Alimenti Sani per il Benessere del Tuo Microbiota

Prima di vedere quali sono gli Alimenti Sani per il Benessere del tuo Microbiota, facciamo un breve riepilogo sulla definizione di microbiota intestinale:

L’insieme della popolazione di microrganismi, soprattutto batteri, che colonizza il nostro apparato digerente costituisce la cosiddetta flora batterica intestinale, oggi chiamata anche microbiota intestinale.

Tra l’insieme di tali microrganismi e l’ospite si crea un rapporto di simbiosi a partire dalla nascita (abbiamo descritto nel dettaglio questo passaggio in un precendente articolo, clicca qui per approfondire).

Fattori di squilibrio del Microbiota

Nel corso della vita, numerosi sono i fattori che possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale. Tra questi, alimentazione e stile di vita rappresentano i principali attori che entrano in gioco e su cui noi possiamo agire, migliorandoli, in caso di alterazioni a livello intestinale.

Quando si presenta uno squilibrio quali/quantitativo della composizione della comunità batterica intestinale si parla di Disbiosi, condizione che può determinare la compromissione o un’alterazione della funzionalità a livello gastrointestinale ma anche a livello di altri organi e apparati distanti dall’intestino.

La disbiosi intestinale, può essere determinata da diversi fattori, come ad esempio terapie antibiotiche, dieta, danni meccanici a livello della mucosa, agenti patogeni, fattori genetici.

Un’alimentazione a base di alimenti sani ed equilibrati sta al principio del mantenimento di un ottimo stato di salute di tutto l’organismo, compreso l’apparato digerente.

Prebiotici e Probiotici

La scelta degli alimenti che consumiamo quotidianamente gioca quindi un ruolo fondamentale nella prevenzione di alterazioni nel nostro microbiota.

Ci sono alcuni alimenti che risultano protettivi nei confronti del nostro tratto gastrointestinale e sulla base dei nutrienti o microrganismi possiamo distinguerli in prebiotici e probiotici:

Tra i prebiotici compaiono nutrienti di varia natura che hanno la capacità di stimolare selettivamente la crescita o l’attività dei microrganismi che svolgono diversi ruoli protettivi per l’organismo ospitante.

I probiotici sono invece microrganismi che modificano la flora microbica intestinale a svantaggio dei patogeni intestinali e producono vantaggi locali o sistemici per l’organismo ospite.

Tali effetti agiscono attraverso la modulazione del microbiota, l’attività degli enzimi intestinali e lo stimolo di una risposta immunitaria appropriata, esercitando così effetti benefici sulla salute.
batteri microbiota alimenti sani

Lista degli Alimenti Sani per il Benessere del Tuo Microbiota

  • Alimenti fermentati come yogurt, kefir, latti fermenati, tempeh ecc. Grazie al loro processo di lavorazione, forniscono fermenti lattici con azione probiotica e acidi grassi a corta catena in grado di mantenere l’integrità della barriera intestinale e modulare la neuroinfiammazione. Gli alimenti fermentati migliorano la biodiversità del microbiota intestinale, riducono l’infiammazione e modulano la risposta immunitaria.
  • Fibre solubili, contenute principalmente in frutta e verdura ma anche in semi oleosi (es. semi di lino) e cereali (es. avena), sono utili per la protezione della mucosa intestinale. Inoltre, creando un vero e proprio strato gelatinoso, presentano un effetto benefico in caso di stipsi, facilitando il corretto transito intestinale.
  • Cereali integrali e legumi: ricchi di fibre insolubili, il principale nutrimento dei batteri che risiedono nell’intestino, rafforzano così il microbiota e la funzioni di difesa intestinali.
  • Olio extravergine di oliva: lubrifica le feci semplificando l’evacuazione grazie al suo contenuto di acido oleico. Inoltre, è ricco di antiossidanti come il tocoferolo, l’idrossi- tirosolo e l’oleuropeina con azione protettiva nei confronti dei tessuti dell’intestino.
  • Acqua: non è un alimento ma ricopre un ruolo di fondamentale importanza per il mantenimento di un ottimo stato di salute dell’intestino e, in generale, di tutto l’organismo.  L’acqua è implicata sia nella mediazione degli scambi nutritivi sia nel facilitare gli atti evacuatori, permettendo di eliminare le tossine ei residui rimasti all’interno del colon.

Come valutare l’equilibrio del Microbiota Intestinale?

Attraverso l’analisi del Microbiota Intestinale è possibile andare a valutare la composizione della comunità batterica residente nell’intestino, andando ad individuare attraverso il corretto o scorretto bilanciamento delle specie batteriche prese in esame.

In caso di eventuali alterazioni riscontrate, è possibile consigliare un trattamento dietetico specifico e, contemporaneamente, un trattamento con integratori alimentari a base di prebiotici e/o probiotici a base di ceppi batterici selezionati, per ristabilire la normale funzionalità intestinale.

Bibliografia

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Candida: Cause e Prevenzione

Candida: cos’è?

La candidosi o candidiasi è un’infezione causata da un fungo, la Candida albicans, appartenente alla famiglia dei saccaromiceti.

I miceti o funghi sono organismi eucarioti chemiosintetici ed eterotrofi, unicellulari o più spesso organizzati in strutture pluricellulari. Nella maggior parte dei casi il micete si sviluppa a spese del suo ospite senza causargli un danno apprezzabile ma senza dargli alcun vantaggio. Talvolta, micete e ospite possono andare incontro a interazioni competitive e il micete può prendere il sopravvento, comportandosi da agente patogeno.

I Miceti dei generi Candida sp., Cryptococcus sp. (miceti lievitiformi) e Aspergillus sp. (miceti filamentosi) rappresentano gli agenti eziologici opportunisti più frequenti e presentano un’incidenza uniforme nelle diverse aree geografiche per la distribuzione.

Candida Albicans

Nello specifico, la Candida albicans è un micete commensale che può comportarsi da patogeno opportunista. Infatti, la candida vive sulla superficie delle mucose, in equilibrio con la comunità microbica dell’ospite (microbiota). Però, in condizioni che provocano un’alterazione del micro-ambiente, la candida può crescere in maniera incontrollata e causare infezioni in diversi distretti dell’organismo, tra cui il cavo orale, l’apparato genitale e l’apparato intestinale.

Per cui in condizioni di infezioni recidivanti in questi distretti risulta di fondamentale importanza effettuare uno screening del microbiota, per rilevare la presenza della candida a livello intestinale, e agire direttamente sulla causa scatenante.

