Il sole: amico o nemico?

I benefici e i rischi dell’esposizione al sole

Ormai è noto a molti quanto i raggi solari siano benefici. Non solo per l’umore, visto che sono una sorta di antidepressivi naturali, ma anche per la prevenzione dell’osteoporosi, la cura delle patologie reumatiche o il miglioramento di malattie cutanee come la psoriasi e l’acne.

Sappiamo infatti che l’esposizione al sole stimola la sintesi della vitamina D, indispensabile non solo negli anziani o nella menopausa per migliorare il trofismo osseo, ma anche per i bambini in fase di crescita.

Dobbiamo però stare molto attenti a non abusare dell’esposizione al sole o peggio fare senza protezione solare, come capita sempre più spesso agli amanti della tintarella, che durante l’anno aggiungono anche gli effetti negativi delle lampade solari, per seguire le mode.

Ricordiamoci infatti che gli effetti diretti e immediati di un’eccessiva esposizione solare possono provocare diversi problemi cutanei, come eritema, orticaria o scottature (che però predispongono allo sviluppo del melanoma.), che sebbene reversibili possono favorire l’invecchiamento della pelle e aumentare il divario tra l’invecchiamento biologico e anagrafico, portando le persone a mostrare una età maggiore di quella reale.

Il vero problema dell’esposizione al sole riguarda però gli effetti indiretti, la cui comparsa è in genere tardiva e per questo trascurata o presa “sotto gamba”.

Si tratta infatti di patologie che a volte possono rivelarsi molto gravi, e vanno dalle macchie cutanee (oggi rimovibili grazie alla medicina estetica con laser e peeling) fino a alle cheratosi (ispessimenti della cute) e alle alterazioni della struttura del DNA (maggiore in caso di esposizioni prolungate e in assenza di protezione solare) che possono degenerare in forme maligne.

I raggi solari e la loro composizione

esposizione_al_sole_01I raggi del sole che colpiscono il nostro corpo sono formati sia da radiazioni visibili (che hanno una lunghezza d’onda tale da permetterci di vedere e illuminare la Terra) sia da radiazioni infrarosse, che sono quelle che generano calore e il piacere di esporci al sole (ma col tempo possono comportare disidratazione a causa della forte evaporazione, impedendo al corpo di avere la normale capacità di termoregolarsi, come avviene in caso di colpo di calore), sia da raggi ultravioletti, detti UVA e UVB. In realtà esistono anche gli UVC, che però grazie allo strato di ozono che protegge la terra non arrivano a colpirci.

Le radiazioni UVA e UVB sono le responsabili dell’abbronzatura ma, mentre la penetrazione degli UVB si ferma alla superficie dell’epidermide, gli UVA arrivano fino al derma, danneggiando collagene ed elastina e comportando l’insorgenza delle rughe: proprio per questo oggi molti cosmetici presentano al proprio interno una protezione soprattutto nei confronti degli UVA.

Sebbene tutti conoscano il sole per l’abbronzatura, l’eccessiva esposizione alle sue radiazioni rimane uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori meno aggressivi, ovvero i carcinomi baso e spinocellulari, mentre per il melanoma, più aggressivo e potenzialmente mortale, i fattori di rischio sono conosciuti solo in parte, tra cui rientra la genetica e la predisposizione al cambiamento di forma dei nei cutanei.

Il sole a volte… stressa!

invecchiamento_cutaneo_testUno dei problemi più comuni legati all’esposizione ai raggi solari rimane l’invecchiamento cutaneo precoce e lo stress ossidativo, dati da un eccesso di radicali liberi su cellule e tessuti, ovvero particelle che creano ossidazione, reagendo con l’ossigeno.

Naturalmente i radicali liberi sono aumentati da varie cause tra cui ricordiamo anche cause interne all’organismo, come lo sforzo fisico intenso e protratto, la sedentarietà e numerose malattie (tra cui obesità e diabete), oppure una cattiva alimentazione che provoca queste situazioni, come un eccesso di zuccheri.

Ricordiamoci che in condizioni di buona salute, il nostro organismo riesce a prevenire il danno da radicali liberi, ma in genere, una vita stressante, l’inquinamento, il poco movimento e una alimentazione di bassa qualità o squilibrata alterano i meccanismi di riparazione.

Tutto questo porta ad un aumentato processo di invecchiamento, che avviene attraverso 4 principali fenomeni biochimici, chiamati glicazione, ossidazione, metilazione, infiammazione.

Una buona alimentazione e una buona dose di antiossidanti è molto utile a prevenire questi danni.

Si scrive nutrizione, si legge prevenzione: Natrix a Spazio Nutrizione 2016

La nutrizione come via maestra per la salute e il benessere collettivo

Il concetto che “prevenire è meglio che curare” sta caratterizzando l’approccio alla salute di un numero sempre maggiore di persone, che attribuiscono sempre maggiore importanza alla prevenzione e al ‘mantenimento del benessere’.

Al centro di questo nuovo approccio c’è la nutrizione, perché è sempre più evidente al pubblico il ruolo chiave delle scelte alimentari per la salute e il benessere della persona e per la sostenibilità dell’attuale modello di società.

Natrix parteciperà a Spazio Nutrizione 2016, in programma a Milano dal 5 al 7 maggio 2016, presso lo stand B30, con proposte dedicate ai professionisti della nutrizione all’insegna della qualità e dell’innovazione, nell’ambito della diagnostica, del software, delle macchine medicali e dei servizi di comunicazione per la salute.

Diagnostica, nutrizione e analisi lipidomica

Natrix, che ha da sempre avuto un’attenzione particolare alla corretta alimentazione come strategia efficace e naturale per prevenire le patologie più diffuse, e collabora in tal senso con molti professionisti della nutrizione nella fase diagnostica, presenterà a Spazio Nutrizione 2016:

  • Gluten Sensitivity Test: determina la presenza di marcatori di sensibilità al glutine non celiaca;
  • Benessere Intestinale: l’In Flora Scan è un test completo per la valutazione del microbiota, dello stato infiammatorio dell’intestino, delle capacità digestive e della permeabilità In particolare il Dysbio Check valuta il tipo di disbiosi intestinale rilevando la presenza nelle urine di due metaboliti del triptofano, denominati Indicano e Scatolo;
  • sindrome_metabolicaNuovi test diagnostici con analisi lipidomica: sono ben quattro i test diagnostici basati sulla valutazione qualitativa e quantitativa degli acidi grassi della membrana eritrocitaria:
    1. Lipidomic Profile: valuta l’assetto lipidico delle membrane e permette di capire lo stato di salute generale dell’organismo.
    2. Cardio Omega Test: mediante l’analisi qualitativa e quantitativa degli acidi grassi di membrana, valuta i marcatori molecolari correlati all’insorgenza delle patologie del sistema cardiocircolatorio, per una tempestiva ed efficace azione di prevenzione.
    3. Metabolic Profile Basic: valuta il dosaggio di ormoni strettamente correlati al tessuto adiposo viscerale per rilevare la presenza di eventuali danni indotti da alterazioni al metabolismo.
    4. Cell Skin Profile: mediante l’analisi degli acidi grassi di membrana, insieme a valori espressi dai marker correlati allo stress ossidativo, restituisce un quadro completo della salute del derma, al fine di intraprendere un adeguato protocollo nutrizionale e nutraceutico da associare a un trattamento dermocosmetico.

