Sistema immunitario e benessere intestinale

Cambio di stagione e sistema immunitario

Abbiamo già visto di recente, trattando dello stress ossidativo, come l’autunno metta a dura prova il nostro sistema immunitario e il nostro organismo e allo stesso tempo fornisca il corredo necessario per difenderci: da un lato il cambio di stagione, con la ripresa delle attività e l’abbassamento delle temperature, è un fattore sfavorevole; dall’altro la frutta e i prodotti di stagione, come uva, olio, vino, sono ricchi di antiossidanti che aiutano l’organismo a ritrovare il proprio equilibrio.

Rinforzare il sistema immunitario è fondamentale per difendersi dai cosiddetti ‘mali di stagione’ come le contratture muscolari o le malattie da raffreddamento, ma ciò è possibile solo a patto che il nostro organismo sia in grado da un lato di assimilare correttamente le sostanze benefiche, dall’altro di intercettare ed eventualmente distruggere gli elementi dannosi.

In questo, non avevano tutti i torti i nostri vecchi nel sostenere che un intestino in ordine aiuta a resistere alle malattie, perché l’intestino è la sede della più importante stazione immunitaria del nostro corpo.

Intestino e benessere

Il sistema immunitario, com’è noto, ha la capacità di distinguere tra le sostanze endogene o esogene che non costituiscono un pericolo e che dunque possono o devono essere preservate, e le molecole che invece si dimostrano nocive per l’organismo e che devono quindi essere eliminate.

disbiosi_intestinale_postL’intestino è l’area più estesa dell’organismo sottoposta a costante stimolo antigenico in seguito all’ingestione degli alimenti: per dare un’idea dell’importanza del benessere intestinale sul nostro stato di salute, occorre considerare che l’intestino ha un’estensione di circa 300 metri quadrati, e mediamente, nell’arco della vita di un individuo, il tubo digerente viene attraversato da circa 30 tonnellate di cibo e 50 mila litri di liquidi.

Il nostro apparato digerente, ed in modo particolare l’intestino, è colonizzato da moltissimi microrganismi che, nel loro insieme, costituiscono la flora batterica residente (biota intestinale).

La flora intestinale è costituita da un insieme di batteri i quali, convivendo in un determinato equilibrio contribuiscono allo stato di salute generale: possiamo definirlo un ecosistema costituito da diverse specie di microrganismi che comincia a svilupparsi fin dai primi giorni di vita del neonato.

La condizione di equilibrio tra le varie specie di batteri è definita eubiosi; se invece prevalgono ceppi patogeni, si dice che l’intestino è in uno stato di disbiosi.

In pratica la flora batterica benefica agisce come barriera difensiva, creando un ambiente inospitale agli agenti patogeni, modificando il pH intestinale e riducendo i substrati che favoriscono la proliferazione dei ceppi patogeni.

L’alterazione della flora batterica, ovvero la disbiosi, si ha quando i batteri pro-flora (tra cui Lactobacillus Acidophilus e Biphidus) diminuiscono e quelli nocivi aumentano. Altre volte alcuni tipi di batteri mutano divenendo a loro volta patogeni.

Questo mutamento della flora intestinale rende impossibile la completa elaborazione dei materiali fecali, si generano pertanto fermentazioni anomale e putrefazioni che, oltre a variare la temperatura intestinale, infiammano la mucosa e poi intossicano l’intestino e quindi tutto l’organismo e riducono notevolmente l’efficacia del sistema immunitario.

È possibile valutare la disbiosi intestinale attraverso un semplice test sulle urine, che consente di evidenziare l’eccesso o l’assenza di metaboliti derivati dalle attività metaboliche della flora batterica intestinale.

Il test rileva la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano, denominati indicano e scatolo, consentendo di verificare l’eventuale presenza di fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.

Tornando quindi ai consigli dei nostri vecchi, valutare il benessere intestinale è effettivamente il primo passo per monitorare gli effetti della stagionalità e dello stile di vita sul nostro stato di salute generale.

Stress ossidativo, radicali liberi e antiossidanti d’autunno

Radicali liberi e stress ossidativo

I radicali liberi sono agenti in grado di ossidare, cioè di sottrarre uno o più equivalenti elettroni o atomi di idrogeno, a un gran numero di molecole organiche, rendendole a loro volta reattive e compromettendone la funzione.