Fattori che favoriscono lo sviluppo della Candida

I fattori predisponenti allo sviluppo di infezioni fungine comprendono difetti della fagocitosi, difetti dell’immunità cellulare e alterazioni delle barriere meccaniche che sono alterazioni indotte da immunodeficienze primarie e/o secondarie le cui cause principali sono: terapie farmacologiche (antineoplastiche, steroidee, farmaci immunosoppressivi) oppure terapie antibiotiche. L’uso inappropriato e prolungato degli antibiotici, infatti, contribuisce allo sviluppo di infezioni micotiche in quanto altera la normale comunità microbica e/o permette la selezione di organismi resistenti.
immagine donna che ha sconfitto la candida

Strumenti di Prevenzione

L’adozione di semplici comportamenti può servire da profilassi e contribuire a una corretta prevenzione contro questa fastidiosa infezione.

Per prevenire un’infezione locale, è necessario rispettare le corrette norme igieniche, utilizzando prodotti per la pulizia personale che non modifichino, o danneggino, il microambiente locale e non rompano l’equilibrio esistente tra microbiota e ospite.

Altrettanto importante è seguire uno stile di vita sano, svolgendo regolare attività fisica, limitando fumo e bevande alcoliche e riducendo le occasioni di stress psico-fisico che influenzano negativamente il sistema immunitario.

L’ultimo aspetto, ma non per importanza, riguarda l’alimentazione. È fondamentale seguire una dieta sana e bilanciata per assicurare il benessere dell’organismo e prevenire qualsiasi squilibrio energetico e nutrizionale. Nel caso specifico, è bene limitare l’apporto di zuccheri semplici perché fungono da nutrimento per la candida: non si parla solo del classico saccarosio (zucchero bianco) ma di tutti i dolcificanti naturali, i dolci, le bevande zuccherate, i succhi di frutta, la frutta sciroppata, gli yogurt alla frutta o con altri aromi, i prodotti da forno e tutti gli alimenti conservati e confezionati.

Da preferire, invece, alimenti poveri di zuccheri e ricchi di fibre e/o di probiotici come pesce, legumi, carni magre, uova, yogurt bianco, kefir, cereali integrali, frutta e verdura di stagione. Gli alimenti ad alta concentrazione di fibre solubili ad azione prebiotica, proteggono la salute del microbiota, aiutando il ripristino dei batteri intestinali “buoni”. Tra gli alimenti funzionali al trattamento della candida troviamo anche i semi di psillio, i semi di lino, le pectine, le spezie digestive e antinfiammatorie quali aglio, origano, menta, timo, curcuma, cannella, cumino, finocchio e zenzero.

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Microbiota Intestinale e Obesità: Ruolo della dieta Mediterranea

Il Microbiota Intestinale è la comunità microbica che popola il tratto digerente di ogni individuo. Appena dopo la nascita, si instaura un rapporto simbiotico tra tali microrganismi e l’ospite.

Nel corso della vita, numerosi fattori di natura “ambientale” possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale.

Dieta e stile di vita rappresentano i principali attori che condizionano tale composizione e su cui è possibile agire, essendo modificabili.

Studi recenti rivelano una connessione tra dieta e microbiota intestinale nello sviluppo delle più importanti patologie cronico degenerative.

Infatti diete squilibrate e poco salutari, favoriscono alterazioni nella funzione e nella composizione della comunità microbica e, attraverso meccanismi complessi, determinano un aumentato rischio dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, come l’obesità.

La Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità dal 2010, è il profilo alimentare maggiormente associato a un ridotto rischio di insorgenza di patologie ed a un ottimale stato di salute nella popolazione generale.

I dati sono sempre più concordi nell’ipotizzare un ruolo preponderante delle abitudini alimentari di provenienza Mediterranea nel cambiamento in senso favorevole delle specie batteriche presenti nel nostro intestino, che riflette e spiega, almeno in parte, l’effetto protettivo della dieta nei confronti dell’aspettativa di vita e dell’insorgenza di numerose patologie, tra cui l’obesità.

Quando è presente una modifica quali/quantitativa degli equilibri della composizione della flora batterica intestinale possiamo parlare di Disbiosi Intestinale.

L’alterazione della comunità batterica si ha quando batteri salutari diminuiscono e quelli nocivi aumentano, tale condizione può compromettere la buona funzionalità intestinale con successiva alterazione della produzione di enzimi digestivi e delle normali condizioni biochimiche, relative a pH e vitamine.

Tutto ciò può determinare una risposta infiammatoria aumentata. I villi intestinali non riescono più a garantire il corretto assorbimento dei nutrienti a digestione avvenuta. Alcune macromolecole riescono a oltrepassare la barriera intestinale e, identificate come non self, possono scatenare una risposta immunologica determinando l’aumentata Permeabilità Intestinale.

L’alterazione della capacità di barriera viene denominata sindrome dell’intestino permeabile o “leaky gut” (SAPI o LGS), è a tutti gli effetti un indebolimento delle giunzioni tra le varie cellule della barriera intestinale, e si accompagna ad uno stato infiammatorio cronico.

Infiammazione e permeabilità intestinale sono, quindi direttamente correlate, una causa e conseguenza dell’altra.

Obesità e prevenzione

Numerose patologie, tra cui l’obesità, sono caratterizzate da una risposta infiammatoria cronica, associata a stili alimentari scorretti, disbiosi intestinale e alterazioni nella funzionalità del tratto digerente.

Ad oggi, la Dieta Mediterranea, basata sul consumo frequente di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, semi, frutta a guscio e olio di oliva, rappresenta il miglior metodo di prevenzione nei confronti di malattie cronico degenerative correlate a obesità.

Per questo, dovrebbe essere sempre promossa rispetto ad altri modelli alimentari squilibrati come alcune diete “occidentali” che hanno preso campo a causa della globalizzazione.

Microbiota e Sistema Immunitario

Microbiota intestinale: come si origina

Prima di vedere nello specifico il legame tra microbiota e sistema immunitario è opportuno partire da come si origina il microbiota intestinale:

Ogni essere umano è l’habitat di un set di microrganismi detto microbiota, il più abbondante e studiato si trova nel tratto gastrointestinale e molte specie batteriche che lo costituiscono non sono ancora state caratterizzate.