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Nutrizione e mobile health: la piattaforma di telemedicina Telenutrizione Cloud

tncloudGrazie all’integrazione fra conoscenze mediche e competenze informatiche, Natrix ha sviluppato Telenutrizione, una piattaforma di telemedicina per fornire servizi nutrizionali, a disposizione dei professionisti della nutrizione che intendono seguire i propri pazienti in modo efficiente e mirato.

Grazie a Telenutrizione, il professionista della nutrizione potrà incrementare l’efficienza e la qualità delle proprie prestazioni, offrendo un servizio innovativo ai pazienti.

In particolare, Telenutrizione offre:

  • Un filo diretto con lo specialista, col quale interagire mediante televisita, chat, email.
  • movita_nwslUna cartella clinica elettronica, sulla quale riportare dati anagrafici, clinici, antropometrici.
  • Una dieta attiva, mediante la quale il sistema proporrà al paziente le alternative possibili ad ogni pasto in base al protocollo alimentare elaborato dallo specialista.
  • Il calcolo automatico del saldo calorico giornaliero, mediante il quale tenere sotto controllo le calorie ingerite anche a seconda dell’attività svolta.
  • Una reportistica sull’andamento del percorso, per valutare i progressi e i risultati ottenuti.
  • Il rilevamento automatico dei parametri vitali del paziente grazie ai dispositivi Movita, specificamente progettati per l’utilizzo con la piattaforma.

La piattaforma è personalizzabile a seconda delle specifiche esigenze dello specialista della nutrizione.

Newcolon, la macchina per idrocolonterapia

newcolonNatrix propone agli specialisti della nutrizione Newcolon, la macchina per idrocolonterapia progettata con particolare attenzione alla praticità d’uso, sia per quanto riguarda la trasportabilità sia per quanto riguarda il pannello di controllo.

Newcolon è composta infatti di due sezioni separabili tra loro (la parte superiore è il dispositivo vero e proprio, quella inferiore è il carrello di supporto), è di dimensioni compatte, facilmente trasportabile, e non avendo batterie interne di alcun tipo, viene alimentata a bassa tensione, con riduzione al minimo dei rischi per paziente e operatore, da un piccolo alimentatore esterno AC/DC medical grade a doppio isolamento.

Display grafico con touch screen, microprocessore interno che elabora i dati dei trattamenti, telecomando per il controllo dell’irrigazione e dello scarico del paziente, filtro acqua antibatterico monouso sono alcune delle prerogative della macchina.

Comunicare la salute e la nutrizione

L’ambito della nutrizione richiede un’attività formativa e informativa dedicata e professionale: da un lato le informazioni presenti in rete e sui social network sono molte, variegate e talvolta contraddittorie; dall’altro l’interesse del pubblico è molto elevato, e fonti privilegiate di informazione sono i blog a tema e soprattutto i social network.

Per lo specialista della nutrizione diventa quindi molto importante essere nei luoghi virtuali in cui le persone cercano informazioni e contenuti di valore, privilegiando il pubblico nelle vicinanze dello studio medico.

Natrix propone ai professionisti della nutrizione due servizi dedicati:

Siti internet: il servizio Ready Website

webIl Ready Website è pensato per i professionisti che intendono dotarsi rapidamente e con poco dispendio di risorse di un sito internet mediante il quale presentare i propri servizi, senza rinunciare a tutte le prerogative necessarie per avere oggi una buona visibilità in rete.

In particolare, il servizio Ready Website:

  • Permette di essere online in poco tempo
  • È comprensivo di linee guida per la realizzazione del materiale e di un supporto tecnico
  • Permette di inserire nuovi contenuti in autonomia, specie per attività di blogging
  • Non richiede alcun investimento iniziale

Social media marketing

facebook

Una fanpage Facebook professionale, con un palinsesto di contenuti in grado di coinvolgere il maggior numero di persone, è uno strumento dal quale far nascere numerose opportunità, in quanto:

  • I social network permettono di comunicare con il singolo individuo, in modo bidirezionale
  • Grazie ai social network è possibile raggiungere anche un pubblico tradizionalmente difficile da coinvolgere
  • Facebook in particolare permette di profilare in modo molto preciso il target delle comunicazioni in base ad area geografica, età, sesso e preferenze.

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Perdere peso è una questione di ormoni

C’è caloria e caloria…

I numerosi riscontri scientifici attuali hanno da tempo smontato la credenza che ingrassare o perdere peso sia una questione puramente legata al concetto di calorie.

Tant’è che nella scienza dell’alimentazione, perdere peso non è più solo una questione di quantità bensì di compatibilità tra ciò che introduciamo e ciò di cui il nostro corpo e le nostre cellule hanno in realtà bisogno.

In poche parole significa che “una caloria non è sempre una caloria”.

Se infatti vediamo la composizione degli alimenti, possiamo notare che non esistono alimenti puri, cioè formati esclusivamente da grassi, carboidrati o proteine (come può avvenire ad esempio per l’olio che ha quasi il 100% di grassi e lo zucchero che ha 100% di carboidrati), ma possiedono percentuali variabili dei diversi nutrienti.

Nonostante sappiamo che i grassi hanno un potere energetico di 9 kcal per grammo mentre zuccheri e proteine 4 kcal per grammo, all’interno dell’organismo si comportano in maniera del tutto differente, ovvero 100 kcal di grasso, pur avendo lo stesso potere energetico di 100 kcal di proteine o 100 kcal di zucchero, vengono metabolizzati in maniera dissimile.

