Overtraining: la relazione con il Cortisolo

Il Cortisolo

Il cortisolo, come abbiamo già descritto in un precedente articolo, è un ormone steroideo appartenente alla classe dei glucorticoidi e prodotto dalle ghiandole surrenali.

La sua produzione aumenta per rispondere efficacemente a situazioni traumatiche, di pericolo o di sforzo, per questo il cortisolo è conosciuto anche come ormone dello stress. Tale risposta comprende una reazione, una resistenza e un adattamento proprio a condizioni di stress. Questo meccanismo è del tutto normale e positivo quando prevede un rapido ritorno alla normalità. Una prolungata resistenza, quindi livelli di cortisolo elevati per un periodo protratto nel tempo, invece, può causare un indebolimento psicofisico.

Livelli ottimali di cortisolo sono necessari per mantenere il benessere dell’organismo. Il cortisolo in condizioni normali è coinvolto in diversi meccanismi come l’aumento della gittata cardiaca, della glicemia e della pressione sanguigna, la regolazione del metabolismo di lipidi, proteine e glucosio e del bilancio idrico ed elettrolitico e il controllo della risposta infiammatoria e immunitaria.

Quale relazione c’è tra cortisolo e stile di vita?

Molti sono i fattori che possono influenzare i livelli di cortisolo nel sangue. Come abbiamo già detto in un precedente articolo, l’alimentazione gioca un ruolo centrale, infatti, una dieta varia ed equilibrata è necessaria per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue, le giuste concentrazioni ormonali, tra cui quelle del cortisolo, e la regolare alternanza tra senso di fame e sazietà.

Ma non solo!

Anche l’attività fisica contribuisce al mantenimento dei normali livelli di ormoni nel sangue. Se praticato a livelli adeguati e personalizzati, l’esercizio fisico aiuta a mantenere un corpo sano, inducendo processi metabolici utili all’aumento della massa muscolare, all’adattamento neuromuscolare e al benessere psicofisico. Al contrario, se l’allenamento avviene in situazioni di squilibrio, cioè se troppo intenso o non adeguatamente supportato da alimentazione e tempi di recupero, possono insorgere alcune problematiche dovute principalmente all’instaurarsi di uno stato infiammatorio cronico. Si parla di:

  • Overreaching funzionale (in cui gli atleti vengono messi in modo controllato sotto stress per ottenere un miglioramento delle loro performance sportive)
  • Overreaching non funzionale (con tempi molto lunghi per avere un recupero completo)
  • Overtraining o sovrallenamento

Overtraining e cortisolo

La condizione di Overtraining è caratterizzata da parametri ormonali, fisiologici e psicologici alterati, tra cui proprio livelli aumentati di cortisolo, con necessità di completo riposo e non solo un periodo di “scarico”.

Il cortisolo è funzionale per l’allenamento, favorisce la produzione di glucosio utile come fonte energetica immediata durante l’attività sportiva o nei momenti di stress, a partire dalle proteine prelevate dai muscoli. Inoltre, aiuta a trattenere quei liquidi che servono a proteggere le articolazioni.

Quando la produzione di cortisolo è troppo elevata o non è supportata da un’alimentazione e un tempo di recupero adeguati, gli esiti della preparazione atletica possono essere compromessi o semplicemente gli equilibri psico-fisici possono essere turbati, con il rischio di entrare appunto in una condizione di Overtraining.

Per questo è di fondamentale importanza controllare che i livelli di cortisolo siano sempre ottimali per modulare l’esercizio fisico e mantenere un ottimale stato di salute.

Come valutare i livelli di cortisolo

Per valutare i livelli di questo ormone è necessario effettuare un Test Diagnostico, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri. È importante valutare il cortisolo in diversi momenti rispetto all’allenamento, così da averne un quadro completo della curva.

Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare diversi campionamenti nell’arco dell’allenamento. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

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Bibliografia

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Melatonina, sonno e alimentazione

Nell’articolo precedente vi abbiamo parlato del cortisolo, “l’ormone dello stress” e delle sue funzioni principali all’interno dell’organismo umano. Esiste un “antagonista” del cortisolo? Sì, la melatonina, chiamata anche “ormone del relax”.

La melatonina è una molecola sintetizzata e secreta dall’epifisi, la ghiandola pineale collocata nella parte posteriore del cervello, nelle ore serali, in condizioni normali di luce/buio.

Il normale ciclo luce/buio è correlato a livelli ottimali di melatonina. Il ritmo endogeno di secrezione di melatonina viene generato dal nucleo soprachiasmatico, un nucleo dell’ipotalamo, formato da gruppi di neuroni, che contribuisce alla regolazione dei ritmi circadiani endogeni, mantenendo invariati processi fisiologici ripetitivi come i cicli della fame e del sonno.

La principale funzione della melatonina, la cui produzione si adatta alla durata della notte, è quella di trasmettere alle strutture corporee informazioni riguardanti il ​​ritmo giornaliero di luce e buio. Queste informazioni vengono utilizzate per l’organizzazione di alcune funzioni importanti come la regolazione della temperatura interna e dei ritmi sonno-veglia.