L’intestino del neonato è virtualmente sterile e viene colonizzato subito dopo la nascita dalla comunità microbica principalmente di origine materna e da quella di origine ambientale, normalmente tra essa e l’ospite si crea un rapporto simbiotico nel corso dei primi anni di vita. Durante il parto naturale il contatto con il tratto vaginale e intestinale materno rappresenta la fonte più importante per l’inizio della colonizzazione del tratto intestinale del neonato. Durante il parto cesareo invece, il contatto diretto del neonato con il tratto vaginale e intestinale della madre è assente e sono quindi i batteri di origine ambientale a svolgere il ruolo primario nella colonizzazione dell’intestino.

Tale colonizzazione è di fondamentale importanza per la salute dei neonati e per la loro crescita, influenzando la formazione e maturazione di diversi sistemi come lo sviluppo intestinale postnatale, lo sviluppo del sistema immunitario, il mantenimento della barriera mucosale e l’assorbimento dei nutrienti.

Quindi, il microbiota può andare incontro a uno sviluppo diverso a seconda del tipo di parto effettuato e di conseguenza anche lo sviluppo postnatale del sistema immunitario potrebbe essere influenzato diversamente.

Dati epidemiologici indicano che le malattie atopiche appaiono più frequentemente in bambini nati da parto cesareo rispetto a quelli nati da parto naturale. Tali evidenze sembrano associate alle differenti composizioni batteriche nel tratto gastrointestinale. Nei soggetti nati mediante parto naturale si evidenzia un’abbondanza relativa di Bifidobacteria maggiore mentre nei soggetti nati da parto cesareo si osserva una prevalenza di Enterobacteriaceae ed Enterococchi.

Microbiota e alimentazione

Un altro fattore che può influenzare lo sviluppo del microbiota è il tipo di alimentazione fornita al soggetto, per questo allattamento e alimentazione complementare risultano essere fasi critiche della crescita di ogni bambino.

Numerosi studi hanno riscontrato composizioni di microrganismi differenti in soggetti allattati al seno rispetto a quelli alimentati con latti artificiali.

Nel corso della vita di un individuo, numerosi fattori di natura “ambientale” possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale. Alimentazione e stile di vita rappresentano i principali attori che entrano in gioco e su cui noi possiamo agire, migliorandoli, in caso di alterazioni a livello intestinale.

Relazione tra Microbiota e Sistema Immunitario

La correlazione tra Microbiota e Sistema Immunitario trova il suo legame principale tra le diverse funzioni della comunità microbica che popola l’intestino, dove troviamo appunto la modulazione del sistema immunitario, che ha la base più importante proprio a livello intestinale, grazie alla produzione di molecole proinfiammatorie che garantiscono una base di infiammazione fisiologica tale da mantenere sempre il sistema immunitario attivo, pronto a difendere l’intestino dagli agenti esterni.

Quando si assiste a un’alterazione quali/quantitativa della composizione della comunità batterica intestinale e di conseguenza, alla compromissione o modifica della sue funzionalità, ne consegue un’alterazione a carico del sistema immunitario.

Un’alterazione quali/quantitativa del microbiota intestinale viene definita disbiosi intestinale.

La disbiosi intestinale, può essere determinata da diversi fattori, come ad esempio terapie antibiotiche, dieta, danni meccanici a livello della mucosa, agenti patogeni, fattori genetici.

Questa condizione può favorire o determinare l’insorgenza di disturbi e stimoli a carico dell’apparato gastrointestinale ma anche di altri organi e apparati distanti dall’intestino come:

  • Cattiva digestione con conseguenti alterazioni del transito intestinale (stitichezza o diarree frequenti, meteorismo, colon irritabile, irregolarità intestinale),
  • Senso di gonfiore e tensione addominale, con dolore, flatulenza, indisposizione e malessere generale
  • Aumentata probabilità di micosi nell’intestino (candidosi), di vaginiti e cistiti nella donna
  • Disturbi di carattere generale: nervosismo, ansia, disturbi del sonno, stanchezza, astenia e cambiamenti dell’umore
  • Aumentata probabilità di sovrappeso (ad esempio, quando c’è un rapporto Firmicutes Bacteroides alterato a favore dei primi)
  • Aumentata suscettibilità alle infezioni dovuta ad una diminuzione delle difese immunitarie

In condizioni più gravi, la disbiosi è stata associata all’insorgenza di malattie infiammatorie immunologiche sistemiche, malattie infiammatorie croniche intestinali, allergie alimentari, reazioni avverse agli alimenti e celiachia.

È, quindi, di fondamentale importanza assicurare il mantenimento dell’omeostasi intestinale per poter assicurare anche il corretto funzionamento di organi e apparati direttamente o indirettamente connessi con il tratto intestinale.

Come valutare l’equilibrio del proprio microbiota?

grafico classificazione intolleranze alimentari
Come screening di primo livello per la diagnosi di diversi disturbi e patologie, è bene caratterizzare e valutare la composizione della comunità batterica residente nell’intestino, andando ad individuare attraverso un esame diagnostico il corretto o scorretto bilanciamento delle specie batteriche prese in esame.

Successivamente, è utile indagare anche altre condizioni che possono essere associate a disbiosi intestinale, come l’eventuale presenza di fenomeni putrefattivi, l’aumentata permeabilità intestinale, l’iperattivazione del sistema immunitario con conseguente presenza di uno stato infiammatorio acuto o cronico.

In caso di eventuali alterazioni riscontrate, è possibile prescrivere un trattamento dietetico specifico e, parallelamente, un trattamento con integratori alimentari a base di prebiotici e/o probiotici a base di ceppi batterici selezionati, disponibili in commercio, al fine di ristabilire la normale omeostasi e funzionalità intestinale.

 Bibliografia

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“Intolleranze alimentari”? Tutta colpa della permeabilità intestinale

Le reazioni avverse agli alimenti

Per spiegare cosa sono le reazioni IgG mediate, comunemente dette “Intolleranze alimentari“, dobbiamo partire spiegando che cosa sono le reazioni avverse al cibo. Con questo termine si intendono tutte quell’insieme di sintomatologie che subentrano dopo l’ingestione di un cibo. Questo è un termine estremamente generico in quanto sotto questa dicitura vengono racchiuse diversi tipi di reazioni che differiscono tra loro per il loro meccanismo d’azione. Per provare a fare un pò di chiarezza ripercorreremo lo schema proposto da (Boyce et al,2010) che partendo dal vertice divide le reazioni avverse al cibo in due sottoclassi, vale a dire le reazioni tossiche e non tossiche.