Questo significa infatti che non occorre più fare la differenza tra le calorie ingerite e quelle consumate, con la cosiddetta “bilancia energetica” che per anni ha rappresentato l’unico mezzo di esecuzione di una dieta per perdere peso, ma bisogna iniziare a parlare di nutrigenomica e di biochimica degli alimenti.

Anche perché all’interno dell’organismo, i vari cibi e i vari nutrienti vengono assorbiti in maniera differente in base non solo alla quantità di fibra presente negli alimenti, ma anche a seguito di segnali biochimici ed ormonali che vengono secreti con la masticazione e la digestione.

In poche parole questo significa che a parità di calorie, possiamo mangiare dei cibi che hanno un maggiore effetto ingrassante rispetto ad altri con potere energetico simile o identico.

Per questo è inutile avere come punto di riferimento la tabella delle calorie o il loro calcolo anche attraverso degli strumenti computerizzati che fino ad oggi ci sono serviti per capire quanto avevamo ingerito, con l’obiettivo di perdere peso.

Tutto questo è possibile solo grazie a delle risposte ormonali che sopraggiungono a seguito dell’ingestione di cibo e metabolizzazione dei nutrienti. Persino zuccheri semplici e carboidrati complessi non hanno lo stesso effetto, in quanto si ha una risposta insulinica differente (e quindi le stesse calorie danno una produzione di grasso differente).

Anche le stesse calorie consumate al mattino o alla sera non hanno lo stesso effetto sul corpo, poiché durante le 24 ore l’organismo emette picchi ormonali differenti e risponde in maniera diversa al cibo che mangiamo a seconda anche dell’ora del giorno in cui lo abbiamo consumato.

Stessa differenza quando mangiamo carboidrati, grassi e proteine.

Per questo le diete ipocaloriche hanno fallito e non porteranno mai a rimanere magri.

Dimagrimento e ormoni

telenutrizionePossiamo perdere peso in maniera transitoria e a breve termine, ma se vogliamo dimagrire e saper mantenere per sempre il nostro stato di forma, dobbiamo puntare sulla scienza e sulla secrezione ormonale, come ci insegnano gli esperti di Telenutrizione dell’equipe nutrizionale di NatrixLab.

Oltre al ruolo fondamentale dell’insulina, che è il più conosciuto degli ormoni “ingrassanti”, in quanto viene secreto in risposta ad un pasto ricco di zuccheri e in caso di alterazione può comportare anche patologie come obesità e diabete, grande importanza oggi viene attribuita alla leptina, prodotta dalle cellule adipose in risposta al pasto e alla quantità di cibo ingerito, emanando segnali al cervello sulla disponibilità o meno di cibo.

Maggiore è la quantità di leptina, maggiore è la possibilità del corpo di aumentare il metabolismo e “bruciare” quello che mangiamo. Quindi è un ormone che ha la possibilità di rallentare o accelerare il metabolismo.

Altri ormoni importanti che partecipano all’ingrassamento o al dimagrimento sono poi la ghrelina, direttamente correlata all’attività della leptina e la adiponectina.

La ghrelina, (definito anche “ormone della fame”) è prodotta principalmente dallo stomaco.

Essa agisce sui centri del piacere del cervello, spingendoci a mangiare di più e a ottenere un piacere maggiore – oppure ci spinge a mangiare i “comfort food” in assenza di emozioni positive.

L’adiponectina è secreta dalle cellule adipose (come la leptina) e svolge effetto lipolitico e di consumo dei grassi di deposito.

cibo_qualitaLa sua secrezione avviene quando la quantità di grasso presente negli adipociti incomincia a scendere. Questo naturalmente si traduce in un ulteriore consumo di grassi, che in sostanza stimola l’ulteriore secrezione di se stessa, azionando un’accelerazione del dimagrimento.

Non vanno poi dimenticati gli importanti contributi di organi centrali nella regolazione del metabolismo come la tiroide e ancor più l’ipofisi, che secerne il GH, ovvero l’ormone della crescita, che interagisce sul rapporto massa muscolare e massa grassa, stimolando l’utilizzazione dei grassi e l’aumento della massa muscolare.

Per questo, per dimagrire servono alcune semplici regole, che riassumiamo in breve:

  • Scegliere una giusta QUALITA’ di cibi che sappiano inviare una corretta stimolazione al nostro organismo.
  • Fare una “colazione da re, pranzo da ricco e cena da povero”.
  • Distanziare i pasti fra loro di circa 3 ore.
  • Ridurre il carico glicemico dei cibi assunti, mantenendo un adeguato livello di zuccheri nel sangue (attraverso gli spuntini) per evitare di inviare segnali al nostro organismo di digiuno e carestia, che possono portare ad un processo chiamato gluconeogenesi e alla degradazione del muscolo.
  • Inserire le proteine ad ogni pasto.
  • Fare un adeguato esercizio fisico giornaliero moderato, soprattutto all’aperto.
  • Ridurre lo stress che aumenta ormoni quali il cortisolo e l’insulina.
  • Mangiare lentamente e masticare bene, sia per la digestione che per presevare l’integrità del microbiota intestinale.

La cellulite: cos’è, cosa non è, e come prevenirla

Cellulite e adiposità: trova le differenze

La cellulite è una patologia con una patogenesi ancora non del tutto chiara tipicamente femminile, il cui nome scientifico è “panniculopatia edemato-fibrosclerotica”.

Il problema, infatti, coinvolge il pannicolo adiposo, dove si sviluppa un ristagno di liquido provocando dei fenomeni che alla lunga portano all’indurimento del derma.

È fondamentale non confonderla con l’adiposità e quindi con il grasso; quando infatti si effettua una diagnosi, è fondamentale distinguere tra cellulite e adiposità localizzata.

L’adiposità localizzata non è altro che un aumento in numero e in volume degli adipociti, ovvero le cellule adipose localizzate nello strato più profondo della pelle, l’ipoderma. Tale aumento è dovuto nella maggior parte dei casi a eccessi alimentari, in quanto l’energia in eccesso viene utilizzata dall’organismo come riserva, e accumulata sotto forma di tessuto grasso.

Nella sua cura di solito bastano una giusta alimentazione e un aumento dell’attività fisica per rendere negativa la bilancia energetica e di conseguenza normalizzare lo spessore dell’adipe.

È comunque importante sapere che il grasso non ha solo una funzione di riserva energetica, ma è indispensabile come fattore di protezione e di isolamento termico dell’organismo. Proprio per questo bisogna stare molto attenti alle diete “fai da te” ponendosi come obiettivo quello di eliminarlo completamente o più possibile, subendone spesso le conseguenze.

