NatrixLab a Cosmofarma 2026: come trasformare la diagnostica in una leva di crescita per la Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2026: come trasformare la diagnostica in una leva di crescita per la Farmacia

Negli ultimi anni, la Farmacia dei Servizi è diventata una realtà sempre più consolidata.
Ma oggi la vera sfida non è più offrire servizi…è farli diventare un motore di crescita.

Marginalità, fidelizzazione, posizionamento: sono queste le leve su cui si gioca il futuro della farmacia.

In questo scenario, la diagnostica non rappresenta semplicemente un servizio aggiuntivo, ma una vera e propria strategia.

Una strategia che non solo si vende, ma fa vendere.

L’esperienza NatrixLab dimostra come l’integrazione strutturata della diagnostica in farmacia permetta di ottenere risultati concreti:

  • icona marginalità aumentare la marginalità
  • icona posizionamento migliorare il posizionamento
  • icona marketing attivo sviluppare un marketing attivo e propositivo
  • icona fidelizzazione fidelizzare il cliente attraverso un percorso salute

Non si tratta più solo di proporre un test, ma di costruire un percorso:
flusso paziente in farmacia e vantaggi a cosmofarma 2026

COSA PORTIAMO A COSMOFARMA 2026

A Cosmofarma 2026 NatrixLab presenta un nuovo modo di interpretare la diagnostica in farmacia.

Uno spazio pensato non solo per mostrare i nostri servizi, ma per far vivere un modello operativo replicabile, che accompagna la farmacia in tutte le fasi:

  • come proporre il test
  • come gestire il campione
  • come presentare il referto al paziente
  • come trasformare il risultato in consiglio e vendita
  • come costruire fidelizzazione nel tempo

LE NOVITÀ 2026

Durante la fiera verranno presentate le nuove soluzioni diagnostiche NatrixLab, sviluppate per rispondere ai bisogni emergenti dei pazienti e alle nuove opportunità di mercato per la farmacia.

Un focus particolare sarà dedicato ai nuovi approcci legati a:

  • longevità e invecchiamento cellulare
  • Valutazione di diverse tipologie di intolleranze alimentari

NON SOLO TEST: UN SISTEMA COMPLETO

Uno degli elementi distintivi di NatrixLab è l’approccio integrato: non ci limitiamo a fornire test diagnostici, ma mettiamo a disposizione della farmacia un sistema strutturato per generare valore nel tempo.

Un modello che permette di semplificare la gestione operativa, aumentare l’efficacia commerciale e costruire un vero percorso con il paziente.

Nel concreto, la farmacia può contare su:

  • un service di laboratorio completo, che gestisce tutte le fasi del processo, dalla raccolta del campione alla refertazione
  • una gestione operativa semplificata, in cui la farmacia si occupa della raccolta del campione mentre tutta la logistica e il processo analitico sono gestiti da NatrixLab
  • una piattaforma digitale centralizzata (Easylab), che consente di gestire ordini, referti, logistica, privacy e pazienti in modo rapido e organizzato
  • referti ad alto valore clinico, completi di interpretazione e consigli personalizzati su nutrizione, integrazione e stile di vita
  • un servizio clienti dedicato e consulenza medico-scientifica, per supportare la farmacia nella scelta dei test e nella gestione dei referti
  • un supporto marketing e formativo continuo, per aiutare la farmacia a proporre attivamente i servizi, sviluppare nuova clientela e aumentare il valore medio del paziente
  • un controllo diretto della filiera diagnostica, grazie alla produzione interna di kit e supporti analitici, a garanzia di qualità, affidabilità e continuità

Un sistema pensato per rendere la farmacia autonoma e performante nel tempo.

LA FARMACIA DEL FUTURO

Il ruolo della farmacia sta cambiando rapidamente.

Il paziente non cerca più solo un prodotto, ma un punto di riferimento in grado di orientarlo, consigliarlo e accompagnarlo nel tempo.

In questo scenario, la differenza non la fa chi vende di più, ma chi riesce a costruire una relazione.

La farmacia evolve quando passa:

  • da vendita → a consulenza
  • da prodotto → a percorso
  • da bisogno occasionale → a relazione continuativa

La diagnostica rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti per guidare questa trasformazione, perché consente di partire da un dato oggettivo, costruire un consiglio personalizzato e sviluppare un percorso che genera valore per il paziente e per la farmacia.

Non è più solo un servizio.
È un nuovo modo di fare farmacia.

DOVE TROVARCI

Ti aspettiamo a Cosmofarma 2026!

Stand C3-D4 padiglione 29

Orari visita:

  • venerdì 8 maggio: 9.00-18.00
  • sabato 9 maggio: 9.00-18.00
  • domenica 10 maggio: 9.00-17.00

Vieni a scoprire come trasformare la diagnostica in una vera strategia di crescita per la tua farmacia.

Se non hai ancora il tuo biglietto, accedi all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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NatrixLab a Cosmofarma 2025 presenta: La Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2025 presenta: la Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni, la Farmacia dei Servizi è diventata una realtà consolidata. Oggi, più che mai, la Farmacia rappresenta il primo punto di riferimento per la salute sul territorio.
Per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini, è fondamentale che la Farmacia si evolva, offrendo servizi innovativi e mirati alla prevenzione e al benessere.
In questo contesto, la Diagnostica proposta da NatrixLab si configura come uno strumento strategico per la crescita della Farmacia. La nostra esperienza ultra-decennale dimostra come l’integrazione di questi servizi, in affiancamento all’attività tradizionale, porti a quattro risultati chiave:

  1. Aumento Marginalità
  2. Miglioramento del posizionamento di Marketing
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2025, un consulente NatrixLab sarà a disposizione per illustrare il percorso di sviluppo della Farmacia attraverso i nostri servizi. Vieni a trovarci nel nostro stand e scopri le soluzioni più adatte alle tue esigenze.

Le Aree espositive

Quest’anno, NatrixLab celebra 25 anni di innovazione nella Diagnostica e Nutrizione, consolidando la sua posizione come partner strategico per le Farmacie. Per l’occasione, abbiamo allestito spazi espositivi dedicati a:

  • LA NOSTRA STORIA: Uno spazio per ripercorrere la nostra storia, fatta di impegno, passione e innovazione. Un’occasione speciale per celebrare insieme 25 anni dedicati alla salute, ai traguardi raggiunti e a quelli ancora da conquistare.
  • DIAGNOSTICA: Uno degli aspetti chiave per la Farmacia moderna è l’introduzione di servizi diagnostici erogati da un laboratorio certificato. Presso il nostro stand, presenteremo la gamma di test diagnostici più ampia sul mercato, illustrando i vantaggi di un’offerta mirata alla prevenzione e al benessere del cliente.
  • NUTRIZIONE: Molti dei referti delle analisi NatrixLab includono consigli nutrizionali e di integrazione personalizzati, offrendo un supporto concreto ai Farmacisti per guidare il paziente verso un percorso di benessere mirato.
  • NOVITA’ 2025: NatrixLab amplia la sua offerta con nuovi esami diagnostici, per rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze di prevenzione e salute della popolazione.
  • COME VENDERE LA DIAGNOSTICA IN FARMACIA: Un’area interamente dedicata a come proporre i test in Farmacia, con esempi pratici di esposizione e strategie per massimizzare il coinvolgimento del cliente.

La Farmacia del Futuro: Diagnostica, Nutrizione e Consulenza

L’integrazione tra Diagnostica e Nutrizione NatrixLab e la consulenza del Farmacista permette di elevare il ruolo della Farmacia, trasformandola nel principale presidio sanitario del territorio, con un focus concreto sulla prevenzione e il benessere del cliente.

Vieni a trovarci allo stand C3-D4 padiglione 29 per scoprire tutte le novità di Cosmofarma 2025!

Orari visita:

  • venerdì 11 aprile: 9.00-18.00
  • sabato 12 aprile: 9.00-18.00
  • domenica 13 aprile: 9.00-17.00

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INSULINO RESISTENZA: SINTOMI, CAUSE E DIAGNOSI

Cos’è l’insulino resistenza

L’insulina è un ormone scoperto circa 100 anni fa con il compito di regolare i livelli di zucchero nel sangue, regolare la vasodilatazione, la crescita cellulare e il metabolismo delle proteine.