Si parla di ‘stress ossidativo’ quando la quantità di radicali liberi, comunque necessari al nostro organismo, diventa eccessiva: inquinamento, fumo attivo e passivo, alcol, farmaci, stress psicofisico prolungato, temperature troppo alte o troppo basse, additivi e sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppate durante la cottura sono fattori importanti di incremento della quantità di radicali liberi.

Se le molecole bersaglio sono parti fondamentali della cellula, come ad esempio il DNA, i radicali liberi possono portare, in seguito ad esposizione prolungata e costante nel tempo, a mutazioni genetiche che in molti casi possono provocare conseguenze più gravi come il cancro.

Circa trent’anni fa il premio Nobel per la chimica Linus Pauling avanzò la tesi, rimasta sempre molto controversa, che una significativa supplementazione nella dieta con vitamina C fosse in grado di prevenire il cancro.

L’idea più accreditata circa il possibile meccanismo di azione antitumorale della vitamina C e di altri antiossidanti fa infatti riferimento alla capacità di queste sostanze di inattivare i radicali liberi e di prevenire quindi i danni che essi possono provocare al DNA.

Ora sembra che i benefici degli antiossidanti possano diventare alleati importanti nella lotta al cancro.

Era già stato dimostrato che le persone che mangiano molta frutta e verdura, ricche di polifenoli e antocianine, hanno un minor rischio di andare incontro a tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

Il nesso fra il contrastare lo stress cellulare con gli antiossidanti e ridurre il volume delle masse tumorali è stato trovato dagli scienziati della Thomas Jefferson University, Philadelphia, Usa, che hanno svelato il meccanismo con cui il tumore si auto-alimenta proprio con le scorie prodotte dall’ossidazione cellulare.

In uno studio pubblicato su Cancer Biology & Therapy da Michael Lisanti, gli studiosi hanno dimostrato che la perdita di una proteina, controllata dal gene Cav1, alimenta lo stress ossidativo dei mitocondri, che sono le strutture che nella cellula si occupano di fornire energia.

Questo meccanismo si traduce in un aumento delle specie reattive dell’ossigeno, i radicali liberi, che sono il nutrimento per i tumori. Meccanicamente, le cellule tumorali inducono autofagia in fibroblasti associati al cancro attraverso la perdita di caveolin-1 (Cav-1), che è sufficiente a promuovere lo stress ossidativo in fibroblasti stromali.

Nel loro studio, i ricercatori hanno applicato un modello genetico trattabile per il cancro umano associato a fibroblasti usando un sh-RNA mirato.

Si è scoperto in questo modo come la mancanza della Cav-1 aumenti lo stress ossidativo e porti la massa tumorale a crescere di circa quattro volte.

Michael Lisanti ha affermato: “questo studio fornisce la prova genetica che ridurre lo stress ossidativo nell’organismo diminuisce la crescita del tumore“.

Misurare e gestire lo stress ossidativo

antiaging_profile_postMisurare la presenza di radicali liberi nell’organismo è molto facile: esistono test che misurano l’impatto dei fattori pro-ossidanti e quantificano il nostro stress ossidativo.

Per tenere sotto controllo il livello di radicali liberi, è importante introdurre nella nostra dieta alimenti ricchi di sostanze antiossidanti, che insieme a quelle endogene (prodotte autonomamente dal nostro organismo), sono essenziali per tenere sotto controllo il livello di stress ossidativo: ci si riferisce alla vitamina C (acido ascorbico), ai fenoli (e ai flavonoidi), ai carotenoidi, alla vitamina E e ad alcuni minerali come selenio, zinco, rame, manganese.

Così come l’autunno e il cambio di stagione presentano fattori che inducono l’aumento dello stress ossidativo, d’altra parte, proprio in questo periodo abbiamo a disposizione una grande varietà di alimenti in grado di favorire nel nostro organismo la formazione di una barriera antiossidante.

