“Intolleranze alimentari”? Tutta colpa della permeabilità intestinale

Le reazioni avverse agli alimenti

Per spiegare cosa sono le reazioni IgG mediate, comunemente dette “Intolleranze alimentari“, dobbiamo partire spiegando che cosa sono le reazioni avverse al cibo. Con questo termine si intendono tutte quell’insieme di sintomatologie che subentrano dopo l’ingestione di un cibo. Questo è un termine estremamente generico in quanto sotto questa dicitura vengono racchiuse diversi tipi di reazioni che differiscono tra loro per il loro meccanismo d’azione. Per provare a fare un pò di chiarezza ripercorreremo lo schema proposto da (Boyce et al,2010) che partendo dal vertice divide le reazioni avverse al cibo in due sottoclassi, vale a dire le reazioni tossiche e non tossiche.

Le reazioni tossiche sono tutte quelle reazioni indotte dall’assunzione di un alimento eventualmente contaminato da batteri o dalle sue tossine, vale a dire le classiche Tossinfezioni alimentari.

Per quanto riguarda le reazioni non tossiche invece dobbiamo dividerle in altre due sottoclassi vale a dire quelle Immunomediate e quelle non Immunomediate.

Le reazioni non immunomediate sono tutte quelle reazioni nelle quali il meccanismo d’azione non prevede un coinvolgimento del sistema immunitario bensì dei meccanismi diversi come potrebbe essere il deficit di produzione di particolari enzimi in grado di digerire a livello intestinale la sostanza incriminata, un esempio è rappresentato dalla classica intolleranza al lattosio.

All’interno delle reazioni immunomediate invece è doveroso fare l’ultima distinzione in quanto in questa macro classe le reazioni possono essere ulteriormente divise in reazioni IgE mediate e reazioni non IgE mediate.

Le reazioni IgE mediate come abbiamo visto anche nell’articolo precedente, sono delle reazioni di ipersensibilità di tipo 1, che coinvolgono una particolare classe di anticorpi vale a dire le Immunoglobuline E, e sono le classiche allergie.

grafico classificazione intolleranze alimentari

Nella categoria delle reazioni non IgE mediate invece rientrano tutte quelle reazioni che implicano il coinvolgimento del sistema immunitario ma che sono mediate dall’azione di altre immunoglobuline come le IgA, IgG ecc. Tra queste troviamo le reazioni IgG mediate o comunemente dette intolleranze alimentari.

Il ruolo delle IgG specifiche nei confronti degli antigeni alimentari

Le IgG sono il principale tipo di anticorpi presenti nel sangue e nel fluido extracellulare, il ruolo principale di questa classe di anticorpi è quella di permettere mediante il legame con molti tipi di agenti patogeni quali virus, batteri e funghi, di proteggere il corpo dalle infezioni. Oltre a questa funzione, nello studio di Cai et all [1] è stato dimostrato che negli adulti, gli anticorpi IgG sierici, esprimono, un possibile contatto immunologico precedente con il cibo. Secondo Ligaarden [2] il valore totale delle IgG verso specifici cibi indica un loro eccessivo consumo.

Inoltre dagli studi di Finkelman[3][4], emerge che le IgG sono coinvolte anche nella regolazione delle reazioni allergiche, in quanto è stato osservato che ci sono due vie che portano alla reazione anafilattica: nella prima gli antigeni possono causare anafilassi sistemica attraverso la via classica col legame alle IgE legate al recettore FcεRI delle mastcellule, che stimolano il rilascio di Istamina e mediatori infiammatori. Nella via alternativa invece, gli antigeni formano complessi con le IgG e il recettore Fc γ RIII dei macrofagi, stimolando solo il rilascio di mediatori infiammatori.

Pertanto gli anticorpi IgG prevengono la reazione anafilattica IgE mediata, in quanto bloccano l’anafilassi sistemica indotta da piccole quantità di antigene, ma possono mediare l’anafilassi sistemica dovuta a grandi quantità di antigeni [4]. In quest’ottica valutare mediante un test quali proteine alimentari stanno generando un processo flogistico è di notevole importanza, per programmare una strategia nutrizionale volta alla riduzione di quei segnali di flogosi cronica che portano a tutta una serie di micro disturbi dei quali non si riesce a risalire alla causa.

Meccanismo di scatenamento delle reazioni non IgE mediate e sue evidenze in particolari condizioni morbose

Quello che ad oggi è considerato il meccanismo più accreditato per l’insorgenza di reazioni di ipersensibilità IgG mediate [5], è strettamente collegato con la riduzione dell’efficienza di una delle funzioni svolte dall’intestino, vale a dire l’effetto barriera.

Per comprendere meglio il meccanismo vediamo come avviene a livello intestinale il processo di digestione e assorbimento delle proteine alimentari.

In condizioni normali a livello del lume intestinale arrivano frammenti proteici, gia precedentemente predigeriti dallo stomaco, sotto forma di polipeptidi, vale a dire catene di aminoacidi in numero superiore a tre, che in questa forma non possono essere ancora assorbite, per cui intervengono le proteasi intestinali, vale a dire enzimi digestivi in grado di tagliare i polipeptidi in:

  • aminoacidi singoli;
  • dipeptidi;
  • tripeptidi;

Gli aminoacidi singoli, così formati sono in grado di attraversare completamente l’enterocita e quindi essere immessi in circolo nel torrente ematico.

I dipeptidi e i tripeptidi invece possono in questa forma attraversare solo il versante luminare degli enterociti, ma una voltà all’interno, per poter essere immessi nel torrente ematico necessitano di altri enzimi in grado di scompattarli in singoli aminoacidi e solo allora possono essere immessi in circolo.

Ma cosa succede quando si ha una riduzione della funzionalità della barriera intestinale?

In una condizione di permeabilità intestinale, tutto quello che abbiamo visto prima continua a funzionare, ma può capitare che un polipeptide non ancora processato dagli enzimi intestinali passi attraverso le giunzioni serrate e arrivi in circolo.

Una volta in circolo viene riconosciuto come anomalo dal sistema immunitario che rilascia anticorpi specifici (IgG specifiche) che legano l’antigene formando un immunocomplesso e quindi dando il via alla risposta immunitaria

Una piccola quantità di complessi immuni si forma in continuazione e il sistema immunitario è in grado di gestirli senza generare nessun problema, ma Quando si sviluppa una vigorosa risposta anticorpale verso un antigene, dovuta ad esempio ad un continuo passaggio di polipeptidi di una stessa sostanza nel circolo ematico, gli Immuno-complessi circolanti possono aumentare in maniera drammatica, determinando un superamento della soglia di tolleranza, portando così a reazioni infiammatorie croniche  che danneggiano i tessuti circostanti generando la relativa sintomatologia.