Inoltre, molte altre funzioni fisiologiche dipendono da questa organizzazione circadiana come, ad esempio, la regolazione del sistema immunitario e della glicemia.

A differenza del cortisolo, che viene secreto per sostenere il nostro organismo nell’affrontare situazioni di pressione o di pericolo imminente, la melatonina, quando in circolo, infonde la tipica sensazione di sonnolenza che anticipa e favorisce il sonno.

Una vita frenetica, un eccesso di stress e abitudini alimentari scorrette possono incidere sullo stato psicofisico dell’individuo, peggiorando la qualità del sonno e modificando, di conseguenza, i livelli di melatonina secreta.
immagine donna sonno melatonina

Come valutare i livelli di melatonina

Per valutare uno squilibrio di questo ormone è importante effettuare un Test Diagnostico che vada a valutare i livelli di melatonina, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri di questo ormone. Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare 1 campionamento la sera tra le 20 e le 22. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

Melatonina e dieta

Ciò che mangiamo può influire non solo sulla qualità ma anche sulla quantità del sonno. Infatti, chi soffre di insonnia, chi si addormenta con difficoltà oppure chi non riesce a mantenere costante il proprio sonno e tende a svegliarsi più volte nel corso della notte, potrebbe risolvere il proprio problema prestando attenzione a cosa mangia, soprattutto prima di andare a dormire.

Ci sono cibi che favoriscono proprio la produzione della melatonina, mantenendo il corretto equilibrio tra sonno e veglia.

Quali cibi possono aiutarci a conciliare il sonno?

Ad esempio, gli alimenti ricchi di triptofano, l’aminoacido precursore della melatonina.

La melatonina, come abbiamo detto, viene prodotta dal nostro corpo, il triptofano invece va assunto attraverso l’alimentazione.

Il triptofano è presente nel latte e nei formaggi, in alcuni pesci come l’orata, nel succo di arancia, nei funghi, nella pappa reale, in alcune verdure come bietole, spinaci, zucchine e fagiolini, nella frutta secca, nelle uova e nelle farine integrali e in alcuni legumi.

Per quanto riguarda gli alimenti origine vegetale che contengono melatonina, ne sono ricchi la frutta secca e i semi oleosi, i cereali, i legumi e alcuni tipi di funghi. Mentre gli alimenti di origine animale maggiormente ricchi di melatonina sono i pesci e le uova.

Ci sono, inoltre, altre sostanze che favoriscono il buon riposo, la vitamina B6, infatti, è indispensabile per la sintesi della melatonina, anche calcio, magnesio e potassio, sali minerali importantissimi, sono necessari per favorire la produzione di melatonina e indispensabili per ridurre la tensione nervosa e muscolare.

Troviamo la vitamina B6 nella frutta secca, nell’aglio, in alcuni cereali e nelle farine integrali, in diversi ortaggi come il radicchio e i pomodori.

Il calcio, potassio e magnesio sono contenuti in alimenti come i formaggi, il latte, lo yogurt, le verdure a foglia verde, i lattarini, basilico, salvia e rosmarino, i cereali integrali, la crusca di frumento, la frutta secca e la frutta disidratata, i legumi, i germogli di soia, i fagiolini e le zucchine.

Bibliografia

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  • Banca Dati Crea – Centro Alimenti e Nutrizione. Tabelle di composizione degli alimenti, Aggiornamento 2019

Stress, Cortisolo e Dieta

Il cortisolo, conosciuto anche come ormone dello stress, è un ormone steroideo appartenente alla classe dei glucorticoidi e prodotto dalle ghiandole surrenali. Il suo picco di sintesi si osserva al mattino per poi scendere durante la giornata e toccare il livello più basso verso mezzanotte.

Livelli ottimali di cortisolo sono necessari per mantenere il benessere dell’organismo. Il cortisolo in condizioni normali è infatti coinvolto in diversi meccanismi come l’aumento della gittata cardiaca, della glicemia e della pressione sanguigna, la regolazione del metabolismo di lipidi, proteine e glucosio e del bilancio idrico ed elettrolitico e il controllo della risposta infiammatoria ed immunitaria.

La produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali aumenta per rispondere efficacemente a situazioni traumatiche, di pericolo o di sforzo, inibendo le funzioni secondarie per la sopravvivenza. Tale risposta, definita sindrome di adattamento generale, prevede una reazione, una resistenza e un adattamento a condizioni di stress. Questo meccanismo è del tutto normale e positivo quando prevede un rapido ritorno alla normalità. Una prolungata resistenza, quindi livelli di cortisolo elevati per un periodo protratto nel tempo, invece, può causare un indebolimento psicofisico.

Bassi livelli di zuccheri nel sangue oppure situazioni di stress positivo, come la reazione al pericolo o l’attività fisica sono le condizioni tipiche che determinano l’aumento dei livelli di cortisolo.

