NatrixLab a Cosmofarma 2026: come trasformare la diagnostica in una leva di crescita per la Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2026: come trasformare la diagnostica in una leva di crescita per la Farmacia

Negli ultimi anni, la Farmacia dei Servizi è diventata una realtà sempre più consolidata.
Ma oggi la vera sfida non è più offrire servizi…è farli diventare un motore di crescita.

Marginalità, fidelizzazione, posizionamento: sono queste le leve su cui si gioca il futuro della farmacia.

In questo scenario, la diagnostica non rappresenta semplicemente un servizio aggiuntivo, ma una vera e propria strategia.

Una strategia che non solo si vende, ma fa vendere.

L’esperienza NatrixLab dimostra come l’integrazione strutturata della diagnostica in farmacia permetta di ottenere risultati concreti:

  • icona marginalità aumentare la marginalità
  • icona posizionamento migliorare il posizionamento
  • icona marketing attivo sviluppare un marketing attivo e propositivo
  • icona fidelizzazione fidelizzare il cliente attraverso un percorso salute

Non si tratta più solo di proporre un test, ma di costruire un percorso:
flusso paziente in farmacia e vantaggi a cosmofarma 2026

COSA PORTIAMO A COSMOFARMA 2026

A Cosmofarma 2026 NatrixLab presenta un nuovo modo di interpretare la diagnostica in farmacia.

Uno spazio pensato non solo per mostrare i nostri servizi, ma per far vivere un modello operativo replicabile, che accompagna la farmacia in tutte le fasi:

  • come proporre il test
  • come gestire il campione
  • come presentare il referto al paziente
  • come trasformare il risultato in consiglio e vendita
  • come costruire fidelizzazione nel tempo

LE NOVITÀ 2026

Durante la fiera verranno presentate le nuove soluzioni diagnostiche NatrixLab, sviluppate per rispondere ai bisogni emergenti dei pazienti e alle nuove opportunità di mercato per la farmacia.

Un focus particolare sarà dedicato ai nuovi approcci legati a:

  • longevità e invecchiamento cellulare
  • Valutazione di diverse tipologie di intolleranze alimentari

NON SOLO TEST: UN SISTEMA COMPLETO

Uno degli elementi distintivi di NatrixLab è l’approccio integrato: non ci limitiamo a fornire test diagnostici, ma mettiamo a disposizione della farmacia un sistema strutturato per generare valore nel tempo.

Un modello che permette di semplificare la gestione operativa, aumentare l’efficacia commerciale e costruire un vero percorso con il paziente.

Nel concreto, la farmacia può contare su:

  • un service di laboratorio completo, che gestisce tutte le fasi del processo, dalla raccolta del campione alla refertazione
  • una gestione operativa semplificata, in cui la farmacia si occupa della raccolta del campione mentre tutta la logistica e il processo analitico sono gestiti da NatrixLab
  • una piattaforma digitale centralizzata (Easylab), che consente di gestire ordini, referti, logistica, privacy e pazienti in modo rapido e organizzato
  • referti ad alto valore clinico, completi di interpretazione e consigli personalizzati su nutrizione, integrazione e stile di vita
  • un servizio clienti dedicato e consulenza medico-scientifica, per supportare la farmacia nella scelta dei test e nella gestione dei referti
  • un supporto marketing e formativo continuo, per aiutare la farmacia a proporre attivamente i servizi, sviluppare nuova clientela e aumentare il valore medio del paziente
  • un controllo diretto della filiera diagnostica, grazie alla produzione interna di kit e supporti analitici, a garanzia di qualità, affidabilità e continuità

Un sistema pensato per rendere la farmacia autonoma e performante nel tempo.

LA FARMACIA DEL FUTURO

Il ruolo della farmacia sta cambiando rapidamente.

Il paziente non cerca più solo un prodotto, ma un punto di riferimento in grado di orientarlo, consigliarlo e accompagnarlo nel tempo.

In questo scenario, la differenza non la fa chi vende di più, ma chi riesce a costruire una relazione.

La farmacia evolve quando passa:

  • da vendita → a consulenza
  • da prodotto → a percorso
  • da bisogno occasionale → a relazione continuativa

La diagnostica rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti per guidare questa trasformazione, perché consente di partire da un dato oggettivo, costruire un consiglio personalizzato e sviluppare un percorso che genera valore per il paziente e per la farmacia.

Non è più solo un servizio.
È un nuovo modo di fare farmacia.

DOVE TROVARCI

Ti aspettiamo a Cosmofarma 2026!

Stand C3-D4 padiglione 29

Orari visita:

  • venerdì 8 maggio: 9.00-18.00
  • sabato 9 maggio: 9.00-18.00
  • domenica 10 maggio: 9.00-17.00

Vieni a scoprire come trasformare la diagnostica in una vera strategia di crescita per la tua farmacia.

Se non hai ancora il tuo biglietto, accedi all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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NatrixLab a Cosmofarma 2025 presenta: La Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2025 presenta: la Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni, la Farmacia dei Servizi è diventata una realtà consolidata. Oggi, più che mai, la Farmacia rappresenta il primo punto di riferimento per la salute sul territorio.
Per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini, è fondamentale che la Farmacia si evolva, offrendo servizi innovativi e mirati alla prevenzione e al benessere.
In questo contesto, la Diagnostica proposta da NatrixLab si configura come uno strumento strategico per la crescita della Farmacia. La nostra esperienza ultra-decennale dimostra come l’integrazione di questi servizi, in affiancamento all’attività tradizionale, porti a quattro risultati chiave:

  1. Aumento Marginalità
  2. Miglioramento del posizionamento di Marketing
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2025, un consulente NatrixLab sarà a disposizione per illustrare il percorso di sviluppo della Farmacia attraverso i nostri servizi. Vieni a trovarci nel nostro stand e scopri le soluzioni più adatte alle tue esigenze.

Le Aree espositive

Quest’anno, NatrixLab celebra 25 anni di innovazione nella Diagnostica e Nutrizione, consolidando la sua posizione come partner strategico per le Farmacie. Per l’occasione, abbiamo allestito spazi espositivi dedicati a:

  • LA NOSTRA STORIA: Uno spazio per ripercorrere la nostra storia, fatta di impegno, passione e innovazione. Un’occasione speciale per celebrare insieme 25 anni dedicati alla salute, ai traguardi raggiunti e a quelli ancora da conquistare.
  • DIAGNOSTICA: Uno degli aspetti chiave per la Farmacia moderna è l’introduzione di servizi diagnostici erogati da un laboratorio certificato. Presso il nostro stand, presenteremo la gamma di test diagnostici più ampia sul mercato, illustrando i vantaggi di un’offerta mirata alla prevenzione e al benessere del cliente.
  • NUTRIZIONE: Molti dei referti delle analisi NatrixLab includono consigli nutrizionali e di integrazione personalizzati, offrendo un supporto concreto ai Farmacisti per guidare il paziente verso un percorso di benessere mirato.
  • NOVITA’ 2025: NatrixLab amplia la sua offerta con nuovi esami diagnostici, per rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze di prevenzione e salute della popolazione.
  • COME VENDERE LA DIAGNOSTICA IN FARMACIA: Un’area interamente dedicata a come proporre i test in Farmacia, con esempi pratici di esposizione e strategie per massimizzare il coinvolgimento del cliente.

La Farmacia del Futuro: Diagnostica, Nutrizione e Consulenza

L’integrazione tra Diagnostica e Nutrizione NatrixLab e la consulenza del Farmacista permette di elevare il ruolo della Farmacia, trasformandola nel principale presidio sanitario del territorio, con un focus concreto sulla prevenzione e il benessere del cliente.

Vieni a trovarci allo stand C3-D4 padiglione 29 per scoprire tutte le novità di Cosmofarma 2025!

