Il Microbiota Intestinale è la comunità microbica che popola il tratto digerente di ogni individuo. Appena dopo la nascita, si instaura un rapporto simbiotico tra tali microrganismi e l’ospite.
Nel corso della vita, numerosi fattori di natura “ambientale” possono incidere sulla composizione del microbiota intestinale.
Dieta e stile di vita rappresentano i principali attori che condizionano tale composizione e su cui è possibile agire, essendo modificabili.
Studi recenti rivelano una connessione tra dieta e microbiota intestinale nello sviluppo delle più importanti patologie cronico degenerative.
Infatti diete squilibrate e poco salutari, favoriscono alterazioni nella funzione e nella composizione della comunità microbica e, attraverso meccanismi complessi, determinano un aumentato rischio dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, come l’obesità.
La Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità dal 2010, è il profilo alimentare maggiormente associato a un ridotto rischio di insorgenza di patologie ed a un ottimale stato di salute nella popolazione generale.
I dati sono sempre più concordi nell’ipotizzare un ruolo preponderante delle abitudini alimentari di provenienza Mediterranea nel cambiamento in senso favorevole delle specie batteriche presenti nel nostro intestino, che riflette e spiega, almeno in parte, l’effetto protettivo della dieta nei confronti dell’aspettativa di vita e dell’insorgenza di numerose patologie, tra cui l’obesità.
Quando è presente una modifica quali/quantitativa degli equilibri della composizione della flora batterica intestinale possiamo parlare di Disbiosi Intestinale.
L’alterazione della comunità batterica si ha quando batteri salutari diminuiscono e quelli nocivi aumentano, tale condizione può compromettere la buona funzionalità intestinale con successiva alterazione della produzione di enzimi digestivi e delle normali condizioni biochimiche, relative a pH e vitamine.
Tutto ciò può determinare una risposta infiammatoria aumentata. I villi intestinali non riescono più a garantire il corretto assorbimento dei nutrienti a digestione avvenuta. Alcune macromolecole riescono a oltrepassare la barriera intestinale e, identificate come non self, possono scatenare una risposta immunologica determinando l’aumentata Permeabilità Intestinale.
L’alterazione della capacità di barriera viene denominata sindrome dell’intestino permeabile o “leaky gut” (SAPI o LGS), è a tutti gli effetti un indebolimento delle giunzioni tra le varie cellule della barriera intestinale, e si accompagna ad uno stato infiammatorio cronico.
Infiammazione e permeabilità intestinale sono, quindi direttamente correlate, una causa e conseguenza dell’altra.
Obesità e prevenzione
Numerose patologie, tra cui l’obesità, sono caratterizzate da una risposta infiammatoria cronica, associata a stili alimentari scorretti, disbiosi intestinale e alterazioni nella funzionalità del tratto digerente.
Ad oggi, la Dieta Mediterranea, basata sul consumo frequente di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, semi, frutta a guscio e olio di oliva, rappresenta il miglior metodo di prevenzione nei confronti di malattie cronico degenerative correlate a obesità.
Per questo, dovrebbe essere sempre promossa rispetto ad altri modelli alimentari squilibrati come alcune diete “occidentali” che hanno preso campo a causa della globalizzazione.
Per spiegare cosa sono le reazioni IgG mediate, comunemente dette “Intolleranze alimentari“, dobbiamo partire spiegando che cosa sono le reazioni avverse al cibo. Con questo termine si intendono tutte quell’insieme di sintomatologie che subentrano dopo l’ingestione di un cibo. Questo è un termine estremamente generico in quanto sotto questa dicitura vengono racchiuse diversi tipi di reazioni che differiscono tra loro per il loro meccanismo d’azione. Per provare a fare un pò di chiarezza ripercorreremo lo schema proposto da (Boyce et al,2010) che partendo dal vertice divide le reazioni avverse al cibo in due sottoclassi, vale a dire le reazioni tossiche e non tossiche.
Le reazioni tossiche sono tutte quelle reazioni indotte dall’assunzione di un alimento eventualmente contaminato da batteri o dalle sue tossine, vale a dire le classiche Tossinfezioni alimentari.
Per quanto riguarda le reazioni non tossiche invece dobbiamo dividerle in altre due sottoclassi vale a dire quelle Immunomediate e quelle non Immunomediate.
Le reazioni non immunomediate sono tutte quelle reazioni nelle quali il meccanismo d’azione non prevede un coinvolgimento del sistema immunitario bensì dei meccanismi diversi come potrebbe essere il deficit di produzione di particolari enzimi in grado di digerire a livello intestinale la sostanza incriminata, un esempio è rappresentato dalla classica intolleranza al lattosio.
All’interno delle reazioni immunomediate invece è doveroso fare l’ultima distinzione in quanto in questa macro classe le reazioni possono essere ulteriormente divise in reazioni IgE mediate e reazioni non IgE mediate.
Le reazioni IgE mediate come abbiamo visto anche nell’articolo precedente, sono delle reazioni di ipersensibilità di tipo 1, che coinvolgono una particolare classe di anticorpi vale a dire le Immunoglobuline E, e sono le classiche allergie.
Nella categoria delle reazioni non IgE mediate invece rientrano tutte quelle reazioni che implicano il coinvolgimento del sistema immunitario ma che sono mediate dall’azione di altre immunoglobuline come le IgA, IgG ecc. Tra queste troviamo le reazioni IgG mediate o comunemente dette “intolleranze alimentari”.
Il ruolo delle IgG specifiche nei confronti degli antigeni alimentari
Le IgG sono il principale tipo di anticorpi presenti nel sangue e nel fluido extracellulare, il ruolo principale di questa classe di anticorpi è quella di permettere mediante il legame con molti tipi di agenti patogeni quali virus, batteri e funghi, di proteggere il corpo dalle infezioni. Oltre a questa funzione, nello studio di Cai et all [1] è stato dimostrato che negli adulti, gli anticorpi IgG sierici, esprimono, un possibile contatto immunologico precedente con il cibo. Secondo Ligaarden [2] il valore totale delle IgG verso specifici cibi indica un loro eccessivo consumo.