Quando la reattività del tessuto bersaglio allo stimolo insulinico è ridotta, si parla di resistenza all’insulina (insulino resistenza), una condizione fisiopatologica complessa che comporta:

  • Ridotta sensibilità all’insulina delle cellule (le cellule risultano ‘’sorde’’ all’ormone)
  • Ridotta capacità di inibire la produzione di glucosio
  • Ridotta Stimolazione dell’eliminazione periferica di glucosio

Queste situazioni sono spesso accompagnate ad un eccesso di insulina nel sangue (iperinsulinemia) necessaria per mantenere a livelli accettabili lo zucchero nel sangue.

In pratica, quando la glicemia ematica sale dopo un pasto, il pancreas produce l’insulina, che, una volta attivata e immessa nel sangue, ha il compito di abbassare a livelli fisiologici il glucosio ematico. Quando, però, le cellule bersaglio dell’insulina rimangono ‘’sorde’’ all’azione dell’ormone, queste non possono far entrare glucosio al loro interno, il quale rimane nel circolo ematico causando un aumento della glicemia. Nel frattempo le cellule β del pancreas, che si trovano in particolari aree del pancreas (Isole di Langherans) continuano a produrre insulina per abbassare la glicemia.

Questo circolo vizioso non può che sfociare in un aumento sia dell’ormone insulina che dello zucchero nel sangue, causando nel lungo periodo il diabete mellito di tipo 2 (DM2).

L’Insulino resistenza comporta inoltre un accumulo anomalo di lipidi e aumento delle attività di decomposizione dei lipidi stessi negli adipociti (cellule deputate all’accumulo di grasso), condizioni che portano inevitabilmente a quella che viene definita sindrome metabolica (SM).

Sindrome metabolica

La SM, detta anche sindrome da insulino-resistenza o sindrome x, è caratterizzata dalla presenza contemporanea di almeno 3 delle 5 condizioni:

  • Glicemia: >100 mg/dl
  • Circonferenza addominale (indicativa della quantità di grasso depositato in zona addominale): >102 cm per gli uomini e >88 cm per le donne
  • Pressione: > = 130/85 mmHg
  • Trigliceridi: >= 150 mg/dl
  • Colesterolo HDL: <40 mg/dl per gli uomini e <50 mg/dl per le donne

Tenere monitorati questi parametri è importante perché rappresentano fattori di rischio cardiovascolare, sia nel caso in cui si sia a rischio, sia nel caso in cui la diagnosi di SM sia già stata effettuata.

È importante però sottolineare che questi valori non sono universalmente accettati, probabilmente per le differenze genetiche, economiche e di stili di vita che appartengono ad ogni Paese.

Insulino Resistenza e malattie metaboliche

L’insulino resistenza è un potente fattore di rischio per l’insorgenza e lo sviluppo di diverse patologie croniche, elencate qui di seguito:

malattie metaboliche correlate all'insulino resistenza Fonte: The crucial role and mechanism of insulin resistance in metabolic disease, Front Endocrinol (Lausanne). 2023

DIABETE MELLITO: A differenza del diabete mellito di tipo 1 di origine autoimmune, il DM2 è caratterizzato da una difettosa secrezione di insulina da parte di cellule specializzate del pancreas. In condizioni normali, l’aumento del glucosio ematico successivo all’ingestione di cibo comporta il rilascio dell’ormone necessario per mantenere la normale tolleranza al glucosio. Con l’insulino resistenza, l’ipernutrizione continua innesca un circolo vizioso di iperinsulinemia e resistenza all’insulina, che alla fine porta all’esaurimento delle cellule beta del pancreas. Esistono numerose prove che suggeriscono che sia l’insulino resistenza che il DM2 sono associati all’obesità, in particolare all’elevata percentuale di grasso intra-addominale e intraepatico, fattore di primaria importanza per lo sviluppo di malattie metaboliche.

TUMORE: Numerose evidenze sperimentali, epidemiologiche e cliniche suggeriscono che l’insulino resistenza e l’iperinsulinemia sono positivamente associate all’aumento dello sviluppo di alcuni tipi di tumore, come quello alla mammella, colon retto, prostata, pancreas, corticosurrenale ed endometrio. Inoltre, uno studio osservazionale ha evidenziato che un elevato HOMA-IR è associato a mortalità per tutte le cause, soprattutto nelle donne in postmenopausa. Sebbene i meccanismi biologici alla base di queste associazioni non siano ancora ben chiariti, è chiaro che l’insulino resistenza è strettamente associata ad un aumento del grasso viscerale e ad infiammazione sistemica, fattori che favoriscono la creazione di un ambiente prono alla tumorigenesi. Studi recenti sottolineano l’importanza della relazione tra microbiota intestinale, insulino resistenza e cancro, a causa della disbiosi intestinale.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI (CVD): Studi recenti evidenziano che l’insulino resistenza è un fattore di rischio chiave per le malattie cardiovascolari (CVD) e cerebrovascolari in diverse popolazioni, con o senza diabete. La forte associazione tra insulino resistenza e CVD può essere dovuta al fatto che il cuore è un organo bersaglio per l’insulina, che richiede un maggiore consumo energetico. Quando si verifica insulino resistenza, la normale funzione del cuore viene compromessa, aumentando l’incidenza di CVD.

STEATOSI EPATICA NON ALCOLICA (NAFLD): La NAFLD è caratterizzata da un eccessivo accumulo di lipidi nelle cellule del fegato (epatociti). È stato riscontrato che un’elevata insulino resistenza è il predittore più importante della NAFLD sia nei soggetti obesi che magri. Gli studi hanno dimostrato che i livelli sierici di insulina sono fortemente associati all’infiammazione epatica. L’iperinsulinemia può aumentare la lipogenesi epatica e contribuire all’accumulo di lipidi, impedendo la capacità dell’insulina di inibire la produzione epatica di glucosio. Il rischio di sviluppo di DM2 è maggiore nei pazienti con NAFLD.

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO (PCOS): La PCOS è una malattia endocrina ginecologica complessa, caratterizzata da iperandrogenismo, menoxenia, disfunzione ovulatoria e infertilità. Uno studio su adolescenti obese indica che una PCOS associata ad alti livelli di androgeni presenta il maggior grado di insulino resistenza e infiammazione. Un dato allarmante è che l’insulino resistenza ha effetti deleteri a lungo termine sul metabolismo delle donne con PCOS e, indipendentemente dall’obesità, il 50% dei pazienti con PCOS sviluppa insulino resistenza.

Cause dell’insulino-resistenza

La patogenesi dell’insulino resistenza è il risultato dell’interazione tra fattori ambientali (obesità, utilizzo di farmaci e invecchiamento) e genetici (mutazioni: struttura anormale dell’insulina, difetti genetici nel sistema di segnalazione dell’insulina, ecc.). È dunque importante sottolineare che il nostro stile di vita è il modo migliore per prevenire l’insulino resistenza. Infatti, l’insulino resistenza indotta da obesità comporta un assorbimento aumentato di glucosio nel tessuto epatico e nei muscoli scheletrici, inibendo la produzione epatica di glucosio e aumentando l’infiltrato adipocitario a livello di fegato e muscoli. Negli individui obesi, soprattutto quelli con obesità addominale, l’aumento del tessuto adiposo tende ad essere più lipolitico, con conseguente aumento dei livelli di acidi grassi liberi e accumulo di grasso tra le cellule. Questi grassi liberi possono aumentare l’infiammazione cronica e il rilascio di fattori proinfiammatori (TNF-α, IL-6 e PCR) che causano insulino resistenza a livello del fegato, nel muscolo e nel tessuto adiposo. Anche l’invecchiamento è un fattore importante nell’aumentare la suscettibilità all’insulino resistenza, poiché con l’avanzare dell’età si verifica una diminuzione della secrezione di insulina e una progressiva riduzione della tolleranza al glucosio, nonché un aumento dell’insulino resistenza dovuto a sarcopenia, eccesso di adiposità e osteoporosi.