La metodica ELISA per la determinazione dei livelli sierici di IgG

Il termine Elisa è l’acronimo inglese di enzyme-linked immunosorbent assay (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima). Si tratta di un versatile metodo d’analisi immunologica usato in biochimica per rilevare la presenza di una sostanza usando uno o più anticorpi, ed è la metodica più accreditata e validata per il dosaggio delle IgG sieriche, ovvero per l’analisi delle cosiddette “Intolleranze alimentari“.

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La metodica si avvale di uno specifico supporto denominato piastra sulla cui superfice vi sono 92 contenitori chiamati pozzetti. Sul fondo e sulle pareti di ogni singolo pozzetto, in fase di produzione della piastra, vengono legate le proteine estratte da un dato alimento definite antigeni, ogni pozzetto quindi conterrà una antigene diverso. L’analisi vera e propria può essere schematizzata in 4 fasi:

Nella prima fase l’operatore carica all’interno dei pozzetti il campione di sangue prelevato dal paziente, all’interno del quale sono presenti numerosi anticorpi. Se tra questi ce ne sono alcuni specifici per l’antigene legato al pozzetto, si andranno a legare a loro volta in maniera stabile a quest’ultimi. La restante parte di anticorpi non specifici viene allontanata con una soluzione di lavaggio.

A questo punto si passa alla seconda fase dove viene caricata all’interno del pozzetto una soluzione contenente anticorpi secondari specifici per le IgG umane, ai quali è legato un enzima. Una volta all’interno del pozzetto si andranno a legare agli anticorpi del paziente che a loro volta sono legati agli antigeni presenti sulla superfice del pozzetto. Anche in questo caso gli anticorpi secondari in eccesso che non si sono legati, vengono allontanati con una soluzione baffer.

Successivamente si passa alla terza fase, nella quale si aggiunge al pozzetto una soluzione contenente un substrato utilizzabile dall’enzima legato all’anticorpo secondario, il quale andando a consumare il substrato porterà ad una riduzione del Ph della soluzione che cambierà colore diventando gialla. L’intensità di colore quindi è direttamente proporzionale al numero di anticorpi secondari e quindi è misura diretta degli anticorpi specifici presenti nel campione del paziente.

illustrazione piastra elisa per test intolleranze alimentari

A questo punto si è ottenuto un‘intensità luminosa che deve essere convertita in un valore numerico, per farlo passiamo alla 4 e ultima fase nella quale mediante l’utilizzo di uno spettofotometro, che legge alla lunghezza d’onda di 450 nm ( nanometri), possiamo ottenere la concentrazione delle IgG all’interno di ogni singolo pozzetto, che viene espressa, dopo normalizzazione, in valore percentuale.

Trattamento “intolleranze alimentari”: perché eliminare?

protocollo recupero intolleranze alimentari

L’unico trattamento che permette di migliorare e risolvere la situazione prevede una corretta strategia nutrizionale e fitoterapica volta, in una prima fase, a desensibilizzare l’organismo dalla sostanze incriminate e successivamente ripristinare la corretta tolleranza. Un corretto iter terapeutico potrebbe essere quindi suddiviso in 4 fasi, dove le prime due prevedono l’eliminazione degli alimenti incriminati, mentre le altre due ne prevedono la reintroduzione.

Nelle prime due fasi, che possiamo definire di remissione e di adattamento, l’eliminazione delle sostanze incriminate [5] porta da subito ad una riduzione dei sintomi e del titolo anticorpale.

Molto probabilmente la riduzione della sintomatologia in queste fasi è indotta dall’attenuazione dello stimolo infiammatorio.

In queste fasi, parallelamente all’eliminazione dalla dieta delle sostanze incriminate, è buona norma andare ad agire anche a livello intestinale migliorando l’equilibrio della flora batterica e l’eventuale permeabilità intestinale.

Pertanto può essere d’aiuto l’utilizzo di:

  • Probiotici o prebiotici (6) per migliorare l’equilibrio della flora batterica,
  • Prodotti a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e il ricambio cellulare,
  • Vitamine e  minerali  come  zinco,  iodio,  selenio, vitamine  del  gruppo  B  e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane;

La seconda parte del trattamento, che prevede le fasi di svezzamento e mantenimento, è molto delicata in quanto andremo a reintrodurre secondo uno schema ben precisi gli alimenti incriminati.

La reintroduzione dovrà avvenire in maniera estremamente graduale, per intenderci mimeremo quelle che sono le tecniche di svezzamento che si attuano in età pediatrica, e quindi partiremo da dosi e frequenze settimanali molto basse e di settimana in settimana aumenteremo prima la dose e successivamente la frequenza.

 Una volta individuate le cause, dalle “intolleranze alimentari” si può guarire!

Bibliografia:

  1. Cai C, Shen J, Zhao D, et al., Sierological investigation of food specific immunoglobulin G antibodies in patients with infiammatory bowel disease., in Plos ONE, 2014.
  2. Ligaarden Sc, Lydersen S, Farup PG, IgG and IgG4 antibodies in subjects whith irritable bowel syndrome: a case control study in the general population, in BMC Gastroenterol, vol. 12, 2012, DOI:10.1186/1471-230X-12-166.
  3. Finkelman FD, Anaphylaxis :lessons from mouse models, in J Allergy Clin Immunol, vol. 120, 2007, pp. 506-15-qiz ;516-7.
  4. Khondoun MV, Strait R, Armstrong L, Yanase N, Finkelman FD, Identification of markers that distinguish IgE-from IgG mediated anaphylaxis, in Proc Natl Acad Sci, vol. 108, 2011, pp. 12413-12418.
  5. L. Zuo,Y.Q.Li,W.J.Li,Y.T.Guo,X.F.Lu,J.M.Li and P. V. Desmondw: Alterations of food antigen-specific serum immunoglobulinsG and E antibodies in patients with irritable bowel syndromeand functional dyspepsia Department of Gastroenterology, Qilu Hospital, Shandong University, Jinan, China andwDepartment of Gastroenterology, St Vincent’s Hospital, Fitzroy Vic.
  6. Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
  7. RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047

I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Allergie e intolleranze alimentari: è tempo di fare chiarezza!

