattore di protezione e di isolamento termico dell’organismo. Proprio per questo bisogna stare molto attenti alle diete “fai da te” ponendosi come obiettivo quello di eliminarlo completamente o più possibile, subendone spesso le conseguenze.

La cellulite, invece, è un’altra cosa. Si tratta di una vera e propria disfunzione, soprattutto a livello circolatorio e linfatico, che non colpisce solo l’ipoderma ma anche il derma sovrastante, e va incontro progressivamente ad alterazioni percepibili al tatto.

Di conseguenza anche l’epidermide – che è lo strato più superficiale della pelle – subisce trasformazioni visibili già a occhio nudo.

Tra le cause dell’addensamento fibroso a livello del derma hanno sicuramente un ruolo molto importante le modificazioni del quadro ormonale, in particolare le oscillazioni degli ormoni sessuali femminili. La cellulite, infatti, colpisce le donne otto volte più degli uomini, per cui l’eccesso di estrogeni ha sicuramente un ruolo scatenante.

Quali sono i rimedi e come fare prevenzione?

Ecco 5 semplici regole che contribuiscono a combattere la cellulite.

  1. Bere acqua regolarmente, meglio se con basso residuo fisso.
    È un consiglio che vale per tutti, ma per combattere questo problema è fondamentale.
    Bere soprattutto al mattino, poiché si stimola l’attività dei reni e si favorisce la diuresi.
    Il fabbisogno giornaliero è stimato in due litri di acqua al giorno anche sotto forma di tisane e tè non zuccherati.
    Un suggerimento può essere quello di mettere la bottiglia d’acqua sulla scrivania in modo da ricordarsi di finirla prima di andare a casa
    Un aiuto può arrivare poi dalla fitoterapia, con tisane a base di frutti rossi, mirtillo, ananas, betulla, tarassaco, ortica, che hanno un’azione benefica sulle alterazioni che sono alla base della patologia cellulitica, oppure dai massaggi e trattamenti estetici.
  2. Ridurre il sale
    Il sodio trattiene i liquidi, che bloccano la circolazione occupando gli interstizi tra le cellule.
    Ecco alcuni consigli pratici per ridurne il consumo:a) evitare di portare la saliera in tavola;
    b) utilizzare acque a ridotto contenuto in sodio;
    c) consumare pane toscano (senza sale);
    d) evitare tutti quei cibi ad alto contenuto in sodio: salumi, patatine, salatini, noccioline, formaggi, prodotti in scatola, prodotti conservati, piatti pronti del commercio.
  3. Scegliere i cibi giusti
    tn_dimagrimento_nwslPer combattere la cellulite è necessario eliminare le tossine accumulate nell’organismo, e in generale intraprendere un regime alimentare caratterizzato da cibi semplici e facilmente digeribili: via libera a yogurt, cereali, pesce, carni private di grassi visibili, ortaggi, frutta e legumi.
    In particolare, frutta e verdura sono ricche di fibra, acqua e potassio che contrasta l’azione del sodio. Inoltre stimolano la diuresi e disintossicano.
    Contengono infine sostanze antiossidanti, e alcuni frutti, come quelli rossi, contribuiscono a rafforzare la parete capillare e rendono la circolazione più efficiente.
    Sarebbe utile evitare più possibile alcool e alcolici.
  4. Movimento sempre!
    movita_dimagrimento_nwslAumentare l’attività fisica contribuisce in vari modi a mantenere una situazione di benessere, e fra gli effetti positivi annoveriamo sicuramente combattere le calorie in eccesso.
    Si consiglia di praticare attività aerobica, come camminare di buon passo o andare in bicicletta, almeno 3 volte alla settimana (meglio se tutti i giorni) per circa 30 minuti.
    La tecnologia oggi rende disponibili dispositivi in grado di monitorare l’attività fisica, rendendo evidenti i progressi compiuti e gli obiettivi raggiunti, anche in funzione motivazionale.
  5. Stop al fumo
    Il fumo produce radicali liberi!
    Si pensi che una sigaretta ne produce 12 miliardi, causando invecchiamento precoce delle cellule e malattie degenerative.

La dieta a zona: una questione di ormoni

I principi della dieta a zona.

Barry Sears, inventore della dieta a zona, è un biochimico statunitense, e il regime nutrizionale che l’ha reso famoso in tutto il mondo nasce dall’intento di trovare protocolli nutrizionali per i diabetici e diminuire l’incidenza della mortalità per infarto del miocardio, patologie sulle quali molto possiamo fare modificando il nostro stile di vita, come abbiamo già visto in questo articolo su rischio cardiovascolare e alimentazione.

L’assunto di base di Sears è l’aforisma di Ippocratefa’ che il cibo sia la tua miglior medicina, fa’ che la tua migliore medicina sia il tuo cibo‘, nel senso che la chiave per comprendere la dieta a zona non è il computo delle calorie e la loro corretta ripartizione fra i macronutrienti (40% dai carboidrati, 30% dai grassi, 30% dalle proteine), ma gli effetti della dieta sulla secrezione di ormoni del nostro organismo, che in virtù di tale regime alimentare vengono mantenuti entro valori fisiologici ottimali.