La cellulite, invece, è un’altra cosa. Si tratta di una vera e propria disfunzione, soprattutto a livello circolatorio e linfatico, che non colpisce solo l’ipoderma ma anche il derma sovrastante, e va incontro progressivamente ad alterazioni percepibili al tatto.

Di conseguenza anche l’epidermide – che è lo strato più superficiale della pelle – subisce trasformazioni visibili già a occhio nudo.

Tra le cause dell’addensamento fibroso a livello del derma hanno sicuramente un ruolo molto importante le modificazioni del quadro ormonale, in particolare le oscillazioni degli ormoni sessuali femminili. La cellulite, infatti, colpisce le donne otto volte più degli uomini, per cui l’eccesso di estrogeni ha sicuramente un ruolo scatenante.

Quali sono i rimedi e come fare prevenzione?

Ecco 5 semplici regole che contribuiscono a combattere la cellulite.

  1. Bere acqua regolarmente, meglio se con basso residuo fisso.
    È un consiglio che vale per tutti, ma per combattere questo problema è fondamentale.
    Bere soprattutto al mattino, poiché si stimola l’attività dei reni e si favorisce la diuresi.
    Il fabbisogno giornaliero è stimato in due litri di acqua al giorno anche sotto forma di tisane e tè non zuccherati.
    Un suggerimento può essere quello di mettere la bottiglia d’acqua sulla scrivania in modo da ricordarsi di finirla prima di andare a casa
    Un aiuto può arrivare poi dalla fitoterapia, con tisane a base di frutti rossi, mirtillo, ananas, betulla, tarassaco, ortica, che hanno un’azione benefica sulle alterazioni che sono alla base della patologia cellulitica, oppure dai massaggi e trattamenti estetici.
  2. Ridurre il sale
    Il sodio trattiene i liquidi, che bloccano la circolazione occupando gli interstizi tra le cellule.
    Ecco alcuni consigli pratici per ridurne il consumo:a) evitare di portare la saliera in tavola;
    b) utilizzare acque a ridotto contenuto in sodio;
    c) consumare pane toscano (senza sale);
    d) evitare tutti quei cibi ad alto contenuto in sodio: salumi, patatine, salatini, noccioline, formaggi, prodotti in scatola, prodotti conservati, piatti pronti del commercio.
  3. Scegliere i cibi giusti
    tn_dimagrimento_nwslPer combattere la cellulite è necessario eliminare le tossine accumulate nell’organismo, e in generale intraprendere un regime alimentare caratterizzato da cibi semplici e facilmente digeribili: via libera a yogurt, cereali, pesce, carni private di grassi visibili, ortaggi, frutta e legumi.
    In particolare, frutta e verdura sono ricche di fibra, acqua e potassio che contrasta l’azione del sodio. Inoltre stimolano la diuresi e disintossicano.
    Contengono infine sostanze antiossidanti, e alcuni frutti, come quelli rossi, contribuiscono a rafforzare la parete capillare e rendono la circolazione più efficiente.
    Sarebbe utile evitare più possibile alcool e alcolici.
  4. Movimento sempre!
    movita_dimagrimento_nwslAumentare l’attività fisica contribuisce in vari modi a mantenere una situazione di benessere, e fra gli effetti positivi annoveriamo sicuramente combattere le calorie in eccesso.
    Si consiglia di praticare attività aerobica, come camminare di buon passo o andare in bicicletta, almeno 3 volte alla settimana (meglio se tutti i giorni) per circa 30 minuti.
    La tecnologia oggi rende disponibili dispositivi in grado di monitorare l’attività fisica, rendendo evidenti i progressi compiuti e gli obiettivi raggiunti, anche in funzione motivazionale.
  5. Stop al fumo
    Il fumo produce radicali liberi!
    Si pensi che una sigaretta ne produce 12 miliardi, causando invecchiamento precoce delle cellule e malattie degenerative.

No checkup… no detox! L’importanza di un trattamento alimentare mirato dopo le feste

Sicuri che qualche chilo in più sia l’unico effetto delle abbuffate natalizie?

Durante le feste sono molteplici i fattori che concorrono a un aumento ponderale: non solo pasti più ricchi e abbondanti, ma anche un periodo di generale pausa nelle attività lavorative e spesso sportive causa in media un aumento di peso di 3 chili.

Depurare l’organismo, e più in generale ‘mettersi a dieta’, è quindi in cima alla lista degli imperativi morali che solitamente accompagnano l’anno nuovo: proposito buono e giusto nelle intenzioni, ma che rischia di ritorcersi contro chi lo mette in pratica, se non viene attuato correttamente.

Questo perché l’aumento di peso causato dall’eccessivo introito di grassi e zuccheri semplici è solo l’effetto esteriore delle abbuffate natalizie, che va ad innestarsi su una serie di fattori strettamente correlati a specificità individuali.

Tralasciando l’ovvietà di fattori come l’età anagrafica o la presenza di patologie, occorre infatti considerare che:

  • Mangiamo 365 giorni all’anno (nel 2016 saranno 366!), non solo durante le feste: è chiaro che, a parità di stravizi e libagioni, l’impatto su un individuo che di solito si alimenta correttamente è radicalmente diverso rispetto a quello su un individuo che invece si alimenta in modo scorretto.
  • Lo stile di vita non include solo le scelte alimentari: un fisico allenato, poco stressato, non sottoposto a fattori altamente ossidanti come ad esempio il fumo di sigaretta, ha una superiore capacità di smaltire i radicali liberi rispetto a un organismo già debilitato da abitudini sbagliate.
  • Ognuno di noi ha particolari vulnerabilità: le conseguenze degli eccessi natalizi sono differenti in termini di aumento del colesterolo ematico, affaticamento dei reni o del fegato, irritazione dell’intestino.

Attenzione quindi a propositi in sé buoni, ma concretizzati alla cieca: mettersi a stecchetto seguendo unicamente il classico ‘buon senso’, o peggio prendendo come riferimento una delle tante diete ‘per tutti’, non solo potrebbe avere esiti deludenti in termini di perdita di peso (obiettivo peraltro secondario di un percorso alimentare depurativo), ma aggravare il sovraccarico dei nostri organi nel caso venissero a mancare nutrienti essenziali, con effetti peggiorativi sullo stato di salute.