Cosa sono le allergie e intolleranze alimentari? C’è differenza? Come riconoscere i sintomi? Quali sono i test da fare per capire se si è allergici o intolleranti a uno specifico alimento? In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza. In un mondo popolato da opinionisti di ogni cosa, è importante risolvere i sempre più frequenti dubbi che regnano in campo alimentare attorno ai concetti di allergie e intolleranze alimentari.

Differenza fra allergie e intolleranze alimentari: Scopriamo le differenze!

Nonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta confusione fra il concetto di ‘allergia’ e quello di ‘intolleranza alimentare’: in realtà si tratta di due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia, sia per quanto riguarda il meccanismo d’azione e la relativa diagnostica; vediamole nel dettaglio.

Allergie e intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi definiti come ‘reazioni avverse al cibo’, i cui sintomi sono scatenati dall’ingestione di uno o più alimenti.

È possibile distinguere tra due tipi di reazioni avverse al cibo: tossiche o non tossiche. Mentre le prime sono legate soprattutto a intossicazioni alimentari o alla presenza di microorganismi patogeni che si sviluppano a seguito di una errata produzione o conservazione, le ultime dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si dividono in reazioni immunomediate e reazioni non immunomediate.

Tra le reazioni non immunomediate troviamo le intolleranze enzimatiche, conseguenza di difetti congeniti che impediscono di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo, come avviene ad esempio per la lattasi nell’intolleranza al lattosio (diagnosticabile con il Breath test), o per le reazioni legate alla celiachia (intolleranza permanente al glutine), la cui diagnosi viene effettuata in maniera predittiva con la ricerca nel sangue di anticorpi anti gliadina, anti endomisio e anti transglutaminasi, ma la cui diagnosi definitiva deve necessariamente avvenire attraverso una biopsia intestinale, che permette di valutare le tipiche alterazioni della malattia a livello della membrana intestinale.

Nelle reazioni invece immunomediate è doveroso effettuare un’ultima distinzione che consiste nelle reazioni IgE mediate (allergie) e quelle non IgE mediate (erroneamente dette ‘intolleranze alimentari’) in cui il carattere diagnostico distintivo è rappresentato dalla ricerca di reazioni immunomediate, cioè modulate dal nostro sistema immunitario.

La principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel fatto che nelle prime si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE, mentre nelle seconde abbiamo un’ipersensbilità di tipo III IgG mediata.

Un’ulteriore differenza consiste nel fatto che le allergie sono reazioni immediate, non dose dipendente e la sintomatologia si presenta in acuto, con dei sintomi che possono essere spesso eclatanti come rossore, edema, secrezione di muco e in alcuni casi broncocostrizione e laringospasmo.

Al contrario, le ‘intolleranze alimentari’ sono reazioni ritardate, dose dipendente e per questo i sintomi possono comparire dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile.

Anche la sintomatologia è completamente diversa in quanto ha un carattere più cronico: oltre a stanchezza cronica, sonnolenza, ritenzione idrica, aumento della sudorazione, linfoadenopatia tonsillare, obesità possono colpire differenti apparati, oltre al gastro-enterico:

  • Apparato cutaneo (orticaria, acne, eczema, dermatite)
  • Sistema nervoso (cefalea, emicrania, alterazione dell’equilibrio, ansia, depressione, irritabilità, torpore mentale, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione)
  • Apparato uro-genitale (infiammazioni uro-genitali)
  • Sistema muscolo-articolare (crampi, spasmi, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari, infiammazioni muscolo-tendinee)

I test per le allergie e intolleranze alimentari

Test intolleranze alimentari

Campagna test allergie e intolleranze alimentariMentre ad oggi, mancano dati scientifici che validino test finora molto conosciuti quali il Cytotest o il Vegatest, il Dria o altri sistemi che commercialmente hanno spopolato nel corso di questi anni, la ricerca scientifica e gli studi prodotti nel campo hanno evidenziato invece una buona attendibilità per la ricerca delle immunoglobuline IgG nei confronti degli alimenti, con risultati clinicamente significativi, tenendo conto anche che le IgG hanno un’elevata emivita e rappresentano circa il 75% del pool delle immunoglobuline del siero totale. Il dosaggio di questi anticorpi viene effettuato attraverso un prelievo di sangue venoso o capillare e il risultato ottenuto con la metodica standardizzata ELISA offre inoltre un alto grado di ripetibilità (> 90%).

A questo proposito Natrix ha ideato il “Food Intolerance Test” (test per intolleranze alimentari, abbreviato F.I.T.), che, come dicevamo prima, utilizza la metodica standardizzata ELISA, che offre un alto grado di ripetibilità, per misurare i livelli sierici di IgG specifici nei confronti delle frazioni proteiche degli alimenti, eseguibile con un prelievo di sangue venoso o capillare.

Il test può valutare fino a 184 alimenti, e permette di costruire un successivo protocollo nutrizionale per il recupero della tolleranza.

Infatti, mentre le allergie non vanno incontro ad un processo di guarigione, per le intolleranze alimentari è possibile tornare ad una remissione dei sintomi e delle alterazioni, grazie ad un percorso nutrizionale personalizzato.

Test allergie alimentari e respiratorie

Campagna test allergie e intolleranze alimentariA proposito delle allergie invece, Natrix ha ideato i Profili Aller, che sono test semi-quantitativi in vitro che permettono di rilevare nel sangue la presenza di anticorpi di ­classe IgE, specifici per ogni singolo allergene (IgE). Anche per questi test basta un semplice prelievo capillare oppure venoso.

I profili Aller si dividono in 6 pannellature a seconda degli allergeni testati:

Aller I 30 (30 allergeni inalanti), Aller A 33 (33 allergeni alimentari), Aller M.I.A. 33 (33 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A. 54 (54 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller I.A. 63 (63 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A.P. 27 (27 allergeni misti alimentari e inalanti in chiave pediatrica).