Ipercortisolemia

L’ipercortisolemia comporta una modifica del metabolismo, aumentando la glicemia e il deposito di lipidi nel tessuto adiposo. I livelli di cortisolo sono correlati sia a quelli di insulina (dopo un pasto ricco di carboidrati, infatti, il pancreas secerne l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue, questa azione genera un calo glicemico e l’immediata sintesi del cortisolo per normalizzare la glicemia), sia a quelli di colesterolo cattivo con un maggior rischio aterosclerotico conseguente. L’aumento della pressione sanguigna indotto dal cortisolo e l’aumento del colesterolo, anch’esso associato a ipercortisolemia, sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per il diabete.

Inoltre, con livelli alti di cortisolo, aumentano anche l’assorbimento e la ritenzione di sodio e di acqua, mentre diminuisce la sintesi del collagene. Ne consegue non solo la sensazione di gonfiore, ma la difficoltà di espulsione delle tossine e di mineralizzazione delle ossa. Ecco perché livelli troppo elevati di cortisolo possono aumentare l’invecchiamento cellulare causato dai radicali liberi e agire in modo negativo sulla densità ossea.

L’ipercortisolemia inibisce, inoltre, il sistema immunitario, rendendo l’organismo maggiormente vulnerabile, aumentandone la predisposizione ad ammalarsi.

I primi sintomi dell’aumento del cortisolo possono essere poco evidenti e riconducibili ad altre condizioni: aumentano disturbi a livello del tratto gastrointestinale come gastrite o reflusso, peggiorano qualità del sonno, forza vitale e iniziano a manifestarsi ipertensione e iperglicemia. È perciò fondamentale agire prima che i sintomi diventino gravi e che lo stress porti a un inaspettato aumento di peso o a disturbi come depressione e osteoporosi.
immagine donna stressata cortisolo elevato

Come valutare i livelli di cortisolo

Prima di tutto è importante effettuare un Test Diagnostico che vada a valutare i livelli di cortisolo, così da riscontrare effettivamente se ci sono squilibri di questo ormone. È importante valutarne la curva in 4 momenti della giornata per vedere quando si riscontra lo squilibrio nell’arco delle 24 ore. Per eseguire il test basta un semplice prelievo salivare, questa matrice infatti è l’ideale per avere la flessibilità di effettuare 4 campionamenti nell’arco di una giornata. Inoltre è un metodo di prelievo semplice e non invasivo che può essere conservato anche a temperatura ambiente per una settimana.

Cortisolo e dieta

Una volta eseguito l’esame e riscontrato uno squilibrio, per riequilibrarne i valori è necessario innanzitutto adottare un corretto stile di vita e sane abitudini alimentari.

Una dieta varia ed equilibrata, che comprenda una buona idratazione e il giusto apporto di macro e micronutrienti, è necessaria per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue, le giuste concentrazioni ormonali, tra cui quelle del cortisolo, e la regolare alternanza tra senso di fame e sazietà.

Tra gli alimenti che possiamo scegliere, il pesce rappresenta un rimedio naturale contro gli effetti dello stress, grazie agli acidi grassi omega-3 e omega-6 e ai sali minerali come potassio e fosforo che contiene al suo interno. Queste sostanze proteggono il sistema nervoso e cardiovascolare, svolgendo un’azione antinfiammatoria. Altre sostanze che contrastano gli effetti dell’ormone dello stress e l’azione dei radicali liberi sono gli antiossidanti, cioè minerali e vitamine presenti soprattutto nella frutta e nella verdura di stagione. Una dieta antistress dovrà perciò comprendere ortaggi, frutta fresca e secca e pesce grasso come sgombro, alici, sardine e salmone. Insieme a questi cibi salutari, è poi consigliabile integrare l’alimentazione con prodotti prebiotici e probiotici. Tra i prebiotici come la fibra solubile, hanno la capacità di stimolare selettivamente la crescita o l’attività dei microrganismi che svolgono diversi ruoli protettivi per l’organismo ospitante. I probiotici sono invece microrganismi che modificano la flora microbica intestinale a svantaggio dei patogeni intestinali e producono vantaggi locali o sistemici per l’organismo ospite. Probiotici e prebiotici sono contenuti in cibi come yogurt, kefir e alimenti di origine vegetale, oppure è possibile assumerli attraverso integratori disponibili in commercio.

È importante, inoltre, allontanare situazioni caratterizzate da stress prolungato, regolarizzare il sonno, mantenendo così constante il ciclo sonno-veglia. Infine, è raccomandato praticare un esercizio fisico non eccessivo e costante: l’allenamento diminuisce il cortisolo, mentre lo sforzo lo aumenta. Le buone abitudini comprendono anche i momenti di relax e divertimento e svago.

Bibliografia

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Fai fatica a dimagrire? Hai mai pensato a una questione ormonale?

Il concetto di ‘dieta’ è più vasto rispetto a quello comunemente diffuso, che gli attribuisce il significato di ‘regime alimentare’. ‘Dieta’ significa, nell’accezione originaria, ‘modo di vivere’, e comprende non solo il regime alimentare ma anche lo stile di vita.

Da questo punto di vista, il processo di dimagrimento non è solo il risultato di una diminuzione delle calorie assunte mediante l’alimentazione, ma della risposta globale dell’organismo agli stimoli, e in questo gli ormoni giocano un ruolo chiave.