Orari visita:

  • venerdì 11 aprile: 9.00-18.00
  • sabato 12 aprile: 9.00-18.00
  • domenica 13 aprile: 9.00-17.00

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INSULINO RESISTENZA: SINTOMI, CAUSE E DIAGNOSI

Cos’è l’insulino resistenza

L’insulina è un ormone scoperto circa 100 anni fa con il compito di regolare i livelli di zucchero nel sangue, regolare la vasodilatazione, la crescita cellulare e il metabolismo delle proteine.

Quando la reattività del tessuto bersaglio allo stimolo insulinico è ridotta, si parla di resistenza all’insulina (insulino resistenza), una condizione fisiopatologica complessa che comporta:

  • Ridotta sensibilità all’insulina delle cellule (le cellule risultano ‘’sorde’’ all’ormone)
  • Ridotta capacità di inibire la produzione di glucosio
  • Ridotta Stimolazione dell’eliminazione periferica di glucosio

Queste situazioni sono spesso accompagnate ad un eccesso di insulina nel sangue (iperinsulinemia) necessaria per mantenere a livelli accettabili lo zucchero nel sangue.

In pratica, quando la glicemia ematica sale dopo un pasto, il pancreas produce l’insulina, che, una volta attivata e immessa nel sangue, ha il compito di abbassare a livelli fisiologici il glucosio ematico. Quando, però, le cellule bersaglio dell’insulina rimangono ‘’sorde’’ all’azione dell’ormone, queste non possono far entrare glucosio al loro interno, il quale rimane nel circolo ematico causando un aumento della glicemia. Nel frattempo le cellule β del pancreas, che si trovano in particolari aree del pancreas (Isole di Langherans) continuano a produrre insulina per abbassare la glicemia.

Questo circolo vizioso non può che sfociare in un aumento sia dell’ormone insulina che dello zucchero nel sangue, causando nel lungo periodo il diabete mellito di tipo 2 (DM2).

L’Insulino resistenza comporta inoltre un accumulo anomalo di lipidi e aumento delle attività di decomposizione dei lipidi stessi negli adipociti (cellule deputate all’accumulo di grasso), condizioni che portano inevitabilmente a quella che viene definita sindrome metabolica (SM).

Sindrome metabolica

La SM, detta anche sindrome da insulino-resistenza o sindrome x, è caratterizzata dalla presenza contemporanea di almeno 3 delle 5 condizioni:

  • Glicemia: >100 mg/dl
  • Circonferenza addominale (indicativa della quantità di grasso depositato in zona addominale): >102 cm per gli uomini e >88 cm per le donne
  • Pressione: > = 130/85 mmHg
  • Trigliceridi: >= 150 mg/dl
  • Colesterolo HDL: <40 mg/dl per gli uomini e <50 mg/dl per le donne

Tenere monitorati questi parametri è importante perché rappresentano fattori di rischio cardiovascolare, sia nel caso in cui si sia a rischio, sia nel caso in cui la diagnosi di SM sia già stata effettuata.

È importante però sottolineare che questi valori non sono universalmente accettati, probabilmente per le differenze genetiche, economiche e di stili di vita che appartengono ad ogni Paese.

Insulino Resistenza e malattie metaboliche

L’insulino resistenza è un potente fattore di rischio per l’insorgenza e lo sviluppo di diverse patologie croniche, elencate qui di seguito:

malattie metaboliche correlate all'insulino resistenza Fonte: The crucial role and mechanism of insulin resistance in metabolic disease, Front Endocrinol (Lausanne). 2023

DIABETE MELLITO: A differenza del diabete mellito di tipo 1 di origine autoimmune, il DM2 è caratterizzato da una difettosa secrezione di insulina da parte di cellule specializzate del pancreas. In condizioni normali, l’aumento del glucosio ematico successivo all’ingestione di cibo comporta il rilascio dell’ormone necessario per mantenere la normale tolleranza al glucosio. Con l’insulino resistenza, l’ipernutrizione continua innesca un circolo vizioso di iperinsulinemia e resistenza all’insulina, che alla fine porta all’esaurimento delle cellule beta del pancreas. Esistono numerose prove che suggeriscono che sia l’insulino resistenza che il DM2 sono associati all’obesità, in particolare all’elevata percentuale di grasso intra-addominale e intraepatico, fattore di primaria importanza per lo sviluppo di malattie metaboliche.

TUMORE: Numerose evidenze sperimentali, epidemiologiche e cliniche suggeriscono che l’insulino resistenza e l’iperinsulinemia sono positivamente associate all’aumento dello sviluppo di alcuni tipi di tumore, come quello alla mammella, colon retto, prostata, pancreas, corticosurrenale ed endometrio. Inoltre, uno studio osservazionale ha evidenziato che un elevato HOMA-IR è associato a mortalità per tutte le cause, soprattutto nelle donne in postmenopausa. Sebbene i meccanismi biologici alla base di queste associazioni non siano ancora ben chiariti, è chiaro che l’insulino resistenza è strettamente associata ad un aumento del grasso viscerale e ad infiammazione sistemica, fattori che favoriscono la creazione di un ambiente prono alla tumorigenesi. Studi recenti sottolineano l’importanza della relazione tra microbiota intestinale, insulino resistenza e cancro, a causa della disbiosi intestinale.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI (CVD): Studi recenti evidenziano che l’insulino resistenza è un fattore di rischio chiave per le malattie cardiovascolari (CVD) e cerebrovascolari in diverse popolazioni, con o senza diabete. La forte associazione tra insulino resistenza e CVD può essere dovuta al fatto che il cuore è un organo bersaglio per l’insulina, che richiede un maggiore consumo energetico. Quando si verifica insulino resistenza, la normale funzione del cuore viene compromessa, aumentando l’incidenza di CVD.

STEATOSI EPATICA NON ALCOLICA (NAFLD): La NAFLD è caratterizzata da un eccessivo accumulo di lipidi nelle cellule del fegato (epatociti). È stato riscontrato che un’elevata insulino resistenza è il predittore più importante della NAFLD sia nei soggetti obesi che magri. Gli studi hanno dimostrato che i livelli sierici di insulina sono fortemente associati all’infiammazione epatica. L’iperinsulinemia può aumentare la lipogenesi epatica e contribuire all’accumulo di lipidi, impedendo la capacità dell’insulina di inibire la produzione epatica di glucosio. Il rischio di sviluppo di DM2 è maggiore nei pazienti con NAFLD.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO (PCOS): La PCOS è una malattia endocrina ginecologica complessa, caratterizzata da iperandrogenismo, menoxenia, disfunzione ovulatoria e infertilità. Uno studio su adolescenti obese indica che una PCOS associata ad alti livelli di androgeni presenta il maggior grado di insulino resistenza e infiammazione. Un dato allarmante è che l’insulino resistenza ha effetti deleteri a lungo termine sul metabolismo delle donne con PCOS e, indipendentemente dall’obesità, il 50% dei pazienti con PCOS sviluppa insulino resistenza.

Cause dell’insulino-resistenza

La patogenesi dell’insulino resistenza è il risultato dell’interazione tra fattori ambientali (obesità, utilizzo di farmaci e invecchiamento) e genetici (mutazioni: struttura anormale dell’insulina, difetti genetici nel sistema di segnalazione dell’insulina, ecc.). È dunque importante sottolineare che il nostro stile di vita è il modo migliore per prevenire l’insulino resistenza. Infatti, l’insulino resistenza indotta da obesità comporta un assorbimento aumentato di glucosio nel tessuto epatico e nei muscoli scheletrici, inibendo la produzione epatica di glucosio e aumentando l’infiltrato adipocitario a livello di fegato e muscoli. Negli individui obesi, soprattutto quelli con obesità addominale, l’aumento del tessuto adiposo tende ad essere più lipolitico, con conseguente aumento dei livelli di acidi grassi liberi e accumulo di grasso tra le cellule. Questi grassi liberi possono aumentare l’infiammazione cronica e il rilascio di fattori proinfiammatori (TNF-α, IL-6 e PCR) che causano insulino resistenza a livello del fegato, nel muscolo e nel tessuto adiposo. Anche l’invecchiamento è un fattore importante nell’aumentare la suscettibilità all’insulino resistenza, poiché con l’avanzare dell’età si verifica una diminuzione della secrezione di insulina e una progressiva riduzione della tolleranza al glucosio, nonché un aumento dell’insulino resistenza dovuto a sarcopenia, eccesso di adiposità e osteoporosi.