Se con il termine ‘dieta’ intendiamo un regime alimentare restrittivo da adottare per un periodo limitato di tempo al fine di perdere peso, per seguire il regime alimentare inventato da Sears occorre utilizzare un altro approccio, e affrontare il percorso con l’obiettivo di cambiare il proprio stile di vita.

Gli ormoni coinvolti

Gli ormoni che vengono maggiormente influenzati dall’alimentazione, e sui quali la dieta a zona va ad influire, sono l’insulina, il glucagone e gli eicosanoidi.

  • L’Insulina
    Detto anche ormone dello stoccaggio, secreto dopo un pasto dalle cellule beta del pancreas, guida i nutrienti nelle cellule, immagazzinando principalmente glucosio, che possiamo definire il carburante dei muscoli e del cervello.
    L’insulina è un ormone dalla doppia faccia, una buona e una cattiva: se la concentrazione in seguito al carico di glucosio è adeguata, arriva la giusta quantità di carburante alle nostre cellule; se invece la concentrazione è troppo elevata, il fegato trasforma gli zuccheri in eccesso in grassi, che vengono poi accumulati nel tessuto adiposo.
    Nella dieta a zona è quindi fondamentale non solo introdurre una quota adeguata di carboidrati (il famoso 40%), ma anche scegliere quelli con un carico glicemico basso, per evitare picchi di insulina.
  • Il Glucagone
    È l’ormone antagonista dell’insulina, e svolge la funzione opposta: aiuta cioè a rilasciare l’energia accumulata dalle cellule.
    Il glucagone è prodotto principalmente quando mangiamo cibi che contengono proteine.
    Aumentando la secrezione di glucagone, possiamo spingere il nostro organismo ad utilizzare l’energia accumulata sotto forma di grassi come carburante per le sue attività.
    La dieta a zona va ad agire sull’asse insulina-glucagone, modulando il rilascio di questi ormoni mediante l’alimentazione.
  • Gli Eicosanoidi
    Sono conosciuti anche come ‘superormoni’ perché controllano tutti gli altri sistemi ormonali dell’organismo e ogni singola funzione fisiologica, come il sistema cardiovascolare, la coagulazione del sangue, la funzione renale, la risposta immunitaria, l’infiammazione.
    Possiamo definire lo stato di salute come l’equilibrio dei costituenti l’organismo, quindi in linea di principio non esistono elementi positivi o elementi negativi, anche se, semplificando, possiamo suddividere gli eicosanoidi in ‘buoni’ o ‘cattivi’ a seconda della funzione anti infiammatoria o pro infiammatoria che svolgono.
    Dal momento che gli acidi grassi essenziali sono precursori degli eicosanoidi, la dieta a zona, nella misura in cui intende modulare la loro produzione attraverso l’alimentazione, prescrive un riequilibrio fra acidi grassi omega-6, precursori degli eicosanoidi ‘cattivi’, e gli omega-3, precursori degli eicosanoidi ‘buoni’: il rapporto fra omega-3 e omega-6 dovrebbe infatti essere 1:4, mentre il valore tipico dei regimi alimentari dei Paesi occidentali industrializzati è in media 1:10.

I benefici della dieta a zona

Alla luce di quanto detto sopra, la dieta a zona è un utile supporto per:

  • Ridurre l’incidenza delle patologie correlate alla sindrome metabolica, come malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, obesità;
  • Avere maggiore lucidità mentale, in quanto mantenendo stabile il livello degli zuccheri nel sangue per tutta la giornata, il cervello, che a differenza dei muscoli non ha la prerogativa di immagazzinare energia, riceve carburante in modo regolare;
  • Avere energia e migliori performance fisiche, perché stabilizzando i livelli di insulina e glucagone, mette in grado l’organismo di utilizzare i grassi immagazzinati nei tessuti adiposi come fonte di energia illimitata;
  • Ridurre il desiderio di cibi dolci, conseguenza di una cattiva modulazione ormonale in seguito all’ultimo pasto;
  • Migliorare l’aspetto fisico, nella misura in cui riduce la massa grassa, riduce la ritenzione idrica e aumenta la massa muscolare.

NatrixLab, che individua nell’alimentazione e nello stile di vita la via principale per l’equilibrio e la salute dell’organismo, propone a tutti gli ‘zonisti’ alcuni test per misurare la correttezza nel seguire tale protocollo alimentare e il suo impatto sulla produzione di ormoni:

  1. Zona Plus Test
    È un test integrato per valutare, oltre al rapporto tra acidi grassi omega-6 e omega-3 (rapporto AA/EPA), altri due parametri fondamentali, l’insulina e la glicemia, che danno una valutazione più esaustiva della regolazione ormonale del metabolismo.
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  2. Hormonal Profiles
    È un test che, mediante analisi su un campione di saliva, va ad indagare il dosaggio degli ormoni nel nostro organismo.
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