A partire dalla leptina, che regola il senso di fame e di sazietà, per arrivare al cortisolo, l’ormone dello stress, nonché al ciclo di insulina e glucagone: un equilibrio delicato, che occorre testare prima di intraprendere un regime alimentare improntato a privazioni e rinunce.

Nel video, anche mediante la spiegazione del referto, si mostra come il Profilo Ormonale Dimagrimento di NatrixLab sia lo strumento più indicato a rilevare l’equilibrio fra gli ormoni che governano il processo di dimagrimento, al fine di prendere le decisioni conseguenti in termini di alimentazione, integrazione e stile di vita.

Perdere peso è una questione di ormoni

C’è caloria e caloria…

I numerosi riscontri scientifici attuali hanno da tempo smontato la credenza che ingrassare o perdere peso sia una questione puramente legata al concetto di calorie.

Tant’è che nella scienza dell’alimentazione, perdere peso non è più solo una questione di quantità bensì di compatibilità tra ciò che introduciamo e ciò di cui il nostro corpo e le nostre cellule hanno in realtà bisogno.

In poche parole significa che “una caloria non è sempre una caloria”.

Se infatti vediamo la composizione degli alimenti, possiamo notare che non esistono alimenti puri, cioè formati esclusivamente da grassi, carboidrati o proteine (come può avvenire ad esempio per l’olio che ha quasi il 100% di grassi e lo zucchero che ha 100% di carboidrati), ma possiedono percentuali variabili dei diversi nutrienti.

Nonostante sappiamo che i grassi hanno un potere energetico di 9 kcal per grammo mentre zuccheri e proteine 4 kcal per grammo, all’interno dell’organismo si comportano in maniera del tutto differente, ovvero 100 kcal di grasso, pur avendo lo stesso potere energetico di 100 kcal di proteine o 100 kcal di zucchero, vengono metabolizzati in maniera dissimile.

Questo significa infatti che non occorre più fare la differenza tra le calorie ingerite e quelle consumate, con la cosiddetta “bilancia energetica” che per anni ha rappresentato l’unico mezzo di esecuzione di una dieta per perdere peso, ma bisogna iniziare a parlare di nutrigenomica e di biochimica degli alimenti.

Anche perché all’interno dell’organismo, i vari cibi e i vari nutrienti vengono assorbiti in maniera differente in base non solo alla quantità di fibra presente negli alimenti, ma anche a seguito di segnali biochimici ed ormonali che vengono secreti con la masticazione e la digestione.

In poche parole questo significa che a parità di calorie, possiamo mangiare dei cibi che hanno un maggiore effetto ingrassante rispetto ad altri con potere energetico simile o identico.

Per questo è inutile avere come punto di riferimento la tabella delle calorie o il loro calcolo anche attraverso degli strumenti computerizzati che fino ad oggi ci sono serviti per capire quanto avevamo ingerito, con l’obiettivo di perdere peso.

Tutto questo è possibile solo grazie a delle risposte ormonali che sopraggiungono a seguito dell’ingestione di cibo e metabolizzazione dei nutrienti. Persino zuccheri semplici e carboidrati complessi non hanno lo stesso effetto, in quanto si ha una risposta insulinica differente (e quindi le stesse calorie danno una produzione di grasso differente).

Anche le stesse calorie consumate al mattino o alla sera non hanno lo stesso effetto sul corpo, poiché durante le 24 ore l’organismo emette picchi ormonali differenti e risponde in maniera diversa al cibo che mangiamo a seconda anche dell’ora del giorno in cui lo abbiamo consumato.

Stessa differenza quando mangiamo carboidrati, grassi e proteine.

Per questo le diete ipocaloriche hanno fallito e non porteranno mai a rimanere magri.

Dimagrimento e ormoni

telenutrizionePossiamo perdere peso in maniera transitoria e a breve termine, ma se vogliamo dimagrire e saper mantenere per sempre il nostro stato di forma, dobbiamo puntare sulla scienza e sulla secrezione ormonale, come ci insegnano gli esperti di Telenutrizione dell’equipe nutrizionale di NatrixLab.

Oltre al ruolo fondamentale dell’insulina, che è il più conosciuto degli ormoni “ingrassanti”, in quanto viene secreto in risposta ad un pasto ricco di zuccheri e in caso di alterazione può comportare anche patologie come obesità e diabete, grande importanza oggi viene attribuita alla leptina, prodotta dalle cellule adipose in risposta al pasto e alla quantità di cibo ingerito, emanando segnali al cervello sulla disponibilità o meno di cibo.

Maggiore è la quantità di leptina, maggiore è la possibilità del corpo di aumentare il metabolismo e “bruciare” quello che mangiamo. Quindi è un ormone che ha la possibilità di rallentare o accelerare il metabolismo.

Altri ormoni importanti che partecipano all’ingrassamento o al dimagrimento sono poi la ghrelina, direttamente correlata all’attività della leptina e la adiponectina.

La ghrelina, (definito anche “ormone della fame”) è prodotta principalmente dallo stomaco.