È proprio in autunno che i frutti della terra ci donano due tra i maggiori rimedi naturali per contrastare l’insorgenza dei radicali liberi: da una parte l’uva, che è ricca di sostanze antiossidanti come i tannini, presenti soprattutto nella buccia, oltre che di polifenoli e di resveratolo; dall’altra l’olio extravergine d’oliva, che oltre a contenere buone quantità di acidi grassi essenziali, ha un forte potere antiossidante grazie a polifenoli come l’oleupropeina e al contenuto di vitamine liposolubili.

Questi alimenti fondamentali dal punto di vista antiossidante sono tuttavia da assumere nelle dosi consigliate, in modo da acquisirne solo gli effetti benefici. A coadiuvare l’azione antiossidante di questi due importantissimi alimenti, intervengono anche una grande quantità di frutta e verdura di stagione come gli agrumi, i fichi, i cachi.

Cereali, pseudocereali e glutine: facciamo un po’ di chiarezza

Si fa presto a dire ‘cereali’

Sapere se un alimento contiene glutine è di fondamentale importanza per chi soffre di celiachia o di sensibilità al glutine: ancor prima di leggere l’etichetta di ciò che compriamo, o di informarci su ciò che ci viene offerto, occorre avere alcune linee guida generali.

Prima ancora di definire da quali cereali derivi il glutine e da quali no, conviene stabilire cosa siano i cereali, perché il termine non è così chiaro come sembra: ad esempio, è di qualche mese fa la notizia di un disegno di legge nel quale, a tutela del Made in Italy, alcuni deputati avrebbero voluto limitare l’importazione di grano saraceno, evidentemente pensando si trattasse di un frumento alloctono utilizzato nella preparazione delle nostre paste alimentari a discapito della loro italianità.

La confusione nasce dal fatto che il termine ‘cereale’ è di ambito culturale e commerciale, non botanico: definisce cioè una materia prima in base alla tradizione d’uso e alla collocazione sul mercato, non in base alla distinzione fra differenti famiglie di piante erbacee.

Il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, alla voce ‘cereale’, riporta: “Appartenente a Cerere, antica Dea delle biade, la quale supponevasi avere insegnato agli uomini l’uso del frumento“.

È quindi un cereale qualsiasi pianta erbacea in grado di produrre frutti che, macinati, danno farina per pane e per altri cibi: prodotti che il culto Romano riconduceva a Cerere, dea della fertilità e dei raccolti, che aveva insegnato agli uomini la coltivazione dei campi.

Stando a questa definizione quindi, il termine ‘pseudocereale’, ormai entrato nell’uso per individuare grano saraceno, amaranto, quinoa, sarebbe improprio, perché presuppone che i “veri” cereali siano unicamente le piante appartenenti alla famiglia delle Graminacee.

schema botanico dei cereali

Cereali per alimenti con glutine

I cereali che vengono utilizzati nella preparazione di alimenti con glutine sono:

  • Frumento: le specie più importanti sono il grano tenero (Triticum vulgare), e grano duro (Triticum durum): il primo viene utilizzato per pane e prodotti da forno, il secondo per le paste alimentari.
    Da notare che il frumento è presente anche in alimenti come cuscus, semolino, cereali per colazione, prodotti precotti o surgelati con panatura, insaccati, alimenti in scatola, salse e condimenti, bevande come cioccolata, birra, gin, whiskey e vodka.
  • Kamut: è un marchio registrato della società americana Kamut International, che designa una varietà di grano duro, quindi impiegato nella preparazione di alimenti con glutine.Viene impiegato nella preparazione di cereali per la colazione, muesli, minestre, zuppe, e la farina che se ne ricava è usata nella preparazione di pane, pasta, biscotti, spuntini, focacce, crespelle.
  • Farro: varietà di grano molto popolare nell’antica Roma, con valore nutrizionale simile al grano tenero (Triticum spelta, Triticum monococco).È molto diffuso sotto forma di grani (zuppe, minestre, ecc.) oppure sotto forma di farina per la preparazione di paste, dolci, ecc.
  • Segale: è il cereale tipico dei Paesi Nord Europei, dove la farina è usata da sola o mescolata al frumento per fare il pane di segale dal caratteristico colore scuro. Contiene secalina, che al pari della gliadina concorre alla formazione del glutine.
  • Orzo: (Hordeum vulgare) è utilizzato prevalentemente come malto per la produzione della birra, del whiskey e nella panificazione; come succedaneo del caffè dopo torrefazione e per la preparazione di prodotti dietetici.
    Contiene un omologo della gliadina del grano chiamata ordeina.
  • Avena: (Avena sativa) è la specie più nota del genere Avena. Storicamente l’avena è stata sempre esclusa dall’alimentazione gluten free a causa della presenza, come proteina di riserva, dell’avenina.Ad oggi si consiglia di introdurre nella dieta, anche se in piccole dosi, solo avena di cui si conosce l’assenza di contaminazione con cereali contenenti glutine.