Diagnosi e sintomi associabili all’insulino resistenza:

Per fare una diagnosi di insulino resistenza esistono 3 metodi principali:

  1. Test di Intolleranza al Glucosio (carico orale da glucosio): vengono somministrati 75g di glucosio puro per via orale e dopo 2 ore vengono misurati i livelli di glucosio del sangue
  2. Indice HOMA, specifico per l’insulino resistenza
  3. Misurazione diretta di insulina nel sangue a digiuno
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Ci sono però sintomi e segni, tra i quali:

  • Fame
  • Letargia
  • Difficoltà di concentrazione
  • Pressione elevata
  • Alti livelli di colesterolo
  • Aumento di peso, soprattutto aumento della circonferenza addominale

Non sempre i sintomi e i segni sono evidenti; molto spesso la diagnosi avviene in modo casuale, durante esami specialistici prescritti per altre motivazioni, oppure grazie all’osservazione attenta del professionista che individua fattori di rischio noti (peso corporeo, BMI, accumulo di tessuto adiposo a livello del ventre e dislipidemia).

Trattamento dell’insulino resistenza

Lo stile di vita moderno è caratterizzato da un ridotto dispendio energetico, consumo di cibo spazzatura, orari dei pasti irregolari e stress psicologico cronico. Modificare lo stile di vita è di primaria necessità, innanzitutto attraverso una perdita di peso: è sufficiente perdere tra il 7-10% del proprio peso per ottenere risultati tangibili. È importante anche praticare attività fisica: 150 minuti di esercizio fisico di moderata intensità a settimana sono molto efficaci nella prevenzione e nel trattamento dell’insulino resistenza e del DM2. I trattamenti farmacologici dovrebbero essere utilizzati solo come ultima risorsa e non come primo e unico approccio.

BIBLIOGRAFIA:

  • Xuefei Z et al, The crucial role and mechanism of insulin resistance in metabolic disease, Front Endocrinol (Lausanne). 2023
  • Bugianesi E et al, Insulin resistance: a metabolic pathway to chronic liver disease. Hepatology (2005)
  • Park SE et al, Biomarkers of insulin sensitivity and insulin resistance: Past; present and future. Crit Rev Clin Lab Sci (2015)
  • Milburn et al, Application of metabolomics to diagnosis of insulin resistance. Annu Rev Med (2013)
  • Younossi ZM et al, The global epidemiology of NAFLD and NASH in patients with type 2 diabetes: A systematic review and meta-analysis. J Hepatol (2019)

NatrixLab a Cosmofarma 2024 presenta: La Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2024 presenta: la Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni si è finalmente aperto il sipario sulla Farmacia dei Servizi.
E’ infatti ormai imprescindibile che la Farmacia rappresenti il primo punto di riferimento della salute sul territorio.
Per soddisfare le nuove esigenze del cittadino, la Farmacia deve quindi porre sempre più attenzione sulla proposta di servizi innovativi mirati alla prevenzione e alla salute delle persone.

E’ proprio in questo contesto che si inseriscono la Diagnostica e i Servizi Nutrizionali di NatrixLab, come veri e propri elementi strategici per lo sviluppo della Farmacia.
La nostra esperienza oramai più che decennale insegna che una attenta progettualità nell’inserimento di questi servizi in Farmacia, in affiancamento alle tradizionali attività, porta a 4 risultati fondamentali:

  1. Aumento Marginalità
  2. Migliora il posizionamento
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2024 un consulente NatrixLab le potrà illustrare come iniziare il percorso di sviluppo della sua Farmacia grazie ai nostri Servizi, accompagnandola all’interno del nostro Stand.

NatrixLab ha realizzato nel proprio stand aree dedicate per rappresentare diverse concezioni di utilizzo dei servizi all’interno di una Farmacia, in particolare:

  • DIAGNOSTICA: Uno degli aspetti più importanti è l’utilizzo di servizi diagnostici in Farmacia, per poter proporre alla propria clientela delle vere e proprie analisi di laboratorio certificate mirate alla prevenzione e al benessere della persona. A questo proposito nel proprio stand NatrixLab mostrerà tutti i suoi Test Diagnostici a disposizione della Farmacia (NatrixLab propone la gamma di analisi più ampia presente sul mercato), mostrando anche come proporre un servizio di questo tipo e tutti i vantaggi che ne conseguono
  • NUTRIZIONE: Il secondo spazio è rivolto ai servizi nutrizionali, in merito a questo NatrixLab oltre alla diagnostica propone infatti il servizio NU.NA, ovvero il Nutrizionista Natrix in Farmacia, che effettua visite nutrizionali e di controllo seguendo i pazienti all’interno della Farmacia.
  • NOVITA’ 2024: Un terzo spazio è rivolto alle novità proposte per il 2024 che si possono riassumere con 2 parole chiave:
    • Consigli post-esame: presenteremo tutte le novità inserite nel nuovo concept dei referti, che oltre ad una presentazione grafica più chiara e accattivante, forniranno dei consigli post-esame per supportare il Farmacista nel fornire la consulenza al paziente
    • Formazione Dedicata: Attraverso la nostra divisione Natrix Academy, la Farmacia Partner potrà accedere ai corsi di formazione dedicata, per un approfondimento sia scientifico, su diverse problematiche e ai Test Diagnostici, sia commerciale con una formazione di vendita dei vari servizi

L’unione quindi dei servizi diagnostici e nutrizionali NatrixLab con la Consulenza del Farmacista, eleva il posizionamento della Farmacia, che diventa ancor di più il primo presidio sanitario del territorio e l’unico ad occuparsi di prevenzione e benessere del cliente.

Venga a trovarci al nostro stand C3-D4 padiglione 29 per conoscere le nostre soluzioni!

Orari visita:

  • venerdì 19 aprile: 9.00-18.00
  • sabato 20 aprile: 9.00-18.00
  • domenica 21 aprile: 9.00-17.00

Se non avesse ancora fatto il biglietto può accedere all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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Vitamina D bassa: Cause e Rimedi

Che cos’è la vitamina d?

Con il termine vitamina D ci si può riferire a due principali forme:

  • ergocalciferolo (Vitamina D2)
  • colecalciferolo (vitamina D3)

La vitamina D2 viene prodotta dai lieviti e dalle piante, mentre la vitamina D3 viene prodotta dall’uomo e dagli animali grazie all’esposizione alla luce solare.

Dalla vitamina D2 e dalla vitamina D3 deriva la 1,25-diidrossi vitamina D (1,25-OH D), che è la forma metabolicamente attiva nell’organismo.

La vitamina D è un micronutriente dalle caratteristiche del tutto peculiari: infatti, la copertura dei suoi fabbisogni metabolici può essere indipendente dalla dieta. Di fatto, alle latitudini temperate e per una normale esposizione al sole in media l’80% della vitamina D resa disponibile all’organismo proviene dalla sua sintesi cutanea e solo il 20% dagli alimenti. In aggiunta, poiché la 1,25(OH)2D esercita i suoi effetti metabolici attraverso meccanismi di tipo endocrino e paracrino, il suo complessivo ruolo metabolico è tale da farla considerare, almeno in parte, simile a un ormone.