Essa agisce sui centri del piacere del cervello, spingendoci a mangiare di più e a ottenere un piacere maggiore – oppure ci spinge a mangiare i “comfort food” in assenza di emozioni positive.

L’adiponectina è secreta dalle cellule adipose (come la leptina) e svolge effetto lipolitico e di consumo dei grassi di deposito.

cibo_qualitaLa sua secrezione avviene quando la quantità di grasso presente negli adipociti incomincia a scendere. Questo naturalmente si traduce in un ulteriore consumo di grassi, che in sostanza stimola l’ulteriore secrezione di se stessa, azionando un’accelerazione del dimagrimento.

Non vanno poi dimenticati gli importanti contributi di organi centrali nella regolazione del metabolismo come la tiroide e ancor più l’ipofisi, che secerne il GH, ovvero l’ormone della crescita, che interagisce sul rapporto massa muscolare e massa grassa, stimolando l’utilizzazione dei grassi e l’aumento della massa muscolare.

Per questo, per dimagrire servono alcune semplici regole, che riassumiamo in breve:

  • Scegliere una giusta QUALITA’ di cibi che sappiano inviare una corretta stimolazione al nostro organismo.
  • Fare una “colazione da re, pranzo da ricco e cena da povero”.
  • Distanziare i pasti fra loro di circa 3 ore.
  • Ridurre il carico glicemico dei cibi assunti, mantenendo un adeguato livello di zuccheri nel sangue (attraverso gli spuntini) per evitare di inviare segnali al nostro organismo di digiuno e carestia, che possono portare ad un processo chiamato gluconeogenesi e alla degradazione del muscolo.
  • Inserire le proteine ad ogni pasto.
  • Fare un adeguato esercizio fisico giornaliero moderato, soprattutto all’aperto.
  • Ridurre lo stress che aumenta ormoni quali il cortisolo e l’insulina.
  • Mangiare lentamente e masticare bene, sia per la digestione che per presevare l’integrità del microbiota intestinale.

La dieta a zona: una questione di ormoni

I principi della dieta a zona.

Barry Sears, inventore della dieta a zona, è un biochimico statunitense, e il regime nutrizionale che l’ha reso famoso in tutto il mondo nasce dall’intento di trovare protocolli nutrizionali per i diabetici e diminuire l’incidenza della mortalità per infarto del miocardio, patologie sulle quali molto possiamo fare modificando il nostro stile di vita, come abbiamo già visto in questo articolo su rischio cardiovascolare e alimentazione.

L’assunto di base di Sears è l’aforisma di Ippocratefa’ che il cibo sia la tua miglior medicina, fa’ che la tua migliore medicina sia il tuo cibo‘, nel senso che la chiave per comprendere la dieta a zona non è il computo delle calorie e la loro corretta ripartizione fra i macronutrienti (40% dai carboidrati, 30% dai grassi, 30% dalle proteine), ma gli effetti della dieta sulla secrezione di ormoni del nostro organismo, che in virtù di tale regime alimentare vengono mantenuti entro valori fisiologici ottimali.

Se con il termine ‘dieta’ intendiamo un regime alimentare restrittivo da adottare per un periodo limitato di tempo al fine di perdere peso, per seguire il regime alimentare inventato da Sears occorre utilizzare un altro approccio, e affrontare il percorso con l’obiettivo di cambiare il proprio stile di vita.

Gli ormoni coinvolti

Gli ormoni che vengono maggiormente influenzati dall’alimentazione, e sui quali la dieta a zona va ad influire, sono l’insulina, il glucagone e gli eicosanoidi.

  • L’Insulina
    Detto anche ormone dello stoccaggio, secreto dopo un pasto dalle cellule beta del pancreas, guida i nutrienti nelle cellule, immagazzinando principalmente glucosio, che possiamo definire il carburante dei muscoli e del cervello.
    L’insulina è un ormone dalla doppia faccia, una buona e una cattiva: se la concentrazione in seguito al carico di glucosio è adeguata, arriva la giusta quantità di carburante alle nostre cellule; se invece la concentrazione è troppo elevata, il fegato trasforma gli zuccheri in eccesso in grassi, che vengono poi accumulati nel tessuto adiposo.
    Nella dieta a zona è quindi fondamentale non solo introdurre una quota adeguata di carboidrati (il famoso 40%), ma anche scegliere quelli con un carico glicemico basso, per evitare picchi di insulina.
  • Il Glucagone
    È l’ormone antagonista dell’insulina, e svolge la funzione opposta: aiuta cioè a rilasciare l’energia accumulata dalle cellule.
    Il glucagone è prodotto principalmente quando mangiamo cibi che contengono proteine.
    Aumentando la secrezione di glucagone, possiamo spingere il nostro organismo ad utilizzare l’energia accumulata sotto forma di grassi come carburante per le sue attività.
    La dieta a zona va ad agire sull’asse insulina-glucagone, modulando il rilascio di questi ormoni mediante l’alimentazione.
  • Gli Eicosanoidi
    Sono conosciuti anche come ‘superormoni’ perché controllano tutti gli altri sistemi ormonali dell’organismo e ogni singola funzione fisiologica, come il sistema cardiovascolare, la coagulazione del sangue, la funzione renale, la risposta immunitaria, l’infiammazione.
    Possiamo definire lo stato di salute come l’equilibrio dei costituenti l’organismo, quindi in linea di principio non esistono elementi positivi o elementi negativi, anche se, semplificando, possiamo suddividere gli eicosanoidi in ‘buoni’ o ‘cattivi’ a seconda della funzione anti infiammatoria o pro infiammatoria che svolgono.
    Dal momento che gli acidi grassi essenziali sono precursori degli eicosanoidi, la dieta a zona, nella misura in cui intende modulare la loro produzione attraverso l’alimentazione, prescrive un riequilibrio fra acidi grassi omega-6, precursori degli eicosanoidi ‘cattivi’, e gli omega-3, precursori degli eicosanoidi ‘buoni’: il rapporto fra omega-3 e omega-6 dovrebbe infatti essere 1:4, mentre il valore tipico dei regimi alimentari dei Paesi occidentali industrializzati è in media 1:10.