Cereali per alimenti senza glutine

Fra i cereali alla base di alimenti senza glutine annoveriamo:

  • Mais: (Zea mays) il mais è un cereale naturalmente privo delle proteine che formano il glutine, utilizzato nell’alimentazione come: pop corn e corn flakes, olio estratto dal germe, snack e prodotti della macinazione della cariosside. Il mais può essere utilizzato per la produzione della birra al posto dell’orzo, oppure consumato sotto forma di farina (polenta).
  • Riso: (Oryza sativa) è uno dei cereali più ricchi di amido (oltre il 75%) e poveri di proteine (6-7%).
  • Miglio: (Panicum miliaceum) largamente usato all’epoca dei Romani e oggi in disuso a favore di cereali più produttivi. Può essere presente in zuppe e minestre ai cereali.

“Pseudocereali”

Gli “pseudo cereali”, ovvero i cereali non facenti parte della famiglia delle Graminacee, sono:

  • Amaranto: (Amaranthus caudatus, Amaranthus cruentus e Amaranthus hypochondriacus) non dà origine ad alimenti con glutine, i semi possono essere presenti in zuppe e minestre a base di legumi e cereali.
  • Quinoa: (Chenopodium quinoa) non contiene glutine ed è molto ricca di proteine. I semi possono essere presenti in zuppe e minestre a base di legumi e cereali.
  • Grano saraceno: (Fagopyrum esculentum) è stato sempre collocato tra i cereali pur non appartenendo alla famiglia delle Graminacee. È una buona fonte di fibre e di minerali ed è privo di glutine, viene utilizzato nelle minestre, specialmente di verdure e, in forma di farina, per la polenta saracena, crespelle e la preparazione della pasta alimentare.

La Gluten Sensitivity: quella “zona grigia” fra salute e celiachia

Cos’è la Gluten Sensitivity (sensibilità al glutine)

Per chiarire cosa sia la Gluten Sensitivity (sensibilità al glutine) occorre prima dire cosa non è: non si tratta infatti di celiachia né di allergia al grano, sebbene i sintomi si manifestino dopo l’assunzione di glutine e vadano in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

Il Prof. Alessio Fasano, coordinatore del gruppo di ricerca sulla celiachia dell’Università del Maryland, e autore del primo studio di un certo rilievo su questo tema, la spiega così: “Provate a immaginare il rapporto con il glutine su uno spettro continuo.

Ad un’estremità dello spettro ci sono i pazienti celiaci, che non tollerano nemmeno un grammo di glutine nella dieta.
All’estremità opposta, invece, ci sono le persone fortunate che possono mangiare la pizza, la pasta e i biscotti e bere la birra senza sentirsi male.

Nel mezzo, nella zona grigia dello spettro ci sono le reazioni al glutine, come quelle di sensibilità, su cui fino ad oggi si sapeva ben poco.
Proprio in questa zona stiamo cercando le risposte relative alla diagnosi e alla cura della Gluten Sensitivity, che oggi sappiamo essere una patologia specifica”.

In base ai primi dati forniti dal Prof. Fasano, il fenomeno sembra interessare il 6% della popolazione americana, e considerate le abitudini alimentari del nostro Paese, decisamente orientate verso cibi contenenti glutine (pane, pasta, pizza), è ragionevole presumere che tale percentuale sia da ritoccare al rialzo.