Diagnosi e sintomi associabili all’insulino resistenza:

Per fare una diagnosi di insulino resistenza esistono 3 metodi principali:

  1. Test di Intolleranza al Glucosio (carico orale da glucosio): vengono somministrati 75g di glucosio puro per via orale e dopo 2 ore vengono misurati i livelli di glucosio del sangue
  2. Indice HOMA, specifico per l’insulino resistenza
  3. Misurazione diretta di insulina nel sangue a digiuno
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Ci sono però sintomi e segni, tra i quali:

  • Fame
  • Letargia
  • Difficoltà di concentrazione
  • Pressione elevata
  • Alti livelli di colesterolo
  • Aumento di peso, soprattutto aumento della circonferenza addominale

Non sempre i sintomi e i segni sono evidenti; molto spesso la diagnosi avviene in modo casuale, durante esami specialistici prescritti per altre motivazioni, oppure grazie all’osservazione attenta del professionista che individua fattori di rischio noti (peso corporeo, BMI, accumulo di tessuto adiposo a livello del ventre e dislipidemia).

Trattamento dell’insulino resistenza

Lo stile di vita moderno è caratterizzato da un ridotto dispendio energetico, consumo di cibo spazzatura, orari dei pasti irregolari e stress psicologico cronico. Modificare lo stile di vita è di primaria necessità, innanzitutto attraverso una perdita di peso: è sufficiente perdere tra il 7-10% del proprio peso per ottenere risultati tangibili. È importante anche praticare attività fisica: 150 minuti di esercizio fisico di moderata intensità a settimana sono molto efficaci nella prevenzione e nel trattamento dell’insulino resistenza e del DM2. I trattamenti farmacologici dovrebbero essere utilizzati solo come ultima risorsa e non come primo e unico approccio.

BIBLIOGRAFIA:

  • Xuefei Z et al, The crucial role and mechanism of insulin resistance in metabolic disease, Front Endocrinol (Lausanne). 2023
  • Bugianesi E et al, Insulin resistance: a metabolic pathway to chronic liver disease. Hepatology (2005)
  • Park SE et al, Biomarkers of insulin sensitivity and insulin resistance: Past; present and future. Crit Rev Clin Lab Sci (2015)
  • Milburn et al, Application of metabolomics to diagnosis of insulin resistance. Annu Rev Med (2013)
  • Younossi ZM et al, The global epidemiology of NAFLD and NASH in patients with type 2 diabetes: A systematic review and meta-analysis. J Hepatol (2019)

NatrixLab a Cosmofarma 2024 presenta: La Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2024 presenta: la Diagnostica e la Nutrizione come Strategia di sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni si è finalmente aperto il sipario sulla Farmacia dei Servizi.
E’ infatti ormai imprescindibile che la Farmacia rappresenti il primo punto di riferimento della salute sul territorio.
Per soddisfare le nuove esigenze del cittadino, la Farmacia deve quindi porre sempre più attenzione sulla proposta di servizi innovativi mirati alla prevenzione e alla salute delle persone.

E’ proprio in questo contesto che si inseriscono la Diagnostica e i Servizi Nutrizionali di NatrixLab, come veri e propri elementi strategici per lo sviluppo della Farmacia.
La nostra esperienza oramai più che decennale insegna che una attenta progettualità nell’inserimento di questi servizi in Farmacia, in affiancamento alle tradizionali attività, porta a 4 risultati fondamentali:

  1. Aumento Marginalità
  2. Migliora il posizionamento
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2024 un consulente NatrixLab le potrà illustrare come iniziare il percorso di sviluppo della sua Farmacia grazie ai nostri Servizi, accompagnandola all’interno del nostro Stand.

NatrixLab ha realizzato nel proprio stand aree dedicate per rappresentare diverse concezioni di utilizzo dei servizi all’interno di una Farmacia, in particolare:

  • DIAGNOSTICA: Uno degli aspetti più importanti è l’utilizzo di servizi diagnostici in Farmacia, per poter proporre alla propria clientela delle vere e proprie analisi di laboratorio certificate mirate alla prevenzione e al benessere della persona. A questo proposito nel proprio stand NatrixLab mostrerà tutti i suoi Test Diagnostici a disposizione della Farmacia (NatrixLab propone la gamma di analisi più ampia presente sul mercato), mostrando anche come proporre un servizio di questo tipo e tutti i vantaggi che ne conseguono
  • NUTRIZIONE: Il secondo spazio è rivolto ai servizi nutrizionali, in merito a questo NatrixLab oltre alla diagnostica propone infatti il servizio NU.NA, ovvero il Nutrizionista Natrix in Farmacia, che effettua visite nutrizionali e di controllo seguendo i pazienti all’interno della Farmacia.
  • NOVITA’ 2024: Un terzo spazio è rivolto alle novità proposte per il 2024 che si possono riassumere con 2 parole chiave:
    • Consigli post-esame: presenteremo tutte le novità inserite nel nuovo concept dei referti, che oltre ad una presentazione grafica più chiara e accattivante, forniranno dei consigli post-esame per supportare il Farmacista nel fornire la consulenza al paziente
    • Formazione Dedicata: Attraverso la nostra divisione Natrix Academy, la Farmacia Partner potrà accedere ai corsi di formazione dedicata, per un approfondimento sia scientifico, su diverse problematiche e ai Test Diagnostici, sia commerciale con una formazione di vendita dei vari servizi

L’unione quindi dei servizi diagnostici e nutrizionali NatrixLab con la Consulenza del Farmacista, eleva il posizionamento della Farmacia, che diventa ancor di più il primo presidio sanitario del territorio e l’unico ad occuparsi di prevenzione e benessere del cliente.

Venga a trovarci al nostro stand C3-D4 padiglione 29 per conoscere le nostre soluzioni!

Orari visita:

  • venerdì 19 aprile: 9.00-18.00
  • sabato 20 aprile: 9.00-18.00
  • domenica 21 aprile: 9.00-17.00

Se non avesse ancora fatto il biglietto può accedere all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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ASSE INTESTINO CERVELLO: IL SUO RUOLO NELLA SALUTE

Cosa si intende per “asse intestino cervello”?

Con il termine asse intestino cervello si intende la delicata comunicazione bidirezionale costante tra il tratto gastrointestinale e il cervello, i quali sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Non a caso infatti nel linguaggio di tutti  i giorni si parla di farfalle nello stomaco, sensazione di pancia, parlare di pancia. Nonostante questo, solo recentemente gli scienziati hanno iniziato a studiare a fondo i meccanismi che legano questi due distretti apparentemente lontani. La comunicazione tra intestino e cervello è il fulcro di un’area di ricerca che nell’ultimo trentennio sta prendendo piede, la gastroenterologia, la quale affronta i problemi gastrointestinali anche dal punto di vista dell’interazione tra apparato digerente e sistema nervoso e che sta portando a nuovi sviluppi e nuove opzioni terapeutiche.

Sono sempre più numerose le evidenze scientifiche che sottolineano la stretta correlazione tra microbiota e cervello. Ma facciamo un passo indietro.

Il microbiota intestinale e il suo ruolo nella nostra salute

Nel nostro organismo vivono numerosissime colonie di organismi, come batteri, virus e funghi, che vanno a costituire il microbiota umano (spesso confuso erroneamente con il termine microbioma, il quale, quest’ultimo, sta ad indicare l’insieme del materiale genetico dei microrganismi). La maggior parte di questi organismi risiede nel nostro intestino, sulla pelle, nel cavo orale; ma in realtà ogni distretto del nostro corpo possiede un proprio pool di microrganismi caratteristico. Giusto per dare un’idea: se pesassimo tutti i microrganismi che abitano il nostro corpo arriveremo a circa 1,5-2kg, di cui circa la metà compone il nostro microbiota!