Il corretto approccio a un percorso nutrizionale depurativo

Un percorso nutrizionale depurativo può favorire lo stato di salute e benessere se:

  • È concepito come uno degli elementi di uno stile di vita sano, e quindi inserito in un contesto più articolato, che prevede l’acquisizione di abitudini che non si risolvono e non terminano con l’esaurirsi del periodo di trattamento.
  • Viene intrapreso in assenza di patologie che renderebbero tale percorso nutrizionale un ulteriore elemento di affaticamento per l’organismo.
  • Viene elaborato in modo personalizzato, alla luce di indagini diagnostiche in grado di individuare e quantificare lo stato di reale affaticamento degli organi emuntori e dell’organismo in generale, al fine di stabilire il corretto apporto di macronutrienti e nutraceutici necessari a ristabilire lo stato di equilibrio.

A questo proposito, NatrixLab propone un ‘Percorso Detox’ composto da due fasi, una diagnostica e una nutrizionale, allo scopo di intraprendere un percorso depurativo adeguato alle reali esigenze dell’organismo.

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  1. Fase diagnostica
    I Check Up Profiles sono una serie di test pensati appositamente per valutare l’impatto sul nostro organismo delle abitudini alimentari tipiche della società Occidentale, caratterizzate da un elevato consumo di grassi saturi, carboidrati raffinati e zuccheri semplici.
    Indagare la quantità di colesterolo ematico e di trigliceridi, oppure lo stato di salute di reni e fegato, è essenziale per elaborare un percorso depurativo efficace.
  1. Fase nutrizionale
    Un percorso nutrizionale Detox è caratterizzato da sostanze antiossidanti e alimenti drenanti per aiutare il microcircolo, oltre a cereali integrali e cibi ricchi di fibre che aiutano il corretto funzionamento dell’intestino liberandolo da gonfiore, stress e pesantezza.

Nel prossimo articolo affronteremo il caso concreto di un ‘Percorso Detox’ per ristabilire il corretto funzionamento di un fegato affaticato.

Se ti interessa l’argomento, iscriviti alla nostra newsletter: riceverai l’avviso di pubblicazione direttamente nella tua casella di posta elettronica!

NatrixLab a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015.

NatrixLab ha partecipato in qualità di sponsor a Pianeta Nutrizione & Integrazione 2015, VI edizione del forum multidisciplinare di nutrizione che si è svolta a Milano dal 25 al 27 giugno presso il Centro Congressi ‘Stella Polare’ di Rho.

La concomitanza con Expo Milano 2015, incentrata sulle questioni globali inerenti alla nutrizione, ha conferito particolare rilievo a Pianeta Nutrizione & Integrazione, che ha voluto rimarcare la correlazione tematica anche mediante la contiguità degli spazi, visto il collegamento diretto con l’area dell’Esposizione Universale.

NatrixLab ha portato il proprio contributo mediante la presentazione di due novità: la prima va ad ampliare la già vasta gamma di test diagnostici; la seconda consiste nell’applicazione della telemedicina all’ambito della nutrizione.

Food Intolerance Test: nuovo pannello Latto Ovo Vegetariano.

NatrixLab, attiva da un quindicennio nell’ambito della diagnosi delle intolleranze alimentari, ha messo a punto una versione del già noto Food Intolerance Test specificamente dedicata a chi segue un regime alimentare vegetariano, mediante la quale è possibile testare le reazioni avverse a 92 alimenti fra cereali, verdura, frutta, legumi, semi, frutta secca, latticini, uova.

Il test è effettuato mediante la metodica ELISA, approvata dalla comunità scientifica e caratterizzata da un alto grado di ripetibilità, nonché da un’affidabilità di oltre il 90%.

Il Food Intolerance Test Latto Ovo Vegetariano (F.I.T. LOV) permette ai professionisti della salute e del benessere di offrire servizi dedicati a chi fa del vegetarismo non solo un regime alimentare ma uno stile di vita: un numero consistente di persone, se i dati riportati dall’Associazione Vegetariana Italiana parlano di circa il 10% della popolazione, facendo dell’Italia il paese più vegetariano d’Europa e il secondo al mondo dopo l’India.

Telemedicina e innovazione tecnologica al servizio della nutrizione.

movita_pianetanutrizioneNatrixLab ha da sempre individuato nella corretta alimentazione e in un corretto stile di vita la via maestra per la prevenzione dei disturbi e il mantenimento dello stato di benessere dell’individuo.

Parallelamente all’attività di diagnostica, ha quindi svolto attività di ricerca e sviluppato competenze per supportare l’attività dei professionisti che si occupano dei bisogni nutritivi ed energetici delle persone, a fronte di stati fisiologici e patologici accertati.

Integrando le conoscenze mediche alle competenze tecnologiche della società collegata NatrixICT, NatrixLab ha applicato le prerogative della telemedicina all’ambito della nutrizione, sviluppando una piattaforma ad uso interno, Telenutrizione, e rendendo disponibile tale tecnologia ai professionisti che intendono avvalersi dell’innovazione per seguire i pazienti in modo efficiente e mirato.

Completano questa soluzione i dispositivi Movita per il rilevamento dei parametri vitali dei pazienti, specificamente progettati per integrarsi con la piattaforma di telemedicina: Movita Band, un activity tracker, Movita Watch, uno smartwatch e Movita Balance, una bilancia impedenzometrica.

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La dieta a zona: una questione di ormoni

I principi della dieta a zona.

Barry Sears, inventore della dieta a zona, è un biochimico statunitense, e il regime nutrizionale che l’ha reso famoso in tutto il mondo nasce dall’intento di trovare protocolli nutrizionali per i diabetici e diminuire l’incidenza della mortalità per infarto del miocardio, patologie sulle quali molto possiamo fare modificando il nostro stile di vita, come abbiamo già visto in questo articolo su rischio cardiovascolare e alimentazione.

L’assunto di base di Sears è l’aforisma di Ippocratefa’ che il cibo sia la tua miglior medicina, fa’ che la tua migliore medicina sia il tuo cibo‘, nel senso che la chiave per comprendere la dieta a zona non è il computo delle calorie e la loro corretta ripartizione fra i macronutrienti (40% dai carboidrati, 30% dai grassi, 30% dalle proteine), ma gli effetti della dieta sulla secrezione di ormoni del nostro organismo, che in virtù di tale regime alimentare vengono mantenuti entro valori fisiologici ottimali.

Se con il termine ‘dieta’ intendiamo un regime alimentare restrittivo da adottare per un periodo limitato di tempo al fine di perdere peso, per seguire il regime alimentare inventato da Sears occorre utilizzare un altro approccio, e affrontare il percorso con l’obiettivo di cambiare il proprio stile di vita.