Sintomatologia

A differenza della celiachia, in cui l’ingestione di glutine provoca il danneggiamento della mucosa intestinale con conseguente malassorbimento, nella Gluten Sensitivity la sintomatologia, che è dose dipendente e può essere intestinale e/o extra-intestinale, è più riconducibile a quella data dalle reazioni avverse agli alimenti, le cosiddette “allergie ritardate”, o più conosciute ma impropriamente definite “intolleranze alimentari“.

tabella sintomi gluten sensitivity

In particolare, fra i sintomi intestinali si registrano: difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali, iperacidità gastrica, gastrite, diarrea, stipsi, irregolarità intestinale, flatulenza, aerofagia.

A livello extra-intestinale invece possiamo annoverare: stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza, orticaria, acne, dermatite, cefalea, emicrania, asma, tosse, raucedine, eccesso di muco, alterazione della pressione arteriosa, palpitazioni, disturbi della libido, infiammazioni uro-genitali frequenti, crampi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari.

Diagnosi di Gluten Sensitivity

copertina pieghevole test gluten sensitivityNatrixLab, sulla scorta di più di un decennio di esperienza nella diagnosi e nella ricerca delle intolleranze alimentari, ha messo a punto e reso disponibile a farmacie, laboratori di analisi, medici nutrizionisti il “Gluten Sensitivity & Celiac Test”, fra i primi sul mercato italiano.

Il Gluten Sensitivity & Celiac Test utilizza la metodica standardizzata ELISA, che offre un alto grado di sensibilità e specificità per i marcatori di sensibilità al glutine presi in analisi.

Gli esami specifici che si vanno ad effettuare sono la valutazione della presenza di anticorpi IgA totali, di anticorpi anti-transglutamminasi IgA (o IgG nel caso di scarso titolo di IgA totali) per escludere la possibile diagnosi di celiachia, e di anticorpi anti gliadina IgA e IgG per rilevare la possibile presenza di Gluten Sensitivity.

Trattamento

login telenutrizioneL’unico trattamento efficace ad oggi conosciuto per alleviare o migliorare i sintomi di questa sensibilità consiste nel seguire un protocollo dietetico che induce remissione della sensibilità al glutine.

Un’alimentazione corretta, oltre a far regredire i sintomi in tempi rapidi (già nel primo mese si assiste alla regressione della sintomatologia), previene lo sviluppo di altre allergie o sensibilità e soprattutto il possibile instaurarsi della vera e propria malattia celiaca.

NatrixLab, che insieme alla diagnostica ha individuato percorsi per il recupero delle tolleranze alimentari, ha messo a punto protocolli ormai ampiamente collaudati, che si basano sulla necessità di cancellare la memoria immunologica del nostro organismo e riprogrammarla.

A beneficio di farmacie, laboratori di analisi, nutrizionisti, NatrixLab mette a disposizione Telenutrizione®: una piattaforma telematica da offrire ai pazienti per seguire, in contatto diretto con una equipe medica, specifici protocolli alimentari, fra i quali la dieta per il recupero della tolleranza al glutine.

Grazie a Telenutrizione® sono sufficienti un PC e una connessione internet per essere accompagnati passo passo attraverso il percorso, con la possibilità di compilare il proprio diario alimentare, evitare errori e tenere sotto controllo l’andamento della terapia, ricorrendo, ove necessario, al consulto diretto col medico.

Informazioni e approfondimenti

Per avere informazioni sul Gluten Sensitivity & Celiac Test, contatta NatrixLab all’indirizzo email info@natrixlab.it, oppure chiama lo 0522 514537.

Uomini, donne e … gli ormoni

Gli ormoni sono sostanze prodotte da ghiandole facenti parte del sistema endocrino, che fungono da messaggeri e rispondono alle diverse necessità e bisogni sentiti dall’organismo.

Ogni ormone ha funzioni differenti e viene secreto o attivato solo quando e se necessario.
Gli ormoni sessuali svolgono funzioni essenziali durante tutta la vita dei soggetti, dal passaggio tra l’infanzia e la pubertà, e durante la vita adulta.

Sia gli uomini che le donne, devono fare i conti, dopo i 40 anni nel primo caso, e dopo la menopausa nel secondo, con squilibri nei livelli di estrogeni, testosterone e progestinici. Avere livelli alterati di questi ormoni contribuisce ad un lento, costante invecchiamento: calo della libido, dell’energia, della massa muscolare, assottigliamento delle ossa e osteoporosi, riduzione del tono e dell’elasticità della pelle, calo di memoria, problemi cardiocircolatori, insonnia, irritabilità e oscillazione di umore, fra parecchi altri sintomi.