Batteri comunicato nell'asse intestino cervello

Per numerosità di microrganismi e impatto sulle funzioni del nostro corpo, il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale per la nostra salute, partecipa ad una serie di funzioni importantissime per il nostro organismo. Oggi sappiamo che il microbiota è un super organismo, un super organo che vive in simbiosi con noi nel nostro apparato digerente, dalla bocca all’ano, che ci permette di mantenerci in salute in cambio di ospitalità che noi gli offriamo. Per numerosità di microrganismi e impatto sulle funzioni del nostro corpo, il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale per la nostra salute. Il microbiota si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita, e inizia a colonizzare il neonato fin da subito ma in modo differente in base alla modalità del parto: se avviene per via vaginale, i primi batteri con cui il neonato verrà a contatto saranno quelli vaginali e poi cutanei; con il taglio cesareo, i primi batteri che lo colonizzeranno saranno quelli cutanei della zona periareolare durante l’allattamento.

Come precedentemente descritto, il microbiota intestinale contiene circa 1kg di batteri, poco meno del peso del nostro cervello. Ma quello che è realmente importante per la nostra salute è il numero e il tipo di batteri di cui è costituito. Ci sono infatti batteri che possiamo definire ‘’nostri alleati’’ perché promuovono la risposta immunitaria, sono in grado di ridurre l’infiammazione, prevengono od ostacolano l’insorgenza di molte patologie; altri invece svolgono un ruolo opposto. Inoltre, si parla di intestino eubiotico, in generale di eubiosi, quando tutte le specie batteriche che lo popolano sono in equilibrio tra loro: in questo caso il nostro intestino è in salute, la biodiversità è elevata e dunque è maggiore l’effetto protettivo sul nostro organismo. In caso contrario si parla di disbiosi e l’effetto protettivo che gioca un intestino sano non viene più esplicato, ma, al contrario, può favorire l’insorgenza di alcune patologie non solo intestinali, ma anche immunologiche, metaboliche, oncologiche e neuropsichiatriche.

Come funziona l’ asse intestino cervello?

Gli studi scientifici si sono spinti oltre, andando a svelare i meccanismi che stanno alla base della profonda connessione dell’ asse intestino cervello. Ebbene, questi hanno dimostrato come il nostro microbiota sia in grado di modulare la risposta allo stress, lo stato infiammatorio del nostro organismo, il tono dell’umore, l’ansia, l’appetito ed alcune funzioni cognitive. Infatti il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio acidi grassi a catena corta, citochine e neurotrasmettitori, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.

Non si può non citare il ruolo importantissimo che gioca il nervo vago in questa interconnessione dell’ asse intestino cervello. Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico e via di comunicazione fondamentale tra cervello e intestino, che partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali che avvengono tra i due (perturbazioni del vago possono comportare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative oppure alcune patologie gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile).

Come valutare l’equilibrio del proprio intestino?

Per valutare la salute intestinale è fondamentale eseguire un semplice test delle feci e delle urine che permette di valutare la presenza di disbiosi, infiammazione, permeabilità intestinale, composizione del microbiota, presenza parassiti ed efficacia digestiva. Oltre a questo in aggiunta è possibile anche valutare l’intolleranza o l’allergia a qualche alimento (o composti alimentari). Questo perché, se si è intolleranti a un alimento o se quest’ultimo è elaborato o addizionato di sostanze chimiche nocive, o se è un alimento che infiamma, il GALT (il sistema immunitario associato all’intestino) reagisce contrastando l’entrata in circolo e verrà attivata una risposta di tipo infiammatorio e immunologica.

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Come posso agire per migliorare il mio equilibrio?

mamma e figlia seguono stile di vita sano per il microbiota intestinale
Questi test diagnostici consentono di agire in modo specifico sul problema attraverso il miglioramento del corretto stile di vita (dieta corretta, attività fisica, rispetto dei ritmi circadiani) e l’assunzione eventuale di integratori così da ripristinare il corretto equilibrio. Da ricordare, infine, vi è il fatto che i fattori che determinano la composizione del nostro microbiota sono molteplici, alcuni dei quali non modificabili (età, fattori genetici, allattamento al seno, modalità di parto), ma i principali determinanti della composizione microbica intestinale vi sono la dieta e lo stile di vita. La western diet (dieta occidentale ricca di prodotti trasformati) ed uno stile di vita sedentario, sono associati allo sviluppo di obesità e patologie metaboliche, nonché a microrganismi che promuovono l’infiammazione. Una dieta che esclude tutti gli alimenti considerati ‘’junk food’’ e un consumo corretto di fibre, è, al contrario, associato ad un basso rischio di patologie metaboliche e infiammatorie. Svolgere regolarmente attività fisica e seguire i corretti ritmi circadiani (7-8 ore di sonno e cena non troppo tardi per mantenere le 12 ore di digiuno), sono anch’essi associati ad una riduzione dell’infiammazione.

 

In conclusione, gli studi fino ad oggi condotti sull’ asse intestino cervello ci hanno portato a sostenere che l’apparato digerente è ‘’un secondo cervello’’ o ‘’cervello pancia’’ per tutti i motivi sopra descritti; ecco perché, se il nostro intestino sta male, anche l’umore ne risente.

Bibliografia

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  • Köhler, C. A., Maes, M., Slyepchenko, A., Berk, M., Solmi, M., Lanctot, K. L., & Carvalho, A. F. (2016). The gutbrain axis, including the microbiome, leaky gut and bacterial translocation: Mechanisms and pathophysiological role in Alzheimer’s disease. Current Pharmaceutical Design, 2016, 22(40), 1–15, 10.2174/1381612822666160907093807
  • Qianquan M. Changsheng X., Wenyong L., Helen Y. W., Qing L., Rong-Fu W.. . Impact of microbiota on central nervous system and neurological diseases: the gut-brain axis. Journal of Neuroinflammation, 16, article number: 53

Vitamina D bassa: Cause e Rimedi

Che cos’è la vitamina d?

Con il termine vitamina D ci si può riferire a due principali forme:

  • ergocalciferolo (Vitamina D2)
  • colecalciferolo (vitamina D3)

La vitamina D2 viene prodotta dai lieviti e dalle piante, mentre la vitamina D3 viene prodotta dall’uomo e dagli animali grazie all’esposizione alla luce solare.

Dalla vitamina D2 e dalla vitamina D3 deriva la 1,25-diidrossi vitamina D (1,25-OH D), che è la forma metabolicamente attiva nell’organismo.

La vitamina D è un micronutriente dalle caratteristiche del tutto peculiari: infatti, la copertura dei suoi fabbisogni metabolici può essere indipendente dalla dieta. Di fatto, alle latitudini temperate e per una normale esposizione al sole in media l’80% della vitamina D resa disponibile all’organismo proviene dalla sua sintesi cutanea e solo il 20% dagli alimenti. In aggiunta, poiché la 1,25(OH)2D esercita i suoi effetti metabolici attraverso meccanismi di tipo endocrino e paracrino, il suo complessivo ruolo metabolico è tale da farla considerare, almeno in parte, simile a un ormone.

La storia della vitamina D ha inizio nel 1919 quando venne evidenziato da Huldschinsky che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce del sole; più tardi un risultato simile fu ottenuto da Hess e Gutman con la luce solare. Nello stesso periodo venne ipotizzato da Mc Collum la presenza di un composto liposolubile essenziale per il metabolismo osseo nell’olio di fegato di pesce.

Quindi, la sintesi endogena della vitamina D è legata all’esposizione della cute alle radiazioni ultraviolette B (ultraviolet B, UVB), con lunghezza d’onda 290-315 nm, che convertono il 7-DHC, presente nelle cellule dell’epidermide, in previtamina D3. Quest’ultima si trasforma rapidamente in vitamina D3, per un processo d’isomerizzazione termica temperatura-dipendente.

La sintesi della forma vitaminica attiva richiede ulteriori modifiche della molecola. Una prima trasformazione interessa la quota della vitamina D (dagli alimenti o da sintesi endogena) che, una volta captata dal fegato, diviene substrato per un enzima che catalizza l’idrossilazione C25 generando la 25-idrossi vitamina D (25(OH)D), una molecola non ancora biologicamente attiva. Successivamente, a seconda della necessità, la 25(OH)D è ulteriormente convertita nel rene nella forma attiva 1,25(OH)2D. La sintesi renale della 1,25(OH)2D è finemente regolata da due ormoni con effetti antagonisti: il paratormone (PTH), prodotto dalle paratiroidi, e il fattore di crescita dei fibroblasti 23 (FGF23), prodotto dagli osteociti. Il PTH aumenta la sintesi della 1,25(OH)2D mentre il FGF23 la riduce.