Inoltre dagli studi di Finkelman[3][4], emerge che le IgG sono coinvolte anche nella regolazione delle reazioni allergiche, in quanto è stato osservato che ci sono due vie che portano alla reazione anafilattica: nella prima gli antigeni possono causare anafilassi sistemica attraverso la via classica col legame alle IgE legate al recettore FcεRI delle mastcellule, che stimolano il rilascio di Istamina e mediatori infiammatori. Nella via alternativa invece, gli antigeni formano complessi con le IgG e il recettore Fc γ RIII dei macrofagi, stimolando solo il rilascio di mediatori infiammatori.
Pertanto gli anticorpi IgG prevengono la reazione anafilattica IgE mediata, in quanto bloccano l’anafilassi sistemica indotta da piccole quantità di antigene, ma possono mediare l’anafilassi sistemica dovuta a grandi quantità di antigeni [4]. In quest’ottica valutare mediante un test quali proteine alimentari stanno generando un processo flogistico è di notevole importanza, per programmare una strategia nutrizionale volta alla riduzione di quei segnali di flogosi cronica che portano a tutta una serie di micro disturbi dei quali non si riesce a risalire alla causa.
Meccanismo di scatenamento delle reazioni non IgE mediate e sue evidenze in particolari condizioni morbose
Quello che ad oggi è considerato il meccanismo più accreditato per l’insorgenza di reazioni di ipersensibilità IgG mediate [5], è strettamente collegato con la riduzione dell’efficienza di una delle funzioni svolte dall’intestino, vale a dire l’effetto barriera.
Per comprendere meglio il meccanismo vediamo come avviene a livello intestinale il processo di digestione e assorbimento delle proteine alimentari.
In condizioni normali a livello del lume intestinale arrivano frammenti proteici, gia precedentemente predigeriti dallo stomaco, sotto forma di polipeptidi, vale a dire catene di aminoacidi in numero superiore a tre, che in questa forma non possono essere ancora assorbite, per cui intervengono le proteasi intestinali, vale a dire enzimi digestivi in grado di tagliare i polipeptidi in:
aminoacidi singoli;
dipeptidi;
tripeptidi;
Gli aminoacidi singoli, così formati sono in grado di attraversare completamente l’enterocita e quindi essere immessi in circolo nel torrente ematico.
I dipeptidi e i tripeptidi invece possono in questa forma attraversare solo il versante luminare degli enterociti, ma una voltà all’interno, per poter essere immessi nel torrente ematico necessitano di altri enzimi in grado di scompattarli in singoli aminoacidi e solo allora possono essere immessi in circolo.
Ma cosa succede quando si ha una riduzione della funzionalità della barriera intestinale?
In una condizione di permeabilità intestinale, tutto quello che abbiamo visto prima continua a funzionare, ma può capitare che un polipeptide non ancora processato dagli enzimi intestinali passi attraverso le giunzioni serrate e arrivi in circolo.
Una volta in circolo viene riconosciuto come anomalo dal sistema immunitario che rilascia anticorpi specifici (IgG specifiche) che legano l’antigene formando un immunocomplesso e quindi dando il via alla risposta immunitaria
Una piccola quantità di complessi immuni si forma in continuazione e il sistema immunitario è in grado di gestirli senza generare nessun problema, ma Quando si sviluppa una vigorosa risposta anticorpale verso un antigene, dovuta ad esempio ad un continuo passaggio di polipeptidi di una stessa sostanza nel circolo ematico, gli Immuno-complessi circolanti possono aumentare in maniera drammatica, determinando un superamento della soglia di tolleranza, portando così a reazioni infiammatorie croniche che danneggiano i tessuti circostanti generando la relativa sintomatologia.
La metodica ELISA per la determinazione dei livelli sierici di IgG
Il termine Elisa è l’acronimo inglese di enzyme-linked immunosorbent assay (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima). Si tratta di un versatile metodo d’analisi immunologica usato in biochimica per rilevare la presenza di una sostanza usando uno o più anticorpi, ed è la metodica più accreditata e validata per il dosaggio delle IgG sieriche, ovvero per l’analisi delle cosiddette “Intolleranze alimentari“.
[button color=”blue” size=”small” link=”http://www.natrixlab.it/fai-nostri-test/” target=”_blank” ]Scopri dove fare il test vicino a casa tua[/button]
La metodica si avvale di uno specifico supporto denominato piastra sulla cui superfice vi sono 92 contenitori chiamati pozzetti. Sul fondo e sulle pareti di ogni singolo pozzetto, in fase di produzione della piastra, vengono legate le proteine estratte da un dato alimento definite antigeni, ogni pozzetto quindi conterrà una antigene diverso. L’analisi vera e propria può essere schematizzata in 4 fasi:
Nella prima fase l’operatore carica all’interno dei pozzetti il campione di sangue prelevato dal paziente, all’interno del quale sono presenti numerosi anticorpi. Se tra questi ce ne sono alcuni specifici per l’antigene legato al pozzetto, si andranno a legare a loro volta in maniera stabile a quest’ultimi. La restante parte di anticorpi non specifici viene allontanata con una soluzione di lavaggio.
A questo punto si passa alla seconda fase dove viene caricata all’interno del pozzetto una soluzione contenente anticorpi secondari specifici per le IgG umane, ai quali è legato un enzima. Una volta all’interno del pozzetto si andranno a legare agli anticorpi del paziente che a loro volta sono legati agli antigeni presenti sulla superfice del pozzetto. Anche in questo caso gli anticorpi secondari in eccesso che non si sono legati, vengono allontanati con una soluzione baffer.
Successivamente si passa alla terza fase, nella quale si aggiunge al pozzetto una soluzione contenente un substrato utilizzabile dall’enzima legato all’anticorpo secondario, il quale andando a consumare il substrato porterà ad una riduzione del Ph della soluzione che cambierà colore diventando gialla. L’intensità di colore quindi è direttamente proporzionale al numero di anticorpi secondari e quindi è misura diretta degli anticorpi specifici presenti nel campione del paziente.