Bibliografia

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  • Ou-Yang WX, you JY, Duan BP, Chen CB. Application of food allergens specific IgG antibody detection in chronic diarrhea in children. Zhongguo Dang Dai Er Ke za Zhi. 2008; 10(1): 21-24.
  • Vance GH, Thornton CA, Bryant TN, Warner JA, Worner JO. Ovalbumin-specific IgG and subclass response through the first 5 years in relation to duration of egg sensitization and the development of asthma. Clinical experimental Allergy. 2004; 34: 1542-1549.
  • Zuo XL, Li YQ, LiWJ, Guo YT, Lu XF, Li JM, Desmond PV. Alteration of food allergen-spegific serum immunoglobulins G and E antibodies in patients with irritable bowel syndrome and functional dyspepsia. Clin. Exp. Allergy. 2007; 37(6): 823-830.
  • Wilders-Truschnig M, Mangge H, Lieners C, Gruber H, Mayer C, März W. IgG antibodies against food antigens are correlated with inflammation and intima media thickness in obese juveniles. Exp. Clin. Endocrinol. Diabetes. 2008; 116(4): 241-245.
  • .Arruda LK, Sole D, Baena-Cagnani CE, Naspitz CK. Risk factors for asthma and atopy. Curr Opin
    Allergy Clin Immunol 5 (2005) 153-159.
    2. Boullay ME, Boulet LP. The relationships between atopy, rhinitis and asthma: pathophysiological
    considerations. Curr Opin Allergy Clin Immunol 3 (2003) 51-55.
    3. Caballero T, Martin-Esteban M. Association between pollen hypersensitivity and edible vegetable
    allergy: A review. Invest Allergol Clin Immunol 8 (1998) 6-16.
    4. Eigenmann PA, Calza AM. Diagnosis of IgE-mediated food allergy among Swiss children with
    atopic dermatitis. Pediatr Allergy Immunol 11 (2000) 95-100.

Consulenze nutrizionali: la telemedicina applicata alla nutrizione.

La nostra società ha un rapporto controverso con l’alimentazione: dopo secoli di problemi legati a carestie e scarsa disponibilità, oggi la sovrabbondanza di cibo e la grande diffusione di alimenti industriali è fonte di disturbi come intolleranze alimentari, sovrappeso e obesità.

E come in epoche passate, per sconfiggere la carestia, si compivano riti propiziatori, oggi per superare la prova costume ci si affida a diete last minute che promettono miracoli, oppure si ricorre al fai da te per eliminare quegli alimenti che (probabilmente) scatenano reazioni avverse.

Nel video si promuove un concetto di dieta che non include unicamente l’alimentazione, ma lo stile di vita inteso in accezione onnicomprensiva: “non abbiamo bisogno di nuove diete, ma di nuove abitudini alimentari”, perché andiamo a proporre un servizio innovativo di educazione alla corretta alimentazione, in diretto contatto con lo specialista della nutrizione.

Guarda il video e scopri cos’è Telenutrizione!

La differenza fra intolleranze alimentari e allergie spiegata in un video

Molto spesso le intolleranze alimentari e le allergie vengono confuse, nonostante siano disturbi molto diversi fra loro.
In questo video spieghiamo le differenze, anche mediante il confronto fra i sintomi delle une e quelli delle altre, che per certi aspetti si sovrappongono, mentre per altri sono invece del tutto differenti.
Spieghiamo anche in cosa consiste il Food Intolerance Test, che va a individuare verso quali alimenti il nostro organismo ha reazioni avverse, con un approfondimento sull’interpretazione del referto che viene consegnato a chi esegue il test.

Intolleranza alimentare e disbiosi intestinale

L’eziologia complessa dell’intolleranza alimentare

Molti di noi hanno sentito parlare più volte di intolleranza alimentare, nonostante non ne se abbia ancora perfetta conoscenza. Si tratta di una vera e propria tossicità legata al cibo, in cui assume grande importanza il modo e la frequenza di consumo, scatenata dal contatto tra gli alimenti e la mucosa intestinale, coinvolgendo una risposta immunitaria in genere ritardata.

I sintomi legati a tali fenomeni possono essere sia intestinali sia extraintestinali, come diarrea, nausea, gonfiore addominale, stanchezza, cefalea e difficoltà di concentrazione.

Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”. Infatti uno stile di vita errato, con una alimentazione disordinata e ripetitiva, sedentarietà, vizi come fumo e alcool e soprattutto una bassa qualità del sonno possono comportare diverse alterazioni, soprattutto a livello intestinale, aumentando la difficoltà a digerire il cibo e favorendo l’insorgenza di intolleranze alimentari.

Questo significa ridurre la qualità della vita e aumentare il malessere. In genere l’abitudine di molte persone è quello di intervenire attraverso l’imposizione di una dieta, quasi mai personalizzata. Ma la prassi più corretta per risolvere in maniera definitiva la problematica e i sintomi è invece fare una corretta diagnosi, attraverso una anamnesi e dei test diagnostici che abbiano validità scientifica.

Oggi sono infatti molte le patologie legate a possibili alterazioni delle IgG, conseguenza dell’insorgenza di intolleranze alimentari. Tra queste ricordiamo le patologie infiammatorie croniche intestinali come la Sindrome del Colon Irritabile e il Morbo di Crohn.

Gli alimenti che possono scatenare l’insorgenza di una intolleranza alimentare sono di diversa tipologia. Tra i più frequenti ricordiamo latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.

Naturalmente la suscettibilità individuale e la terapia sono molto variabili, a seconda di numerosi fattori, ma occorre sottolineare come la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti tipici del bacino e della dieta mediterranea, nei confronti dei quali vi è un’assunzione quotidiana.

Cibi (raffinati) e apparato gastrointestinale

paneL’apparato gastrointestinale è quello maggiormente compromesso da queste alterazioni.

I sintomi che possono essere maggiormente riferiti sono infatti diarrea, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastroesofageo ed eruttazioni.

Anche la cute però può presentare alterazioni, come psoriasi, prurito, orticaria o acne. Infatti essa è direttamente correlata alla funzionalità intestinale, quasi fosse uno specchio di quella che è la nostra situazione interna.

Anche l’apparato genito-urinario con infiammazioni, cistiti e vaginiti ricorrenti potrebbe essere l’anticamera di problematiche a livello addominale, che andrebbero puntualmente indagate.

Oggi si parla sempre più spesso di disbiosi e microbiota intestinale. Si tratta di alterazioni che non sono legate solamente al cibo, ma a tutte quelle situazioni che comportano l’insorgenza di stress e una bassa qualità dello stile di vita.