I benefici della dieta a zona

Alla luce di quanto detto sopra, la dieta a zona è un utile supporto per:

  • Ridurre l’incidenza delle patologie correlate alla sindrome metabolica, come malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, obesità;
  • Avere maggiore lucidità mentale, in quanto mantenendo stabile il livello degli zuccheri nel sangue per tutta la giornata, il cervello, che a differenza dei muscoli non ha la prerogativa di immagazzinare energia, riceve carburante in modo regolare;
  • Avere energia e migliori performance fisiche, perché stabilizzando i livelli di insulina e glucagone, mette in grado l’organismo di utilizzare i grassi immagazzinati nei tessuti adiposi come fonte di energia illimitata;
  • Ridurre il desiderio di cibi dolci, conseguenza di una cattiva modulazione ormonale in seguito all’ultimo pasto;
  • Migliorare l’aspetto fisico, nella misura in cui riduce la massa grassa, riduce la ritenzione idrica e aumenta la massa muscolare.

NatrixLab, che individua nell’alimentazione e nello stile di vita la via principale per l’equilibrio e la salute dell’organismo, propone a tutti gli ‘zonisti’ alcuni test per misurare la correttezza nel seguire tale protocollo alimentare e il suo impatto sulla produzione di ormoni:

  1. Zona Plus Test
    È un test integrato per valutare, oltre al rapporto tra acidi grassi omega-6 e omega-3 (rapporto AA/EPA), altri due parametri fondamentali, l’insulina e la glicemia, che danno una valutazione più esaustiva della regolazione ormonale del metabolismo.
    Approfondisci qui >>
  2. Hormonal Profiles
    È un test che, mediante analisi su un campione di saliva, va ad indagare il dosaggio degli ormoni nel nostro organismo.
    Approfondisci qui >>

Solstizio d’inverno, ritmi circadiani e… caffè

Cosa sono i ritmi circadiani

Nell’articolo precedente, parlando del cortisolo, ‘l’ormone dello stress’, abbiamo accennato al fatto che il nostro organismo lo secerne basandosi sul ritmo circadiano sonno-veglia: approfittiamo dell’approssimarsi del solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, per capire cosa siano i ritmi circadiani e in quale misura vengano influenzati da stimoli esterni come l’alternanza luce/buio, con qualche curiosità legata alle nostre abitudini quotidiane.

Il termine ‘circadiano’ deriva dal latino circa diem, e va a definire un ciclo di 24 ore durante il quale si ripetono regolarmente certi processi fisiologici: oltre alla secrezione del cortisolo e alle fasi di sonno-veglia, rientrano nei ritmi circadiani anche la pressione sanguigna e la temperatura corporea, governati dagli ormoni il cui dosaggio andiamo a testare con il nostro Hormonal Profile.

Di base, i ritmi circadiani sono endogeni e vengono regolati da una sorta di orologio biologico interno, che però si mantiene sincronizzato con il ciclo del giorno grazie a stimoli esogeni di genere naturale o sociale (chiamati zeitgebers, che in tedesco significa letteralmente ‘donatori di tempo’): il più importante zeitgeber è la luce solare, a cui possiamo aggiungere ad esempio la temperatura ambientale oppure, a livello sociale, gli orari dei pasti.

Posso offrirti un caffè? Beh dipende… dal cortisolo!

Vi è mai capitato di avere la sensazione che il caffè non faccia effetto?
Molto probabilmente non dipende solo dalla pertinacia nel concedersi notti brave, ma dal sovrapporsi, nel ritmo circadiano del cortisolo, di fattori endogeni, vale a dire il nostro orologio biologico, e stimoli esogeni, ovvero la tazzina di caffè, in questo caso ottimo esempio di zeitgeber.

Il nostro organismo secerne cortisolo in base a un andamento giornaliero che prevede picchi massimi e picchi minimi: senza considerare particolari situazioni di stress oppure sessioni di intensa attività fisica, nelle prime ore del mattino abbiamo la produzione massima, che si riduce dalle 9,30 alle 11,30, risale dalle 12,00 alle 13,00, e subisce un’altra riduzione dalle 13,30 alle 17,00.