Gli ormoni coinvolti

Gli ormoni che vengono maggiormente influenzati dall’alimentazione, e sui quali la dieta a zona va ad influire, sono l’insulina, il glucagone e gli eicosanoidi.

  • L’Insulina
    Detto anche ormone dello stoccaggio, secreto dopo un pasto dalle cellule beta del pancreas, guida i nutrienti nelle cellule, immagazzinando principalmente glucosio, che possiamo definire il carburante dei muscoli e del cervello.
    L’insulina è un ormone dalla doppia faccia, una buona e una cattiva: se la concentrazione in seguito al carico di glucosio è adeguata, arriva la giusta quantità di carburante alle nostre cellule; se invece la concentrazione è troppo elevata, il fegato trasforma gli zuccheri in eccesso in grassi, che vengono poi accumulati nel tessuto adiposo.
    Nella dieta a zona è quindi fondamentale non solo introdurre una quota adeguata di carboidrati (il famoso 40%), ma anche scegliere quelli con un carico glicemico basso, per evitare picchi di insulina.
  • Il Glucagone
    È l’ormone antagonista dell’insulina, e svolge la funzione opposta: aiuta cioè a rilasciare l’energia accumulata dalle cellule.
    Il glucagone è prodotto principalmente quando mangiamo cibi che contengono proteine.
    Aumentando la secrezione di glucagone, possiamo spingere il nostro organismo ad utilizzare l’energia accumulata sotto forma di grassi come carburante per le sue attività.
    La dieta a zona va ad agire sull’asse insulina-glucagone, modulando il rilascio di questi ormoni mediante l’alimentazione.
  • Gli Eicosanoidi
    Sono conosciuti anche come ‘superormoni’ perché controllano tutti gli altri sistemi ormonali dell’organismo e ogni singola funzione fisiologica, come il sistema cardiovascolare, la coagulazione del sangue, la funzione renale, la risposta immunitaria, l’infiammazione.
    Possiamo definire lo stato di salute come l’equilibrio dei costituenti l’organismo, quindi in linea di principio non esistono elementi positivi o elementi negativi, anche se, semplificando, possiamo suddividere gli eicosanoidi in ‘buoni’ o ‘cattivi’ a seconda della funzione anti infiammatoria o pro infiammatoria che svolgono.
    Dal momento che gli acidi grassi essenziali sono precursori degli eicosanoidi, la dieta a zona, nella misura in cui intende modulare la loro produzione attraverso l’alimentazione, prescrive un riequilibrio fra acidi grassi omega-6, precursori degli eicosanoidi ‘cattivi’, e gli omega-3, precursori degli eicosanoidi ‘buoni’: il rapporto fra omega-3 e omega-6 dovrebbe infatti essere 1:4, mentre il valore tipico dei regimi alimentari dei Paesi occidentali industrializzati è in media 1:10.

I benefici della dieta a zona

Alla luce di quanto detto sopra, la dieta a zona è un utile supporto per:

  • Ridurre l’incidenza delle patologie correlate alla sindrome metabolica, come malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, obesità;
  • Avere maggiore lucidità mentale, in quanto mantenendo stabile il livello degli zuccheri nel sangue per tutta la giornata, il cervello, che a differenza dei muscoli non ha la prerogativa di immagazzinare energia, riceve carburante in modo regolare;
  • Avere energia e migliori performance fisiche, perché stabilizzando i livelli di insulina e glucagone, mette in grado l’organismo di utilizzare i grassi immagazzinati nei tessuti adiposi come fonte di energia illimitata;
  • Ridurre il desiderio di cibi dolci, conseguenza di una cattiva modulazione ormonale in seguito all’ultimo pasto;
  • Migliorare l’aspetto fisico, nella misura in cui riduce la massa grassa, riduce la ritenzione idrica e aumenta la massa muscolare.

NatrixLab, che individua nell’alimentazione e nello stile di vita la via principale per l’equilibrio e la salute dell’organismo, propone a tutti gli ‘zonisti’ alcuni test per misurare la correttezza nel seguire tale protocollo alimentare e il suo impatto sulla produzione di ormoni:

  1. Zona Plus Test
    È un test integrato per valutare, oltre al rapporto tra acidi grassi omega-6 e omega-3 (rapporto AA/EPA), altri due parametri fondamentali, l’insulina e la glicemia, che danno una valutazione più esaustiva della regolazione ormonale del metabolismo.
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  2. Hormonal Profiles
    È un test che, mediante analisi su un campione di saliva, va ad indagare il dosaggio degli ormoni nel nostro organismo.
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Cinque luoghi comuni sulla nutrizione

Il luogo comune è un’affermazione la cui attinenza al vero è fondata sulla sua diffusione, ricorrenza o familiarità: l’ovvietà dell’affermazione non deriva quindi dal vaglio di alcuna prova, anzi molto spesso non se ne ricorda la fonte, né ci si attende che venga sottoposto a critica o falsificazione.
Con questo non si intende dire che in tali affermazioni non ci sia un fondo di verità: solo occorre accertarsi che tale nucleo originario non sia stato superato dal progredire delle conoscenze, e non sia stato nascosto dalle stratificazioni successive, accumulate nel corso del tempo dall’opinione comune.
In questo articolo prendiamo in esame cinque luoghi comuni sulla nutrizione, che abbiamo notato essere particolarmente diffusi, provando a distinguere in ciascuno il vero dal falso.