Le reazioni tossiche sono tutte quelle reazioni indotte dall’assunzione di un alimento eventualmente contaminato da batteri o dalle sue tossine, vale a dire le classiche Tossinfezioni alimentari.

Per quanto riguarda le reazioni non tossiche invece dobbiamo dividerle in altre due sottoclassi vale a dire quelle Immunomediate e quelle non Immunomediate.

Le reazioni non immunomediate sono tutte quelle reazioni nelle quali il meccanismo d’azione non prevede un coinvolgimento del sistema immunitario bensì dei meccanismi diversi come potrebbe essere il deficit di produzione di particolari enzimi in grado di digerire a livello intestinale la sostanza incriminata, un esempio è rappresentato dalla classica intolleranza al lattosio.

All’interno delle reazioni immunomediate invece è doveroso fare l’ultima distinzione in quanto in questa macro classe le reazioni possono essere ulteriormente divise in reazioni IgE mediate e reazioni non IgE mediate.

Le reazioni IgE mediate come abbiamo visto anche nell’articolo precedente, sono delle reazioni di ipersensibilità di tipo 1, che coinvolgono una particolare classe di anticorpi vale a dire le Immunoglobuline E, e sono le classiche allergie.

grafico classificazione intolleranze alimentari

Nella categoria delle reazioni non IgE mediate invece rientrano tutte quelle reazioni che implicano il coinvolgimento del sistema immunitario ma che sono mediate dall’azione di altre immunoglobuline come le IgA, IgG ecc. Tra queste troviamo le reazioni IgG mediate o comunemente dette intolleranze alimentari.

Il ruolo delle IgG specifiche nei confronti degli antigeni alimentari

Le IgG sono il principale tipo di anticorpi presenti nel sangue e nel fluido extracellulare, il ruolo principale di questa classe di anticorpi è quella di permettere mediante il legame con molti tipi di agenti patogeni quali virus, batteri e funghi, di proteggere il corpo dalle infezioni. Oltre a questa funzione, nello studio di Cai et all [1] è stato dimostrato che negli adulti, gli anticorpi IgG sierici, esprimono, un possibile contatto immunologico precedente con il cibo. Secondo Ligaarden [2] il valore totale delle IgG verso specifici cibi indica un loro eccessivo consumo.

Inoltre dagli studi di Finkelman[3][4], emerge che le IgG sono coinvolte anche nella regolazione delle reazioni allergiche, in quanto è stato osservato che ci sono due vie che portano alla reazione anafilattica: nella prima gli antigeni possono causare anafilassi sistemica attraverso la via classica col legame alle IgE legate al recettore FcεRI delle mastcellule, che stimolano il rilascio di Istamina e mediatori infiammatori. Nella via alternativa invece, gli antigeni formano complessi con le IgG e il recettore Fc γ RIII dei macrofagi, stimolando solo il rilascio di mediatori infiammatori.

Pertanto gli anticorpi IgG prevengono la reazione anafilattica IgE mediata, in quanto bloccano l’anafilassi sistemica indotta da piccole quantità di antigene, ma possono mediare l’anafilassi sistemica dovuta a grandi quantità di antigeni [4]. In quest’ottica valutare mediante un test quali proteine alimentari stanno generando un processo flogistico è di notevole importanza, per programmare una strategia nutrizionale volta alla riduzione di quei segnali di flogosi cronica che portano a tutta una serie di micro disturbi dei quali non si riesce a risalire alla causa.

Meccanismo di scatenamento delle reazioni non IgE mediate e sue evidenze in particolari condizioni morbose

Quello che ad oggi è considerato il meccanismo più accreditato per l’insorgenza di reazioni di ipersensibilità IgG mediate [5], è strettamente collegato con la riduzione dell’efficienza di una delle funzioni svolte dall’intestino, vale a dire l’effetto barriera.

Per comprendere meglio il meccanismo vediamo come avviene a livello intestinale il processo di digestione e assorbimento delle proteine alimentari.

In condizioni normali a livello del lume intestinale arrivano frammenti proteici, gia precedentemente predigeriti dallo stomaco, sotto forma di polipeptidi, vale a dire catene di aminoacidi in numero superiore a tre, che in questa forma non possono essere ancora assorbite, per cui intervengono le proteasi intestinali, vale a dire enzimi digestivi in grado di tagliare i polipeptidi in:

  • aminoacidi singoli;
  • dipeptidi;
  • tripeptidi;

Gli aminoacidi singoli, così formati sono in grado di attraversare completamente l’enterocita e quindi essere immessi in circolo nel torrente ematico.

I dipeptidi e i tripeptidi invece possono in questa forma attraversare solo il versante luminare degli enterociti, ma una voltà all’interno, per poter essere immessi nel torrente ematico necessitano di altri enzimi in grado di scompattarli in singoli aminoacidi e solo allora possono essere immessi in circolo.

Ma cosa succede quando si ha una riduzione della funzionalità della barriera intestinale?

In una condizione di permeabilità intestinale, tutto quello che abbiamo visto prima continua a funzionare, ma può capitare che un polipeptide non ancora processato dagli enzimi intestinali passi attraverso le giunzioni serrate e arrivi in circolo.

Una volta in circolo viene riconosciuto come anomalo dal sistema immunitario che rilascia anticorpi specifici (IgG specifiche) che legano l’antigene formando un immunocomplesso e quindi dando il via alla risposta immunitaria

Una piccola quantità di complessi immuni si forma in continuazione e il sistema immunitario è in grado di gestirli senza generare nessun problema, ma Quando si sviluppa una vigorosa risposta anticorpale verso un antigene, dovuta ad esempio ad un continuo passaggio di polipeptidi di una stessa sostanza nel circolo ematico, gli Immuno-complessi circolanti possono aumentare in maniera drammatica, determinando un superamento della soglia di tolleranza, portando così a reazioni infiammatorie croniche  che danneggiano i tessuti circostanti generando la relativa sintomatologia.

La metodica ELISA per la determinazione dei livelli sierici di IgG

Il termine Elisa è l’acronimo inglese di enzyme-linked immunosorbent assay (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima). Si tratta di un versatile metodo d’analisi immunologica usato in biochimica per rilevare la presenza di una sostanza usando uno o più anticorpi, ed è la metodica più accreditata e validata per il dosaggio delle IgG sieriche, ovvero per l’analisi delle cosiddette “Intolleranze alimentari“.