Ruolo nutrizionale della vitamina D

La vitamina D esercita una duplice funzione, endocrina e paracrina: svolge attività endocrina nel mantenere l’equilibrio tra Ca (calcio) e il P (fosforo) e la mineralizzazione dell’osso, mentre come citochina essa è potenzialmente coinvolta nel funzionamento di molti altri tessuti.

La prima funzione della 1,25(OH)2D è quella di regolare il metabolismo di Ca e P, e di controllare le loro concentrazioni ematiche; in tal modo sono preservate le condizioni di base necessarie per la mineralizzazione della matrice ossea.

A livello intestinale la 1,25(OH)2D aumenta in modo marcato l’assorbimento del Ca e del P, mentre nel tessuto osseo favorisce la differenziazione dei monociti in osteoclasti e incrementa di conseguenza il riassorbimento del minerale osseo e la liberazione di Ca.

La 1,25(OH)2D è altresì importante per il corretto trofismo dell’apparato muscolare: essa non solo stimola la sintesi di proteine muscolari, ma partecipa anche all’attivazione di alcuni meccanismi di trasporto del Ca a livello del reticolo sarcoplasmatico che sono essenziali per la contrazione muscolare.

L’interesse per gli effetti extra-ossei della vitamina D è giustificato dal fatto che numerosi studi hanno documentato la capacità di sintesi della 1,25(OH)2D e la presenza nel VDR nelle cellule di differenti tessuti, ad esempio nei macrofagi, nell’endotelio e in organi quali prostata, mammella, colon, pancreas ecc. Questa sintesi localizzata non contribuisce all’omeostasi del Ca, ma sembra essere coinvolta nella regolazione paracrina delle funzioni cellulari. Molte delle evidenze sperimentali al riguardo, inizialmente tratte da ricerche su modelli cellulari o animali, hanno poi trovato conferma in studi di natura osservazionale o sperimentale.

Ai fini della prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari, aspetto che ha ricevuto di recente un grande interesse, è emersa la capacità del sistema vitamina D-VDR di modulare l’attività di alcuni sistemi endocrini, a cominciare dal sistema insulina-glucagone e dal sistema renina-angiotensina. In particolare, il sistema vitamina D-VDR regola la biosintesi e il rilascio di insulina da parte delle cellule insulari pancreatiche e influenza significativamente la sensibilità dei tessuti periferici all’ insulina stessa.

Alla 1,25(0H)2D, come dimostrato in primo luogo in studi su modelli cellulari, sono riconosciuti anche potenziali effetti anticarcinogenetici da imputare a meccanismi quali: stimolo della risposta immunitaria, inibizione enzimatica, modulazione dei fattori di crescita, promozione dei meccanismi pro-apoptosi (con inibizione dei geni anti-apoptosi e aumento dell’espressione dei geni pro-apoptosi), inibizione dei meccanismi di carcinogenesi prostaglandino-dipendenti, inibizione dell’angiogenesi, riduzione dell’invasione locale e della metastatizzazione del tumore, induzione dell’autofagia; aumento dell’attività antiossidante e di riparazione del DNA, regolazione della propagazione del segnale indotto da androgeni ed estrogeni.

Per quanto interessa la risposta immunitaria, l’azione della 1,25(OH)2D è stata associata con un aumento dell’immunità innata nei confronti di differenti infezioni, in particolare la tubercolosi, l’influenza e le infezioni virali delle prime vie respiratorie.

Fabbisogno giornaliero di vitamina D

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D indicato in assenza di fattori di rischio è di norma di 400 unità al giorno ma può variare a seconda dell’età. Le dosi possono variare e arrivare fino a 1.000 unità al giorno in presenza di fattori di rischio o deficit.
tabella fabbisogno vitamina d

Carenza di vitamina D: cause

Diversi sono i fattori in grado di influenzare la sintesi di 25(OH)D alcuni legati alle caratteristiche dell’individuo come sesso e fototipo, altri ambientali come attività fisica, eccesso ponderale, tempo di esposizione alla luce solare, latitudine, stagione, inquinamento, uso di filtri solari e consumo di supplementi. In aggiunta, nel corso dell’invecchiamento i meccanismi di sintesi della vitamina D da parte dell’epidermide diventano progressivamente meno efficienti. Anche patologie da malassorbimento (celiachia, morbo di Crohn, fibrosi cistica e rettocolite ulcerosa), patologie del fegato o dei reni, e l’uso di alcuni farmaci (ad es. corticosteroidi e anticonvulsivanti) possono contribuire o essere causa diretta della carenza.

In sintesi, il deficit di vitamina D è determinato nella maggior parte dei casi da una ridotta esposizione alla luce del sole e/o da un diminuito assorbimento e/o da un insufficiente apporto con la dieta. La carenza della vitamina D viene identificata sulla base della concentrazione sierica di 25(OH)D e dipende quindi dal livello soglia scelto, prevalentemente indicato in 20 pg/mL (50 pmol/L.). I dati della letteratura nel merito si riferiscono alle diverse fasce della popolazione così come a specifiche condizioni fisio-patologiche: in generale si osserva un’elevata prevalenza di stati carenziali sia in età adulta che in età evolutiva. In Italia essi sono frequenti specialmente in età geriatrica e durante l’inverno.

Come valutare i livelli di vitamina D

Lo stato nutrizionale della vitamina D è valutato attraverso un test diagnostico che permette di determinare la concentrazione sierica della 25(OH)D, una molecola con emivita di 2-3 settimane.

Non è invece considerata utile la determinazione nel sangue della 1,25(OH)2D per una serie di ragioni quali:

  • l’emivita molto breve (poche ore)
  • i livelli ematici dalle 100 alle 1000 volte inferiori a quelle della 25(OH)D e il fatto che questi ultimi possono rimanere nella normalità anche in presenza di carenza vitaminica protratta, a causa di un aumento compensatorio del PTH.

Si considerano quindi indicativi di uno stato di nutrizione adeguato i livelli sierici di 25(OH)D che si associano a una ridotta sintesi di PTH, minimizzando quindi il riassorbimento osseo e la perdita di Ca. In tal modo essi garantiscono l’integrità anatomica e funzionale dell’apparato scheletrico e un fisiologico metabolismo dell’osso.

Fonti alimentari 

Un alimento particolarmente ricco di vitamina D è l’olio di fegato di merluzzo (210 g/100 g), ma di norma esso viene consumato solo come supplemento; contengono discrete quantità di vitamina D i pesci, specialmente quelli grassi come l’aringa, il tonno fresco e il salmone in scatola (rispettivamente 30, 16 e 17 g/100 g).

Tra le carni quantità apprezzabili si ritrovano solo nel fegato di suino (1,7 g/100 g).

Il burro ha un contenuto che non supera 1 ug/100 g e i formaggi grassi come il pecorino arrivano a circa 0,5 ug/100 g.

Le uova intere di gallina ne contengono mediamente 1,7 g/100 g (solo nel tuorlo).

Molti paesi arricchiscono alcuni alimenti di uso comune (ad es. latte e margarine) con la vitamina D, poiché le condizioni ambientali (scarsità di luce solare durante l’inverno) sono particolarmente sfavorevoli per la sua sintesi endogena. Da alcuni anni sono presenti anche in Italia prodotti lattiero-caseari arricchiti, in concentrazioni variabili, con vitamina D e Ca.

Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana.

Cosa possiamo fare quindi?

Prima di tutto come anticipato è di fondamentale importanza valutare il dosaggio dei livelli sierici di Vitamina D per vedere se è presente una carenza, quindi posso modificare la dieta ed eventualmente andare anche ad integrare. È sempre consigliato rivolgersi ad uno specialista per intraprendere un percorso nutrizionale adeguato.