A questo punto si è ottenuto un‘intensità luminosa che deve essere convertita in un valore numerico, per farlo passiamo alla 4 e ultima fase nella quale mediante l’utilizzo di uno spettofotometro, che legge alla lunghezza d’onda di 450 nm ( nanometri), possiamo ottenere la concentrazione delle IgG all’interno di ogni singolo pozzetto, che viene espressa, dopo normalizzazione, in valore percentuale.
Trattamento “intolleranze alimentari”: perché eliminare?
L’unico trattamento che permette di migliorare e risolvere la situazione prevede una corretta strategia nutrizionale e fitoterapica volta, in una prima fase, a desensibilizzare l’organismo dalla sostanze incriminate e successivamente ripristinare la corretta tolleranza. Un corretto iter terapeutico potrebbe essere quindi suddiviso in 4 fasi, dove le prime due prevedono l’eliminazione degli alimenti incriminati, mentre le altre due ne prevedono la reintroduzione.
Nelle prime due fasi, che possiamo definire di remissione e di adattamento, l’eliminazione delle sostanze incriminate [5] porta da subito ad una riduzione dei sintomi e del titolo anticorpale.
Molto probabilmente la riduzione della sintomatologia in queste fasi è indotta dall’attenuazione dello stimolo infiammatorio.
In queste fasi, parallelamente all’eliminazione dalla dieta delle sostanze incriminate, è buona norma andare ad agire anche a livello intestinale migliorando l’equilibrio della flora batterica e l’eventuale permeabilità intestinale.
Prodotti a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e il ricambio cellulare,
Vitamine e minerali come zinco, iodio, selenio, vitamine del gruppo B e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane;
La seconda parte del trattamento, che prevede le fasi di svezzamento e mantenimento, è molto delicata in quanto andremo a reintrodurre secondo uno schema ben precisi gli alimenti incriminati.
La reintroduzione dovrà avvenire in maniera estremamente graduale, per intenderci mimeremo quelle che sono le tecniche di svezzamento che si attuano in età pediatrica, e quindi partiremo da dosi e frequenze settimanali molto basse e di settimana in settimana aumenteremo prima la dose e successivamente la frequenza.
Una volta individuate le cause, dalle “intolleranze alimentari” si può guarire!
Bibliografia:
Cai C, Shen J, Zhao D, et al., Sierological investigation of food specific immunoglobulin G antibodies in patients with infiammatory bowel disease., in Plos ONE, 2014.
Ligaarden Sc, Lydersen S, Farup PG, IgG and IgG4 antibodies in subjects whith irritable bowel syndrome: a case control study in the general population, in BMC Gastroenterol, vol. 12, 2012, DOI:10.1186/1471-230X-12-166.
Finkelman FD, Anaphylaxis :lessons from mouse models, in J Allergy Clin Immunol, vol. 120, 2007, pp. 506-15-qiz ;516-7.
Khondoun MV, Strait R, Armstrong L, Yanase N, Finkelman FD, Identification of markers that distinguish IgE-from IgG mediated anaphylaxis, in Proc Natl Acad Sci, vol. 108, 2011, pp. 12413-12418.
L. Zuo,Y.Q.Li,W.J.Li,Y.T.Guo,X.F.Lu,J.M.Li and P. V. Desmondw: Alterations of food antigen-specific serum immunoglobulinsG and E antibodies in patients with irritable bowel syndromeand functional dyspepsia Department of Gastroenterology, Qilu Hospital, Shandong University, Jinan, China andwDepartment of Gastroenterology, St Vincent’s Hospital, Fitzroy Vic.
Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047
I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.
L’intestino rappresenta l’ultima porzione del nostro apparato digerente e viene definito anche secondo cervello, grazie alla presenza di un vero e proprio sistema nervoso presente nello spessore della sua parete. E’ l’area più estesa dell’organismo (lungo circa 7 metri), ed è sede della più importante stazione immunitaria del corpo, in quanto rappresenta la principale interfaccia di passaggio dall’ambiente esterno a quello interno dell’organismo. La parete del lume intestinale è organizzata come un sistema a più strati, che ha il compito di prevenire l’adesione batterica, regolare la diffusione para cellulare verso i tessuti dell’ospite sottostanti, e di discriminare tra i microorganismi commensali e quelli patogeni, organizzando la tolleranza immunologica verso i commensali e la risposta immune verso i patogeni. La barriera superficiale inizia dal microbiota residente che compete con i patogeni per guadagnarsi spazio e risorse energetiche, elaborare le molecole necessarie all’integrità mucosale e modulare il comportamento immunologico della barriera profonda. Il livello successivo è rappresentato dallo strato di muco, che separa il contenuto endoluminale dagli strati più interni e contiene prodotti antimicrobici e IgA secretorie. Al di sotto del muco, è presente un monostrato di cellule epiteliali gli Enterociti, unite strettamente tra loro da giunzioni serrate (in inglese tight junction), e che gli permettono di costituire una barriera fisica efficace nell’assorbire i nutrienti, ma altrettanto efficace nell’ impedire alla maggior parte delle molecole e dei germi più grandi di passare dall’interno dell’intestino nel flusso sanguigno e potenzialmente causare così diverse problematiche.
La permeabilità intestinale
Molteplici fattori, legati per lo più allo stile di vita e all’alimentazione, sono in grado di ridurre la selettività della barriera intestinale, determinando così l’insorgenza della cosiddetta “sindrome dell’intestino gocciolante”, leaky gut syndrome (1). In questa condizione, le strette giunzioni delle cellule intestinali subiscono un’alterazione tale da consentire il passaggio di molecole non self e quindi potenzialmente pericolose, che possono causare o contribuire alla comparsa dei seguenti sintomi:
diarrea cronica, costipazione o gonfiore;
infezioni genitourinarie ricorrenti;
Fatica cronica;
problemi della pelle, come acne, eruzioni cutanee o eczema;
Patologie associate alla sindrome dell’intestino permeabile
La letteratura scientifica ha confermato che la presenza di processi infiammatorio cronici in seguito all’aumento della permeabilità intestinale, si pone come base, in persone predisposte, per l’istaurarsi di diverse condizioni patologiche(2),(3),(4), come:
Insomma si verifica un effetto domino con conseguenze a volte irrimediabili.