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La metodica si avvale di uno specifico supporto denominato piastra sulla cui superfice vi sono 92 contenitori chiamati pozzetti. Sul fondo e sulle pareti di ogni singolo pozzetto, in fase di produzione della piastra, vengono legate le proteine estratte da un dato alimento definite antigeni, ogni pozzetto quindi conterrà una antigene diverso. L’analisi vera e propria può essere schematizzata in 4 fasi:

Nella prima fase l’operatore carica all’interno dei pozzetti il campione di sangue prelevato dal paziente, all’interno del quale sono presenti numerosi anticorpi. Se tra questi ce ne sono alcuni specifici per l’antigene legato al pozzetto, si andranno a legare a loro volta in maniera stabile a quest’ultimi. La restante parte di anticorpi non specifici viene allontanata con una soluzione di lavaggio.

A questo punto si passa alla seconda fase dove viene caricata all’interno del pozzetto una soluzione contenente anticorpi secondari specifici per le IgG umane, ai quali è legato un enzima. Una volta all’interno del pozzetto si andranno a legare agli anticorpi del paziente che a loro volta sono legati agli antigeni presenti sulla superfice del pozzetto. Anche in questo caso gli anticorpi secondari in eccesso che non si sono legati, vengono allontanati con una soluzione baffer.

Successivamente si passa alla terza fase, nella quale si aggiunge al pozzetto una soluzione contenente un substrato utilizzabile dall’enzima legato all’anticorpo secondario, il quale andando a consumare il substrato porterà ad una riduzione del Ph della soluzione che cambierà colore diventando gialla. L’intensità di colore quindi è direttamente proporzionale al numero di anticorpi secondari e quindi è misura diretta degli anticorpi specifici presenti nel campione del paziente.

illustrazione piastra elisa per test intolleranze alimentari

A questo punto si è ottenuto un‘intensità luminosa che deve essere convertita in un valore numerico, per farlo passiamo alla 4 e ultima fase nella quale mediante l’utilizzo di uno spettofotometro, che legge alla lunghezza d’onda di 450 nm ( nanometri), possiamo ottenere la concentrazione delle IgG all’interno di ogni singolo pozzetto, che viene espressa, dopo normalizzazione, in valore percentuale.

Trattamento “intolleranze alimentari”: perché eliminare?

protocollo recupero intolleranze alimentari

L’unico trattamento che permette di migliorare e risolvere la situazione prevede una corretta strategia nutrizionale e fitoterapica volta, in una prima fase, a desensibilizzare l’organismo dalla sostanze incriminate e successivamente ripristinare la corretta tolleranza. Un corretto iter terapeutico potrebbe essere quindi suddiviso in 4 fasi, dove le prime due prevedono l’eliminazione degli alimenti incriminati, mentre le altre due ne prevedono la reintroduzione.

Nelle prime due fasi, che possiamo definire di remissione e di adattamento, l’eliminazione delle sostanze incriminate [5] porta da subito ad una riduzione dei sintomi e del titolo anticorpale.

Molto probabilmente la riduzione della sintomatologia in queste fasi è indotta dall’attenuazione dello stimolo infiammatorio.

In queste fasi, parallelamente all’eliminazione dalla dieta delle sostanze incriminate, è buona norma andare ad agire anche a livello intestinale migliorando l’equilibrio della flora batterica e l’eventuale permeabilità intestinale.

Pertanto può essere d’aiuto l’utilizzo di:

  • Probiotici o prebiotici (6) per migliorare l’equilibrio della flora batterica,
  • Prodotti a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e il ricambio cellulare,
  • Vitamine e  minerali  come  zinco,  iodio,  selenio, vitamine  del  gruppo  B  e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane;

La seconda parte del trattamento, che prevede le fasi di svezzamento e mantenimento, è molto delicata in quanto andremo a reintrodurre secondo uno schema ben precisi gli alimenti incriminati.

La reintroduzione dovrà avvenire in maniera estremamente graduale, per intenderci mimeremo quelle che sono le tecniche di svezzamento che si attuano in età pediatrica, e quindi partiremo da dosi e frequenze settimanali molto basse e di settimana in settimana aumenteremo prima la dose e successivamente la frequenza.

 Una volta individuate le cause, dalle “intolleranze alimentari” si può guarire!

Bibliografia:

  1. Cai C, Shen J, Zhao D, et al., Sierological investigation of food specific immunoglobulin G antibodies in patients with infiammatory bowel disease., in Plos ONE, 2014.
  2. Ligaarden Sc, Lydersen S, Farup PG, IgG and IgG4 antibodies in subjects whith irritable bowel syndrome: a case control study in the general population, in BMC Gastroenterol, vol. 12, 2012, DOI:10.1186/1471-230X-12-166.
  3. Finkelman FD, Anaphylaxis :lessons from mouse models, in J Allergy Clin Immunol, vol. 120, 2007, pp. 506-15-qiz ;516-7.
  4. Khondoun MV, Strait R, Armstrong L, Yanase N, Finkelman FD, Identification of markers that distinguish IgE-from IgG mediated anaphylaxis, in Proc Natl Acad Sci, vol. 108, 2011, pp. 12413-12418.
  5. L. Zuo,Y.Q.Li,W.J.Li,Y.T.Guo,X.F.Lu,J.M.Li and P. V. Desmondw: Alterations of food antigen-specific serum immunoglobulinsG and E antibodies in patients with irritable bowel syndromeand functional dyspepsia Department of Gastroenterology, Qilu Hospital, Shandong University, Jinan, China andwDepartment of Gastroenterology, St Vincent’s Hospital, Fitzroy Vic.
  6. Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
  7. RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047

I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Permeabilità intestinale? Chiariamoci le idee

La barriera intestinale

rappresentazione permeabilità intestinale

L’intestino rappresenta l’ultima porzione del nostro apparato digerente e viene definito anche secondo cervello, grazie alla presenza di un vero e proprio sistema nervoso presente nello spessore della sua parete. E’ l’area più estesa dell’organismo (lungo circa 7 metri), ed è sede della più importante stazione immunitaria del corpo, in quanto rappresenta la principale interfaccia di passaggio dall’ambiente esterno a quello interno dell’organismo. La parete del lume intestinale è organizzata come un sistema a più strati, che ha il compito di prevenire l’adesione batterica, regolare la diffusione para cellulare verso i tessuti dell’ospite sottostanti, e di discriminare tra i microorganismi commensali e quelli patogeni, organizzando la tolleranza immunologica verso i commensali e la risposta immune verso i patogeni. La barriera superficiale inizia dal microbiota residente che compete con i patogeni per guadagnarsi spazio e risorse energetiche, elaborare le molecole necessarie all’integrità mucosale e modulare il comportamento immunologico della barriera profonda. Il livello successivo è rappresentato dallo strato di muco, che separa il contenuto endoluminale dagli strati più interni e contiene prodotti antimicrobici e IgA secretorie. Al di sotto del muco, è presente un monostrato di cellule epiteliali gli Enterociti, unite strettamente tra loro da giunzioni serrate (in inglese tight junction), e che gli permettono di costituire una barriera fisica efficace nell’assorbire i nutrienti, ma altrettanto efficace nell’ impedire alla maggior parte delle molecole e dei germi più grandi di passare dall’interno dell’intestino nel flusso sanguigno e potenzialmente causare così diverse problematiche.