  1. I grassi fanno male.
    Considerato che le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo, e considerata la stretta connessione fra tali patologie, il colesterolo e un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi, è opinione comune che i grassi siano sempre e comunque dannosi.
    In realtà i lipidi svolgono negli organismi viventi una serie di ruoli indispensabili: oltre ad essere una riserva di energia, entrano nella costituzione delle membrane biologiche, regolano gli scambi metabolici, proteggono dagli agenti esterni e svolgono una importante funzione ormonale.
    Ci sono quindi grassi buoni e grassi cattivi: quelli buoni, ovvero i mono e poli insaturi, che dovrebbero rientrare nella nostra dieta (specialmente gli omega 3 e omega 6), e quelli cattivi, ovvero i grassi saturi, trans e idrogenati, da evitare in quanto all’origine del colesterolo LDL.
  2. Il Kamut® va bene per i celiaci.
    È opinione piuttosto diffusa che il Kamut® sia un cereale senza glutine, quindi adatto a soggetti affetti da morbo celiaco o da sensibilità al glutine non celiaca.
    Non è vero. Il Kamut® appartiene alla famiglia delle graminacee, ed essendo un antenato del grano duro, contiene glutine eccome.
    Non solo: tralasciando l’ipotesi del ritrovamento in una tomba egizia nella metà del secolo scorso (da qui viene anche chiamato ‘grano del faraone’), il Kamut® è un marchio registrato di proprietà della società statunitense Kamut. In sostanza, per utilizzare il termine nel contesto della denominazione di un prodotto alimentare, si dovrebbe pagare una royalty.
  3. Lo sport fa bene.
    L’attività fisica, a ragione, è associata al prendersi cura di sé e al benessere, in quanto aiuta a tenere sotto controllo il saldo calorico e innesca processi enzimatici e ormonali che inducono allo ‘star bene’.
    Non è sempre vero: se la durata oppure la frequenza degli allenamenti è troppo elevata, si va incontro al sovrallenamento (overtraining), che proprio bene non fa.
    Durante la corsa, ad esempio, circa il 95% dell’ossigeno viene impiegato dalle cellule per produrre energia, mentre la restante parte induce la formazione di radicali liberi.
    E se l’attività fisica fa sì che il nostro organismo aumenti le capacità difensive contro l’aggressione da parte di queste molecole, instaurando una sorta di equilibrio tra la produzione di radicali e la naturale capacità dell’organismo di neutralizzarli, nell’overtraining tale equilibrio vien meno: l’aumento del consumo di ossigeno e quello dei processi infiammatori indotti dai microtraumi muscolari e articolari che si creano durante l’allenamento ingenerano una condizione di stress ossidativo.
    In conclusione possiamo dire che lo sport è come un farmaco: a basse dosi non serve a niente, a dosi eccessive è tossico, a dosi giuste fa bene.
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  4. Mangia tanta frutta.
    Come nel caso dell’attività fisica, anche mangiare frutta fa bene, perché contiene vitamine, fibre e sostanze antiossidanti.
    Attenzione a non esagerare però! La frutta, nella misura in cui contiene fruttosio, se consumata in quantità eccessive potrebbe comportare un’assunzione troppo elevata di carboidrati semplici, in grado di far aumentare i trigliceridi nel sangue.
    Gli zuccheri infatti, al contrario dei lipidi, non hanno un sistema di immagazzinamento efficace, e se presenti in eccesso vengono trasformati in trigliceridi dal fegato.
    Soprattutto in casi di carente attività fisica, ciò potrebbe comportare nel tempo l’instaurarsi di una vera e propria sindrome metabolica.
  5. Il digiuno fa dimagrire.
    Mettersi a dieta significa innanzitutto mangiare meno.
    Attenzione però: il nostro organismo, che ha traghettato sino ad oggi la specie umana attraverso millenni di carestie ed è molto più saggio di noi, al ridursi delle porzioni caloriche abbassa il metabolismo basale, adeguando così il proprio dispendio energetico alle scarse risorse disponibili.
    Inoltre, per sopperire a tale carenza, non attinge solo dalle riserve accumulate nel tessuto adiposo, ma va ad intaccare anche la massa muscolare, maggiore responsabile del consumo calorico “attivo”.
    E visto che l’organismo oltre ad essere saggio è pure previdente, non appena si torna a mangiare normalmente, il surplus energetico tende ad accumularsi sotto forma di grasso: hai visto mai che arrivi di nuovo una carestia…
    Da considerare infine che se tale comportamento alimentare è inutile quando non controproducente al fine di perdere peso, diventa anche pericoloso nella misura in cui si tende a seguire una dieta fortemente sbilanciata e povera in nutrienti essenziali, con sintomi che vanno dalla spossatezza cronica alle alterazioni dell’umore, dal calo delle difese immunitarie alla disbiosi intestinale.
    Prima di mettersi a digiuno quindi, col rischio di non perdere peso e la certezza di diventare meno sani e più infelici, consultate un professionista per avere un programma alimentare personalizzato!

Rischio cardiovascolare e nutrizione: un po’ di numeri… e una formula magica.

Eziologia del rischio cardiovascolare.

Le malattie cardiovascolari, causate dall’accumulo di colesterolo e altre sostanze sulle pareti delle arterie (placca arteriosclerotica), sono la prima causa di mortalità al mondo.

Secondo i dati ISTISAN, in Italia 160.000 persone ogni anno sono colpite da un attacco cardiaco, con un’incidenza della mortalità per malattie del sistema cardiocircolatorio che per il 38,7% riguarda soggetti di sesso maschile mentre per il 48,4% quelli di sesso femminile.

L’eziologia di tali patologie è multifattoriale: ci sono cioè più fattori di rischio che contemporaneamente contribuiscono alla loro insorgenza e sviluppo, e in accordo a determinati standard italiani ed europei, NatrixLab propone un test per calcolare il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare nei prossimi 10 anni in un individuo asintomatico.

Diamo ora un’occhiata a questi fattori, alcuni dei quali sono modificabili, ovvero ridimensionabili grazie a mutamenti nello stile di vita o a terapie farmacologiche; altri invece no.

I fattori modificabili sono:

  • Fumo: la nicotina accelera il battito cardiaco, mentre il monossido di carbonio diminuisce la quantità di ossigeno nel sangue, inducendo un aumento di radicali liberi che vanno ad alimentare lo stress ossidativo velocizzando il processo arteriosclerotico;
  • Stili alimentari scorretti: una dieta sbilanciata con un eccessivo apporto di grassi saturi determina un aumento delle concentrazioni plasmatiche delle lipoproteine LDL, che sono alla base della genesi della placca aterosclerotica;
  • Pressione arteriosa: la pressione alta costringe il muscolo cardiaco a un superlavoro e favorisce la formazione di placche arteriosclerotiche sulle pareti delle arterie;
  • Colesterolemia totale: il colesterolo eccessivo aumenta il rischio che si depositi sulle pareti delle arterie;
  • HDL – Colesterolemia: si tratta di una lipoproteina ad alta densità utile per rimuovere il colesterolo in eccesso. Minore è la sua quantità, maggiore è il rischio cardiovascolare;
  • Diabete: favorisce l’arteriosclerosi perché contribuisce all’irrigidimento dell’endotelio vasale delle arterie, e promuove processi ossidativi incrementando il rischio cardiovascolare;
  • Sovrappeso e obesità: l’eccesso di peso aumenta il rischio di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, fattori di rischio per malattie cardiovascolari e ictus;
  • Sedentarietà: l’attività fisica riduce il grasso corporeo, permette un buon controllo della glicemia, aumenta la sensibilità all’insulina, abbassa il colesterolo ‘cattivo’ e aumenta quello ‘buono’.