Fattori che portano all’instaurarsi della permeabilità intestinale
Le principali cause di un’alterazione della funzionalità della barriera intestinale sono:
Diete squilibrate;
il cambiamento nella composizione del microbiota (disbiosi);
l’uso dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
i chemio e radioterapici;
l’alcol;
lo stress;
l’infiammazione sistemica;
le infezioni.
Come identificare e misurare la permeabilità intestinale?
Partendo da studi sul colera e poi, successivamente a quelli, sul morbo celiaco, il medico italiano Alessio Fasano ha scoperto l’esistenza di una proteina chiamata zonulina (5) un precursore dell’aptoglobina 2, una molecola antichissima prodotta solo dalla specie umana che innesca una serie di modificazioni che conducono al riarrangiamento del citoscheletro, con conseguente segnale di apertura delle giunzioni strette (tight junctions). Questa scoperta ci ha permesso di sviluppare un Test in grado di misurare questo metabolita nelle feci la cui concentrazione oltre i limiti è misura diretta della presenza di permeabilità intestinale.
[button color=”blue” size=”small” link=”http://www.natrixlab.it/fai-nostri-test/” target=”_blank” ]Scopri dove fare il test vicino a casa tua[/button]
Cosa fare in caso di permeabilità intestinale?
L’alimentazione è la prima arma in nostro possesso per la gestione o il miglioramento della sintomatologia legata alla permeabilità intestinale. Esistono cibi che promuovono l’infiammazione e cibi che la attenuano: tra questi ultimi citiamo la carne magra e il pesce, le patate, il riso, la frutta e la verdura (da preferire quella ricca di fibre solubili come carote, melanzane, zucchine, mele, pere, susine e la frutta secca), cereali integrali tra cui l’avena, e tanta acqua. I cibi pro infiammatori sono invece: tutto ciò che è lievitato o fermentato, compresi gli alcolici, il caffè, il tè, i cibi grassi. Inoltre risulta opportuno monitorare le allergie alimentari e le intolleranze, inclusa la sensibilità al glutine non celiaca in modo da poter seguire la dieta più adatta alle proprie esigenze. Per chi soffre di permeabilità intestinale è sempre utile integrare anche con probiotici o prebiotici (6) (fibre a base di Frutto-Oligo-Saccaridi e Inulina) per migliorare l’equilibrio della flora batterica. Altri integratori utili possono essere quelli a base di L-Glutammina (7) che concorre a migliorar la riparazione e il ricambio cellulare, insieme a importanti vitamine e minerali come zinco, iodio, selenio, vitamine del gruppo B e vitamina A che contribuisce al mantenimento di mucose sane; da non dimenticare l’utilità degli antiossidanti e di antiinfiammatori naturali (Aloe, curcuma, ecc.) . E’ inoltre importante scegliere la giusta attività fisica, per migliorare il transito intestinale (camminata, yoga, pilates, shiatsu, ad esempio).
“Il primo passo per contrastare questa condizione è sapere di esserne affetto!” Rivolgiti al centro specialistico più vicino a te.
BIBLIOGRAFIA
Green P, Jones R. Celiac Disease: A Hidden Epidemic. New York, NY: Harper Collins; 2006:98.
Barbara G. et al., Mucosal permeability and immune activation as potential therapeutic targets of probiotics in irritable bowel syndrome. J Clin Gastroenterol. 2012 Oct;46 Suppl:S52-5.
Lerner A, Matthias T. Changes in intestinal tight junction permeability associated with industrial food additives explain the rising incidence of autoimmune disease. Autoimmun Rev. 2015;14(6):479-489.
TEDDY Study Group. The Environmental Determinants of Diabetes in the Young (TEDDY) Study. Ann N Y Acad Sci. 2008 Dec;1150:1-13. doi: 10.1196/annals.1447.062.
Fasano A. Intestinal permeability and its regulation by zonulin: diagnostic and therapeutic implications. Clin Gastoenterol H. 2012;10(10):1096-1100.
Lamprecht M, Bogner S, Schippinger G, Steinbauer K, Fankhauser F, Hallstroem S, et al. Probiotic supplementation affects markers of intestinal barrier, oxidation, and inflammation in trained men; a randomized, double-blinded, placebo-controlled trial. J Int Soc Sports Nutr (2012) 9(1):45. doi:10.1186/1550-2783-9-45
RadhaKrishna Rao and Geetha Sama. Role of Glutamine in Protection of Intestinal Epithelial Tight Junctions. J Epithel Biol Pharmacol. 2012 Jan; 5(Suppl 1-M7): 47–54.Published online 2011 Aug 22. doi: 10.2174/1875044301205010047
I consigli alimentari e fitoterapici presenti nell’articolo devono intendersi al solo scopo formativo. Tali informazioni non devono mai sostituire la consulenza personalizzata di un medico. Pertanto, ogni decisione presa sulla base di queste indicazioni dev’essere intesa come personale e secondo propria responsabilità.
Cosa sono le allergie e intolleranze alimentari? C’è differenza? Come riconoscere i sintomi? Quali sono i test da fare per capire se si è allergici o intolleranti a uno specifico alimento? In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza. In un mondo popolato da opinionisti di ogni cosa, è importante risolvere i sempre più frequenti dubbi che regnano in campo alimentare attorno ai concetti di allergie e intolleranze alimentari.
Differenza fra allergie e intolleranze alimentari: Scopriamo le differenze!
Nonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta confusione fra il concetto di ‘allergia’ e quello di ‘intolleranza alimentare’: in realtà si tratta di due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia, sia per quanto riguarda il meccanismo d’azione e la relativa diagnostica; vediamole nel dettaglio.
Allergie e intolleranze alimentari fanno parte di un vasto gruppo di disturbi definiti come ‘reazioni avverse al cibo’, i cui sintomi sono scatenati dall’ingestione di uno o più alimenti.
È possibile distinguere tra due tipi di reazioni avverse al cibo: tossiche o non tossiche. Mentre le prime sono legate soprattutto a intossicazioni alimentari o alla presenza di microorganismi patogeni che si sviluppano a seguito di una errata produzione o conservazione, le ultime dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si dividono in reazioni immunomediate e reazioni non immunomediate.