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Fonti

LARN: Livelli di assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana IV Revisione

NatrixLab a Cosmofarma 2023 presenta: La Diagnostica come Motore di Sviluppo della Farmacia

NatrixLab a Cosmofarma 2023 presenta: La Diagnostica come Motore di Sviluppo della Farmacia

Negli ultimi anni si è finalmente aperto il sipario sulla Farmacia dei Servizi.
E’ infatti ormai imprescindibile che la Farmacia rappresenti il primo punto di riferimento della salute sul territorio.
Per soddisfare le nuove esigenze del cittadino, la Farmacia deve quindi porre sempre più attenzione sulla proposta di servizi innovativi mirati alla prevenzione e alla salute delle persone.

E’ proprio in questo contesto che si inserisce la Diagnostica NatrixLab, come vero e proprio elemento strategico per lo sviluppo della Farmacia.
La nostra esperienza oramai più che decennale insegna che una attenta progettualità nell’inserimento della Diagnostica in Farmacia, in affiancamento alle tradizionali attività, porta a 4 risultati fondamentali:

  1. Aumento Marginalità
  2. Migliora il posizionamento
  3. Sviluppo Marketing attivo
  4. Fidelizzazione

A Cosmofarma 2023 un consulente NatrixLab le potrà illustrare come iniziare il percorso di sviluppo della sua Farmacia grazie alla Diagnostica, accompagnandola all’interno del nostro Stand.

NatrixLab ha realizzato nel proprio stand aree dedicate per rappresentare diverse concezioni di utilizzo dei servizi all’interno di una Farmacia, in particolare:

  • Uno degli aspetti più importanti è l’utilizzo di servizi diagnostici in Farmacia, per poter proporre alla propria clientela delle vere e proprie analisi di laboratorio certificate mirate alla prevenzione e al benessere della persona. A questo proposito nel proprio stand NatrixLab propone un nuovo studio dello spazio espositivo, abbinando i prodotti delle diverse category della Farmacia ai servizi diagnostici correlati.
  • Il secondo spazio è rivolto al corner dei servizi, si tratta di realizzare un vero e proprio spazio con relativa privacy in cui poter erogare servizi attraverso professionisti della salute. In merito a questo NatrixLab oltre alla diagnostica propone il servizio NU.NA, ovvero il Nutrizionista Natrix in Farmacia, che effettua visite nutrizionali e di controllo seguendo i pazienti della farmacia. La presenza territoriale del Nutrizionista Natrix si completa con il servizio in telemedicina erogato attraverso la piattaforma Telenutrizione, in cui il Nutrizionista oltre a visitare fisicamente il paziente, può monitorare online in diretta i comportamenti alimentari dei pazienti
  • Un terzo spazio è rivolto alle novità inserite nell’ultimo anno in termini di test diagnostici e servizi nutrizionali a disposizione per la Farmacia. NatrixLab infatti, è lieta di comunicare e presentare a Cosmofarma 2023:
    • Nuovo Lipidomic profile: nuovo referto con nuovi grafici e consigli e scheda di interpretazione del referto a disposizione della Farmacia
    • Nuovo Microbioma Check N.G.S.: nuovo referto con nuovi grafici e consigli
    • Nuovi Kit Breath test: i kit di prelievo per le analisi dei Breath Test (Lattosio, Glucosio, Lattulosio, Urea) verranno prodotti direttamente da NatrixLab, questo garantirà una maggior qualità e controllo dei Kit e una scelta della componentistica tra i migliori fornitori
    • Servizio Nutrizionista in Farmacia: il NU.NA. (Nutrizionista Natrix) è il servizio del Nutrizionista in Farmacia offerto da NatrixLab, che presenta molti vantaggi, venga a scoprirli!

L’unione quindi di servizi diagnostici e nutrizionali e le consulenze sulla salute eleva il posizionamento della Farmacia, che diventa ancor di più il primo presidio sanitario del territorio e l’unico ad occuparsi di prevenzione e benessere del cliente.

Venga a trovarci al nostro stand C3-D4 padiglione 29 per conoscere le nostre soluzioni!

Orari visita:

  • venerdì 5 maggio: 9.00-18.00
  • sabato 6 maggio: 9.00-18.00
  • domenica 7 maggio: 9.00-17.00

Se non avesse ancora fatto il biglietto può accedere all’area biglietteria di Cosmofarma cliccando qui

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SIBO: SINTOMI, DIAGNOSI E CURE

Che cos’è la SIBO?

La SIBO (acronimo di small intestinal bacterial overgrowth o sovracrescita batterica intestinale dell’intestino tenue) è una condizione clinica caratterizzata da una sindrome di malassorbimento determinata da un aumento di concentrazione di microorganismi nell’intestino tenue.

Sintomatologia

I sintomi associati alla SIBO includono forme lievi come un’alternanza tra stipsi e diarrea e quelle più gravi caratterizzate da malassorbimento intestinale, carenze vitaminiche (come vitamina D e B12), anemia e denutrizione. Le variazioni di sintomatologia sono dovute a diversi fattori tra cui: l’entità della contaminazione (carica batterica), l’estensione del tratto intestinale interessato, le specie batteriche implicate e le condizioni di base responsabili. I sintomi più frequenti sono:

  • diarrea
  • flatulenza
  • gonfiore addominale
  • dolore addominale cronico

Quali sono le possibili cause di SIBO?

Tale situazione clinica può avere cause multifattoriali come alterazioni dell’anatomia intestinale, della motilità gastrointestinale o mancanza della secrezione acida gastrica. Ma, ad oggi, la causa più frequente appare quella associata alla terapia a lungo termine con inibitori della pompa protonica (PPI). Le alterazioni anatomiche dello stomaco e/o dell’intestino tenue promuovono la stasi del contenuto intestinale, con conseguente proliferazione batterica. Le condizioni che causano o richiedono alterazioni anatomiche comprendono la diverticolosi del piccolo intestino, le anse cieche chirurgiche, gli stati postgastrectomia (soprattutto nell’ansa afferente di una Billroth II), le stenosi o l’ostruzione parziale. La clearance batterica può essere compromessa anche dai disturbi della motilità intestinale associati a neuropatia diabetica, sclerosi sistemica, amiloidosi, ipotiroidismo e pseudo-ostruzioni intestinali idiopatiche. L’anacloridria e le modificazioni idiopatiche della motilità intestinale possono causare sovracrescita batterica nei soggetti anziani. Le specie più frequenti nella SIBO comprendono gli streptococchi, Bacteroides, Escherichia, Lactobacillus, Klebsiella e Aeromonas. I batteri in eccesso consumano i nutrienti, compresi i carboidrati e la vitamina B12, causando una deprivazione calorica e un deficit di vitamina B12. Tuttavia, siccome i batteri producono folati, tale deficit è raro. I batteri deconiugano i sali biliari, impedendo la formazione delle micelle con conseguente malassorbimento dei grassi. Una grave sovracrescita batterica danneggia anche la mucosa intestinale. Il malassorbimento dei grassi e il danno alla mucosa possono causare diarrea. La SIBO, inoltre, si trova frequentemente associata a condizioni patologiche intestinali quali la celiachia e l’intolleranza al lattosio.
lente su intestino per sibo

Come si effettua la diagnosi di SIBO?

I test diagnostici per la diagnosi di SIBO sono:

  • Breath Test (test del respiro)
  • Coltura quantitativa del succo intestinale
  • Diagnostica per immagini

Nel caso del Breath test, è possibile eseguire due tipologie di esame a seconda del caso:

  • il Breath test al Glucosio che analizza l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata prima e dopo avere assunto una soluzione contenente glucosio.
  • Il Breath test al Lattulosio che analizza sempre l’idrogeno e il metano contenuti nell’aria espirata ma prima e dopo avere assunto una soluzione contenente lattulosio.

Prima di eseguire il test del respiro, si raccomanda ai pazienti di evitare l’uso di antibiotici, lassativi e fermenti lattici per almeno 10 giorni. Inoltre bisogna rispettare una dieta specifica il giorno precedente e presentarsi a digiuno il giorno dell’esame.

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L’esame colturale quantitativo dell’aspirato delle secrezioni intestinali invece, da esito positivo quando si misura una conta batterica > 103/mL. Questa metodica, comunque, richiede un esame endoscopico invasivo. Se le alterazioni anatomiche non sono dovute a un precedente intervento chirurgico, bisogna eseguire uno studio radiologico contrastografico del tratto gastrointestinale superiore con tenue seriato per identificare le lesioni anatomiche predisponenti.