I fattori non modificabili sono:

  • Sesso: nella donna il rischio di malattie cardiovascolari aumenta sensibilmente dopo la menopausa;
  • Ereditarietà: parenti con dislipidemia, o con eventi cardiovascolari prima dei 60 anni;
  • Età: il rischio aumenta progressivamente con il passare degli anni.

La dieta mediterranea? Una formula magica!

checkup_profiles_testNei due articoli precedenti, parlando prima di Ancel Keys, inventore della dieta mediterranea, poi dei principi di tale stile alimentare, è emerso fin da subito come la dieta mediterranea, interpretata nel senso proprio del termine e inserita nel contesto di uno stile di vita sano, sia una delle leve fondamentali per agire sui fattori modificabili che vanno a ridurre il rischio di contrarre patologie cardiovascolari.

C’è solo l’imbarazzo della scelta nel citare studi in tal senso. Ad esempio, lo studio del 2013 di Joanna Hlebowicz et al., ‘A high diet quality is associated with lower incidence of cardiovascular events in the Malmo diet and cancer cohort’, descrive come i modelli alimentari ad elevato consumo di verdura, legumi, frutta, frutta a guscio, prodotti integrali e grassi mono e polinsaturi riducano il rischio di eventi cardiovascolari nel 32% degli uomini e nel 27% delle donne.

In questo caso si potrebbe addirittura smentire chi afferma che non esista una formula magica per stare bene, perché non sarà certo magica, ma esiste, si chiama Mediterranean Adequacy Index (MAI-IAM), e il valore viene ottenuto dividendo la somma delle percentuali di chilocalorie totali proveniente da gruppi alimentari appartenenti alla dieta mediterranea per la somma delle percentuali di chilocalorie totali fornita da gruppi alimentari non appartenenti a tale regime alimentare, ovvero:

MAI-IAM = (% kcal cereali + patate + legumi + ortaggi + frutta + pesce + oli d’oliva e semi + vino)
(% kcal latte + formaggi + carne + uova + grassi animali e margarine + dolciumi + zucchero)

Se il risultato dell’indice MAI-IAM è compreso fra 5 e 10, significa che ci stiamo prendendo adeguatamente cura del nostro cuore e in ultima analisi della nostra salute: fatti salvi i fattori di rischio non modificabili, è infatti possibile misurare il rischio globale di sviluppare una patologia cardiovascolare e ridurre notevolmente tale indice agendo sul nostro stile di vita.

Quali sono le basi della dieta mediterranea?

I macronutrienti.

Con l’articolo precedente abbiamo iniziato un ciclo di contributi sulla dieta mediterranea: siamo partiti parlando della vita di Ancel Keys, il primo a mettere in relazione la tipologia di alimentazione del sud Italia con la bassa incidenza di malattie cardiovascolari, e proseguiamo parlando dei principi di funzionamento di tale protocollo alimentare.

Innanzitutto definiamo i macronutrienti, che sono i carboidrati, le proteine e i lipidi, ovvero quei nutrienti alimentari che devono essere introdotti nell’organismo in grandi quantità.

I primi, trasformati dall’organismo in glucosio, forniscono l’energia per tutte le funzioni delle cellule e dei tessuti. Le fonti principali di carboidrati sono i cereali, i farinacei (pane, pasta), le patate e la frutta.

Le seconde hanno una funzione plastica, in quanto vengono utilizzate per la costruzione dei tessuti e degli organi, come ad esempio i muscoli: l’assunzione di proteine è quindi fondamentale per i bambini, che devono “costruire” il proprio corpo, ma anche negli adulti per la rigenerazione dei tessuti e per il sistema immunitario e ormonale. Le fonti principali di proteine sono la carne, il pesce, il latte, le uova, i legumi.

Infine i lipidi servono da riserva di energia perché vengono utilizzati più lentamente rispetto ai carboidrati, e sono fondamentali per le membrane cellulari e la sintesi di alcuni ormoni, oltre l’assorbimento di alcune vitamine.

Una questione di qualità.

Alla base della dieta mediterranea c’è una prima indicazione quantitativa sulla distribuzione dei macronutrienti nel regime alimentare, che ripartisce le calorie giornaliere per il 55-65% da carboidrati, per il 30% dai grassi, infine per il 15% dalle proteine.

La ripartizione quantitativa comunque non basta, perché di importanza cruciale è la valutazione qualitativa dei nutrienti, che andiamo qui di seguito a spiegare.

  1. Carboidrati.
    Pane, pasta e farinacei dovrebbero essere derivati da farine integrali, che non abbiano quindi subito un processo di raffinazione.
    Per frutta e verdura, almeno cinque porzioni al giorno, è necessario scegliere sempre quella fresca di stagione, preferendo le preparazioni a crudo piuttosto che cotte in modo da evitare di perdere durante tale processo nutrienti fondamentali come vitamine, minerali e sostanze antiossidanti.
  2. Proteine.
    Sarebbero da preferire le proteine di origine vegetale, ovvero i legumi, che dovrebbero costituire l’80% delle calorie destinate a questo macronutriente, con il restante 20% da pesce o carni bianche.
  3. Grassi.
    Si tratta di una classe fondamentale di nutrienti che molto spesso a torto gode di cattiva fama nell’opinione comune: ne abbiamo parlato anche in questo articolo.
    Per quanto riguarda di grassi, la dieta mediterranea non può non basarsi sull’olio extravergine di oliva, le cui molecole di base (acidi grassi liberi) sono i principali costituenti delle membrane cellulari.
    Inoltre l’olio extravergine di oliva, proprio per la sua peculiare distribuzione in acidi grassi (povera in saturi e ricca in monoinsaturi come gli omega 9) e per la presenza di acidi grassi essenziali polinsaturi come omega 3 e omega 6 e polifenoli rappresenta, nelle giuste quantità, lo strumento terapico fondamentale per prevenire e migliorare lo stato di salute in pazienti affetti da patologie cardiovascolari e sindromi metaboliche.

È esattamente a questi principi che i nutrizionisti di NatrixLab si sono ispirati per creare protocolli nutrizionali in grado di prevenire e curare le diverse condizioni patologiche, che grazie a Telenutrizione, la piattaforma di telemedicina NatrixLab, possono gestire in contatto diretto con i loro pazienti.