Tra le reazioni non immunomediate troviamo le intolleranze enzimatiche, conseguenza di difetti congeniti che impediscono di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo, come avviene ad esempio per la lattasi nell’intolleranza al lattosio (diagnosticabile con il Breath test), o per le reazioni legate alla celiachia (intolleranza permanente al glutine), la cui diagnosi viene effettuata in maniera predittiva con la ricerca nel sangue di anticorpi anti gliadina, anti endomisio e anti transglutaminasi, ma la cui diagnosi definitiva deve necessariamente avvenire attraverso una biopsia intestinale, che permette di valutare le tipiche alterazioni della malattia a livello della membrana intestinale.
Nelle reazioni invece immunomediate è doveroso effettuare un’ultima distinzione che consiste nelle reazioni IgE mediate (allergie) e quelle non IgE mediate (erroneamente dette ‘intolleranze alimentari’) in cui il carattere diagnostico distintivo è rappresentato dalla ricerca di reazioni immunomediate, cioè modulate dal nostro sistema immunitario.
La principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari sta nel fatto che nelle prime si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE, mentre nelle seconde abbiamo un’ipersensbilità di tipo III IgG mediata.
Un’ulteriore differenza consiste nel fatto che le allergie sono reazioni immediate, non dose dipendente e la sintomatologia si presenta in acuto, con dei sintomi che possono essere spesso eclatanti come rossore, edema, secrezione di muco e in alcuni casi broncocostrizione e laringospasmo.
Al contrario, le ‘intolleranze alimentari’ sono reazioni ritardate, dose dipendente e per questo i sintomi possono comparire dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile.
Anche la sintomatologia è completamente diversa in quanto ha un carattere più cronico: oltre a stanchezza cronica, sonnolenza, ritenzione idrica, aumento della sudorazione, linfoadenopatia tonsillare, obesità possono colpire differenti apparati, oltre al gastro-enterico:
Sistema muscolo-articolare (crampi, spasmi, debolezza muscolare, dolori articolari e muscolari, infiammazioni muscolo-tendinee)
I test per le allergie e intolleranze alimentari
Test intolleranze alimentari
Mentre ad oggi, mancano dati scientifici che validino test finora molto conosciuti quali il Cytotest o il Vegatest, il Dria o altri sistemi che commercialmente hanno spopolato nel corso di questi anni, la ricerca scientifica e gli studi prodotti nel campo hanno evidenziato invece una buona attendibilità per la ricerca delle immunoglobuline IgG nei confronti degli alimenti, con risultati clinicamente significativi, tenendo conto anche che le IgG hanno un’elevata emivita e rappresentano circa il 75% del pool delle immunoglobuline del siero totale. Il dosaggio di questi anticorpi viene effettuato attraverso un prelievo di sangue venoso o capillare e il risultato ottenuto con la metodica standardizzata ELISA offre inoltre un alto grado di ripetibilità (> 90%).
A questo proposito Natrix ha ideato il “Food Intolerance Test” (test per intolleranze alimentari, abbreviato F.I.T.), che, come dicevamo prima, utilizza la metodica standardizzata ELISA, che offre un alto grado di ripetibilità, per misurare i livelli sierici di IgG specifici nei confronti delle frazioni proteiche degli alimenti, eseguibile con un prelievo di sangue venoso o capillare.
Il test può valutare fino a 184 alimenti, e permette di costruire un successivo protocollo nutrizionale per il recupero della tolleranza.
A proposito delle allergie invece, Natrix ha ideato i Profili Aller, che sono test semi-quantitativi in vitro che permettono di rilevare nel sangue la presenza di anticorpi di classe IgE, specifici per ogni singolo allergene (IgE). Anche per questi test basta un semplice prelievo capillare oppure venoso.
I profili Aller si dividono in 6 pannellature a seconda degli allergeni testati:
Aller I 30 (30 allergeni inalanti), Aller A 33 (33 allergeni alimentari), Aller M.I.A. 33 (33 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A. 54 (54 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller I.A. 63 (63 allergeni misti alimentari e inalanti), Aller M.I.A.P. 27 (27 allergeni misti alimentari e inalanti in chiave pediatrica).
Bibliografia
Atkinson W, Sheldon TA, Shaart N, Whorwell PJ. Food elimination based on IgG antibodies in irritable bowel syndrome: a randomised controlled trial, Gut. 2004; 53(10): 1459-1464.
Ou-Yang WX, you JY, Duan BP, Chen CB. Application of food allergens specific IgG antibody detection in chronic diarrhea in children. Zhongguo Dang Dai Er Ke za Zhi. 2008; 10(1): 21-24.
Vance GH, Thornton CA, Bryant TN, Warner JA, Worner JO. Ovalbumin-specific IgG and subclass response through the first 5 years in relation to duration of egg sensitization and the development of asthma. Clinical experimental Allergy. 2004; 34: 1542-1549.
Zuo XL, Li YQ, LiWJ, Guo YT, Lu XF, Li JM, Desmond PV. Alteration of food allergen-spegific serum immunoglobulins G and E antibodies in patients with irritable bowel syndrome and functional dyspepsia. Clin. Exp. Allergy. 2007; 37(6): 823-830.
Wilders-Truschnig M, Mangge H, Lieners C, Gruber H, Mayer C, März W. IgG antibodies against food antigens are correlated with inflammation and intima media thickness in obese juveniles. Exp. Clin. Endocrinol. Diabetes. 2008; 116(4): 241-245.
.Arruda LK, Sole D, Baena-Cagnani CE, Naspitz CK. Risk factors for asthma and atopy. Curr Opin
Allergy Clin Immunol 5 (2005) 153-159.
2. Boullay ME, Boulet LP. The relationships between atopy, rhinitis and asthma: pathophysiological
considerations. Curr Opin Allergy Clin Immunol 3 (2003) 51-55.
3. Caballero T, Martin-Esteban M. Association between pollen hypersensitivity and edible vegetable
allergy: A review. Invest Allergol Clin Immunol 8 (1998) 6-16.
4. Eigenmann PA, Calza AM. Diagnosis of IgE-mediated food allergy among Swiss children with
atopic dermatitis. Pediatr Allergy Immunol 11 (2000) 95-100.