La permeabilità intestinale

Molteplici fattori, legati per lo più allo stile di vita e all’alimentazione, sono in grado di ridurre la selettività della barriera intestinale, determinando così l’insorgenza della cosiddetta “sindrome dell’intestino gocciolante”, leaky gut syndrome (1). In questa condizione, le strette giunzioni delle cellule intestinali subiscono un’alterazione tale da consentire il passaggio di molecole non self e quindi potenzialmente pericolose, che possono causare o contribuire alla comparsa dei seguenti sintomi:

  • diarrea cronica, costipazione o gonfiore;
  • infezioni genitourinarie ricorrenti;
  • Fatica cronica;
  • problemi della pelle, come acne, eruzioni cutanee o eczema;
  • dolori articolari;
  • infiammazione diffusa;
  • Reazioni di ipersensibilità e Intolleranze.
rappresentazione stato permeabilità intestinale

Patologie associate alla sindrome dell’intestino permeabile

La letteratura scientifica ha confermato che la presenza di processi infiammatorio cronici in seguito all’aumento della permeabilità intestinale, si pone come base, in persone predisposte, per l’istaurarsi di diverse condizioni patologiche(2),(3),(4), come:

  • Morbo Celiaco
  • Diabete mellito di tipo 1
  • Asma
  • Sclerosi multipla
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Spondilite anchilosante
  • Obesità
  • Epatopatia steatosica non-alcolica (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease, NAFLD)
  • Psoriasi

Insomma si verifica un effetto domino con conseguenze a volte irrimediabili.

Fattori che portano all’instaurarsi della permeabilità intestinale

Le principali cause di un’alterazione della funzionalità della barriera intestinale sono:

  • Diete squilibrate;
  • il cambiamento nella composizione del microbiota (disbiosi);
  • l’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • i chemio e radioterapici;
  • l’alcol;
  • lo stress;
  • l’infiammazione sistemica;
  • le infezioni.

Come identificare e misurare la permeabilità intestinale?

Partendo da studi sul colera e poi, successivamente a quelli, sul morbo celiaco, il medico italiano Alessio Fasano ha scoperto l’esistenza di una proteina chiamata zonulina (5) un precursore dell’aptoglobina 2, una molecola antichissima prodotta solo dalla specie umana che innesca una  serie  di  modificazioni  che  conducono al riarrangiamento  del  citoscheletro,  con conseguente segnale di apertura delle giunzioni strette (tight junctions). Questa scoperta ci ha permesso di sviluppare un Test in grado di misurare questo metabolita nelle feci la cui concentrazione oltre i limiti è misura diretta della presenza di permeabilità intestinale.

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Cosa fare in caso di permeabilità intestinale?

L’alimentazione è la prima arma in nostro possesso per la gestione o il miglioramento della sintomatologia legata alla permeabilità intestinale.  Esistono cibi che promuovono l’infiammazione e cibi che la attenuano:  tra questi ultimi citiamo la carne magra e il pesce, le patate, il riso, la frutta e la verdura (da preferire quella ricca di fibre solubili come carote, melanzane, zucchine, mele, pere, susine e la frutta secca), cereali integrali tra cui l’avena, e tanta acqua. I cibi pro infiammatori sono invece: tutto ciò che è lievitato o fermentato, compresi gli alcolici, il caffè, il tè, i cibi grassi. Inoltre risulta opportuno monitorare le allergie alimentari e le intolleranze, inclusa la sensibilità al glutine non celiaca in modo da poter seguire la dieta più adatta alle proprie esigenze. Per chi soffre di permeabilità  intestinale  è  sempre  utile  integrare  anche  con  probiotici  o prebiotici (6) (fibre a base di Frutto-Oligo-Saccaridi e Inulina) per migliorare l’equilibrio della flora batterica. Altri integratori utili possono essere quelli a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e  il ricambio  cellulare, insieme  a  importanti  vitamine  e  minerali  come  zinco,  iodio,  selenio, vitamine  del  gruppo  B  e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane; da non dimenticare l’utilità degli antiossidanti e di antiinfiammatori naturali (Aloe, curcuma, ecc.) . E’ inoltre importante scegliere la giusta attività fisica, per migliorare il transito intestinale (camminata, yoga, pilates, shiatsu, ad esempio).

“Il primo passo per contrastare questa condizione è sapere di esserne affetto!” Rivolgiti al centro specialistico più vicino a te.

BIBLIOGRAFIA

  1. Green P, Jones R. Celiac Disease: A Hidden Epidemic. New York, NY: Harper Collins; 2006:98.
  2. Barbara G. et al., Mucosal permeability and immune activation as potential therapeutic targets of probiotics in irritable bowel syndrome. J Clin Gastroenterol. 2012 Oct;46 Suppl:S52-5.
  3. Lerner A, Matthias T. Changes in intestinal tight junction permeability associated with industrial food additives explain the rising incidence of autoimmune disease. Autoimmun Rev. 2015;14(6):479-489.
  4. TEDDY Study Group. The Environmental Determinants of Diabetes in the Young (TEDDY) Study. Ann N Y Acad Sci. 2008 Dec;1150:1-13. doi: 10.1196/annals.1447.062.
  5. Fasano A. Intestinal permeability and its regulation by zonulin: diagnostic and therapeutic implications. Clin Gastoenterol H. 2012;10(10):1096-1100.
  6. Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
  7. RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047

I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.