La storia della vitamina D ha inizio nel 1919 quando venne evidenziato da Huldschinsky che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce del sole; più tardi un risultato simile fu ottenuto da Hess e Gutman con la luce solare. Nello stesso periodo venne ipotizzato da Mc Collum la presenza di un composto liposolubile essenziale per il metabolismo osseo nell’olio di fegato di pesce.

Quindi, la sintesi endogena della vitamina D è legata all’esposizione della cute alle radiazioni ultraviolette B (ultraviolet B, UVB), con lunghezza d’onda 290-315 nm, che convertono il 7-DHC, presente nelle cellule dell’epidermide, in previtamina D3. Quest’ultima si trasforma rapidamente in vitamina D3, per un processo d’isomerizzazione termica temperatura-dipendente.

La sintesi della forma vitaminica attiva richiede ulteriori modifiche della molecola. Una prima trasformazione interessa la quota della vitamina D (dagli alimenti o da sintesi endogena) che, una volta captata dal fegato, diviene substrato per un enzima che catalizza l’idrossilazione C25 generando la 25-idrossi vitamina D (25(OH)D), una molecola non ancora biologicamente attiva. Successivamente, a seconda della necessità, la 25(OH)D è ulteriormente convertita nel rene nella forma attiva 1,25(OH)2D. La sintesi renale della 1,25(OH)2D è finemente regolata da due ormoni con effetti antagonisti: il paratormone (PTH), prodotto dalle paratiroidi, e il fattore di crescita dei fibroblasti 23 (FGF23), prodotto dagli osteociti. Il PTH aumenta la sintesi della 1,25(OH)2D mentre il FGF23 la riduce.

Ruolo nutrizionale della vitamina D

La vitamina D esercita una duplice funzione, endocrina e paracrina: svolge attività endocrina nel mantenere l’equilibrio tra Ca (calcio) e il P (fosforo) e la mineralizzazione dell’osso, mentre come citochina essa è potenzialmente coinvolta nel funzionamento di molti altri tessuti.

La prima funzione della 1,25(OH)2D è quella di regolare il metabolismo di Ca e P, e di controllare le loro concentrazioni ematiche; in tal modo sono preservate le condizioni di base necessarie per la mineralizzazione della matrice ossea.

A livello intestinale la 1,25(OH)2D aumenta in modo marcato l’assorbimento del Ca e del P, mentre nel tessuto osseo favorisce la differenziazione dei monociti in osteoclasti e incrementa di conseguenza il riassorbimento del minerale osseo e la liberazione di Ca.

La 1,25(OH)2D è altresì importante per il corretto trofismo dell’apparato muscolare: essa non solo stimola la sintesi di proteine muscolari, ma partecipa anche all’attivazione di alcuni meccanismi di trasporto del Ca a livello del reticolo sarcoplasmatico che sono essenziali per la contrazione muscolare.

L’interesse per gli effetti extra-ossei della vitamina D è giustificato dal fatto che numerosi studi hanno documentato la capacità di sintesi della 1,25(OH)2D e la presenza nel VDR nelle cellule di differenti tessuti, ad esempio nei macrofagi, nell’endotelio e in organi quali prostata, mammella, colon, pancreas ecc. Questa sintesi localizzata non contribuisce all’omeostasi del Ca, ma sembra essere coinvolta nella regolazione paracrina delle funzioni cellulari. Molte delle evidenze sperimentali al riguardo, inizialmente tratte da ricerche su modelli cellulari o animali, hanno poi trovato conferma in studi di natura osservazionale o sperimentale.

Ai fini della prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari, aspetto che ha ricevuto di recente un grande interesse, è emersa la capacità del sistema vitamina D-VDR di modulare l’attività di alcuni sistemi endocrini, a cominciare dal sistema insulina-glucagone e dal sistema renina-angiotensina. In particolare, il sistema vitamina D-VDR regola la biosintesi e il rilascio di insulina da parte delle cellule insulari pancreatiche e influenza significativamente la sensibilità dei tessuti periferici all’ insulina stessa.

Alla 1,25(0H)2D, come dimostrato in primo luogo in studi su modelli cellulari, sono riconosciuti anche potenziali effetti anticarcinogenetici da imputare a meccanismi quali: stimolo della risposta immunitaria, inibizione enzimatica, modulazione dei fattori di crescita, promozione dei meccanismi pro-apoptosi (con inibizione dei geni anti-apoptosi e aumento dell’espressione dei geni pro-apoptosi), inibizione dei meccanismi di carcinogenesi prostaglandino-dipendenti, inibizione dell’angiogenesi, riduzione dell’invasione locale e della metastatizzazione del tumore, induzione dell’autofagia; aumento dell’attività antiossidante e di riparazione del DNA, regolazione della propagazione del segnale indotto da androgeni ed estrogeni.

Per quanto interessa la risposta immunitaria, l’azione della 1,25(OH)2D è stata associata con un aumento dell’immunità innata nei confronti di differenti infezioni, in particolare la tubercolosi, l’influenza e le infezioni virali delle prime vie respiratorie.

Fabbisogno giornaliero di vitamina D

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D indicato in assenza di fattori di rischio è di norma di 400 unità al giorno ma può variare a seconda dell’età. Le dosi possono variare e arrivare fino a 1.000 unità al giorno in presenza di fattori di rischio o deficit.
tabella fabbisogno vitamina d

Carenza di vitamina D: cause

Diversi sono i fattori in grado di influenzare la sintesi di 25(OH)D alcuni legati alle caratteristiche dell’individuo come sesso e fototipo, altri ambientali come attività fisica, eccesso ponderale, tempo di esposizione alla luce solare, latitudine, stagione, inquinamento, uso di filtri solari e consumo di supplementi. In aggiunta, nel corso dell’invecchiamento i meccanismi di sintesi della vitamina D da parte dell’epidermide diventano progressivamente meno efficienti. Anche patologie da malassorbimento (celiachia, morbo di Crohn, fibrosi cistica e rettocolite ulcerosa), patologie del fegato o dei reni, e l’uso di alcuni farmaci (ad es. corticosteroidi e anticonvulsivanti) possono contribuire o essere causa diretta della carenza.

In sintesi, il deficit di vitamina D è determinato nella maggior parte dei casi da una ridotta esposizione alla luce del sole e/o da un diminuito assorbimento e/o da un insufficiente apporto con la dieta. La carenza della vitamina D viene identificata sulla base della concentrazione sierica di 25(OH)D e dipende quindi dal livello soglia scelto, prevalentemente indicato in 20 pg/mL (50 pmol/L.). I dati della letteratura nel merito si riferiscono alle diverse fasce della popolazione così come a specifiche condizioni fisio-patologiche: in generale si osserva un’elevata prevalenza di stati carenziali sia in età adulta che in età evolutiva. In Italia essi sono frequenti specialmente in età geriatrica e durante l’inverno.

Come valutare i livelli di vitamina D

Lo stato nutrizionale della vitamina D è valutato attraverso un test diagnostico che permette di determinare la concentrazione sierica della 25(OH)D, una molecola con emivita di 2-3 settimane.

Non è invece considerata utile la determinazione nel sangue della 1,25(OH)2D per una serie di ragioni quali:

  • l’emivita molto breve (poche ore)
  • i livelli ematici dalle 100 alle 1000 volte inferiori a quelle della 25(OH)D e il fatto che questi ultimi possono rimanere nella normalità anche in presenza di carenza vitaminica protratta, a causa di un aumento compensatorio del PTH.

Si considerano quindi indicativi di uno stato di nutrizione adeguato i livelli sierici di 25(OH)D che si associano a una ridotta sintesi di PTH, minimizzando quindi il riassorbimento osseo e la perdita di Ca. In tal modo essi garantiscono l’integrità anatomica e funzionale dell’apparato scheletrico e un fisiologico metabolismo dell’osso.