Il concetto di ‘dieta’ è più vasto rispetto a quello comunemente diffuso, che gli attribuisce il significato di ‘regime alimentare’. ‘Dieta’ significa, nell’accezione originaria, ‘modo di vivere’, e comprende non solo il regime alimentare ma anche lo stile di vita.
Da questo punto di vista, il processo di dimagrimento non è solo il risultato di una diminuzione delle calorie assunte mediante l’alimentazione, ma della risposta globale dell’organismo agli stimoli, e in questo gli ormoni giocano un ruolo chiave.
A partire dalla leptina, che regola il senso di fame e di sazietà, per arrivare al cortisolo, l’ormone dello stress, nonché al ciclo di insulina e glucagone: un equilibrio delicato, che occorre testare prima di intraprendere un regime alimentare improntato a privazioni e rinunce.
Nel video, anche mediante la spiegazione del referto, si mostra come il Profilo Ormonale Dimagrimento di NatrixLab sia lo strumento più indicato a rilevare l’equilibrio fra gli ormoni che governano il processo di dimagrimento, al fine di prendere le decisioni conseguenti in termini di alimentazione, integrazione e stile di vita.
Il ‘super paziente’: mostro da gestire o opportunità da cogliere?
C’è una creatura teorizzata da tempo nei libri di healthcare marketing, che entra con sempre maggiore frequenza in farmacia, e che a Cosmofarma 2017 è stata oggetto di studio e analisi: il ‘super paziente’.
Tracciamone un identikit, per riconoscerlo al volo al di là del bancone: cerca in internet informazioni sulla salute, decide autonomamente il trattamento, ha una scarsa aderenza alla terapia perché si illude di essere sufficientemente informato e se la aggiusta da sé.
Dal convegno ‘Le sfide del self care: innovazione, empowerment responsabile, supporto alla sostenibilità del sistema sanitario‘, fra le altre cose è emerso che:
La salute è al primo posto fra i 10 argomenti più ricercati sul web, e sono 8,4 milioni gli italiani che usano le tecnologie mobile per cercare informazioni;
Il 69% dei pazienti decide autonomamente il proprio trattamento;
L’aderenza media alla terapia è del 45,8%.
In sostanza, su 10 persone che entrano in farmacia, 7 sono seguaci del ‘ghe pensi mi‘ in fatto di salute, e data la scarsa fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale (gli italiani che si fidano del SSN sono il 17,3%), con buona probabilità abbiamo di fronte una persona che si è già fatta un’idea propria barcamenandosi fra fonti quasi mai affidabili.
Come comportarsi di fronte a persone che, sulla scorta di un complottismo diffuso, tendono a fidarsi poco di professionisti che, in ogni ramo dello scibile umano compresa la salute, potrebbero essere emissari di poteri più o meno occulti, quando non ingranaggi di macchine con l’unico scopo di lucrare sulla buona fede dei cittadini?
Hai voglia di fare la differenza? Fornisci risposte autorevoli con i test di laboratorio!
Il ciclo di acquisto di un cliente che entra in farmacia è composto da varie fasi, di cui la prima è l’ispirazione: in base alle informazioni che sono state acquisite su internet, sui mezzi di comunicazione di massa, o tramite il passaparola, si entra in farmacia con l’idea di aver bisogno una serie di rimedi per risolvere un determinato disturbo.
Il ruolo chiave del farmacista, a questo punto, è esplicare la propria competenza e professionalità nell’accompagnare il cliente lungo le fasi successive, che sono la formazione e il paragone.
In sintesi: il farmacistaspiega al cliente l’azione del rimedio, e in base alla relazione che riesce a instaurare nel vincere la sua iniziale diffidenza e nell’ascoltarne i reali bisogni (perché siamo consapevoli della differenza fra domanda e bisogno, vero?), lo guida nella scelta del prodotto più appropriato.
È proprio in questa fase del processo che entra in scena la diagnostica: i test diagnostici di laboratorio sono lo strumento definitivo a disposizione del farmacista per acquisire autorevolezza e differenziarsi dalle altre fonti di informazione, nella misura in cui vanno a quantificare con i crismi della scientificità eventuali squilibri o carenze.
Esempio: alla signora che chiede alimenti senza glutine perché ritiene che la facciano ingrassare e le arrechino disturbi, perché non consigliare un test per la sensibilità al glutine non celiaca, in modo da capire esattamente di quale natura sia il disturbo, quantificarlo, e individuare il corretto regime alimentare?
Altro esempio: allo sportivo che ritiene necessario assumere opercoli di Omega-3 senza sapere bene il perché, non si potrebbe consigliare un test lipidomico, che vada a misurare gli acidi grassi delle membrane cellulari allo scopo di capire di quale integratore abbia effettivamente bisogno?
Lasciamo al lettore applicare tale chiave di lettura alla numerosa casistica del proprio bagaglio di esperienza: ciò che a noi importa, qui, è sottolineare il fatto che la diagnostica apre notevoli opportunità ai professionisti della salute, ed è la chiave per valorizzare il ruolo del farmacista di fronte a una clientela diffidente e disorientata, quando non supponente.
Insomma: col ‘super paziente’, volenti o nolenti, tocca fare amicizia.
Non hai visto il nostro stand? Mettiti comodo, te lo raccontiamo.
A Cosmofarma 2017, nel proprio stand di 64 metri quadrati, Natrix ha voluto ricreare una farmacia, per mettere in scena, rappresentandolo, il ruolo della diagnostica nel lavoro quotidiano del farmacista.
Al centro il bancone; i tre lati aperti per invitare il visitatore a camminare fra scaffali dedicati alla salute della pelle, agli integratori per sportivi, ai probiotici, e così via.
Su ogni scaffale, fra scatole bianche di cartone a simboleggiare i prodotti normalmente presenti sui ripiani, i kit di prelievo Natrix correlati ai rimedi in vendita: il kit Anti Age a fianco dei prodotti dermocosmetici, quello di Biochimica Clinica a fianco dei prodotti per sportivi o per quelli inerenti alla salute cardiovascolare, quello del Benessere Intestinale in corrispondenza di integratori e probiotici, e così via.