Stiamo infatti pagando l’aumento del benessere e le patologie ad esso correlate. Negli ultimi 50 anni l’aumento del processo di industrializzazione e la diffusione del cibo di massa, la raffinazione dei cibi e la manipolazione alimentare hanno comportato un aumento di patologie che precedentemente non erano conosciute.

latteQuesto avviene per molti cibi, ma soprattutto per cereali, latte e carne che in passato non subivano molti trattamenti, né necessitavano di avere una grossa produzione.

Basti pensare al latte, che viene pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo.

Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.

Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.

Grano e il glutine sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito, anche come addensante. Per non parlare di additivi, conservanti e coloranti. O i dolcificanti.

Tutto questo comporta una alterazione della normale integrità della barriera intestinale, favorita anche dalla cattiva masticazione, con un aumento della permeabilità dell’intestino.

Tale situazione porta i macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, a passare all’interno della mucosa intestinale, con danni dell’intero sistema, poiché il GALT (il sistema immunitario intestinale) non riconosce tali sostanze come utili, ma le recepisce come aggressive, e di conseguenza le combatte.

Ristabilire la normale funzionalità dell’intestino e combattere l’insorgenza delle intolleranze alimentari attraverso un programma individuale specifico è l’unica arma di prevenzione nei confronti di una cattiva qualità della vita.

L’educazione come prevenzione dell’intolleranza alimentare

Le cause dell’intolleranza alimentare

In questi anni si parla molto della intolleranza alimentare, definita spesso a ragione la causa di numerosi disturbi intestinali o extra intestinali, ma senza sapere davvero di cosa si tratti.

Tali disturbi sono legati ad alterazioni transitorie e reversibili, scatenate da reazioni immunitarie che coinvolgono le immunoglobuline di tipo G (al contrario delle allergie, che coinvolgono le IgE).

Sono state ipotizzate diverse cause alla base dell’eziologia dell’intolleranza alimentare, sebbene un ruolo preponderante è dato, come in molte patologie dallo stile di vita, dalla epigenetica e dall’ambiente.

Infatti i fattori esogeni a cui oggi molti di noi sono sottoposti nella quotidianità sembrano essere determinanti nello sviluppo di tali fenomeni.

Tra questi ricordiamo sicuramente l’inquinamento, la vita frenetica, la cattiva respirazione, la bassa ossigenazione, le difficoltà respiratorie (legate ad ansia, stress, depressione e alterazioni che coinvolgono la respirazione diaframmatica), la sedentarietà, la bassa qualità del sonno e non ultima la cattiva alimentazione.

In realtà parlare di buona o cattiva alimentazione è molto difficile, soprattutto in tempi nei quali comunicare la scienza e i risultati degli studi scientifici sembra essere davvero una impresa ardua.

Questo perché ci troviamo in una società nella quale esiste una babele di informazioni, spesso pilotate da frange pseudoscientifiche che alimentano la disinformazione e il terrorismo alimentare.

Sicuramente avere una alimentazione monotona e ripetitiva aiuta a sviluppare intolleranze alimentari dovute all’accumulo di sostante verso cui l’organismo crea reazioni infiammatorie.

Come anche mangiare cibo di bassa qualità, senza conoscerne la provenienza, il modo in cui sono state prodotte determinate derrate alimentari e mangiando senza criterio, ad esempio con una corretta masticazione.

Come ben sappiamo infatti, la digestione inizia dalla bocca, grazie alla presenza di enzimi capaci di digerire il cibo che mangiamo ogni giorno. Oppure grazie ad essa è possibile spezzare le fibre contenute nelle verdure, nella frutta e nei cereali, permettendo di digerirli senza problemi e senza creare una aumentata permeabilità intestinale.

L’educazione e la prevenzione dell’intolleranza alimentare

educazione_alimentareUno degli obiettivi principali dell’educazione alimentare sarebbe far comprendere bene la differenza tra mangiare e nutrirsi.

Oggi non abbiamo bisogno di mangiare molti cibi, ma dobbiamo orientarci soprattutto verso una alimentazione cellulare, capace di fornirci i nutrienti necessari, come la scienza ha ormai chiaramente dimostrato.

In un mondo che vive di ricchezza e malattie legate alla iperalimentazione è paradossale che ci sia ancora chi dice di mangiare un po’ di tutto.

Perché la scienza ha dimostrato che è possibile seguire anche delle alimentazioni privative o restrittive quando seguite dagli esperti, come avviene per motivi etici o religiosi, ma ha dimostrato anche che vi sono alimenti utili e altri dannosi (contenenti all’interno antinutrienti e sostanze tossiche per l’uomo).

Del resto siamo in continua evoluzione. E la tanto decantata dieta mediterranea non è mai esistita come entità unica. Soprattutto perché in quel tempo le persone erano denutrite e avevano una aspettativa di vita bassa.

Oggi l’aspettativa di vita è molto elevata, grazie al miglioramento delle tecnologie, alla scoperta di strumenti quali il frigorifero e il congelatore, al miglioramento della sicurezza alimentare, ma si sta riducendo la qualità della vita e l’aspettativa di vita in salute, a causa di numerosi nostri comportamenti, compresa una cattiva alimentazione.

educazione_alimentare_02E teniamo presente che un corretto comportamento alimentare inizia fin da una buona spesa. Se abbiamo dentro casa cibo scadente, mangeremo quello.

Sta a noi scegliere: curarci con i farmaci o fare prevenzione con cibo e stile di vita. Naturalmente da soli è molto difficili saper fare queste scelte.

Per questo è importante rivolgersi agli esperti che possano guidarci nella quotidianità, insegnandoci cosa è davvero una corretta alimentazione.

Saper ruotare gli alimenti, fare i giusti abbinamenti, saper gestire le porzioni è fondamentale per ottenere lo stato di salute.

A questo è poi importante aggiungere piccole regole di vita, come la riduzione della sedentarietà, il prendersi il proprio tempo e soprattutto cercare di ridurre il proprio stress.

Solo così sarà possibile riuscire ad allontanare le problematiche che attanagliano la nostra società.

Avere delle intolleranze alimentari, senza saperle diagnosticare con certezza e senza saperle davvero curare con una alimentazione mirata, significa cronicizzare i sintomi. A volte ci abituiamo ad avere tali reazioni, abbassando notevolmente la qualità della vita.

Intolleranze alimentari e allergie: trova le differenze!