Intestino sano con l’esame del Microbiota Intestinale

Alterazione della flora batterica intestinale

Sono miliardi gli organismi che popolano il nostro intestino. Stiamo parlando di un’area che ha un’estensione di circa 300 metri quadrati e che, nel corso di una vita, viene attraversata da circa 30 tonnellate di cibo e 50 mila litri di liquidi. Numeri che danno la dimensione dell’importanza del microbiota intestinale sul nostro stato di salute.

foto microbiota intestinaleL’insieme della popolazione di microrganismi, soprattutto batteri, che colonizza il nostro apparato digerente costituisce la cosiddetta flora batterica intestinale, oggi chiamata anche microbiota intestinale. All’interno del microbiota intestinale si concentra circa il 70% del nostro sistema immunitario ed esso svolge una miriade di funzioni vitali, prima fra tutte quella appunto di agire come barriera difensiva, creando un ambiente inospitale agli agenti patogeni, modificando il pH intestinale e riducendo i substrati che favoriscono la proliferazione di questi batteri nocivi. Questi batteri, di cui si contano 500 specie differenti, si possono dividere in “buoni” (non patogeni) e nocivi (patogeni). Nell’intestino le specie buone sono prevalenti e ne assicurano l’equilibrio nonostante la presenza di quelle nocive. Questo stato di equilibrio prende il nome di eubiosi, letteralmente “benefico per l’organismo”, mentre per disbiosi si intende un’alterazione della flora batterica intestinale dovuta a un aumento indisturbato dei ceppi patogeni e a una diminuzione di quelli salutari.

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale?

Ecco un breve elenco dei “campanelli d’allarme” utili a riconoscere la disbiosi intestinale:

  • Stitichezza
  • Diarrea
  • Gonfiore o dolore addominale
  • Reflusso gastroesofageo
  • Aria e ed eccessiva produzione di gas intestinali
  • Presenza di muco nelle feci
  • Infezioni genitali ricorrenti come la candidosi vaginale
  • Prurito e sfoghi della pelle come acne, psoriasi, rosacea
  • Carenze nutritive soprattutto di vitamine e minerali
  • Intolleranze alimentari
  • Aumentata suscettibilità ad infezioni e allergie
  • Malattie autoimmuni (Artrite reumatoide, Tiroidite di Hashimoto, Celiachia, Diabete tipo 1…)
  • Stress cronico
  • Scarsa concentrazione e malessere generale senza apparente motivo
  • Disturbi del sonno e cambiamenti dell’umore
  • Ridotta efficienza fisica

Nel caso si avvertano alcuni dei sintomi sopra citati è importante non trascurarli ma fare una verifica dello stato di salute del proprio benessere intestinale. Il test Inflora Scan risponde a questa esigenza.

Inflora Scan: il test del microbiota intestinale per il tuo benessere

campagna test microbiota intestinaleL’Inflora Scan consente di indagare lo stato di salute dell’intestino attraverso la valutazione di:

  • Equilibrio del microbiota intestinale attraverso l’analisi microbiologica delle feci
  • Infiammazioni intestinali: attraverso il marker della Calprotectina
  • Capacità digestiva per sapere in quale funzione del processo vi siano eventuali alterazioni e avere un’idea precisa di come intervenire in caso di disturbi digestivi.
  • Permeabilità intestinale per indagare se la parete dell’intestino ha subito danni ripetuti nel tempo che non le consentono di riuscire più né ad assorbire propriamente i nutrienti né a trattenere al suo interno le varie sostanze tossiche.
  • Presenza di parassiti per capire vi siano parassiti intestinali che impediscono il corretto assorbimento dei nutrienti e smaltimento delle tossine ed infezioni gravi che possono causare una occlusione intestinale.

L’esame del microbiota intestinale viene eseguito su campioni di feci e urine e i referti presentano, oltre ai risultati analitici, anche un’accurata e sicura interpretazione medica con i consigli alimentari e un protocollo specifico di riequilibrio della flora batterica da seguire. Vengono invece rimandate al medico curante le decisioni terapeutiche.

Regala salute: una nuova idea di dono, con il 20% di sconto a Natale!

NatrixLab ti offre la possibilità di prenderti cura dei tuoi cari mediante un gesto di affetto all’insegna del benessere e della prevenzione: abbiamo voluto chiamarlo Regala Salute.
Grazie a questa iniziativa potrai andare presso il centro Natrix più vicino a casa tua e regalare a chi vuoi uno dei test NatrixLab oppure una consulenza nutrizionale.

Come funziona Regala Salute?

Il funzionamento di Regala Salute è molto semplice, eccolo spiegato in pochi punti:

  1. Vai presso il centro Natrix più vicino a te
  2. Indica quale test o quale protocollo nutrizionale desideri regalare
  3. Lascia i tuoi dati e corrispondi l’importo del servizio
  4. Ti verrà consegnata una confezione con all’interno il voucher che consegnerai alla persona alla quale intendi fare il regalo
  5. Per usufruire del regalo è necessario andare presso lo stesso centro convenzionato e consegnare il voucher entro quattro mesi dalla data di emissione.

Dove acquistarlo?

Per usufruire di Regala Salute clicca sul bottone qui sotto: verrai indirizzato a un modulo di richiesta informazioni nel quale dovrai inserire i tuoi dati e indicare il servizio, ti indicheremo il Centro NatrixLab più vicino!

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Natrix raccoglie le sfide del self care a Cosmofarma 2017

Il ‘super paziente’: mostro da gestire o opportunità da cogliere?

C’è una creatura teorizzata da tempo nei libri di healthcare marketing, che entra con sempre maggiore frequenza in farmacia, e che a Cosmofarma 2017 è stata oggetto di studio e analisi: il ‘super paziente’.

Tracciamone un identikit, per riconoscerlo al volo al di là del bancone: cerca in internet informazioni sulla salute, decide autonomamente il trattamento, ha una scarsa aderenza alla terapia perché si illude di essere sufficientemente informato e se la aggiusta da sé.

Dal convegno ‘Le sfide del self care: innovazione, empowerment responsabile, supporto alla sostenibilità del sistema sanitario‘, fra le altre cose è emerso che:

  • La salute è al primo posto fra i 10 argomenti più ricercati sul web, e sono 8,4 milioni gli italiani che usano le tecnologie mobile per cercare informazioni;
  • Il 69% dei pazienti decide autonomamente il proprio trattamento;
  • L’aderenza media alla terapia è del 45,8%.

In sostanza, su 10 persone che entrano in farmacia, 7 sono seguaci del ‘ghe pensi mi in fatto di salute, e data la scarsa fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale (gli italiani che si fidano del SSN sono il 17,3%), con buona probabilità abbiamo di fronte una persona che si è già fatta un’idea propria barcamenandosi fra fonti quasi mai affidabili.