Fonti alimentari 

Un alimento particolarmente ricco di vitamina D è l’olio di fegato di merluzzo (210 g/100 g), ma di norma esso viene consumato solo come supplemento; contengono discrete quantità di vitamina D i pesci, specialmente quelli grassi come l’aringa, il tonno fresco e il salmone in scatola (rispettivamente 30, 16 e 17 g/100 g).

Tra le carni quantità apprezzabili si ritrovano solo nel fegato di suino (1,7 g/100 g).

Il burro ha un contenuto che non supera 1 ug/100 g e i formaggi grassi come il pecorino arrivano a circa 0,5 ug/100 g.

Le uova intere di gallina ne contengono mediamente 1,7 g/100 g (solo nel tuorlo).

Molti paesi arricchiscono alcuni alimenti di uso comune (ad es. latte e margarine) con la vitamina D, poiché le condizioni ambientali (scarsità di luce solare durante l’inverno) sono particolarmente sfavorevoli per la sua sintesi endogena. Da alcuni anni sono presenti anche in Italia prodotti lattiero-caseari arricchiti, in concentrazioni variabili, con vitamina D e Ca.

Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana.

Cosa possiamo fare quindi?

Prima di tutto come anticipato è di fondamentale importanza valutare il dosaggio dei livelli sierici di Vitamina D per vedere se è presente una carenza, quindi posso modificare la dieta ed eventualmente andare anche ad integrare. È sempre consigliato rivolgersi ad uno specialista per intraprendere un percorso nutrizionale adeguato.

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Fonti

LARN: Livelli di assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana IV Revisione

NatrixLab a Cosmofarma 2023 presenta: La Diagnostica come Motore di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2023 presenta: La Diagnostica come Motore di Sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni si è finalmente aperto il sipario sulla Farmacia dei Servizi.
E’ infatti ormai imprescindibile che la Farmacia rappresenti il primo punto di riferimento della salute sul territorio.
Per soddisfare le nuove esigenze del cittadino, la Farmacia deve quindi porre sempre più attenzione sulla proposta di servizi innovativi mirati alla prevenzione e alla salute delle persone.

E’ proprio in questo contesto che si inserisce la Diagnostica NatrixLab, come vero e proprio elemento strategico per lo sviluppo della Farmacia.
La nostra esperienza oramai più che decennale insegna che una attenta progettualità nell’inserimento della Diagnostica in Farmacia, in affiancamento alle tradizionali attività, porta a 4 risultati fondamentali:

  1. Aumento Marginalità
  2. Migliora il posizionamento
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2023 un consulente NatrixLab le potrà illustrare come iniziare il percorso di sviluppo della sua Farmacia grazie alla Diagnostica, accompagnandola all’interno del nostro Stand.

NatrixLab ha realizzato nel proprio stand aree dedicate per rappresentare diverse concezioni di utilizzo dei servizi all’interno di una Farmacia, in particolare:

  • Uno degli aspetti più importanti è l’utilizzo di servizi diagnostici in Farmacia, per poter proporre alla propria clientela delle vere e proprie analisi di laboratorio certificate mirate alla prevenzione e al benessere della persona. A questo proposito nel proprio stand NatrixLab propone un nuovo studio dello spazio espositivo, abbinando i prodotti delle diverse category della Farmacia ai servizi diagnostici correlati.
  • Il secondo spazio è rivolto al corner dei servizi, si tratta di realizzare un vero e proprio spazio con relativa privacy in cui poter erogare servizi attraverso professionisti della salute. In merito a questo NatrixLab oltre alla diagnostica propone il servizio NU.NA, ovvero il Nutrizionista Natrix in Farmacia, che effettua visite nutrizionali e di controllo seguendo i pazienti della farmacia. La presenza territoriale del Nutrizionista Natrix si completa con il servizio in telemedicina erogato attraverso la piattaforma Telenutrizione, in cui il Nutrizionista oltre a visitare fisicamente il paziente, può monitorare online in diretta i comportamenti alimentari dei pazienti
  • Un terzo spazio è rivolto alle novità inserite nell’ultimo anno in termini di test diagnostici e servizi nutrizionali a disposizione per la Farmacia. NatrixLab infatti, è lieta di comunicare e presentare a Cosmofarma 2023:
    • Nuovo Lipidomic profile: nuovo referto con nuovi grafici e consigli e scheda di interpretazione del referto a disposizione della Farmacia
    • Nuovo Microbioma Check N.G.S.: nuovo referto con nuovi grafici e consigli
    • Nuovi Kit Breath test: i kit di prelievo per le analisi dei Breath Test (Lattosio, Glucosio, Lattulosio, Urea) verranno prodotti direttamente da NatrixLab, questo garantirà una maggior qualità e controllo dei Kit e una scelta della componentistica tra i migliori fornitori
    • Servizio Nutrizionista in Farmacia: il NU.NA. (Nutrizionista Natrix) è il servizio del Nutrizionista in Farmacia offerto da NatrixLab, che presenta molti vantaggi, venga a scoprirli!

L’unione quindi di servizi diagnostici e nutrizionali e le consulenze sulla salute eleva il posizionamento della Farmacia, che diventa ancor di più il primo presidio sanitario del territorio e l’unico ad occuparsi di prevenzione e benessere del cliente.

Venga a trovarci al nostro stand C3-D4 padiglione 29 per conoscere le nostre soluzioni!

Orari visita:

  • venerdì 5 maggio: 9.00-18.00
  • sabato 6 maggio: 9.00-18.00
  • domenica 7 maggio: 9.00-17.00

Se non avesse ancora fatto il biglietto può accedere all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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Intolleranza al Lattosio: Diagnosi e Trattamento

Cos’è l’ intolleranza al lattosio?

Si definisce intolleranza al lattosio, o più correttamente, mal digestione di ­lattosio, una condizione caratterizzata da ­disturbi gastrointestinali che ­insorgono dopo ­l’ingestione di alimenti contenenti ­questo zucchero, generata dalla mancata ­produzione da parte delle cellule ­intestinali del duodeno dell’enzima lattasi ­deputato alla scissione del lattosio in glucosio e ­galattosio che sotto questa forma ­possono essere assorbiti.

L’ intolleranza al lattosio è la forma più ­comune di malassorbimento dei ­carboidrati e colpisce persone di ogni età. la carenza interessa circa il 70% della popolazione mondiale in età adulta e può manifestarsi sia in età adolescenziale, sia direttamente in età adulta. Questa condizione è quindi molto diffusa, e rappresenta di fatto la norma tranne che in Nord Europa o in Nord America, dove il fenotipo mutante della persistenza della lattasi in età adulta è al contrario il più diffuso.

Le persone spesso sono inconsapevoli della ­causa di questa loro sofferenza, con una sequenza di disturbi gastrointestinali che spesso ­disorienta il medico, ­inducendolo a prescrivere farmaci inappropriati in mancanza di una precisa diagnosi di ­intolleranza al lattosio.

Quali sono i sintomi correlati all’ intolleranza al lattosio?

I sintomi di solito compaiono dopo breve tempo rispetto all’assunzione di lattosio, circa 2 ore, e sono provocati dalla fermentazione del lattosio indigerito a livello della flora batterica intestinale.

I sintomi più frequenti associati a questa condizione sono:

  • meteorismo
  • dolori e crampi addominali
  • diarrea
  • distensione addominale
  • Flatulenza

La gravità del sintomo può essere diversa in base al quantitativo assunto o al grado di intolleranza.

Dove si trova il lattosio?