Intolleranze alimentari e allergie

Attualmente viviamo in un mondo in cui la maggior parte delle persone, nonostante i numerosi e crescenti canali di comunicazione, è sempre più confusa e disinformata.

Questo perché da un lato c’è troppa disinvoltura nella divulgazione di argomenti spesso ostici e specialistici, e dall’altro eccessiva leggerezza nell’attribuire autorevolezza, complice anche la facile reperibilità, a informazioni che spesso non provengono da fonti accreditate né sono frutto di studi scientifici, ma scaturiscono da un approccio dogmatico che porta a schierarsi da una parte o dall’altra anziché informare.

Il campo delle intolleranze alimentari e allergie probabilmente è quello che necessita di maggiore chiarezza, soprattutto alla luce della crescente incidenza delle reazioni avverse agli alimenti, che oggi colpiscono gran parte della popolazione.

Il motivo di tali reazioni avverse non è solo da individuare nel cibo e nella sua qualità, sebbene esistano oggi sul mercato alimenti con caratteristiche nutrizionali largamente inadeguate: è infatti altrettanto vero che mai come ora, grazie al miglioramento delle tecnologie produttive e di controllo, sono disponibili alimenti di qualità largamente superiore a quelli di qualunque altra epoca.

Le cause scatenanti di tali reazioni sono da ricercare anche in fattori estrinseci al cibo, come ad esempio l’aria che respiriamo, lo stress quotidiano, la cattiva masticazione, le alterazioni a carico dell’intestino e del microbiota intestinale.

Differenze fra allergie e intolleranze alimentari: diagnosi e sintomi

intolleranza_uovaNonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta confusione fra il concetto di ‘allergia’ e quello di ‘intolleranza alimentare’: in realtà si tratta di due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia sia per quanto riguarda la relativa diagnostica; vediamole nel dettaglio.

Allergie e intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi definiti come ‘reazioni avverse al cibo’, i cui sintomi sono scatenati dall’ingestione di uno o più alimenti.

È possibile distinguere tra due tipi di reazioni avverse al cibo: tossiche o non tossiche. Mentre le prime sono legate soprattutto a intossicazioni alimentari o alla presenza di microorganismi patogeni che si sviluppano a seguito di una errata produzione o conservazione, le ultime dipendono dalla suscettibilità dell’individuo, e si suddividono in allergie e intolleranze alimentari, in cui il carattere diagnostico distintivo è rappresentato dalla ricerca di reazioni immunomediate, cioè modulate dal nostro sistema immunitario, la cui funzionalità è strettamente legata alla regolarità dei batteri intestinali.

Una adeguata funzionalità della parete intestinale è fondamentale nell’assorbimento del cibo e nella regolazione del sistema immunitario, per questo una delle cause alla base delle intolleranze alimentari consiste nell’alterato assorbimento e nella sensibilizzazione al cibo.

intolleranza_latteLa principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel fatto che nelle prime si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE e da componenti cellulari primari quali mastcellule (per le quali le IgE hanno elevata affinità) o basofili in risposta a determinati allergeni.

Si tratta di reazioni immediate, sistemiche e intense, potenzialmente mortali, quando alla seconda esposizione all’allergene per cui si è sensibilizzati, si ha il legame dell’antigene con gli anticorpi IgE presenti sulle mastcellule e sui basofili sensibilizzati e si verifica la reazione, a seguito del rilascio di sostanze farmacologicamente attive e del rilascio di mediatori primari come istamina, o secondari come le prostaglandine e i mediatori dell’infiammazione.

Per questo, a seguito di una allergia, che può verificarsi anche solamente con il contatto dell’antigene verso cui si è sensibilizzati, compaiono sintomi spesso eclatanti come rossore, edema, secrezione di muco e in alcuni casi broncocostrizione e laringospasmo.

Le allergie alimentari non colpiscono una gran fetta della popolazione, e nonostante le stime siano spesso discordanti, sono altrettanto concordi sulla loro bassa incidenza; al contrario, le reazioni ‘non IgE mediate’, chiamate anche ‘intolleranze alimentari’, sono molto diffuse: sebbene oggi si stimi che gran parte delle persone che pensano di avere delle intolleranze alimentari abbiano in realtà solamente delle alterazioni intestinali quali la disbiosi intestinale (la cui diagnosi sarebbe facilmente effettuata con un test specifico), si stima che il 20% della popolazione ne sia affetta.

La difficoltà di diagnosi è legata al fatto che i sintomi possono comparire dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile, non come avviene per le allergie, in cui la reazione si verifica nel breve periodo.

Anche la sintomatologia è completamente diversa, in quanto le intolleranze alimentari possono esordire con i sintomi di colon irritabile, cefalea o emicrania, stanchezza, orticaria.

Si tratta quasi sempre di sintomi dose-dipendenti, di entità meno grave e insorgenza meno acuta rispetto alle allergie: sintomi che nel tempo compaiono ogni volta che si ingerisce l’alimento verso cui si ha reazione.

I test per le intolleranze alimentari

kit_immunologiaAttualmente sono molti i test utilizzati nella diagnosi delle intolleranze alimentari, ed è necessario distinguere queste reazioni avverse al cibo da quelle che sono le intolleranze enzimatiche, conseguenza di difetti congeniti che impediscono di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo, come avviene ad esempio per la lattasi nell’intolleranza al lattosio (diagnosticabile con il Breath test), o per le reazioni legate alla celiachia (intolleranza permanente al glutine), la cui diagnosi viene effettuata in maniera predittiva con la ricerca nel sangue di anticorpi anti gliadina, anti endomisio e anti transglutaminasi, ma la cui diagnosi definitiva deve necessariamente avvenire attraverso una biopsia intestinale, che permette di valutare le tipiche alterazioni della malattia a livello della membrana intestinale.

Quando si parla di intolleranze alimentari, oggi ci si riferisce però a quelle dette anche ‘non IgE mediate’, con molte discussioni sull’affidabilità dei test per diagnosticarle.

Ad oggi, mancano dati scientifici che validino test finora molto conosciuti quali il Cytotest o il Vegatest, il Dria o altri sistemi che commercialmente hanno spopolato nel corso di questi anni.