Un ultimo picco massimo si registra dalle 17,30 alle 18,30, infine il livello decresce nelle ore notturne per ricominciare il ciclo il mattino successivo.

Chiediamo venia per l’affermazione tutt’altro che scientifica, ma se definiamo il cortisolo una sorta di ‘caffeina endogena’, appare chiaro che i momenti del giorno nei quali il nostro organismo avrebbe maggiormente bisogno di una tazzina di caffè sono fra le 9,30 e le 11,30 e a metà pomeriggio.

Detto questo, nessuno potrà mai toglierci il piacere di una tazza di caffè di prima mattina, solo non lamentiamoci se a volte ci sembra che non faccia effetto!
A parziale consolazione, teniamo anche presente che la colpa non è necessariamente da attribuire allo scarso grado di compatibilità fra la serata trascorsa e gli impegni lavorativi del giorno dopo.

Le feste di Natale fra riposo, stress e cortisolo

Stress e cortisolo

Il Natale si avvicina a grandi passi, e se la nostra immaginazione raffigura una scena illuminata da luci calde, con la tavola rallegrata dalle bacche rosse del pungitopo e dai riflessi dorati del servizio buono, il profumo delle bucce d’arancia nell’aria, un’atmosfera di rilassata e cordiale convivialità, e soprattutto la messa al bando dei sensi di colpa per un saldo calorico esagerato, il percorso per arrivare alla meta si presenta alquanto accidentato.

Fra sprint finale al lavoro per chiudere le attività in sospeso, ansia da regalo per parenti prossimi o remoti, fondati timori di finire seduti a tavola proprio di fronte al cugino antipatico, più che con le calorie potremmo avere qualche problema col cortisolo.

Il cortisolo è detto anche ‘ormone dello stress’, perché livelli aumentati si riscontrano in caso di forte stress psico-fisico, vita frenetica e irregolare o dopo attività fisica molto intensa, e in generale il suo ruolo è inibire le funzioni corporee non indispensabili nel breve periodo, garantendo il massimo sostegno agli organi vitali: aumenta la gittata cardiaca, la glicemia, incrementa la gluconeogenesi epatica, stimola la secrezione di glucagone e riduce l’attività dell’insulina. Inoltre, riduce le difese immunitarie.

La secrezione del cortisolo è controllata dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, e viene regolata dal ritmo circadiano del ciclo sonno-veglia, con un picco massimo nelle prime ore del mattino, tra le 6 e le 9, seguito da un progressivo rallentamento lungo la giornata per raggiungere il minimo verso mezzanotte.

Fin qui tutto bene. Ma cosa succede quando siamo sottoposti a una condizione prolungata di stress, che forza il nostro organismo a secernere cronicamente elevati livelli di cortisolo?

Come effetto collaterale di un aumento cronico di cortisolo si ha l’accelerazione dell’insorgenza dell’osteoporosi; in assenza di zuccheri, favorisce il catabolismo proteico e la mobilitazione e l’utilizzo degli acidi grassi, ma in alcuni distretti stimola la lipogenesi: stimola lo sviluppo del tessuto adiposo sottocutaneo, soprattutto nel tronco e nell’addome.

Una condizione stabile di ipercortisolismo può portare a ipertensione, alopecia, debolezza muscolare, alterazioni del ciclo mestruale, infezioni ricorrenti, calo della libido, osteoporosi, cefalea, depressione, invecchiamento precoce.

Misurare e controllare il cortisolo

Ipersensibilità al dolore, come ad esempio mal di schiena e dolori muscolari, difficoltà a prendere sonno e stanchezza cronica, accumulo di tessuto adiposo intorno all’addome, vulnerabilità a raffreddore e infezioni, calo del desiderio sessuale sono sintomi di una eccessiva produzione di cortisolo.

Quantificare la presenza di cortisolo nell’organismo è molto facile: il test di valutazione degli equilibri ormonali di NatrixLab si basa sul prelievo salivare, che innanzitutto… non sottopone a stress da prelievo!

A parte questo non trascurabile vantaggio, dal punto di vista biologico occorre sapere che gli ormoni sono in grado di oltrepassare passivamente la membrana delle ghiandole salivari, raggiungendo la saliva.

La quota di ormone che vi si ritrova corrisponde a all’ormone “libero”, quindi non legato ad altre proteine: la percentuale, appunto, che corrisponde alla parte attiva degli ormoni circolanti.

Se, dopo aver fatto il test, riscontriamo livelli troppo elevati di cortisolo, oltre a quanto abbiamo detto parlando di radicali liberi e stress ossidativo, sarebbe buona norma:

  • Evitare il cibo spazzatura e prediligere i carboidrati non raffinati, le proteine (pesce, bianco d’uovo, carne bianca), le fibre alimentari;
  • Ridurre al minimo il consumo di sigarette, alcol, caffè, farmaci e sostanze stupefacenti;
  • Fare attività fisica;
  • Dormire bene e a orari regolari.

Anche concentrarsi più sulla bontà del cibo che sul commensale antipatico potrebbe essere d’aiuto, non foss’altro per mantenere vivo l’antico detto che ‘a tavola non si invecchia mai’.