Il lattosio si trova naturalmente nel latte, nello yogurt e nei formaggi freschi. Per le sue caratteristiche, viene molto utilizzato nell’industria alimentare come ingrediente e/o additivo in diversi prodotti e preparazioni (es. caramelle, cioccolato al latte, gelato, burro, creme e salse, purè, sughi, prodotti da forno, salumi, alimenti in scatola ecc).
donna latte intolleranza al lattosio

Come eseguire una diagnosi di intolleranza al lattosio

L’esame diagnostico Gold Standard utilizzato per confermare o meno l’ intolleranza al lattosio è il Test del respiro anche detto “breath test. L’esecuzione del test del respiro è semplice e non invasiva ed è quindi sicura per il paziente e per l’operatore. L’esame consiste in una raccolta di campioni di aria espirata ad intervalli regolari, prima e dopo l’ingestione di lattosio sciolto in acqua.

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Come funziona il Breath Test al Lattosio?

Per poter comprendere a pieno cosa ­valuta il test è doveroso fare una ­precisazione su come avviene il processo di digestione del Lattosio.

In condizioni normali, come abbiamo visto prima il lattosio dopo ­l’ingestione viene scisso dalla lattasi ­intestinale in glucosio e galattosio che ­vengono assorbiti a livello digiuno-ileale; nel caso in cui però vi sia una carenza di ­lattasi, il lattosio raggiunge il colon inalterato dove viene fermentato dalla flora ­batterica producendo vari gas tra cui ­idrogeno e anidride carbonica che in ­parte ­passano nel circolo ematico e ­vengono eliminati attraverso l’aria espirata dai ­polmoni. Ed è ­proprio questo il ­principio su cui si basa il Breath Test al Lattosio. Infatti con questo esame si misura la quantità di ­idrogeno presente nell’aria alveolare ­espirata dai soggetti sottoposti a questo test che è ­misura diretta di una condizione di ­maldigestione dello zucchero.

I test più qualitativi però, oltre a ­rilevare la quantità di idrogeno (H2) presente ­nell’espirato del ­paziente, come ulteriori parametri qualitativi in termini diagnostici rilevano anche il metano (CH4) e l’andidride carbonica (CO2).

Questi aspetti sono importanti in ­quanto esiste la possibilità che alcuni pazienti, come risposta alla fermentazione dello ­zucchero, producano metano ­piuttosto che idrogeno o una combinazione dei due gas, aspetto che non verrebbe ­rilevato con i normali strumenti generando dei falsi negativi. Inoltre, valutare anche ­l’anidride carbonica permette di vedere se il ­prelievo di espirato è stato fatto correttamente all’interno della sacca.

L’esito del test viene considerato positivo se l’incremento di idrogeno in uno degli espirati successivi, è di almeno 20 ppm (parti per milione) rispetto al valore rilevato nel 1° prelievo di espirato, oppure se l’incremento di metano in uno degli espirati successivi, è di almeno 12 ppm (parti per milione) rispetto al valore rilevato nel 1° prelievo di espirato.

Per far sì che i risultati del test non siano falsati, è necessario rispettare una precisa preparazione alla raccolta che consiste nel rispettare una dieta “leggera” il giorno prima del test e, ad esempio, evitare l’uso di lassativi, antibiotici e fermenti lattici nei dieci giorni precedenti all’esame.

Trattamento

Se l’esame ha dato esito positivo, per ridurre la sintomatologia è necessario eliminare dalla dieta le fonti di lattosio. Oggi la vasta gamma di prodotti senza lattosio o delattosati presenti sul mercato permette ai soggetti intolleranti di non rinunciare al latte e ai suoi derivati. Si raccomanda alle persone intolleranti un’attenta lettura dell’elenco degli ingredienti riportato obbligatoriamente nelle etichette degli alimenti.

Ad oggi in Italia, l’indicazione “senza lattosio” può essere impiegata per latti e prodotti lattiero-caseari, ma anche per altri prodotti contenenti ingredienti e/o additivi lattei, con un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml. I prodotti con tale indicazione sono accompagnati anche dall’informazione sulla specifica soglia residua di lattosio con modalità del tipo “meno di”. La soglia indicata deve risultare comunque inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml.

Per poter fornire un’informazione più precisa e completa al consumatore, i prodotti delattosati “senza lattosio” o “a ridotto tenore di lattosio” riportano in etichetta anche l’indicazione del tipo “Il prodotto contiene glucosio e galattosio in conseguenza della scissione del lattosio”.

Nel caso, a volte non si riesca a fare a meno di assumere latte o derivati, può essere utile assumere prima di mangiare enzimi contenenti lattasi.

Fonti

  • https://www.issalute.it Istituto Superiore di Sanità
  • https://www.salute.gov.it Ministero della Salute
  • https://sinu.it/ Società Italiana Nutrizione Umana
  • Scientific Opinion on lactose thresholds in lactose intolerance and galactosaemia. EFSA Journal 2010;8(9):1777
  • Deng Y, Misselwitz B, Dai N, Fox M. Lactose Intolerance in Adults: Biological Mechanism and Dietary Management. Nutrients. 2015 Sep 18;7(9):8020-35.
  • Swallow DM. Genetics of lactase persistence and lactose intolerance. Annu Rev Genet.

Cosmofarma 2022: La Farmacia dei servizi è realtà – La Farmacia 4.0

Cosmofarma 2022: La Farmacia dei servizi è realtà – La Farmacia 4.0

La pandemia sembra fortunatamente al capolinea, se vogliamo trovare una nota positiva di questo periodo, possiamo dire che in questi 2 anni si è finalmente aperto il sipario sulla farmacia dei servizi.

È ormai imprescindibile che la farmacia rappresenti il primo punto di riferimento della salute sul territorio e quindi che bisogna investire nei servizi da offrire al cittadino.

In questo periodo la farmacia, se da un lato deve ancora affrontare il carico di lavoro dovuto all’esecuzione di tamponi e vaccini, dall’altro deve cercare di mettere le basi per mantenere questo ruolo di primo presidio sanitario anche dopo la pandemia, inserendo servizi innovativi mirati alla prevenzione e alla salute del cittadino.

E’ proprio in questo contesto che si inseriscono i servizi diagnostici e nutrizionali NatrixLab come elementi strategici di sviluppo della Farmacia 4.0.

La presenza di NatrixLab a Cosmofarma 2022 ha l’obiettivo di mostrare dal vivo come valorizzare, grazie ai servizi, il ruolo della farmacia.

Il concept della nuova Farmacia 4.0 si concentra nel realizzare nuovi spazi all’interno della farmacia dedicati ai servizi, più funzionali ad accogliere i bisogni dei clienti sempre più esigenti.

NatrixLab ha realizzato nel proprio stand vari spazi dedicati rappresentando varie concezioni di utilizzo dei servizi all’interno di una farmacia.