Presenza ormai irrinunciabile in farmacia, è stato ricreato anche l’angolo per le consulenze nutrizionali, con le vetrinette con strumenti innovativi quali activity tracker, bilance impedenziometriche, smartwatch. Facendo infatti seguire al test diagnostico la consulenza nutrizionale, grazie a Natrix il farmacista può accreditarsi come soggetto titolato a prendersi cura della salute della propria clientela.
Nell’unico lato chiuso abbiamo voluto ricreare un’ideale vetrina della farmacia dei servizi: al centro un pannello retroilluminato con tutti i servizi che si potrebbero proporre in farmacia grazie alla collaborazione con Natrix, ai lati vetrine con in bella mostra il materiale di merchandising a disposizione dei nostri clienti.
In fiera abbiamo messo in scena cosa possa fare la diagnostica per la farmacia dei servizi: non hai avuto la possibilità di venirci a trovare?
Bisogni dei pazienti e punti di forza della farmacia
L’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone sta cambiando: oggi non si ricorre più alla cura (e anche alla farmacia) solo quando si manifestano i disturbi, ma ci si focalizza sulla prevenzione, affiancando al tradizionale approccio del ‘recupero della salute’ quello del ‘mantenimento del benessere’.
In questo contesto la farmacia, se da un lato deve affrontare la sfida della concorrenza con nuovi canali di vendita, dall’altro ha l’opportunità di valorizzare il proprio ruolo di primo presidio sanitario affidabile e accessibile nel soddisfare i bisogni del paziente di oggi.
La presenza di Natrix a Cosmofarma 2017 ha l’obiettivo di spiegare come valorizzare, grazie ai servizi diagnostici, i punti di forza della farmacia, ovvero:
Distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale;
Nessuna attesa o prenotazione;
Professionalità e preparazione;
Fiducia e familiarità.
Grazie alla diagnostica Natrix, non solo farmaci ma servizi e consulenze!
Grazie ai test diagnostici di laboratorio, il farmacista ha la possibilità di aprire un dialogo con la propria clientela e accreditarsi come consulente della salute. In particolare, un servizio diagnostico:
Apre il dialogo con i pazienti;
È propedeutico a suggerimenti e rimedi;
È ricorrente;
Innesca il passaparola;
È la via per capire le cause di piccoli disturbi ricorrenti;
Produce una forte soddisfazione e fidelizza i pazienti.
Presso lo stand Natrix, sarà possibile approfondire le sei famiglie di test diagnostici, capirne le prerogative, e scoprire come proporli in modo efficace alla clientela: è possibile prenotare un appuntamento mediante questo modulo.
La nostra società ha un rapporto controverso con l’alimentazione: dopo secoli di problemi legati a carestie e scarsa disponibilità, oggi la sovrabbondanza di cibo e la grande diffusione di alimenti industriali è fonte di disturbi come intolleranze alimentari, sovrappeso e obesità.
E come in epoche passate, per sconfiggere la carestia, si compivano riti propiziatori, oggi per superare la prova costume ci si affida a diete last minute che promettono miracoli, oppure si ricorre al fai da te per eliminare quegli alimenti che (probabilmente) scatenano reazioni avverse.
Nel video si promuove un concetto di dieta che non include unicamente l’alimentazione, ma lo stile di vita inteso in accezione onnicomprensiva: “non abbiamo bisogno di nuove diete, ma di nuove abitudini alimentari”, perché andiamo a proporre un servizio innovativo di educazione alla corretta alimentazione, in diretto contatto con lo specialista della nutrizione.
Molti di noi hanno sentito parlare più volte di intolleranza alimentare, nonostante non ne se abbia ancora perfetta conoscenza. Si tratta di una vera e propria tossicità legata al cibo, in cui assume grande importanza il modo e la frequenza di consumo, scatenata dal contatto tra gli alimenti e la mucosa intestinale, coinvolgendo una risposta immunitaria in genere ritardata.
I sintomi legati a tali fenomeni possono essere sia intestinali sia extraintestinali, come diarrea, nausea, gonfiore addominale, stanchezza, cefalea e difficoltà di concentrazione.
Feuerbach diceva che “siamo quello che mangiamo”. Infatti uno stile di vita errato, con una alimentazione disordinata e ripetitiva, sedentarietà, vizi come fumo e alcool e soprattutto una bassa qualità del sonno possono comportare diverse alterazioni, soprattutto a livello intestinale, aumentando la difficoltà a digerire il cibo e favorendo l’insorgenza di intolleranze alimentari.
Questo significa ridurre la qualità della vita e aumentare il malessere. In genere l’abitudine di molte persone è quello di intervenire attraverso l’imposizione di una dieta, quasi mai personalizzata. Ma la prassi più corretta per risolvere in maniera definitiva la problematica e i sintomi è invece fare una corretta diagnosi, attraverso una anamnesi e dei test diagnostici che abbiano validità scientifica.
Oggi sono infatti molte le patologie legate a possibili alterazioni delle IgG, conseguenza dell’insorgenza di intolleranze alimentari. Tra queste ricordiamo le patologie infiammatorie croniche intestinali come la Sindrome del Colon Irritabile e il Morbo di Crohn.
Gli alimenti che possono scatenare l’insorgenza di una intolleranza alimentare sono di diversa tipologia. Tra i più frequenti ricordiamo latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.
Naturalmente la suscettibilità individuale e la terapia sono molto variabili, a seconda di numerosi fattori, ma occorre sottolineare come la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti tipici del bacino e della dieta mediterranea, nei confronti dei quali vi è un’assunzione quotidiana.
Cibi (raffinati) e apparato gastrointestinale
L’apparato gastrointestinale è quello maggiormente compromesso da queste alterazioni.
I sintomi che possono essere maggiormente riferiti sono infatti diarrea, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastroesofageo ed eruttazioni.
Anche la cute però può presentare alterazioni, come psoriasi, prurito, orticaria o acne. Infatti essa è direttamente correlata alla funzionalità intestinale, quasi fosse uno specchio di quella che è la nostra situazione interna.
Anche l’apparato genito-urinario con infiammazioni, cistiti e vaginiti ricorrenti potrebbe essere l’anticamera di problematiche a livello addominale, che andrebbero puntualmente indagate.