La ricerca scientifica e gli studi prodotti nel campo hanno evidenziato invece una buona attendibilità per la ricerca delle immunoglobuline IgG nei confronti degli alimenti, con risultati clinicamente significativi, tenendo conto anche che le IgG hanno un’elevata emivita e rappresentano circa il 75% del pool delle immunoglobuline del siero totale.

recupero_tolleranzaIl dosaggio di questi anticorpi viene effettuato attraverso un prelievo di sangue venoso o capillare e il risultato ottenuto con la metodica standardizzata ELISA offre inoltre un alto grado di ripetibilità (> 90%), valutando fino a 184 alimenti, e permettendo di costruire una successiva prescrizione nutrizionale ad esclusione per il totale ripristino della tolleranza.

Infatti, mentre le allergie non vanno incontro ad un processo di guarigione, per le intolleranze alimentari è possibile tornare ad una remissione dei sintomi e delle alterazioni, grazie ad un percorso nutrizionale personalizzato.

Alcuni ricercatori stanno anche valutando una associazione tra i test di ricerca delle IgG con l’idrocolonterapia, che viene proposta come trattamento complementare, integrativo e naturale per sottrarre gli apteni, gli allergeni o le sostanze tossiche, responsabili del danno leucocitario, in quanto favorisce la detossinazione, insieme alla rimozione di scorie dal lume intestinale, infatti è stato dimostrato che anticorpi IgG aumentano la permeabilità della parete dell’intestino tenue e portare ad allergia alimentare.

NatrixLab a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015.

NatrixLab ha partecipato in qualità di sponsor a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015, VI edizione del forum multidisciplinare di nutrizione che si è svolta a Milano dal 25 al 27 giugno presso il Centro Congressi ‘Stella Polare’ di Rho.

La concomitanza con Expo Milano 2015, incentrata sulle questioni globali inerenti alla nutrizione, ha conferito particolare rilievo a Pianeta Nutrizione & Integrazione, che ha voluto rimarcare la correlazione tematica anche mediante la contiguità degli spazi, visto il collegamento diretto con l’area dell’Esposizione Universale.

NatrixLab ha portato il proprio contributo mediante la presentazione di due novità: la prima va ad ampliare la già vasta gamma di test diagnostici; la seconda consiste nell’applicazione della telemedicina all’ambito della nutrizione.

Food Intolerance Test: nuovo pannello Latto Ovo Vegetariano.

NatrixLab, attiva da un quindicennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, ha messo a punto una versione del già noto Food Intolerance Test specificamente dedicata a chi segue un regime alimentare vegetariano, mediante la quale è possibile testare le reazioni avverse a 92 alimenti fra cereali, verdura, frutta, legumi, semi, frutta secca, latticini, uova.

Il test è effettuato mediante la metodica ELISA, approvata dalla comunità scientifica e caratterizzata da un alto grado di ripetibilità, nonché da un’affidabilità di oltre il 90%.

Il Food Intolerance Test Latto Ovo Vegetariano (F.I.T. LOV) permette ai professionisti della salute e del benessere di offrire servizi dedicati a chi fa del vegetarismo non solo un regime alimentare ma uno stile di vita: un numero consistente di persone, se i dati riportati dall’Associazione Vegetariana Italiana parlano di circa il 10% della popolazione, facendo dell’Italia il paese più vegetariano d’Europa e il secondo al mondo dopo l’India.

Telemedicina e innovazione tecnologica al servizio della nutrizione.

movita_pianetanutrizioneNatrixLab ha da sempre individuato nella corretta alimentazione e in un corretto stile di vita la via maestra per la prevenzione dei disturbi e il mantenimento dello stato di benessere dell’individuo.

Parallelamente all’attività di diagnostica, ha quindi svolto attività di ricerca e sviluppato competenze per supportare l’attività dei professionisti che si occupano dei bisogni nutritivi ed energetici delle persone, a fronte di stati fisiologici e patologici accertati.

Integrando le conoscenze mediche alle competenze tecnologiche della società collegata NatrixICT, NatrixLab ha applicato le prerogative della telemedicina all’ambito della nutrizione, sviluppando una piattaforma ad uso interno, Telenutrizione, e rendendo disponibile tale tecnologia ai professionisti che intendono avvalersi dell’innovazione per seguire i pazienti in modo efficiente e mirato.

Completano questa soluzione i dispositivi Movita per il rilevamento dei parametri vitali dei pazienti, specificamente progettati per integrarsi con la piattaforma di telemedicina: Movita Band, un activity tracker, Movita Watch, uno smartwatch e Movita Balance, una bilancia impedenzometrica.

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La telemedicina di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Il Gluten Free Expo 2014

La presenza di Natrix al Gluten Free Expo di Rimini ha offerto l’opportunità non solo di diffondere informazioni sul Gluten Sensitivity Test, ultimo nato nella già vasta gamma di servizi diagnostici, ma anche di mettere in luce l’impegno dell’azienda dal punto di vista della terapia, con particolare attenzione alla telemedicina.

Per coloro i quali non fossero riusciti a incontrare il personale Natrix alla manifestazione dal 14 al 17 novembre, abbiamo raccolto in questa intervista alcune informazioni su Telenutrizione, la piattaforma telematica che permette un contatto costante e diretto fra medico e paziente nella gestione di un protocollo alimentare.

Telenutrizione: il servizio di telemedicina di Natrix

Bene, ho eseguito il Gluten Sensitivity Test e il risultato è positivo: ora che faccio?
Domanda ricorrente questa, da parte di chi, avendo riscontrato una sintomatologia riconducibile alle cosiddette “intolleranze alimentari”, ha effettuato il test ed è risultato intollerante a qualche alimento.

E per quanto riguarda la sensibilità al glutine, domanda anche risolutiva: se è vero, infatti, che ad oggi l’unico modo per far regredire la sintomatologia è eliminare il glutine dalla dieta, è altrettanto vero che il progressivo attenuarsi e lo scomparire dei sintomi avviene in tempi rapidi.

A questo proposito, Natrix ha investito molto nell’ambito delle ricerche sulla telemedicina, mettendo a punto Telenutrizione, una piattaforma online che aiuta il paziente a gestire il protocollo alimentare che gli è stato prescritto in diretto contatto con il nutrizionista.

Per capire meglio come funziona, abbiamo fatto qualche domanda a Serena Ravasini e Ivan Cuomo, biologi nutrizionisti presso Natrix, che seguono i pazienti mediante Telenutrizione.