Come comportarsi di fronte a persone che, sulla scorta di un complottismo diffuso, tendono a fidarsi poco di professionisti che, in ogni ramo dello scibile umano compresa la salute, potrebbero essere emissari di poteri più o meno occulti, quando non ingranaggi di macchine con l’unico scopo di lucrare sulla buona fede dei cittadini?

Hai voglia di fare la differenza? Fornisci risposte autorevoli con i test di laboratorio!

diagnostica_kitIl ciclo di acquisto di un cliente che entra in farmacia è composto da varie fasi, di cui la prima è l’ispirazione: in base alle informazioni che sono state acquisite su internet, sui mezzi di comunicazione di massa, o tramite il passaparola, si entra in farmacia con l’idea di aver bisogno una serie di rimedi per risolvere un determinato disturbo.

Il ruolo chiave del farmacista, a questo punto, è esplicare la propria competenza e professionalità nell’accompagnare il cliente lungo le fasi successive, che sono la formazione e il paragone.

In sintesi: il farmacista spiega al cliente l’azione del rimedio, e in base alla relazione che riesce a instaurare nel vincere la sua iniziale diffidenza e nell’ascoltarne i reali bisogni (perché siamo consapevoli della differenza fra domanda e bisogno, vero?), lo guida nella scelta del prodotto più appropriato.

È proprio in questa fase del processo che entra in scena la diagnostica: i test diagnostici di laboratorio sono lo strumento definitivo a disposizione del farmacista per acquisire autorevolezza e differenziarsi dalle altre fonti di informazione, nella misura in cui vanno a quantificare con i crismi della scientificità eventuali squilibri o carenze.

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Esempio: alla signora che chiede alimenti senza glutine perché ritiene che la facciano ingrassare e le arrechino disturbi, perché non consigliare un test per la sensibilità al glutine non celiaca, in modo da capire esattamente di quale natura sia il disturbo, quantificarlo, e individuare il corretto regime alimentare?

Altro esempio: allo sportivo che ritiene necessario assumere opercoli di Omega-3 senza sapere bene il perché, non si potrebbe consigliare un test lipidomico, che vada a misurare gli acidi grassi delle membrane cellulari allo scopo di capire di quale integratore abbia effettivamente bisogno?

Lasciamo al lettore applicare tale chiave di lettura alla numerosa casistica del proprio bagaglio di esperienza: ciò che a noi importa, qui, è sottolineare il fatto che la diagnostica apre notevoli opportunità ai professionisti della salute, ed è la chiave per valorizzare il ruolo del farmacista di fronte a una clientela diffidente e disorientata, quando non supponente.

Insomma: col ‘super paziente’, volenti o nolenti, tocca fare amicizia.

Non hai visto il nostro stand? Mettiti comodo, te lo raccontiamo.

A Cosmofarma 2017, nel proprio stand di 64 metri quadrati, Natrix ha voluto ricreare una farmacia, per mettere in scena, rappresentandolo, il ruolo della diagnostica nel lavoro quotidiano del farmacista.

Al centro il bancone; i tre lati aperti per invitare il visitatore a camminare fra scaffali dedicati alla salute della pelle, agli integratori per sportivi, ai probiotici, e così via.

Su ogni scaffale, fra scatole bianche di cartone a simboleggiare i prodotti normalmente presenti sui ripiani, i kit di prelievo Natrix correlati ai rimedi in vendita: il kit Anti Age a fianco dei prodotti dermocosmetici, quello di Biochimica Clinica a fianco dei prodotti per sportivi o per quelli inerenti alla salute cardiovascolare, quello del Benessere Intestinale in corrispondenza di integratori e probiotici, e così via.

Presenza ormai irrinunciabile in farmacia, è stato ricreato anche l’angolo per le consulenze nutrizionali, con le vetrinette con strumenti innovativi quali activity tracker, bilance impedenziometriche, smartwatch. Facendo infatti seguire al test diagnostico la consulenza nutrizionale, grazie a Natrix il farmacista può accreditarsi come soggetto titolato a prendersi cura della salute della propria clientela.

Nell’unico lato chiuso abbiamo voluto ricreare un’ideale vetrina della farmacia dei servizi: al centro un pannello retroilluminato con tutti i servizi che si potrebbero proporre in farmacia grazie alla collaborazione con Natrix, ai lati vetrine con in bella mostra il materiale di merchandising a disposizione dei nostri clienti.

In fiera abbiamo messo in scena cosa possa fare la diagnostica per la farmacia dei servizi: non hai avuto la possibilità di venirci a trovare?

Contattaci, te lo spieghiamo!

Grazie a Natrix, la farmacia si evolve a Cosmofarma 2017

Bisogni dei pazienti e punti di forza della farmacia

L’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone sta cambiando: oggi non si ricorre più alla cura (e anche alla farmacia) solo quando si manifestano i disturbi, ma ci si focalizza sulla prevenzione, affiancando al tradizionale approccio del ‘recupero della salute’ quello del ‘mantenimento del benessere’.

In questo contesto la farmacia, se da un lato deve affrontare la sfida della concorrenza con nuovi canali di vendita, dall’altro ha l’opportunità di valorizzare il proprio ruolo di primo presidio sanitario affidabile e accessibile nel soddisfare i bisogni del paziente di oggi.

La presenza di Natrix a Cosmofarma 2017 ha l’obiettivo di spiegare  come valorizzare, grazie ai servizi diagnostici, i punti di forza della farmacia, ovvero:

  • Distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale;
  • Nessuna attesa o prenotazione;
  • Professionalità e preparazione;
  • Fiducia e familiarità.

Grazie alla diagnostica Natrix, non solo farmaci ma servizi e consulenze!

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Grazie ai test diagnostici di laboratorio, il farmacista ha la possibilità di aprire un dialogo con la propria clientela e accreditarsi come consulente della salute. In particolare, un servizio diagnostico:

  • Apre il dialogo con i pazienti;
  • È propedeutico a suggerimenti e rimedi;
  • È ricorrente;
  • Innesca il passaparola;
  • È la via per capire le cause di piccoli disturbi ricorrenti;
  • Produce una forte soddisfazione e fidelizza i pazienti.

Presso lo stand Natrix, sarà possibile approfondire le sei famiglie di test diagnostici, capirne le prerogative, e scoprire come proporli in modo efficace alla clientela: è possibile prenotare un appuntamento mediante questo modulo.

 

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