  • Uno degli aspetti più importanti è l’utilizzo di servizi diagnostici in farmacia, per poter proporre alla propria clientela delle vere e proprie analisi di laboratorio certificate mirate alla prevenzione e al benessere del paziente. A questo proposito nel proprio stand NatrixLab propone un nuovo studio dello spazio espositivo, abbinando i prodotti delle diverse category della farmacia ai servizi diagnostici correlati.
  • Il secondo spazio è rivolto al corner dei servizi, si tratta di realizzare un vero e proprio spazio con relativa privacy in cui poter erogare servizi attraverso professionisti della salute. In merito a questo NatrixLab oltre alla diagnostica propone il servizio NU.NA, ovvero il Nutrizionista Natrix in Farmacia, che effettua visite nutrizionali e di controllo seguendo i pazienti della farmacia. La presenza territoriale del Nutrizionista Natrix si completa con il servizio in telemedicina erogato attraverso la piattaforma Telenutrizione, in cui il Nutrizionista oltre a visitare fisicamente il paziente, può monitorare online in diretta i comportamenti alimentari dei pazienti
  • Il terzo spazio è rivolto al tema Workshop, uno spazio polivalente con sedie e monitor in cui la farmacia possa organizzare delle giornate formative per la propria clientela, per poter avvicinarsi sempre di più alle persone ed elevare la propria figura a “Consulente della Salute”.
  • Un quarto spazio è rivolto alle novità inserite nell’ultimo anno in termini di test diagnostici a disposizione per la farmacia. NatrixLab infatti, è lieta di comunicare e presentare a Cosmofarma 2022 il lancio di nuovi test e il restyling di alcuni test già presenti:
    • Nuovo Food Intolerance Test: nuovo referto che contiene oltre ai risultati del test, anche il protocollo di recupero della tolleranza alimentare
    • Nuovo Inflora Scan: è stata aggiunta la ricerca di alcune tipologie di candida
    • Breath test Lattosio: il test più affidabile e non invasivo per valutare l’intolleranza al lattosio
    • Breath test Glucosio: il test più affidabile e non invasivo per la ricerca di S.I.B.O. (small intestinal bacterial overgrowth)
    • Breath test Lattulosio: per valutare il tempo di transito oro-cecale e la ricerca di S.I.B.O. (small intestinal bacterial overgrowth)
    • Breath test Urea: – per la ricerca di infezione da Helicobacter Pylori
    • DAO test + Dosaggio Istamina – per valutare la presenza di un’intolleranza all’istamina e il dosaggio dell’istamina in circolo
    • Nuovo Vita d Check: nuovo sistema di prelievo per eseguire l’esame

L’unione quindi di servizi diagnostici e nutrizionali e le consulenze sulla salute eleva il posizionamento della Farmacia, che diventa ancor di più il primo presidio sanitario del territorio e l’unico ad occuparsi di prevenzione e benessere del cliente.

Venga a trovarci al nostro stand C3-D4 padiglione 29 per conoscere le nostre soluzioni!

Orari visita:

  • venerdì 13 maggio: 9.00-18.00
  • sabato 14 maggio: 9.00-18.00
  • domenica 15 maggio: 9.00-17.00

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Correlazione Microbiota Intestinale – Autismo

I Disturbi dello spettro autistico

I disturbi dello spettro autistico (ASD) rappresentano una grave compromissione del neurosviluppo con un’incidenza notevolmente elevata e costituiscono una grande sfida per la salute pubblica. Il Ministero della Salute ha stimato che in Italia 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) è affetto da autismo. Le tradizionali caratteristiche diagnostiche e cliniche degli ASD sono rappresentate da difficoltà nelle abilità comunicative e sociali e dalla presenza di interessi limitati e comportamenti ripetitivi. Da studi recenti, è emerso che i bambini con ASD spesso presentano risposte comportamentali insolite a stimoli sensoriali (fino all’87% degli individui). Le problematiche di elaborazione sensoriale possono assumere molte forme e sono generalmente suddivise in tre modelli principali:

  • iper-sensibilità sensoriale (reazioni negative a bassi livelli di stimoli ambientali generalmente considerati innocui)
  • ipo-sensibilità sensoriale (risposte diminuite o assenti agli stimoli, compreso il dolore)
  • ricerca sensoriale (forte desiderio di un particolare tipo di esperienza sensoriale)

In particolare, disturbi legati alla percezione tattile, olfattiva e di comportamento alimentare sono caratteristici nei bambini affetti da tale patologia.

Autismo e disturbi intestinali

Le problematiche in ambito nutrizionale legate agli ASD includono anche disturbi a carico dell’apparato digerente. In particolare, molti studi hanno dimostrato l’esistenza dell’associazione tra autismo e disturbi gastrointestinali (GI) sebbene la natura di tale associazione sia ad oggi poco chiara. I bambini ASD risultano essere da sei a otto volte più sensibili a dolore addominale, diarrea, flatulenza e stitichezza rispetto ai soggetti con normale sviluppo cognitivo. La prevalenza di tali sintomatologie varia tra il 24 e il 70%, a seconda del range dell’età dei partecipanti e dei criteri di diagnosi. In particolare tali sintomi vengono a loro volta utilizzati come diagnosi dei cosiddetti disordini funzionali gastrointestinali (DFGI). I DFGI sono ad oggi riconosciuti come disordini dell’interazione cervello-intestino, caratterizzati da anormalità fisiologiche e morfologiche che spesso si verificano in combinazione e includono disturbi di motilità, ipersensibilità viscerale, alterata funzione mucosale e immune, alterato microbiota intestinale e alterata elaborazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
batteri legame microbiota e autismo

Il legame tra microbiota intestinale e autismo

Negli ultimi anni la ricerca si è incentrata sull’alterazione della comunità microbica del tratto gastrointestinale e la relazione con l’autismo. I batteri che popolano l’intestino, infatti, possono influenzare alcune attività del cervello attraverso la secrezione di sostanze o la regolazione del sistema immunitario, agendo proprio sull’asse intestino-cervello. Dai risultati di diversi studi è emerso che i trapianti di microbiota fecale da individui con normale sviluppo cognitivo a persone con ASD sembrano migliorare i tratti comportamentali e psicologici di questi ultimi. Sembrerebbe che la presenza di carenze enzimatiche in bambini con ASD non permetterebbe loro di metabolizzare alcune sostanze tossiche dell’ambiente esterno. Le modificazioni della comunità batterica e l’incapacità di eliminare dal corpo tali composti nocivi potrebbe contribuire a causare una disfunzione mitocondriale correlata ad alterazioni del cervello e altri tessuti.

L’efficacia terapeutica dell’impiego di probiotici nel trattamento di malattie intestinali e non, è ormai già nota, infatti anche alcune ricerche recenti hanno evidenziato il loro potenziale nel modificare positivamente l’equilibrio del microbiota intestinale, grazie alla produzione di sostanze in grado di interagire con il sistema immunitario e nervoso.  Partendo da questa basi, numerosi studi hanno studiato e stanno tuttora valutando gli effetti dell’assunzione di batteri probiotici da parte di bambini con autismo, sia sulla composizione della comunità batterica intestinale che su altri biomarker associati al SNC. I risultati promettenti ottenuti potrebbero essere d’aiuto per lo sviluppo di nuove terapie non farmacologiche a base di batteri probiotici, complementari a quelle già disponibili per i soggetti autistici basate sul supporto psicologico e sull’uso di farmaci, attraverso l’asse intestino-cervello.

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Bibliografia

  1. Baum SH, Stevenson RA, Wallace MT. Behavioral, perceptual, and neural alterations in sensory and multisensory function in autism spectrum disorder. Prog Neurobiol. 2015;134:140-60.
  2. Adams JB, Johansen LJ, Powell LD, Quig D, Rubin RA. Gastrointestinal flora and gastrointestinal status in children with autism–comparisons to typical children and correlation with autism severity. BMC Gastroenterol. 2011;11:22.
  3. Chaidez V, Hansen RL, Hertz-Picciotto I. Gastrointestinal problems in children with autism, developmental delays or typical development. J Autism Dev Disord. 2014 ;44(5):1117-27.
  4. Krajmalnik-Brown R, Lozupone C, Kang DW, Adams JB. Gut bacteria in children with autism spectrum disorders: challenges and promise of studying how a complex community influences a complex disease. Microb Ecol Health Dis. 2015; 26:26914.
  5. Drossman DA. Functional Gastrointestinal Disorders: History, Pathophysiology, Clinical Features and Rome IV. Gastroenterology. 2016.
  6. Zhang M, Chu Y, Meng O, Ding R, Shi X, Wang Z, He Y, Zhang J, Liu J, Zhang J, Yu J, Kang Y, Wang J. A quasi-paired cohort strategy reveals the impaired detoxifying function of microbes in the gut of autistic children. Sci Adv. 2020 Oct 21;6(43):eaba3760.

Celiachia: cos’è e come si effettua la diagnosi

Cos’è la Celiachia

La Celiachia, o malattia celiaca, è una patologia multifattoriale cronica, di tipo autoimmune, che provoca una reazione immunitaria dell’organismo causata dall’assunzione di glutine.