Uomini, donne e … gli ormoni

Gli ormoni sono sostanze prodotte da ghiandole facenti parte del sistema endocrino, che fungono da messaggeri e rispondono alle diverse necessità e bisogni sentiti dall’organismo.

Ogni ormone ha funzioni differenti e viene secreto o attivato solo quando e se necessario.
Gli ormoni sessuali svolgono funzioni essenziali durante tutta la vita dei soggetti, dal passaggio tra l’infanzia e la pubertà, e durante la vita adulta.

Sia gli uomini che le donne, devono fare i conti, dopo i 40 anni nel primo caso, e dopo la menopausa nel secondo, con squilibri nei livelli di estrogeni, testosterone e progestinici. Avere livelli alterati di questi ormoni contribuisce ad un lento, costante invecchiamento: calo della libido, dell’energia, della massa muscolare, assottigliamento delle ossa e osteoporosi, riduzione del tono e dell’elasticità della pelle, calo di memoria, problemi cardiocircolatori, insonnia, irritabilità e oscillazione di umore, fra parecchi altri sintomi.

La cessazione dell’attività ovarica non rappresenta, infatti, la totale scomparsa degli ormoni sessuali, poiché vengono prodotti anche dalla ghiandola surrenale.

Quali sono gli ormoni interessati?

Gli estrogeni sono ormoni sessuali prevalentemente femminili.
Stimolano lo sviluppo delle caratteristiche femminili secondarie, permettono la fecondazione e la gravidanza e regolano il ciclo mestruale, come anche la distribuzione del grasso corporeo, favorendone il deposito sui fianchi, i glutei, nelle cosce e nell’addome. Hanno azione protettiva per l’osteoporosi; proteggono dal rischio cardiovascolare e aterosclerotico.

Stimolano inoltre la lipolisi nel tessuto muscolare ed adiposo. Regolano molte funzioni cerebrali come la memoria. Influenzano anche gli ormoni tiroidei, con azione antagonistica, e l’insulina, aumentando la sua azione anabolica.

approfondisci il test sui profili ormonali NatrixLabNell’uomo la quantità di estrogeni secreti dal testicolo è particolarmente modesta, anche se biologicamente importante. Tuttavia con l’avanzare dell’età, soprattutto in caso di ridotta attività fisica e sovrappeso, ad un naturale declino nella produzione di testosterone, si associa un aumento della sua conversione in estrogeni. Tale fenomeno è legato ad effetti collaterali spiacevoli come l’aumento del tessuto mammario, diminuzione del desiderio sessuale, problemi di erezione e diminuzione della fertilità.

Una concentrazione troppo elevata di estrogeni può esporre la donna ad un maggiore rischio di sviluppare alcune forme di cancro come quello alla mammella, l’insulino-resistenza e l’infertilità.
Il livello di estrogeni si modifica anche a seconda del peso corporeo, quindi tenere controllato il peso incide sull’equilibrio degli ormoni sessuali.

Il progesterone è un ormone steroideo, derivato del colesterolo. È un ormone sessuale femminile, responsabile dell’ovulazione, della fertilità e della menopausa.

Nell’uomo ne viene prodotto una piccola parte dalle cellule testicolari del Leydig.
Il progesterone è un ormone termogenico, favorisce cioè l’aumento della temperatura corporea di circa 1°C.
Nell’uomo è importante valutare la concentrazione di progesterone poiché è stato scoperto che inibisce la caduta dei capelli e l’ipertrofia della prostata, ma a dosi superiori può sopprimere la produzione di androgeni portando ad atrofia dei testicoli e della prostata.

Il testosterone è un ormone prettamente androgeno. Ha attività fondamentale durante lo sviluppo maschile. In età adulta favorisce la crescita dei peli e il mantenimento delle caratteristiche sessuali secondarie.
Mantiene la libido, stimola la spermatogenesi e la produzione di eritropoietina. Ha inoltre proprietà anabolica, ovvero favorisce la sintesi proteica e la crescita della massa magra a discapito di quella grassa.
Livelli sbilanciati possono essere dati da sovrappeso e obesità a causa di abbondante presenza dell’enzima aromatasi a livello adiposo che trasforma il testosterone in estradiolo. Altra causa di squilibri nelle concentrazioni di testosterone possono essere associati a malattie coronariche e rischio cardiovascolare.

L’androstenedione è un ormone steroideo prodotto dalla ghiandola surrenale e dalle ghiandole sessuali. Esso è il precursore di estradiolo e testosterone. Il dosaggio è quindi importante nel monitoraggio di quelle patologie relative a deficit della sintesi degli androgeni.
Livelli aumentati di questo ormone sono spesso associati ad acne, irsutismo, e calvizie.

La menopausa rappresenta un forte cambiamento nella vita di una donna, poiché subentrano modificazioni fisiche ma anche psicologiche. Per capire come affrontare al meglio questo cambiamento, occorre analizzare le concentrazioni ormonali dei differenti ormoni.

Valutare i propri equilibri ormonali può essere d’aiuto per prevenire l’invecchiamento e preservare il proprio stato di salute e benessere.