In alternativa, si può eseguire l’enterografia TC o l’enterografia a RM. L’esame colturale quantitativo risulta di difficile applicabilità a causa di diversi limiti: presenta una scarsa sensibilità diagnostica scarsa a causa dell’impossibilità a raggiungere i tratti digiuno-ileali distali, è invasiva e scarsamente riproducibile, è soggetta a contaminazione da parte di batteri del cavo orofaringeo ed è penalizzata dalla possibilità di colonizzazione da parte di batteri non coltivabili.

Il breath test quindi, pur essendo un test diagnostico “indiretto”, ha il grande vantaggio di non essere invasivo, di essere riproducibile, poco costoso e di possedere sensibilità e specificità ottime ai fini clinici.

Come trattare questa problematica?

Il trattamento della SIBO deve essere eseguito sotto controllo medico, generalmente può prevedere:

  • Antibiotici somministrati per via orale
  • Modificazione della dieta

Il trattamento con antibiotici può essere ciclico, se i sintomi tendono a ripresentarsi, e può essere modificato in base alla coltura e alla sensibilità. Tuttavia, cambiare il trattamento antibiotico può essere difficile a causa della coesistenza di diversi ceppi batterici. Poiché i batteri metabolizzano soprattutto i carboidrati nel lume intestinale anziché i grassi, una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati e fibre può essere d’aiuto. Le condizioni sottostanti e i deficit nutrizionali (p. es., vitamina B12) devono essere corretti. Un approccio terapeutico complementare utile è un trattamento con probiotici di 2-3 settimane successivo al trattamento con antibiotico.

 

Bibliografia

Pimentel M, Saad RJ, Long MD, Rao SSC. ACG Clinical Guideline: Small Intestinal Bacterial Overgrowth. The American Journal of Gastroenterology 2020;115:165-178.

Hooper LV, Midvedt T, Gordon JI. How host-microbial interactions shape the nutrient environment of mammalian intestine. Ann Rev Nutr 2002;22:283- 307.

Donaldson RM Jr. Normal bacterial population of the intestine and their rela- tion to intestinal function. N Engl J Med 1964;270:938-45.

Leonard J, Marshall JK, Moyyaedi P, et al. Systematic review of the risk of enteric infection in patients taking acid suppression. Am J Gastroenterol 2007;102:2047-56.

Lombardo L, Foti M, Ruggia O, et al. Increased incidence of Small intestinal bacterial overgrowth during proton pump inhibitor therapy. Clin Gastroen- terol Hep 2010;8:504-8.

Attar A, Flourie B, Rambaud JC, et al. Antibiotic ef cacy in small intestinal bacterial overgrowth related chronic diarrhea: a cross-over, randomized

trial. Gastroenterology 1997;117:794-7.

ALLERGIE AUTUNNALI: COME RICONOSCERLE E VALUTARLE

Come riconoscere le allergie autunnali

Il periodo di maggior incidenza delle allergie inalanti è sicuramente la primavera, che coincide con la più alta concentrazione di rilascio di pollini da parte di alcune piante. Esistono però altri periodi dove possiamo avvertire questi sintomi senza capirne la causa. Il periodo autunnale è sicuramente uno di questi. Si parla sempre poco infatti di allergie autunnali ma anche in questi mesi possono insorgere fenomeni allergici problematici. I sintomi più comunemente associati alle allergie autunnali comprendono: ostruzione nasale, starnuti, rinorrea, tosse, prurito, bruciore o pizzicore alla gola e respirazione difficoltosa.

La reazione allergica viene scatenata da un primo contatto fra allergene e sistema immunitario che determina la produzione di IgE (immunoglobuline ovvero anticorpi sintetizzati dai linfociti) dirette contro l’antigene (la sostanza riconosciuta dal sistema immunitario come nociva). In seguito, il secondo contatto innesca una serie di meccanismi che comportano lo sviluppo di fenomeni infiammatori nei tessuti coinvolti e la comparsa dei sintomi.

Quali sono i principali allergeni in questo periodo?

Nel periodo autunnale abbiamo sia allergeni esterni legati alla pollinazione di alcune graminacee, della parietaria e di piante tipicamente autunnali, sia allergie associate agli ambienti interni. Questi ultimi, rispetto al periodo estivo, sono meno arieggiati e di conseguenza aumenta l’umidità e con essa la concentrazione degli acari della polvere e delle muffe.

Le reazioni allergiche più comuni in autunno sono quindi quelle scatenate da muffe ambientali, dagli acari della polvere che, proprio in autunno hanno il loro picco di crescita, e dai pollini. Nel caso di muffe e acari, in questo periodo la proliferazione è incentivata dalle prime piogge e dall’accensione dei termosifoni.

Negli spazi chiusi diventano quindi prioritari l’igiene, la pulizia degli ambienti e altre procedure di prevenzione ambientale, soprattutto nelle fasi di allergia più acuta, per eliminare ogni traccia di acari.

Le muffe come per esempio l’Alternaria, l’Aspergillus o il Cladosporium, sono le principali responsabili di scatenamento delle allergie, e nelle persone predisposte, possono portare anche a violenti crisi asmatiche.

Gli acari invece sono piccolissimi animali, della famiglia dei ragni, che sono visibili ad occhio nudo. Si riproducono nella polvere ed è comune trovarli per esempio nelle camere da letto tra i cuscini o il materasso, oppure nei tappetti o scaffali.

Il periodo autunnale potrebbe rivelarsi altrettanto fastidioso anche per le allergie ai pollini. I mesi di ottobre e novembre, infatti, hanno un clima che favorisce la diffusione dei pollini di alcune piante. Le fioriture variano in base alle regioni; nelle regioni calde del Centro-Sud è la parietaria a scatenare le allergie autunnali, liberando pollini da marzo all’autunno. A Nord, invece, sono l’Ambrosia e le graminacee. Ma, a causa dell’aumento delle temperature, determinato dai cambiamenti climatici degli ultimi anni, alcune piante estive continuano a produrre polline anche in autunno, prolungando di fatto il tempo di esposizione agli allergeni.

Durante la stagione autunnale possono insorgere anche alcune allergie alimentari. Esistono, infatti, frutti e cibi tipici di stagione che possono causare intolleranza e reazioni allergiche. Tra questi, la frutta secca, come nocciole, mandorle, noci, arachidi, che possono facilmente scatenare allergie, e alcuni frutti freschi che maturano in questo periodo: kiwi, castagne, fichi, uva e cachi.

Come si effettua una diagnosi di allergie autunnali?

Per diagnosticare un’allergia si può ricorrere ai prick test o agli esami del sangue. I prick test sono dei test cutanei che prevedono l’applicazione di estratti delle diverse fonti allergeniche sulla cute del paziente per poi essere punte leggermente con una lancetta monouso. Tramite l’osservazione della reazione della pelle, lo specialista determinerà a quali di questi allergeni l’individuo è più sensibile.

Gli esami del sangue, invece, si focalizzano sulla ricerca delle immunoglobuline IgE. In particolare si esegue un test chiamato RAST TEST acronimo di RadioAllergoSorbent test. Con questo esame è possibile rilevare nel sangue la presenza di anticorpi di classe IgE specifici per ogni singolo allergene. Clicca qui per approfondimenti sul test.

Gli esami del sangue sono meno invasivi e permettono di testare un numero di allergeni più ampio nello stesso momento. Inoltre vengono sempre effettuati al posto dei test cutanei quando:

  • vi è la presenza di alterazioni della pelle
  • Sono stati assunti farmaci antistaminici

Nel caso poi si riscontri un esito positivo del test, è consigliato rivolgersi al proprio medico curante.

 

Bibliografia

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Skoner DP. Allergic rhinitis: definition, epidemiology, pathophysiology, detection, and diagnosis. J Allergy Clin Immunol. 2001 Jul;108(1Suppl):S2-8.

Intolleranza all’Istamina: Diagnosi e Rimedi

Cos’è l’istamina?