Oggi si parla sempre più spesso di disbiosi e microbiota intestinale. Si tratta di alterazioni che non sono legate solamente al cibo, ma a tutte quelle situazioni che comportano l’insorgenza di stress e una bassa qualità dello stile di vita.
Stiamo infatti pagando l’aumento del benessere e le patologie ad esso correlate. Negli ultimi 50 anni l’aumento del processo di industrializzazione e la diffusione del cibo di massa, la raffinazione dei cibi e la manipolazione alimentare hanno comportato un aumento di patologie che precedentemente non erano conosciute.
Questo avviene per molti cibi, ma soprattutto per cereali, latte e carne che in passato non subivano molti trattamenti, né necessitavano di avere una grossa produzione.
Basti pensare al latte, che viene pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo.
Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.
Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.
Grano e il glutine sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito, anche come addensante. Per non parlare di additivi, conservanti e coloranti. O i dolcificanti.
Tutto questo comporta una alterazione della normale integrità della barriera intestinale, favorita anche dalla cattiva masticazione, con un aumento della permeabilità dell’intestino.
Tale situazione porta i macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, a passare all’interno della mucosa intestinale, con danni dell’intero sistema, poiché il GALT (il sistema immunitario intestinale) non riconosce tali sostanze come utili, ma le recepisce come aggressive, e di conseguenza le combatte.
In questi anni si parla molto della intolleranza alimentare, definita spesso a ragione la causa di numerosi disturbi intestinali o extra intestinali, ma senza sapere davvero di cosa si tratti.
Tali disturbi sono legati ad alterazioni transitorie e reversibili, scatenate da reazioni immunitarie che coinvolgono le immunoglobuline di tipo G (al contrario delle allergie, che coinvolgono le IgE).
Sono state ipotizzate diverse cause alla base dell’eziologia dell’intolleranza alimentare, sebbene un ruolo preponderante è dato, come in molte patologie dallo stile di vita, dalla epigenetica e dall’ambiente.
Infatti i fattori esogeni a cui oggi molti di noi sono sottoposti nella quotidianità sembrano essere determinanti nello sviluppo di tali fenomeni.
Tra questi ricordiamo sicuramente l’inquinamento, la vita frenetica, la cattiva respirazione, la bassa ossigenazione, le difficoltà respiratorie (legate ad ansia, stress, depressione e alterazioni che coinvolgono la respirazione diaframmatica), la sedentarietà, la bassa qualità del sonno e non ultima la cattiva alimentazione.
In realtà parlare di buona o cattiva alimentazione è molto difficile, soprattutto in tempi nei quali comunicare la scienza e i risultati degli studi scientifici sembra essere davvero una impresa ardua.
Questo perché ci troviamo in una società nella quale esiste una babele di informazioni, spesso pilotate da frange pseudoscientifiche che alimentano la disinformazione e il terrorismo alimentare.
Sicuramente avere una alimentazione monotona e ripetitiva aiuta a sviluppare intolleranze alimentari dovute all’accumulo di sostante verso cui l’organismo crea reazioni infiammatorie.
Come anche mangiare cibo di bassa qualità, senza conoscerne la provenienza, il modo in cui sono state prodotte determinate derrate alimentari e mangiando senza criterio, ad esempio con una corretta masticazione.
Come ben sappiamo infatti, la digestione inizia dalla bocca, grazie alla presenza di enzimi capaci di digerire il cibo che mangiamo ogni giorno. Oppure grazie ad essa è possibile spezzare le fibre contenute nelle verdure, nella frutta e nei cereali, permettendo di digerirli senza problemi e senza creare una aumentata permeabilità intestinale.
L’educazione e la prevenzione dell’intolleranza alimentare
Uno degli obiettivi principali dell’educazione alimentare sarebbe far comprendere bene la differenza tra mangiare e nutrirsi.
Oggi non abbiamo bisogno di mangiare molti cibi, ma dobbiamo orientarci soprattutto verso una alimentazione cellulare, capace di fornirci i nutrienti necessari, come la scienza ha ormai chiaramente dimostrato.
In un mondo che vive di ricchezza e malattie legate alla iperalimentazione è paradossale che ci sia ancora chi dice di mangiare un po’ di tutto.
Perché la scienza ha dimostrato che è possibile seguire anche delle alimentazioni privative o restrittive quando seguite dagli esperti, come avviene per motivi etici o religiosi, ma ha dimostrato anche che vi sono alimenti utili e altri dannosi (contenenti all’interno antinutrienti e sostanze tossiche per l’uomo).
Del resto siamo in continua evoluzione. E la tanto decantata dieta mediterranea non è mai esistita come entità unica. Soprattutto perché in quel tempo le persone erano denutrite e avevano una aspettativa di vita bassa.
Oggi l’aspettativa di vita è molto elevata, grazie al miglioramento delle tecnologie, alla scoperta di strumenti quali il frigorifero e il congelatore, al miglioramento della sicurezza alimentare, ma si sta riducendo la qualità della vita e l’aspettativa di vita in salute, a causa di numerosi nostri comportamenti, compresa una cattiva alimentazione.
E teniamo presente che un corretto comportamento alimentare inizia fin da una buona spesa. Se abbiamo dentro casa cibo scadente, mangeremo quello.
Sta a noi scegliere: curarci con i farmaci o fare prevenzione con cibo e stile di vita. Naturalmente da soli è molto difficili saper fare queste scelte.
Saper ruotare gli alimenti, fare i giusti abbinamenti, saper gestire le porzioni è fondamentale per ottenere lo stato di salute.
A questo è poi importante aggiungere piccole regole di vita, come la riduzione della sedentarietà, il prendersi il proprio tempo e soprattutto cercare di ridurre il proprio stress.
Solo così sarà possibile riuscire ad allontanare le problematiche che attanagliano la nostra società.
Avere delle intolleranze alimentari, senza saperle diagnosticare con certezza e senza saperle davvero curare con una alimentazione mirata, significa cronicizzare i sintomi. A volte ci abituiamo ad avere tali reazioni, abbassando notevolmente la qualità della vita.