Si tratta di un’enteropatia infiammatoria permanente che provoca il danneggiamento della mucosa intestinale fino all’atrofia dei villi, con conseguente malassorbimento dei nutrienti. Il danno intestinale può causare perdita di peso, gonfiore e talvolta diarrea. Il malassorbimento in particolare di vitamine e oligoelementi può causare danni a diversi organi tra cui sistema nervoso, sistema scheletrico, apparato riproduttivo, sistema sanguigno.

Esistono diversi tipi di malattia celiaca:

  1. Forma tipica o classica: esordisce nei primi 6-24 mesi dalla nascita, poco dopo l’inizio dello svezzamento. Essa è caratterizzata da diarrea, dolori addominali, meteorismo, inappetenza e vomito.
  2. Forma atipica: esordisce in fase tardiva, ma anche in età adulta ed è caratterizzata da forti dolori addominali, associati a sintomi extra-intestinali quali anemia, che comporta stanchezza cronica e spossatezza, osteopenia, dermatite erpetiforme, anoressia, comparsa recidiva di afte, alterazioni dello smalto dentale, stipsi, alopecia, carenza di oligoelementi e altri nutrienti. Nei bambini questi sintomi da malassorbimento possono portare a rachitismo, bassa statura e ritardo nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari durante la pubertà.
  3. Forma silente: non sussistono sintomi particolari, e viene riscontrata nei gruppi a rischio per familiarità, oppure in individui affetti da altre patologie autoimmuni.
  4. Forma latente: nessun sintomo percepito e nessun danno alla barriera intestinale rilevato, ma i risultati sierologici sono positivi. Questa forma si può presentare ed evolvere in celiachia conclamata a distanza di tempo ed è quindi consigliabile effettuare monitoraggi e controlli periodici in questi soggetti a rischio.

L’incidenza della Celiachia in Italia è stimata in 1 soggetto su 100.

Glutine: cos’è e dove si trova

Il glutine è un complesso proteico costituito da due classi di proteine: glutenine e prolamine. Tale complesso di proteine è contenuto in alcuni cereali quali: frumento, farro, orzo, segale, monococco, Kamut (grano khorasan) spelta, triticale, avena in chicchi. Ad oggi, l’avena risulta ancora annoverata tra gli allergeni contenenti glutine, questo perché può essere contaminata, anche se si ritiene che naturalmente non ne contenga. La condizione necessaria per essere consumata e impiegata come ingrediente nei prodotti senza glutine è quella di avere un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm.
alimenti senza glutine celiachia

Altre problematiche legate all’assunzione di glutine: la Sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity) e l’allergia al grano

Oltre alla Celiachia esistono altre due condizioni verso gli alimenti contenenti glutine:

  • L’allergia al grano: è una reazione allergica IgE mediata alle proteine di alcuni componenti del grano (non solo il glutine). Ogni volta che il soggetto assume il grano, il sistema immunitario entra in azione, riconoscendo e attaccando le proteine in questione e attivando così la liberazione di una serie di sostanze tra cui in particolare l’istamina) responsabili dei sintomi allergici.
  • La Sensibilità al Glutine (Gluten sensitivity): definita anche sensibilità al glutine non celiaca, è una condizione che si stima interessi dal 6 all’8% della popolazione, e riguarda soggetti che soffrono di disturbi legati all’assunzione di glutine, ma non sono né celiaci né allergici al frumento. Spesso viene riscontrata in chi soffre di colon irritabile e infiammazioni intestinali, poiché più facilmente il cibo non completamente digerito entra in contatto con l’immunità e scatena una risposta infiammatoria. A differenza della celiachia, nella sensibilità al glutine la sintomatologia è più riconducibile a quella data dalle reazioni avverse agli alimenti IgG mediate, le cosiddette ‘allergie ritardate’, o più conosciute ma impropriamente definite ‘intolleranze alimentari’.

Come si effettua la diagnosi di Celiachia e valutazione della predisposizione genetica

Gli esami a disposizione del Medico per porre diagnosi di Celiachia comprendono: esami sierologici di primo livello, e in caso di risultati positivi, gastroscopia con biopsia a livello del duodeno.

A tal proposito Il Gluten Sensitivity & Celiac Test è uno screening sierologico che permette di valutare un fondato sospetto di celiachia attraverso l’analisi di marcatori altamente sensibili e specifici come le IgA totali, IgA o IgG Anti-Transglutaminasi, inoltre permette di valutare eventuali sospetti di sensibilità al glutine non celiaca attraverso la valutazione di due marcatori che ad oggi sono considerati i più sensibili per valutare questa condizione, come le IgA e IgG Anti-Gliadina.

Ricordiamo anche che Il glutine non va mai escluso totalmente dalla dieta senza aver prima effettuato gli accertamenti previsti per la Celiachia.

Esiste anche una predisposizione genetica alla patologia, dovuta ad un particolare assetto di HLA: HLA DQ2 e HLA-DQ8. È possibile valutare questi poliformismi attraverso un test genetico che viene eseguito tramite con una metodica real time PCR, tramite un prelievo di tampone buccale.

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Consigli di trattamento

Non esiste una cura per la Celiachia, ma seguire una scrupolosa alimentazione senza glutine è l’unica indicazione per gestire i sintomi e promuovere la guarigione intestinale. Oltre all’eliminazione degli alimenti che contengono glutine dalla dieta, è molto importante adottare rigidi comportamenti per ridurre al minimo il rischio di contaminazione di posate, stoviglie e degli alimenti stessi.

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) realizza e mantiene aggiornata, con l’aiuto di esperti del settore, una “classificazione” delle tipologie di alimenti in riferimento al rischio di contenere glutine.

  • ALIMENTI PERMESSI: alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o appartenenti a categorie alimentari non a rischio per i celiaci, poiché nel corso del loro processo produttivo non sussiste rischio di contaminazione.
  • ALIMENTI A RISCHIO: alimenti che potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 ppm o a rischio di contaminazione e per i quali è necessario conoscere e controllare gli ingredienti ed i processi di lavorazione. I prodotti di queste categorie che vengono valutati come idonei dall’AIC vengono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.
  • ALIMENTI VIETATI perché contengono glutine

Questa classificazione viene chiamata “ABC della dieta dei celiaci” ed ha l’obiettivo di semplificare l’accesso sicuro ai prodotti. Viene utilizzata sia dalle famiglie dei pazienti celiaci, sia dai ristoratori che offrono pasti senza glutine, sia dai professionisti della salute, ed è basata sull’analisi dei processi produttivi da parte di tecnici esperti. Il mercato alimentare è in costante evoluzione, da un lato per seguire le esigenze dei consumatori, dall’altro perché i processi produttivi si evolvono e migliorano, ed è possibile che nel tempo l’ABC subisca modifiche.

Quando introdurre il glutine durante l’alimentazione complementare (svezzamento)

Il glutine può essere introdotto fin dall’inizio dello svezzamento. Le linee guida sull’inizio dell’alimentazione complementare consigliano l’introduzione di alimenti contenenti glutine fin dalle prime fasi dello svezzamento, già a partire dai 4 mesi e non oltre i 12 mesi di vita. La Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica afferma che l’introduzione del glutine in questa fascia d’età, non aumenta il rischio di celiachia negli anni successivi. Al momento dello svezzamento potremmo non sapere se nostro figlio ha la predisposizione genetica allo sviluppo di celiachia, per cui è bene fare maggiore attenzione in presenza di un parente di primo grado celiaco, ma anche in questo caso è consigliato non superare i 12 mesi d’età per la sua introduzione nella dieta dei bambini.

Bibliografia

  • European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition https://www.espghan.org
  • Associazione Italiana Celiachia (AIC) https://www.celiachia.it
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