L’istamina è un composto azotato facente parte delle ammine biogene ed è un neuromediatore implicato nei fenomeni infiammatori e allergici. L’istamina è sintetizzata a ­partire dall’aminoacido Istidina, grazie ­all’enzima istidina decarbossilasi, essa viene stoccata principalmente nelle cellule immunitarie, i mastociti, che la libererano in caso di stimolazione da parte di molecole estranee, come gli allergeni. La troviamo inoltre a livello di basofili, piastrine, neuroni istaminergici e cellule enterocromaffini.

Oltre che ad essere naturalmente prodotta dal nostro organismo, l’istamina viene anche assunta attraverso l’alimentazione.

Cos’è l’intolleranza all’istamina?

Normalmente, in un organismo sano, l’istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue, al fine di evitarne l’assorbimento, poiché l’istamina presente nel corpo e quella derivante dagli alimenti agiscono nello stesso modo.

Quando però l’enzima DAO non è presente in quantità sufficiente per degradare l’istamina derivante dagli alimenti, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue provocando la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche. Questa problematica viene definita con il nome di Intolleranza all’Istamina e interessa circa l’1% della popolazione.

I sintomi campaiono nell’immediato dopo aver assunto alimenti ricchi di istamina (circa dopo 1 o 2 ore) e possono essere di diversa natura:

  • Prurito, arrossamento, orticaria.
  • Dolori addominali, aumento della secrezione acida gastrica, edema, flatulenza, diarrea, infiammazione.
  • Mal di testa, vertigini, nausea, vomito, alterazione dei ritmi circadiani, della temperatura corporea e della memoria.
  • Vasodilatazione, tachicardia, aritmia, ipertensione o ipotensione.
  • Broncocostrizione, ­produzione di muco, congestione nasale, starnuti.

È importante non confondere l’intolleranza all’istamina con l’intossicazione alimentare da sgombroide che, pur essendo istamino-mediata, non è legata ad una suscettibilità individuale, e quindi, secondo la classificazione proposta, andrebbe inclusa tra le intossicazioni alimentari.
donna mal di testa da istamina

Istamina: Intolleranza o allergia?

Anche se come detto in precedenza la sintomatologia è molto simile alle reazioni allergiche, le reazioni scatenate dall’eccesso di istamina non prevedono il coinvolgimento del sistema immunitario per cui si preferisce definirle reazioni o sindromi pseudoallergiche.

Cause della ridotta attività dell’enzima DAO

Come abbiamo visto sopra l’intolleranza ­all’istamina deriva da un disequilibrio tra l’istamina accumulata e la capacità di degradazione della stessa da parte dell’enzima DAO, ma quali sono le ragioni per le quali alcuni individui presentano un’alterata funzionalità dell’enzima? Di seguito vengono riportate le più comuni:

  • Una predisposizione genetica. Le ­mutazioni che coinvolgono i geni responsabili della ­produzione di DAO (AOC1 sul cromosoma 7) possono aumentare la suscettibilità allo ­sviluppo di intolleranza all’istamina;
  • Problematiche intestinali come la Leaky gut Syndrome (Sindrome da alterata ­permeabilità intestinale). L’aumentata permeabilità ­intestinale crea aumento ­dell’infiammazione a ­livello intestinale che può contribuire a una riduzione della funzione enzimatica della DAO;
  • Deficit di rame, vitamina C e vitamina B6. Il rame e la vitamina C sono componenti ­essenziali della DAO e la B6 è un cofattore nel processo di degradazione dell’istamina;
  • Alcuni farmaci tra cui NSAIDs (farmaci ­antinfiammatori non steroidei), ­antidepressivi, immunomodulatori, antiaritmici e altre ­sostanze (es. acetylcisteina, acid ­clavulanico, metoclopramide, verapamil) possono ­diminuire la soglia di tolleranza all’istamina.
  • Il consumo di alcune sostanze come l’alcol e in particolare il vino rosso, è un potente ­inibitore della DAO in quanto contiene, oltre ad elevate quantità di istamina, anche altre classi di amine biogene, come le tiramine e i solfiti, che competono con l’istamina per il ­legame con il sito attivo dell’enzima.

Come si esegue la diagnosi?

Se si riscontra la sintomatologia vista in precedenza, è possibile tramite un prelievo di sangue, andare ad eseguire un esame (DAO TEST + Dosaggio Istamina) che va a dosare sia la quantità di enzima Diaminossidasi (DAO), sia la quantità di istamina. Questi due indicatori possono indurre alla diagnosi di intolleranza all’istamina.

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Precauzioni in caso di intolleranza all’istamina

In generale va prestata attenzione da una ­parte all’accumulo di istamina, dosando bene i cibi che contengono elevati livelli di ­sostanza (tenendo conto che non viene ­distrutta ­dalla cottura) e quelli che ne favoriscono la ­liberazione (istamino-liberatori) e dall’altra parte favorirne il metabolismo evitando i cibi e le sostanze che inibiscono gli enzimi che ­degradano l’istamina. Per aiutarsi può essere utile consultare la lista SIGHI (Swiss interest Group Histamine Intolerance), che presenta l’elenco di tutti gli alimenti “compatibili” o no con l’intolleranza all’istamina. È possibile scaricarla in lingua inglese sul sito www.histaminintoleranz.ch
pomodori simbolo istamina

Alimenti ricchi di istamina

  • tutte le fonti proteiche che contengono molta istidina, precursore dell’istamina (es. sgombro, tonno, sardine, acciughe);
  • pesce stantio (non immediatamente eviscerato e congelato);
  • cibi fermentati (es. kombucha, crauti, salsa di soia, ­aceto)
  • formaggi stagionati, yogurt, burro, kefir;
  • molluschi;
  • carni processate (es. salsicce, salami, wurstel);
  • frutti rossi che utilizzano l’istamina per maturare (peperoni, pomodori, ciliegie, fagioli rossi);
  • noci, anacardi, arachidi;
  • agrumi e ananas;
  • frutta essiccata (albicocche, datteri, fichi, uvetta);
  • vino (in particolare rosso e champagne), aceto, birra e salse;
  • avocado, spinaci, melanzane, pomodori.

Alimenti istamino-liberatori

  • germe di grano;
  • additivi: coloranti, conservanti a base di benzoati, ­solfiti (es. cibi in lattina);
  • fragole, lamponi, mirtilli rossi, funghi;
  • banane, papaya, ananas, kiwi;
  • spezie (cannella, chiodi di garofano, anice, noce moscata, timo);
  • lectine (contenute per es. in legumi, cereali in chicchi, semi, noci, ­patate) queste vengono disattivate dalla cottura o dall’ammollo prolungato e germogliazione;
  • cacao e albume d’uovo (soprattutto crudo).

Sostanze che bloccano gli enzimi che degradano l’istamina (DAO)

  • alcol;
  • tè verde, tè mate, tè nero;
  • bevande energetiche;
  • alcuni farmaci.

 

Bibliografia
  1. Bruijnzeel-Koomen C, Ortolani C, Aas K. et al. Adverse reaction to food (position paper of European Academy of Allergology and Clinical Immunologyz). Allergy 1995: 50, 623
  2. Linee guida Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) – Centro di ricerca Alimenti e nutrizione
  3. https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_127_allegato.pdf
  4. http://www.ausl.vda.it/elementi/www2016/pubblicazioni/igiene-produzione-origine-animale/istamina-pandolfellidefinitivo-05-11-20.pdf
  5. Host A,Koletzko, Dreborg S et al. Dietary products used in infants for treatment and prevention of food allergy: Joint statement of the European Society for Pediatric Allergology and Clinical Immunology (ESPACI) Committee on Hypoallergenic
  6. Formulas and the European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) Committee on Nutrition. Arch Dis Child.1999:81-80
  7. Fuglsang G, Madsen G, Saval P, et al. Prevalenge of intollerance to food additives among Danish school children. Pediatr Allergy Immunol. 1993:4,123
  8. Ortolani C, Bruijnzeel-Komer C, Bengstsson U. et al. Controversia aspects of adverse reactions to food (position paper of European Academy of Allergology and Clinical Immunology). Allergy. 1999:54,27.