La cessazione dell’attività ovarica non rappresenta, infatti, la totale scomparsa degli ormoni sessuali, poiché vengono prodotti anche dalla ghiandola surrenale.

Quali sono gli ormoni interessati?

Gli estrogeni sono ormoni sessuali prevalentemente femminili.
Stimolano lo sviluppo delle caratteristiche femminili secondarie, permettono la fecondazione e la gravidanza e regolano il ciclo mestruale, come anche la distribuzione del grasso corporeo, favorendone il deposito sui fianchi, i glutei, nelle cosce e nell’addome. Hanno azione protettiva per l’osteoporosi; proteggono dal rischio cardiovascolare e aterosclerotico.

Stimolano inoltre la lipolisi nel tessuto muscolare ed adiposo. Regolano molte funzioni cerebrali come la memoria. Influenzano anche gli ormoni tiroidei, con azione antagonistica, e l’insulina, aumentando la sua azione anabolica.

approfondisci il test sui profili ormonali NatrixLabNell’uomo la quantità di estrogeni secreti dal testicolo è particolarmente modesta, anche se biologicamente importante. Tuttavia con l’avanzare dell’età, soprattutto in caso di ridotta attività fisica e sovrappeso, ad un naturale declino nella produzione di testosterone, si associa un aumento della sua conversione in estrogeni. Tale fenomeno è legato ad effetti collaterali spiacevoli come l’aumento del tessuto mammario, diminuzione del desiderio sessuale, problemi di erezione e diminuzione della fertilità.

Una concentrazione troppo elevata di estrogeni può esporre la donna ad un maggiore rischio di sviluppare alcune forme di cancro come quello alla mammella, l’insulino-resistenza e l’infertilità.
Il livello di estrogeni si modifica anche a seconda del peso corporeo, quindi tenere controllato il peso incide sull’equilibrio degli ormoni sessuali.

Il progesterone è un ormone steroideo, derivato del colesterolo. È un ormone sessuale femminile, responsabile dell’ovulazione, della fertilità e della menopausa.

Nell’uomo ne viene prodotto una piccola parte dalle cellule testicolari del Leydig.
Il progesterone è un ormone termogenico, favorisce cioè l’aumento della temperatura corporea di circa 1°C.
Nell’uomo è importante valutare la concentrazione di progesterone poiché è stato scoperto che inibisce la caduta dei capelli e l’ipertrofia della prostata, ma a dosi superiori può sopprimere la produzione di androgeni portando ad atrofia dei testicoli e della prostata.

Il testosterone è un ormone prettamente androgeno. Ha attività fondamentale durante lo sviluppo maschile. In età adulta favorisce la crescita dei peli e il mantenimento delle caratteristiche sessuali secondarie.
Mantiene la libido, stimola la spermatogenesi e la produzione di eritropoietina. Ha inoltre proprietà anabolica, ovvero favorisce la sintesi proteica e la crescita della massa magra a discapito di quella grassa.
Livelli sbilanciati possono essere dati da sovrappeso e obesità a causa di abbondante presenza dell’enzima aromatasi a livello adiposo che trasforma il testosterone in estradiolo. Altra causa di squilibri nelle concentrazioni di testosterone possono essere associati a malattie coronariche e rischio cardiovascolare.

L’androstenedione è un ormone steroideo prodotto dalla ghiandola surrenale e dalle ghiandole sessuali. Esso è il precursore di estradiolo e testosterone. Il dosaggio è quindi importante nel monitoraggio di quelle patologie relative a deficit della sintesi degli androgeni.
Livelli aumentati di questo ormone sono spesso associati ad acne, irsutismo, e calvizie.

La menopausa rappresenta un forte cambiamento nella vita di una donna, poiché subentrano modificazioni fisiche ma anche psicologiche. Per capire come affrontare al meglio questo cambiamento, occorre analizzare le concentrazioni ormonali dei differenti ormoni.

Valutare i propri equilibri ormonali può essere d’aiuto per prevenire l’invecchiamento e preservare il proprio stato di salute e benessere.