Dott.ssa Ravasini, che differenza c’è fra Telenutrizione e le cosiddette ‘diete online’?
Mi sembra importante sottolineare come Telenutrizione non sia solamente una dieta online.
È più che altro un presidio che permette, mediante la connessione internet, al paziente di ricevere e di gestire più facilmente la propria dieta, e al medico di seguirlo passo passo grazie al contatto diretto.

Come funziona Telenutrizione nell’ambito specifico delle diete per il recupero della tolleranza?
Natrix, in anni di ricerca e attività nell’ambito diagnostico, ha elaborato protocolli specifici per il recupero della tolleranza, che in sintesi si basano dapprima sull’eliminazione dell’alimento o degli alimenti per un periodo più o meno lungo di tempo, prestando particolare attenzione a mantenere la dieta varia e bilanciata e tenendo conto delle specifiche esigenze di ciascuno, per andare poi a reintrodurre gradualmente i cibi nell’alimentazione del paziente.

In questo percorso, è quindi fondamentale garantire l’apporto corretto di nutrienti pur nella necessità di eliminare alcuni alimenti dalla dieta, e Telenutrizione da un lato permette al paziente di avere il quadro completo delle alternative alimentari disponibili e dei loro corretti abbinamenti, dall’altro mette in grado il medico di intervenire tempestivamente nel dare suggerimenti e avanzare proposte.

Dott. Cuomo, avere a disposizione una piattaforma telematica non rischia di spersonalizzare il rapporto fra medico e paziente?
No anzi, è l’esatto contrario. In genere, quando il nutrizionista prescrive un protocollo alimentare, gli spazi di confronto con il paziente sono principalmente individuati nei consulti periodici: ma quanti possono essere i dubbi o le incertezze che fra un consulto e l’altro non rientrano nel confronto fra il medico e il paziente?

Telenutrizione risolve questo problema nella misura in cui dà la possibilità al paziente di rivolgersi allo specialista in qualsiasi momento: è un potenziamento dell’operato del nutrizionista, non una sua sostituzione, e permette un confronto continuo con le esigenze personali dell’assistito.

È innegabile però che, almeno come impatto iniziale, una piattaforma telematica induca qualche resistenza nel paziente. Come pensate di affrontare questo aspetto?
Ci stiamo muovendo essenzialmente su due fronti.
In primo luogo, Telenutrizione raccoglie tutti i dati sulle abitudini alimentari e sui sintomi ad esse associati, e li rende non solo disponibili al paziente, ma anche fruibili nel contesto del proprio percorso terapeutico, spiegandone le correlazioni: da questo punto di vista, la piattaforma assume anche un’importante valenza di educazione alimentare, ed è perfettamente in linea con uno dei valori fondamentali di Natrix, ovvero mettere in grado il paziente di essere responsabile in prima persona del proprio stato di salute.

In secondo luogo, il reparto Ricerca e Sviluppo di Natrix si sta muovendo in accordo con l’attuale tendenza della tecnologia, con importanti risultati in termini di semplificazione nell’utilizzo della piattaforma.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix al Gluten Free Expo

Natrix al Gluten Free Expo di Rimini

Fra pochi giorni, per la precisione dal 14 al 17 novembre, aprirà i cancelli la terza edizione di Gluten Free Expo, Salone internazionale dedicato ai prodotti e all’alimentazione senza glutine, quest’anno non più a Brescia ma nel quartiere fieristico RiminiFiera.

In un contesto che si rivolge a tutti gli attori di questa intolleranza alimentare, dai celiaci alle aziende agli addetti alla ristorazione, non poteva mancare Natrix, che presso il Padiglione D7, Stand X19, presenterà il nuovo Gluten Sensitivity Test, fra i primi presidi diagnostici in Italia in grado di rilevare la sensibilità al glutine non celiaca.

Attiva da più di un decennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, Natrix non solo ha reso disponibile il test per diagnosticare la sensibilità al glutine, ma propone protocolli alimentari specifici per il recupero della tolleranza, che possono essere somministrati al paziente mediante Telenutrizione, una piattaforma online di telemedicina che permette al paziente di gestire il proprio percorso in diretto contatto con il medico nutrizionista.

Una volta individuata questa patologia infatti, una specifica dieta per il recupero della tolleranza è in grado di far regredire i sintomi in tempi rapidi (già nel primo mese si assiste a una sensibile regressione della sintomatologia), oltre a prevenire lo sviluppo di altre allergie o sensibilità e soprattutto il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.

Sensibilità al glutine e Gluten Sensitivity Test.

La sensibilità al glutine, che abbiamo già approfondito in questo articolo, non è celiachia né allergia al grano, sebbene i sintomi si manifestino dopo l’assunzione di glutine e vadano in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

In base ai recenti studi del Prof. Alessio Fasano, coordinatore del gruppo di ricerca sulla celiachia dell’Università del Maryland, la Gluten Sensitivity interesserebbe il 6% della popolazione (laddove la celiachia si stima interessi un individuo su 100), è dose dipendente, e dal punto di vista della sintomatologia può essere ricondotta alle cosiddette ‘intolleranze alimentari’.

Spesso la sensibilità al glutine si verifica nei soggetti che soffrono di colon irritabile e di infiammazioni intestinali, poiché più facilmente il cibo non completamente digerito entra in contatto con l’immunità e scatena una risposta infiammatoria.

I sintomi intestinali più diffusi sono:

  • stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza;
  • difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali;
  • iperacidità gastrica, gastrite;
  • diarrea, stitichezza, irregolarità intestinale;
  • flatulenza, aerofagia.

I sintomi extraintestinali più diffusi sono:

  • orticaria, acne, dermatite;
  • cefalea, emicrania;
  • asma, tosse, raucedine, eccesso di muco;
  • alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni;
  • disturbi della libido, infiammazioni uro-genitali;
  • crampi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari.

Il Gluten Sensitivity Test di Natrix utilizza la metodica standardizzata ELISA, e valuta la presenza di anticorpi:

  • IgA totali
  • IgA o IgG Anti-Transglutamminasi per escludere la possibile diagnosi di celiachia
  • IgA e IgG Anti-Gliadina per confermare la possibile sensibilità al glutine.

Il personale Natrix sarà a disposizione presso il Padiglione D7, Stand X19 per fornire tutti i dettagli su questa patologia di recente individuazione, sui propri test, e infine sui protocolli alimentari per il recupero della tolleranza, che in questo caso non significa solo accrescere la propria qualità di vita, ma prevenire l’instaurarsi di altre patologie.